Mario Brunello e Andrea Griminelli con Silvia Chiesa e Maurizio Baglini protagonisti d’eccezione all’Amiata Piano Festival 2025. 

di Claudio LISTANTI

Il 2025 è per l’Amiata Piano Festival un anno particolare in quanto ha raggiunto l’importante traguardo delle 20 edizioni consolidando, nel tempo, tutti i pregi e le particolarità artistico-musicali che ne sono alla base.

Il pianista Maurizio Baglini, che del festival è fondatore e direttore artistico, ha approntato per questa significativa ricorrenza un programma musicale di grande interesse realizzato, come sempre, con l’importante contributo della violoncellista Silvia Chiesa, sua compagna nella vita e nell’arte, raggiungendo anche per questa edizione risultati del tutto apprezzabili dal punto di vista musicale.

L’Amiata Piano Festival anche quest’anno propone un programma articolato in tre gruppi di concerti, Baccus, Euterpe e Dionisus ognuno dei quali collocato in corrispondenza di fine settimana collocati al termine dei mesi giugno, luglio e agosto ed ai quali si affianca poi un concerto di carattere natalizio in programma nel mese di dicembre.

Fig. 1 Il Forum Bertarelli auditorium dell’Amiata Piano Festival.

I titoli attribuiti ad ognuno dei cicli di concerti rispecchiano in maniera significativa lo spirito che ha animato negli anni questo festival estivo che propone una sorta di congiunzione tra la Musica come Arte assoluta e l’ambiente circostante che lo ospita, una significativa area delle pendici del Monte Amiata nel punto dove si interconnette con la Maremma, una terra di vini e agricoltura nel cui paesaggio si incunea, senza offendere la magia di questo particolare ambiente, il Forum Bertarelli, l’Auditorium che è il centro gravitazionale del festival, concepito dall’architetto Edoardo Milesi. Dal 2015 è luogo ideale per questa interconnessione tra Musica, Arte e Ambiente, grazie al sapiente utilizzo dei materiali da costruzione con le linee architettoniche dell’opera che la rendono costruzione perfettamente immersa nel paesaggio ed in possesso di una acustica del tutto efficace, particolarmente idonea a garantire allo spettatore una fruizione ideale, elemento determinante per ospitare eventi musicali di questo tipo.

Fig. 2 La campagna circostante il Forum Bertarelli. Foto di Carlo Bonazza.

Anche i concerti programmati, oltre che per l’indiscusso valore dei contenuti musicali, tendono ad essere inserite nel contesto ambientale dove il pubblico, che grazie alla presenza delle ampie vetrate del foyer, riesce a percepire l’ambiente campestre circostante come felice interconnessione tra i due elementi. A ciò si aggiunge anche la possibilità di godere delle delizie dell’enogastronomia della zona tramite degustazioni offerte negli intervalli dei concerti che completano l’esperienza di ascolto in maniera esaustiva e coinvolgente.

Fig. 3 Momenti di convivialità durante il concerto del 26 luglio. Foto di Carlo Bonazza.

Per l’edizione 2025 di Amiata Piano Festival abbiamo assistito a due splendidi concerti inseriti nella serie Euterpe la cui dedica alla musa ispiratrice della Musica le dona, all’interno della programmazione, un ruolo baricentrico nell’ambito del contenuto della manifestazione.

Nello specifico, infatti, Euterpe proponeva uno concerto affidato a Beatrice Rana e Massimo Spada, due giovani strumentisti che sono tra i più in vista in Italia seguito da un altro con la partecipazione dl danzatore Sergio Bernal assieme alla voce di Paz de Manuel, alla chitarra di Daniel Jurado, alle percussioni di Javier Valdunciel e ai due padroni di casa Silvia Chiesa e Maurizio Baglini.

Fig. 4 Il violoncellista Mario Brunello durante il concerto del 26 luglio. Foto di Carlo Bonazza.

Dopo questi due concerti programmati per il 24 e 25 luglio, altri due interessanti appuntamenti musicali. Il primo per il 26 luglio con Mario Brunello e, per il successivo 27 luglio, con uno dei flautisti italiani più in vista di oggi, Andrea Griminelli, che si è esibito in una serie di brani assieme al violoncello di Silvia Chiesa ed al pianoforte di Maurizio Baglini.

La nostra recensione si riferisce a questi ultimi due appuntamenti musicali risultati entrambi affascinanti e, per certi versi, seducenti visti i contenuti e le straordinarie prove offerte dagli esecutori.

Concerto del 26 luglio.

Protagonista entusiasticamente applaudito dal pubblico è stato il violoncellista Mario Brunello, strumentista tra i più affermati e stimati di oggi. Particolarità della sua proposta musicale è stata quella di mettere in relazione le sonorità del violoncello tradizionale con quelle del violoncello piccolo.

Per comprendere meglio l’importanza di questa sorta di dicotomia occorre fare una premessa di carattere storico.  Gli strumenti ad arco oggi sono rappresentati da quattro tipi di strumenti per una formazione oramai standardizzata: violino, viola, violoncello e contrabasso. Andando indietro nel tempo, approfondendo soprattutto il 1600-1700, ci si accorge che tra questi strumenti esistevano dimensioni e accordature intermedie, come ad esempio tra viola e violoncello che si insinuavano in quella distanza di un’ottava che esiste oggi tra i due. Tale condizione arricchiva la gamma degli strumenti e, di conseguenza, le relative composizioni. Così anche tra violoncello e violino c’era il ‘violoncello piccolo’ molto usato nel periodo barocco rispettando l’accordatura violinistica ma un’ottava più bassa per ricavare così un violino dalle note più ‘profonde’ e dalle sfumature più accattivanti che lo avvicinava alle sonorità del violoncello.

Brunello ci ha regalato un programma avvincente basato sull’utilizzo del violoncello piccolo contrapposto al violoncello tradizionale offrendo così una panoramica davvero efficace sulle sonorità dei due strumenti proponendo due emblematici capolavori di Johann Sebastian Bach, la Sonata per violino n. 1 in sol minore BWV 1001 e la Partita per violino n. 2 in re minore BWV 1004 proposti nella trasposizione per violoncello piccolo. Tra questi due capolavori un brano emblematico del compositore sovietico di origine polacca Mieczysław Weinberg, del quale è stata eseguita la Sonata per violoncello n. 2 op. 121.

Fig. 5 Il violoncellista Mario Brunello durante il concerto del 26 luglio al Forum Bertarelli. Foto di Carlo Bonazza.

È stato un programma molto accattivante soprattutto per ascoltare queste sonorità bachiane filtrate dalla particolarità di ascoltarle con suoni certamente più corposi rispetto all’originale violinistico che tutti conosciamo che Brunello ha saputo eseguire con particolare maestria. La Sonata BWV1001, del tutto insolita vista la presenza della Siciliana del terzo movimento, una forma legata piuttosto che alle Partite che alle Sonate, ma che Brunello ha saputo ben interpretare con quel serrato dialogo che la struttura polifonica in esso presente propone. Ma di grande presa è stato anche il meraviglioso Adagio introduttivo seguito dalla famosa e incisiva Fuga che caratterizza il secondo movimento con la vivace conclusione del Presto.

Sensazioni che si sono ripetute con la Partita n. 2 in re minore BWV 1004 che propone un serie di cinque danze a partire dall’Allemande il cui ritmo moderato prelude alla Courante dal movimento vivace e straripante. Di grande fascino la successiva Sarabande, dal sapore quasi orientale seguita dall’elegante Gigue che prelude ad uno dei vertici della letteratura strumentale, la straordinaria Chaconne che mette il sugello a questo splendido capolavoro che Brunello ha eseguito in modo catartico concludendo così la serata salutata da una vera e proprio ovazione da parte del numeroso pubblico presente presso il Forum Bertarelli.

Fig. 6 Il violoncellista Mario Brunello durante il concerto del 26 luglio. Foto di Carlo Bonazza.

Abbiamo lascito volutamente per ultimo il brano eseguito con il violoncello tradizionale proprio perché ad esso Brunello ha dedicato una cura particolare non solo per mettere in risalto la valenza di questo brano, la Sonata per violoncello n. 2 op. 121 ma, anche, per ricordare la figura di Mieczysław Weinberg e la sua sfortunata esistenza.

Brunello ne ha ricordato brevemente la vita. Nato Varsavia nel 1919 da genitori appartenenti al teatro yiddish ed entrambi ebrei. Nel 1939 con l’avanzare del Nazismo si rifugiò in Unione Sovietica completando gli studi a Minsk. Nel 1941, con l’avanzata di Hitler si trasferì a Tashkent. In URSS fu protetto da Šostakovič e si trasferì a Mosca. In seguito fu accusato di ‘formalismo’ e nel 1953 addirittura arrestato durante le persecuzioni contro l’intelligencija ebraica sovietica. Alla morte di Stalin, su intercessione di Šostakovič fu riabilitato ottenendo poi nel 1980 il titolo di Artista del Popolo. Morì nel 1996 ma negli ultimi anni di vita rimase un po’ ai margini del mondo musicale e il suo genio produsse solo alcune musiche da film.

La Seconda Sonata di Mieczisław Weinberg, originariamente composta nel 1965 come opera 86, è stata qui eseguita nella versione definitiva del 1977, pubblicata come opera 121. Si sviluppa in quattro movimenti, Allegretto, Allegro, Adagio, Allegretto ed all’ascolto sembra pervasa da angoscia e sofferenza molto probabilmente riflesso della travagliata esistenza del musicista. Chiaro frutto delle poetiche musicali del ‘900 con il violoncello utilizzato al limite della gamma dei suoni e dei colori, pone l’ascoltatore davanti a momenti veramente drammatici come l’intenso allegretto iniziale e lo scuro adagio che sfocia poi in un altro allegretto nel quale si intersecano brevi ma significativi incisi evocanti temi musicali popolari preludio ad un progressivo spegnersi delle sonorità che arriva al nulla, quasi un presentimento della fine dei sogni e, probabilmente della vita.

Successo travolgente per Mario Brunello che ha ottenuto sonori applausi e numerose chiamate al proscenio. Ha ringraziato tutto il pubblico con due bis che hanno ampliato la valenza musicale e artistica di questo meraviglioso concerto, l’Allemande che apre la Partita in la minore per flauto traverso, BWV 1013 ad ulteriore esempio delle possibilità di adattamento del violoncello piccolo a strumenti che a prima vista si possono considerare lontani come il flauto. E poi ancora Weinberg con uno dei Ventiquattro preludi per violoncello solo, op. 100, esattamente il N. 21 che il compositore dedicò a Šostakovič e che si conclude con piccoli e leggeri battiti delle dita sulla cassa armonica e sulla tastiera del violoncello che Brunello ha esteso anche in direzione del suo cuore. Testimonianza indiscussa della stima e dell’amore per questo sfortunato musicista che meriterebbe una diversa e più profonda considerazione nell’ambito della letteratura musicale del ‘900.

Il concerto del 27 luglio

Fig. 7 Il flautista Andrea Griminelli protagonista del concerto del 27 luglio. Foto Carlo Bonazza

Nel successivo 27 luglio il Forum Bertarelli ha ospitato tra le sue lignee pareti un altro concerto di estremo interesse che ha visto protagonista uno dei flautisti più in vista di oggi, Andrea Griminelli, allievo di una delle colonne del ‘900 per questo strumento, Jean-Pierre Rampal, ed al suo fianco la violoncellista Silvia Chiesa e il pianista Maurizio Baglini.

Il concerto proponeva una serie di brani utili a mostrare le possibilità espressive del flauto grazie all’impegno di Griminelli, eccellente strumentista protagonista di una lunga carriera di oltre quaranta anni maturata grazie alla sua sensibilità ed alla sua tecnica strumentale che lo ha legato a questo strumento fin da giovanissimo con continui successi in campo concertistico e in campo discografico.

Il programma presentato può essere considerato ‘bifronte’ in quanto agli estremi poneva all’attenzione del pubblico due capolavori di carattere squisitamente descrittivo, genere nel quale il flauto solista ricopre sempre una posizione di assoluta preminenza, brani di grande presa anche se poco conosciuti come   Trois acquarelles per flauto, violoncello e pianoforte di Philippe Gaubert e Five Impressions of a Holiday op. 7 per flauto, violoncello e pianoforte di Eugène Goossens. A contrasto una parte centrale nella quale si evidenziavano rapporti diversi tra i tre strumenti impegnati nella serata, con opere musicali molto importanti della prima metà del ‘900, la Sonata per violoncello e pianoforte di Claude Debussy e la Sonata per flauto e pianoforte di Francis Poulenc. Nel complesso ne è uscito un corpus omogeneo che ha illuminato tutta la serata grazie alla cura che i tre strumentisti hanno dedicato a questi capolavori.

Fig. 8 La violoncellista Silvia Chiesa e il pianista Maurizio Baglini nel concerto del 27 luglio. Foto Carlo Bonazza.

Suggestivi i “Trois aquarelles” di Gaubert, che offrono l’opzione di eseguire una delle parti per violino o per flauto, una musica da ascoltare a occhi chiusi per veder scorrere nella nostra immaginazione le diverse sensazioni che evoca l’energico Par un clair matin iniziale seguito dal malinconico Soir d’Autumne i cui colori scuri animano rimpianti per l’estate appena conclusa che solo la poesia della Sérénade finale riesce a mitigare infondendo un senso di rivincita e di speranza.

La  Sonata per violoncello e pianoforte di Debussy anch’essa una originale ispirazione di carattere descrittivo, in un primo tempo scaturita dalla pittura di Watteau “Pierrot faché avec la lune” con la sua incontrovertibile malinconia di base elementi che però il musicista francese abbandonò per dedicarsi esclusivamente ad un discorso sonoro che si sviluppa nel prologo  con un “Lent” di grande fascino nel quale giganteggia il violoncello che poi si proietta nella successiva Sérénade dal carattere fantastico e scherzoso che sfocia nell’elegante finale, Animé, léger et nerveux, dove la ‘leggerezza’ è elemento indispensabile. A proposito di questo brano è scaturita la grande intensità della prova della violoncellista Silvia Chiesa che, ancora una volta, ha mostrato la sua classe di strumentista e di interprete, inserendosi bene nel serrato dialogo con il pianoforte di Maurizio Baglini.

Ad aprire la seconda parte del concerto c’era un altro grande del ‘900 Francis Poulenc con la Sonata per flauto e pianoforte che presenta una parte molto impegnativa per il flauto, nella serata utile per mettere in evidenza le caratteristiche di un virtuoso dello strumento come Andrea Griminelli per una parte scritta da Poulenc per il suo maestro, il falutista Jean Pierre Rampal, del quale dimostra di esserne l’erede.

Tre sono i movimenti della sonata, Allegro malinconico, Cantilena: Assez lent, Presto giocoso. Il flauto si insinua con fermezza nel corso di tutta la composizione a partire dal carattere riflessivo del primo movimento assecondato dall’Assez lent del secondo accresciuto dalla notevole parte pianistica che si associa al flauto per poi dare, con il terzo movimento segni di speranza e di rinascita con il Presto giocoso finale nel quale ci sembra di aver ravvisato alcune reminiscenze bachiane.

Fig. 9 Silvia Chiesa, Andrea Griminelli e Maurizio Baglini durante il concerto del 27 luglio al Forum Bertarelli. Foto Carlo Bonazza.

Gran finale con Eugène Goossens e le sue Five Impressions of a Holiday op. 7 per flauto, violoncello e pianoforte una composizione poco conosciuta ma che l’Amiata Piano Festival, fedele ad uno dei ruoli più importanti per una manifestazione come questa, quella di porre l’attenzione ad opere musicali valide seppur lontane dalla popolarità, ha giustamente inserito nel programma all’interno del quale si è rivelato uno degli elementi più interessanti.

Si tratta di musica descrittiva di grande fascino che poneva in musica cinque ricordi di un periodo di vacanza in campagna con riflessi, spesso, quasi onomatopeici. Così le sinuosità delle colline circostanti (In the Hills) o il lieto scorrere del fiume (By the River) come il ruotare delle pale di un mulino ad acqua (The Water-wheel) seguiti dai rintocchi lontani delle campane della chiesa del villaggio (The Village Church) si concludono con la vivacità eccentrica di una festa al villaggio (At the Fair). Un brano dalle molteplici ed intriganti visioni che permette all’ascoltatore di evadere dalle mura della sala da concerto per raggiungere idealmente i colori di un ambiente musicalmente ben descritto.

Tutto questo grazie alla straordinaria prova dei tre strumentisti protagonisti della serata a partire dal flautista Andrea Griminelli e dai due ‘padroni di casa’, Silvia Chiesa con il suo violoncello e Maurizio Baglini al pianoforte.

Fig. 10 S. Chiesa, A. Griminelli e M. Baglini applauditi al termine del concerto del 27 luglio al Forum Bertarelli. Foto Carlo Bonazza.

Tre strumentisti dalla enorme sensibilità artistica e dalla totale padronanza dei loro rispettivi strumenti, interpreti ideali di una serata come questa che si è conclusa con un vero e proprio successo di pubblico. Non poteva mancare, quindi, un bis che si è materializzato con un gradito regalo per tutti noi, il terzo movimento di un Trio giovanile di Debussy per violino (con alternativa flauto), violoncello e pianoforte che ha contribuito ad accrescere il carattere ‘francese’ della serata dimostrando di essere il giusto ed incontrovertibile suggello.

Claudio LISTANTI  Roma  3 Agosto 2025