di Stefania MACIOCE
Tra le recenti mostre internazionali merita attenzione quella curata da Sarah Grant Marie Antoinette Style, tenutasi al Victoria and Albert Museum di Londra, nell’ambito della London fashion Week primavera-estate 2026 (fig. 1).

Si è trattato di una mostra dall’impostazione ’modaiola’ dedicata alla regina dello stile, tra eccessi e glamour, la cui raffinata eleganza ha influenzato anche molti stilisti moderni. La rassegna ha voluto in primis richiamare l’attenzione sulla parte storica presentando circa 250 oggetti d’epoca, tra cui oltre 50 appartenuti alla sovrana: abiti, gioielli, mobili, effetti personali. La seconda parte della mostra si è addentrata sulle influenze dello stile sfarzoso, sofisticato e stravagante à la Marie Antoinette nei tempi moderni, esponendo diversi capi di Haute Couture realizzati dalle grandi Maisons: Dior, Chanel, Valentino, Moschino e Manolo Blahnik accostati ai video tratti dal celebre film Marie Antoinette scritto e diretto da Sofia Coppola.
La vicenda di questa sfortunata regina è, in realtà, assai più complessa di quanto la mostra abbia inteso narrare. Divenuta sovrana di Francia la figura di Marie Antoinette ha avuto un enorme impatto sul gusto e sulla moda europei del suo tempo, creando uno stile distintivo che oggi ha un fascino e un’applicazione universali. Oltre la personalità originale e creativa della regina, la sua forte influenza sull’estetica del Settecento si lega anche ad un nuovo criterio di svolgere il suo ruolo regale, per la prima volta, libero e autonomo.
Sposata a quattordici anni, regina a diciotto e ghigliottinata a trentasette, Marie Antoinette non è soltanto una figura storica, ma un simbolo. Il potere e la fascinazione di questa icona di gusto e stile non sono mai venuti meno. La sua allure, che tanto colpiva i contemporanei, non fu scevra da una sorprendente forza interiore in una rara combinazione di fascino, spettacolo e tragedia, seducente oggi come nel XVIII secolo.
Dopo un’infanzia serena, l’arciduchessa d’Austria Maria Antonia Giuseppa Giovanna d’Asburgo-Lorena (fig.2) per volontà di sua madre l’imperatrice Maria Teresa d’Austria, diviene sposa di Louis-Auguste duca di Berry, Delfino di Francia e futuro re Luigi XVI di Borbone;

la finalità dell’unione è rinsaldare l’alleanza franco-austriaca.
Nel 1770 a contrattare le nozze per procura sono il duca di Choiseul per la Francia e il principe di Starhemberg per l’Austria. Poco prima nel 1768 l’abate de Vermond giunto a Vienna, inizia il suo ruolo di precettore della capricciosa, indolente, ma intellettualmente vivace Maria Antonia. Secondo un severo cerimoniale, descritto in modo ineccepibile da Stefan Zweig nella sua celeberrima biografia della sovrana[1], con un seguito cinquantasette carrozze, Maria Antonia abbandona definitivamente la corte austriaca. La giovane arciduchessa non può condurre con sé alcun effetto personale o familiare, poiché il protocollo prevede una radicale separazione da ogni elemento che possa rammentare alla futura sovrana la sua provenienza austriaca. Alle solenni nozze ufficiali, celebrate nel maggio 1770, vi è ampia partecipazione pubblica; tuttavia, un incendio divampato nel corso dei fuochi d’artificio a Parigi, causa oltre 130 morti. Il funesto evento, unito ad una macchia d’inchiostro nel documento di matrimonio, viene interpretato quale segno di cattivo auspicio per i futuri regnanti. Circa venti anni dopo, se ne avrà piena conferma.
A Versailles Marie-Antoinette, dauphine de France, forgiata dai consigli materni, resterà interiormente ‘una buona tedesca’ che, negli anni tragici della rivoluzione, darà prova di straordinaria dignità come del rigore antico della sua educazione nobiliare. La ben nota e deludente vicenda del matrimonio con il delfino di Francia, non consumato per ben sette anni, determina nella giovane frustrazione e solitudine affettive tanto che Marie Antoinette orienta la sua vita in modo spensierato e frivolo. Angustiata dal comportamento superficiale e disimpegnato della figlia, l’imperatrice Maria Teresa d’Austria dispensa per lettera moniti, consigli e angosciosi presagi, ma invano. Spese ingenti coinvolgono l’abbigliamento, gli arredi, i gioielli, le fêtes galantes, gli spettacoli, la realizzazione dell’Hameau de la Reine al Pétit Trianon donatole da Luigi XVI (fig.3).

Sin dai suoi esordi, oltre l’assenza di ogni interesse di tipo politico, l’ingenua e inesperta quindicenne Delfina di Francia rifiuta in modo categorico la complicata etichetta vigente a Versailles. Ben presto il comportamento superficiale e mondano viene aggravato da spese crescenti e smisurate, fattore decisivo nella progressiva alienazione del favore di nobiltà e popolo nei confronti della sovrana designata come Madame deficit.
Marie Antoinette rivela tuttavia un talento straordinario nel rinnovare il gusto obsoleto della corte introducendovi libera creatività e modernità: con lei nasce un nuovo stile personalissimo incentrato su una vitale indipendenza della fantasia. Ciò che la mostra londinese ha, in buona parte, trascurato è che lo stile innovativo di Marie Antoinette si lega si al suo carattere capriccioso e civettuolo, ma è anche animato da un profondo spirito di libertà. Sono note le sue ‘fughe’ a Parigi, le passeggiate pubbliche con il consorte al Bois de Boulogne, dove i sovrani amano mescolarsi tra la folla.
Marie Antoinette predilige in particolare le feste parigine, i balli, i travestimenti ed è un ballo in maschera a Parigi, il 30 gennaio 1774, a farle incontrare il suo unico grande amore, il conte svedese Hans Axel von Fersen, poco prima che il consorte salga al trono. Questi comportamenti liberi e stravaganti non mancano di sollevare critiche circa il distacco della Delfina dalla realtà del popolo, ma il clima parigino di fine Settecento è all’insegna della libertà femminile, un’atmosfera nuova e seducente per la giovane nemmeno ventenne, abituata al rigore della corte viennese.
Nel 1858 Edmond et Jules de Goncourt pubblicano a Parigi l’Histoire de Marie–Antoinette, un libro che per primo riabilita la figura della sovrana, vista a lungo soltanto come una frivola dissipatrice. La regina sarà accusata ingiustamente di crimini immondi e di dissolutezza, ma in realtà, risulterà madre e regina tragica, vittima delle circostanze.
Sulla base dei documenti i Goncourt confutano le imputazioni infamanti, riedificando in termini reali la vita privata, gli ambienti di corte e la personalità della sovrana dettagliatamente descritti attraverso la disamina delle consuetudini proprie di Versailles. Marie Antoinette non appartiene alla situazione decadente dell’Ancien Régime, ma riconquista dignità e grazia di straordinaria levatura in un momento storico tra i più drammatici. Il temperamento ribelle della giovane regina si comprende ancor più attraverso il successivo libro dei Goncourt: La Femme au dix-huitième siècle, pubblicato a Parigi nel 1862. Un approfondito saggio storico, anch’esso fondato su un vaglio documentario ampio e circostanziato, teso a ricostruire il ruolo perno della donna nella società francese del XVIII secolo.
Gli autori celebrano una nuova «onnipotenza» della figura femminile con particolare riferimento all’aristocrazia parigina: la donna diviene ora attrice dal ruolo chiave nei saloni, nella moda, nella politica e nella vita culturale. Dal vaglio di lettere, memorie e atti prende corpo, nel testo, un quadro complessivo e variegato della società di quel tempo da cui emerge una nuova tipologia femminile caratterizzata da un inedito potere sociale. Non soltanto la moda, ma i saloni letterari, la politica, i conventi, la libertà affettiva e sessuale sono tematiche che i Goncourt, adepti del realismo, restituiscono in una visione oggettiva e comprovata, spesso valutata come una restituzione totale dell’epoca. In questa prospettiva Marie Antoinette è una figura femminile autonoma, è la regina che abbandona il ruolo usualmente imposto dalla corte e si comporta come una donna indipendente, facilitata in questo dalla remissività del debole consorte.
Una sintomatica riprova si ha nell’ inusitata opposizione di Marie Antoinette verso figure influenti della corte, prima tra tutte la maietresse en titre Madame du Barry ovvero l’amante favorita e ufficiale del re di Francia di Luigi XV.
A differenza della precedente influentissima Madame de Pompadour, Jeanne du Barry si adattò perfettamente agli usi della corte, senza interessarsi agli affari né aspirare a un ruolo politico, contrariamente alla Pompadour vendicativa e desiderosa di potere, la du Barry tentò in ogni modo, talvolta con successo, di essere gradita a tutti nella corte di Versailles che, lo ricordiamo, ospitava quotidianamente circa 10.000 persone tra cortigiani, nobili, servitori e funzionari.
Di contro sin dal suo arrivo in Francia nel 1770, la giovanissima e integerrima Delfina, dimostra, senza farne mistero, una radicata antipatia per madame du Barry. Spronata dal clan Choiseul e dalle figlie di Luigi XV, le goffe nubili Medames, la du Barry viene trattata da Marie Antoinette con un ostentato disprezzo aggravato dal prolungato rifiuto di rivolgerle la parola. L’etichetta di corte prevedeva infatti che, per iniziare una conversazione, il nobile di rango inferiore dovesse attendere necessariamente che quello di rango superiore iniziasse a parlare: a causa della delfina la du Barry rimarrà a lungo umiliata e isolata.
L’oltraggioso rifiuto di Marie Antoinette costituisce per la corte una grave offesa e indispone tutti, dal re ai cancellieri. Da Vienna interviene allora l’imperatrice Maria Teresa che, in qualità di madre della Delfina, impone alla irriducibile figliola un comportamento più diplomatico e consono al suo ruolo. La situazione di stallo termina finalmente quando Marie Antoinette si rivolge alla favorita con una frase di sole nove parole: «Il y a bien du monde aujourd’hui à Versailles».[2] Malgrado ciò la du Barry avrà vita breve, restando in carica per soli cinque anni e alla morte di Luigi XV, il 10 maggio 1774, il nipote e successore Luigi XVI, senz’altro condizionato dall’ostinata sposa e dalle zie, rilascia una lettera con sigillo reale contro la contessa. Costei finirà i suoi giorni in esilio nella bella dimora a Louveciennes, ma ben lontana da Versailles!
La congenita apatia e il debole carattere di Luigi XVI, permettono a Marie Antoinette, diventata finalmente madre, di abituarsi presto ad ottenere ciò che vuole. La giovane regina è sorprendente, capricciosa e un po’ beffarda, una ribelle contornata dal suo seguito di dames d’autours, ovvero dame d’onore o di compagnia.
Tra queste la carica più alta era quella di Surintendante de la Maison de la Reine, [3] capo del Consiglio della Regina, colei che ne gestisce gli interessi. Inizialmente tale prestigiosa carica viene affidata alla mite e sottomessa Maria Teresa Luisa di Savoia principessa di Lamballe (fig.4).

Molto amata dalla regina cui tuttavia non riuscirà mai ad opporsi, le resterà fedele durante la rivoluzione, rifiutandosi di fuggire come consigliatole dalla sovrana. La povera principessa morirà tragicamente sottoposta a torture prima di venire decapitata con un coltello e squartata.
Il ruolo di Surintendante viene presto affidato alla elegante, sofisticata e divertente duchessa di Polignac (Fig.5) che, con la sua intera famiglia, beneficerà della considerevole generosità della regina.

La ricchezza e lo stile di vita sontuoso, il potere acquisito a corte dai Polignac saranno un vero oltraggio per l’aristocrazia e per la nobiltà politicamente liberale. Il favoritismo della regina verso i Polignac finirà poi per alimentare pesantemente l’impopolarità della sovrana: i sudditi parigini l’appelleranno con disprezzo l’autrichienne a voler sottolineare la sua estraneità verso la Francia.
Verso la fine degli anni ’80 del XVIII secolo, migliaia di opuscoli pornografici asseriscono poi che Gabrielle de Polastron, duchessa de Polignac, sia l’amante della regina e ne descrivono bassamente gli amori saffici. Prove a sostegno di questa accusa, come di altre infamanti, non saranno mai rintracciate, ma il danno apportato da questi opuscoli alla monarchia sarà irreparabile.
Il folto gruppo delle dames du palais era dedito al servizio della regina partecipando a ricevimenti, giochi, passeggiate e alle attività private della regina, a loro inoltre era affidata la gestione del Pétit Trianon (Fig.6).

Nella “ristretta” cerchia della sovrana vi erano poi figure chiave: la celeberrima Rose Bertin marchand des modes che divenne stilista personale e “ministro della moda” di Marie Antoinette; Léonard Autié famoso coiffeur, ideatore dei pouf, le stravaganti bizzarre e quasi impossibili acconciature per la regina e per la sua cerchia di dame (Figg.7-8).


Non ultimo spicca nel seguito l’illustre pittrice e ritrattista, Elisabeth Vigée le Brun che divenne amica intima e confidente della sovrana, ritraendola in circa trenta dipinti (fig.9).

Il gruppo di dame costituiva la cosiddetta société de la reine [4] che contribuì ad allontanare Marie Antoinette dalla corte isolandola in una realtà giocosa e bucolica, contrassegnata dalle ripetute evasioni, o meglio fughe, nel Pétit Trianon.
Marie Antoinette è dunque una donna del diciottesimo secolo che ama la vita, le distrazioni, i divertimenti della gioventù, certamente sventata, ma onesta, verosimilmente ingenua, la sua civetteria è di piacere a tutti, come sostenne il principe di Ligne. Vanità e buon gusto trasformano abiti, gioielli, mobili, porcellane,[5] arredi e tessuti (Figg.10 -11) come la Tolle de Jouy,[6] o indienne, la cui fama ne fa tutt’oggi la stoffa simbolo del Settecento francese.



La regina commissiona vasti quantitativi di queste tele stampate con motivi pastorali o scene galanti su sfondo chiaro, per tappezzare le sue stanze private e creare, come oggi, abiti leggeri, nelle amate tonalità cremisi, indaco e “color pulce”; [7] con questo tessuto di cotone Marie Antoinette ridefinìsce, con un tocco bucolico e informale, il raffinato lusso del suo Pétit Trianon.
Dapprima molto amata e acclamata, poi odiata, la regina Maria Antonietta di Francia è un’ambasciatrice della moda ante litteram. Celeberrimi i suoi gioielli dovuti a Charles-Auguste Boehmer e Paul Bassange, creatori della celebre e scandalosa collana di diamanti dal costo esorbitante ricostruita nella mostra londinese (Fig.13).

Nel 1785 lo scandalo della collana coinvolse artatamente la regina, che in realtà l’aveva rifiutata, ma ebbe un carico notevole negli anni che precedettero la Rivoluzione, il discredito della monarchia si identificherà con l’odiosa regina straniera.
La mostra londinese ha presentato una notevole serie di abiti realizzati in tempi recenti, non ne esistono infatti di appartenuti a Marie Antoinette. Una testimonianza suggestiva è stata offerta dall’abito abito da sposa del 1774 appartenuto alla Duchessa Hedvig Elisabeth Charlotta di Holstein-Gottorp, futura regina di Svezia (fig.14) o dalle pantofoline (o sabot) di Marie Antoinette (fig.15).


Il perduto guardaroba della sovrana superava i cento abiti nuovi all’anno, suddivisi tra grands habits di corte, abiti di rappresentanza e abiti informali. Del suo armadio personale, disperso durante la Rivoluzione, sopravvivono pochissimi capi: nessun abito, ma solo frammenti di stoffe.
Del suo armadio personale, disperso durante la Rivoluzione, sopravvivono pochissimi capi: nessun abito, ma solo frammenti di stoffe, fatta eccezione per una semplice camicia bianca sopravvissuta alla Rivoluzione e risalente agli anni della prigionia. Nel 1785, il guardaroba della regina raggiunse una spesa record di 258.002 lire, equivalenti a circa 6,6 milioni di euro odierni. Una cifra scioccante, ma non così distante da quella di altri membri della famiglia reale. Nel 1777, ad esempio, suo cognato, il conte d’Artois futuro Carlo X, ordinò 365 paia di scarpe, uno per ogni giorno dell’anno, senza che questo provocasse lo stesso scandalo, fu soprattutto la regina a essere criticata e sempre più detestata.
Nell’Ottocento, oltre alle nuove documentazioni dei Goncourt, fu grazie all’imperatrice Eugénie, moglie di Napoleone III, che nacque un vero culto di Maria Antonietta. Lo stile à la Marie Antoinette tornò a vivere, trasformandosi in un modello estetico imitato in tutta Europa: abiti, ritratti e oggetti contribuirono a costruire l’immagine della regina romantica e malinconica arrivata fino a oggi. Per le feste in maschera i personaggi più in voga dell’epoca vestivano i panni della sfortunata regina. La mostra londinese ha posto l’accento sull’influenza di questo stile oggi nella Haute Couture e immortalato dal film Marie Antoinette, scritto e diretto nel 2006 da Sofia Coppola (fig.16).

Ritrattista ufficiale e amica esclusiva di Marie Antoinette, Élisabeth Vigée Le Brun (1755-1842) tra i più grandi ritrattisti del suo tempo, dal 1778 diviene la pittrice prescelta dalla sovrana conquistata dalla valentia dell’artista nel lusingare gli aspetti più attraenti della sua personalità.
Con l’opera di Vigée Le Brun nasce una nuova tipologia del ritratto nobiliare che esalta in modo naturale la femminilità, la grazia, l’eleganza e talvolta pone l’accento sul forte senso materno della sovrana (fig.17).

Al contempo i dipinti della Le Brun restituiscono il clima quasi rarefatto dell’ultimo periodo della monarchia francese, prima della tragica fine. La regina è solitamente ritratta in un contesto informale destinato a creare scandalo a Versailles, ma estremamente moderno e privo di schemi retorici. Marie Antoinette en chemise (fig.18) indossa per esempio un semplice abito di mussola, all’epoca considerato un capo intimo e non appropriato al ruolo regale.

Lo stile originale, raffinato ed elegante della Le Brun amalgama con maestria le tinte tenui del Rococò sortendo esiti di una grazia naturale e seducente. Nei tanti bellissimi ritratti la nobiltà vive un’eleganza colloquiale e al contempo riservata, offrendosi alla contemplazione con aggraziata sprezzatura. La freschezza narrativa di questi dipinti restituisce l’inarrivabile leggerezza dello stile à la Marie Antoinette, la libertà del suo essere regina. L’amabile piacevolezza, la seduzione elegante del clima bucolico dell’Hameau de la Reine vive ancora nei parati di toile de Jouy delle dimore della campagna francese. Leggerezza, dunque, come sottrazione di peso[8], fuga elegiaca dalla gravità del vivere e della storia. Ma le crudeli ragioni della Rivoluzione aboliranno ineluttabilmente la grazia di quel mondo.
XStefania MACIOCE Roma 17 Maggio 2026
NOTE
[1] Stefan Zweig, Maria Antonietta – Una vita involontariamente eroica (1932), Milano, Mondadori, 1933-1948
[2] «Ci sono molte persone oggi a Versailles» cfr.S. Zweig, 1932, p. 72.
[3] Soprintendente della Casa della Regina
[4] Società della regina
[5] Maria Antonietta diede nuovo impulso e sostegno alle manifatture francesi di Sèvres.
[6] La toile de Jouy, particolarmente amata da Maria Antonietta, fu creata nei laboratori della fabbrica fondata nel 1760 da Christophe Philippe Oberkampf.
[7] Il color pulce (in francese couleur puce) è una tonalità calda e intensa, storicamente definita come un marrone rossastro o marrone violaceo, che ricorda il colore dell’omonimo parassita. reso popolare da Maria Antonietta questo colore varia dal tortora rosato tendente al mauve, a sfumature più scure e ambrate, spesso descritto come una tonalità tra il marrone-rosso e il rosso-purpure.
[8] Italo Calvino, Lezioni americane, 1985.
