di Elvira D’AMICO
Poco si sa sul pittore settecentesco palermitano Martino Susinno, nato presumibilmente negli anni ’70 del XVII sec. e morto dopo il 1742, se non che fu maestro di artisti affermati come Olivio Sozzi e Gaspare Serenario (1).
“Pittore di madonnine assai mediocre” lo reputa padre Fedele da San Biagio, e autore di quadri di piccolo formato lo dice Sgadari di Lo Monaco, sulla scia del Bertini, che lo giudica pittore mediocre ma di grande comunicativa, che formò tre bravi pittori: affermazioni mai potute verificare in epoca moderna perché nessuna opera si conosce di lui (2). Alcuni documenti inediti relativi al convento palermitano di San Domenico fanno ora luce sull’attività svolta dal Susinno per i padri domenicani nel terzo e quarto decennio del secolo XVIII, soprattutto in qualità di ritrattista di alti prelati e della regina Maria Amalia di Sassonia (3).
Pure totalmente sconosciuto è il fatto che a un certo punto della sua maturità la sua attività si incrocia con una figura di spicco nella Palermo della prima metà del secolo XVIII, incontro che produce effetti rilevanti sul piano delle committenze artistiche del tempo e foriero di possibili nuove acquisizioni artistiche.
Infatti è la inedita commissione delle pitture per la casa di don Francesco Maria Alias, Uditore generale del Regno, sita in piazza Fieravecchia (fig.1), ad aprire alla possibilità di individuare qualche opera ancora esistente riferibile al pittore.

Ciò risulta da un inedito documento del 1726 contenuto negli atti di notar Sarci Papè (4):
“11 ott 1726 – Don Martino Maria Susinno Pictor riceve o.9,6 da Don Francesco Alias Gentis Bellie Auditore Generale di S.R.M. per avere fatto l’infrascritte immagini nella Casa Grande di detto nella piazza della Fieravecchia di questa città-
In primis per fare l’immagine della Sacra famiglia sopra la porta della Sala per fare altra simile immagine in rimpetto con l’immagine di S.Pietro et altri Apostoli
Item per fare l’immagine della Madre del Lume posta al primo scacchiero della scala di sopra
Item per fare altra immagine al secondo scacchiero di detta scala di sopra con l’immagine del Salvatore, in forma di Pastore
Item per fare altra immagine della SS.Concettione sopra la porta della Sala di sopra”.
Difficile individuare oggi Il palazzo abitato dall’Alias tra quelli ancora esistenti a piazza Rivoluzione – forse palazzo Vico, oggi ricostruito dopo un bombardamento bellico?- la cui scala dovette essere realizzata dall’architetto Carlo Infantolino, come risulta dall’ allegata
“Relazione di Carlo Infantolino per scala con balaustra di marmo e altro nella Casa di d.F.Alias alla fiera vecchia” (5).
Possiamo comunque dedurre che tale Casa grande fosse almeno a due piani, il piano nobile con una sala dotata di almeno due quadri sovrapporte, una Sacra Famiglia e un S.Pietro ed altri apostoli; il secondo piano il cui salone doveva recare un altro sovrapporta raffigurante l’Immacolata Concezione; inoltre i due pianerottoli di congiunzione dovevano essere adornati da una Madonna del lume e da un Buon Pastore. Certo la considerazione che si può fare è relativa al carattere esclusivamente sacro delle pitture della casa dell’Alias, persino nei pianerottoli delle scale, rispetto alla tipologia in voga nei palazzi aristocratici del tempo, che alternavano soprattutto i soggetti profani –mitologici, paesaggistici, naturalistici…- a quelli sacri, scelta che denota la profonda religiosità del committente, il quale non a caso si rivolge per essi al pittore devozionale per eccellenza del capoluogo siciliano .
Ma don Francesco Maria Alias (1687-1758), appartenente a una nobile famiglia di origini spagnole e figlio di Giovanni Maria Alias dei marchesi della Scaletta, è noto a Palermo soprattutto per aver edificato nel 1733 la chiesa del SS.Ecce Homo all’Uditore (fig.2), contrada che proprio da lui prende il nome.

Una piccola cappella, sita nella stessa area della chiesa, è sede della confraternita omonima fondata dallo stesso benefattore pure nel 1733 (fig.3) e contiene ancora alcuni cimeli a lui riferentisi , tra cui il suo ritratto postumo (fig.4).


Lachiesa del SS.Ecce Homo appare oggi rimaneggiata dal nipote dell’Alias don Salvatore Valdina rettore di essa, che agli inizi del secolo XIX vi favorì l’insediamento dei padri missionari del SS.Redentore della congregazione di S. Alfonso de Liguori, i quali vi fecero apporre affreschi di Giovanni Patricolo e numerose pale d’altare.


La piccola chiesa però, nonostante il suo aspetto indubbiamente rinnovato, conserva all’interno alcuni reperti riconducibili al primitivo fondatore, che ci raccontano con discrezione della sua vita e della sua devozione privata. Oltre alla tomba dell’Alias sita nelle cripta, nella parete d’ingresso della chiesa è apposto il monumento marmoreo dell’Uditore generale di Sua Maestà, con lo stemma raffigurante un leone con le ali nelle zampe anteriori (fig.5), come tramandatoci dal Villabianca, che ce ne restituisce anche i veri tratti del volto.
Egli, raffigurato a mezzobusto entro un medaglione sorretto da putti, è in tenuta da alto magistrato con lunga parrucca a boccoli e viso spigoloso dallo sguardo assorto.
Ancora, la cappella di destra dell’unica navata contiene un cimelio riconducibile all’Alias, il busto reliquario seicentesco dell’Ecce Homo (fig.6), che si tramanda provenisse dalla sua abitazione privata, la quale si sa ora essere stata alla Fieravecchia. Inoltre, oltre alle tele ottocentesche di cui è corredato quasi interamente, l’edificio sacro reca nelle pareti del transetto e nell’antisacrestia alcune tele settecentesche di autore sconosciuto.

Una di esse, collocata nel catino absidale, raffigurante la Madonna col Bambino tra angioletti (fig.7), caratterizzata da forti contrasti luministici e da un cromatismo basato sui toni del rosa e dell’azzurro, denota lo stile rococò e la cultura devozionale di matrice controriformata del pieno secolo XVIII, avvicinandosi allo stile di Olivio Sozzi (Cfr. Guttilla).
Ancora, sopra un arco di passaggio dal transetto a un altro ambiente della chiesa (fig.8), un’altra tela di dimensioni più ridotte, raffigurante la Sacra Famiglia con S.Elisabetta e S.Giovannino (fig.9), ha una forma leggermente centinata compatibile, più che con quella di una pala d’altare, con la tela di una casa aristocratica.


Possibile che essa possa provenire, come il busto dell’Ecce Homo, dalla dimora di don Francesco Alias e magari identificarsi con quella Sacra Famiglia realizzata da Martino Susinno come sovrapporta del salone della sua Casa grande alla Fieravecchia? Se così fosse avremmo finalmente un’opera ancora esistente del pittore, esprimente la cultura marattesca circolante nell’Isola nei primi decenni del secolo XVIII e uno stile pittorico aggraziato nelle pose dei personaggi e delicato nei colori tenui, caratterizzato da un sapiente contrasto di luci e ombre, che ritroveremo in forma più compiuta nella successiva pittura sacra dei rinomati allievi del Susinno.
Un ultimo documento più tardo (1754) individua ancora l’Alias come committente di un altro sconosciuto pittore, Vincenzo Rauzi, per la pittura di un’altra chiesina di campagna, sita “nella masseria dell’api” (6), confermandoci l’interesse per i luoghi di culto rurali da parte dell’Uditore generale del Regno di Sicilia.
Elvira D’AMICO, Palermo 1 febbraio 2026
NOTE
