di Claudio LISTANTI
Dopo il notevole successo dello spettacolo inaugurale dell’11 agosto, dedicato alla riproposta de Le Siège de Corinthe, il Rossini Opera Festival (ROF) ha presentato il successivo 12 agosto una piacevole esecuzione de L’occasione fa il ladro appartenente alle cosiddette farse in un atto musicate dal giovane Rossini riproposta nella storica messa in scena di Jean-Pierre Ponnelle ed affidata alla direzione d’orchestra di Alessandro Bonato e ad una omogenea compagnia di canto che ha fornito una interpretazione del tutto convincente sia vocalmente che scenicamente.

L’occasione fa il ladro è la quarta in ordine di tempo di questo gruppo di opere composte in un periodo compreso tra il 1810 e il 1813 conosciute come le cinque farse in un atto: La cambiale di matrimonio del 1810, prima opera rappresenta di Rossini in quanto la prima Demetrio e Polibio composta giovanissima vide il palcoscenico solo nel 1812. Le successive tre, L’inganno felice, La scala di seta e L’occasione fa il ladro prodotte nel 1812 e il Signor Bruschino del 1813. Stilisticamente hanno dei punti in comune per diversi fattori. Sono state tutte composte per il Teatro Giustiniani di San Moisè di Venezia e sono ad atto unico di una durata analoga intorno all’ora e mezza. Questa particolarità, nasceva certamente da esigenze del teatro ospitante ma è lecito pensare che fosse la conseguenza della struttura teatrale immaginata da Rossini per la realizzazione.
Per Rossini tutte queste ‘farse’ sono delle vere e proprie opere buffe in miniatura che raccoglievano l’insegnamento dei grandi del ‘700 con le quali il musicista pesarese lascia intravedere i suoi grandi capolavori comici (Barbiere, Cenerentola, Italiana in Algeri, Turco in Italia) che caratterizzeranno la sua arte teatrale dedicata a questo genere musicale. Queste farse portarono Rossini immediatamente alla ribalta per l’indiscutibile apprezzamento del pubblico.
A scoprire il suo talento fu Antonio Cera che dal 1808 divenne subaffittuario del San Moisè per essere poi, dal 1810 appaltatore diretto del teatro grazie ad un contratto con il proprietario Giustiniani. Non sappiamo come il Cera abbia avuto modo di conoscere le doti musicali di Rossini. Reto Müller nel saggio pubblicato nel programma della serata ipotizza che il giovane Rossini fu a lui raccomandato da una collega cantante di sua madre, una certa Rosa Morandi assieme a suo marito Giovanni. Cera diede a Rossini l’incarico per La cambiale di matrimonio andata in scena con buon esito il 3 novembre 1810 il cui buon esito fece si che l’impresario lo scritturò per un’altra farsa, L’inganno felice andato in scena con vasto successo il 9 gennaio 1812. Dopo questa recita il Cera scrisse alla madre di Rossini queste significative parole:
“… Le dico, che può andar gloriosa l’aver dato dal suo seno un giovane che da qui a poch’anni sarà un ornamento per l’Italia e si sentirà che Cimarosa non è morto, ma il suo estro passato in Rossini”.

Parole veramente profetiche e il Cera, da buon impresario, cercò di accaparrarsi parte del futuro di Rossini con un contratto per altre tre farse, sempre per il San Moisè da rappresentare nei successivi autunno e primavera fino al carnevale dell’anno successivo. Queste farse sono La scala di seta, L’occasione fa il ladro e Il signor Bruschino.
Ma quel 1812 fu un anno particolarmente felice per Rossini. Dopo L’inganno felice produsse il Ciro in Babilonia per Ferrara (marzo), la citata Scala di seta (maggio), poi la prima scrittura per la Scala con La pietra del pagone (rappresentata a settembre) e la scrittura per La Fenice per Tancredi (rappresentato nel febbraio 1813). A malapena, ma sempre con la massima operosità. riuscì a onorare gli impegni con il Cera per L’occasione fa il ladro (novembre 1812) e il Signor Bruschino (gennaio 1813). Come si può notare in circa un anno sei opere!
Vista l’attività frenetica di Rossini L’occasione fa il ladro poteva essere trascurata ma la genialità del compositore e la predisposizione ad opere di questo genere hanno comunque contribuito a dare a L’occasione i contorni di un piccolo capolavoro.
L’occasione fa il ladro denominata nel libretto ‘Burletta per musica in un atto’ è basata su un libretto di Luigi Prividali, verseggiatore e agente teatrale dell’epoca, che al momento della stesura dell’edizione critica è emerso essere ispirata, come le altre farse al teatro leggero francese, al vaudeville Le Prétendu par hasard, ou L’occasion fait le larron di “M.A.E***” che alcuni attribuiscono ad Augustin-Eugène Scribe e altri ad Alexis Eymery senza però avere la sicurezza dell’uno o dell’altro. Visti i pressanti impegni di Rossini l’opera fu composta in poco meno di quindici giorni, con la particolarità che la composizione procedeva di parti passo con la stesura del libretto dimostrazione non solo della particolare vena musicale di Rossini ma anche delle qualità di letterato del Prividali.

La farsa ha una struttura analoga alle altre con due bassi buffi Don Parmenione e Martino, una voce femminile di primo piano Berenice soprano e una di secondo piano Ernestina mezzosoprano e due tenori Conte Alberto e Don Eusebio.
La trama prende spunto da un involontario scambio di valige tra Don Parmenione e Conte Alberto avvenuto in una locanda dove i due sono convenuti per ripararsi dall’incedere di un improvviso temporale. Il primo, dopo la vista del contenuto della valigia, si sostituisce al secondo che era in viaggio per andare a conoscere la sua sposa prima del matrimonio. Il tutto provoca travestimenti, situazioni paradossali e momenti di pura comicità per una situazione che si assesta nel finale mettendo ogni personaggio al giusto posto.
La parte musicale appare molto raffinata ed elegante, per nulla influenzata dalla contingente fretta nel consegnare il lavoro. A partire dal prim o numero della partitura con la breve Sinfonia e Introduzione seguita da un recitativo, caratterizzate dal temporale, uno stilema che in Rossini comparirà con una certa frequenza per arricchire la trama (Ciro in Babilonia, Pietra del paragone, Barbiere, Cenerentola, Moïse, Comte Ory fino a Guillaume Tell). Poi altri otto numeri con diversi pezzi d’insieme una cavatina e un’aria per Berenice, un’aria a testa per Parmenione, Alberto e Martino, un delizioso Quintetto al centro ed un Duetto tra Berenice e Parmenione prima del trascinante Finale.
All’ascolto la musica appare sempre caratterizzata da una continua freschezza dell’ispirazione nella quale l’eleganza strumentale arricchisce la verve teatrale che pervade tutta la farsa. Sono ben riconoscibili, soprattutto nei pezzi d’insieme, i prodromi di quello che saranno i grandi capolavori buffo/comici che hanno fatto di Rossini uno dei più grandi per questo genere di teatro lirico.

La compagnia di canto è stata omogenea ed equilibrata nella distribuzione dei ruoli utilizzando cantanti provenienti dall’Accademia Rossiniana, iniziativa che dimostra la validità del progetto. Molto applaudita è stata Damiana Mizzi una Berenice musicalmente e teatralmente convincente che al suo fianco ha avuto un Don Parmenione molto efficace affidato al basso buffo Matteo Mancini. Al loro successo si abbina anche la prova di Giuseppe Toia un Martino risultato simpatico e vocalmente a posto. Il mezzosoprano rumeno Martiniana Antonie è stata del tutto convincente nella parte di Ernestina assieme al Conte Alberto del tenore Dave Monaco. Infine da segnalare anche la buona prova dell’altro tenore, Manuel Amati, nel ruolo di Don Eusebio.
La direzione di Alessandro Bonato ci è parsa molto curata sia per la parte strumentale sia per la parte vocale creando quel necessario amalgama tra le due componenti per una esecuzione del tutto trascinante. Il tutto grazie alla partecipazione dell’Orchestra Sinfonica G. Rossini e degli strumentisti Giulio Zappa al fortepiano e Jacopo Muratori violoncello al continuo.

La parte visiva
Concludiamo con la parte visiva per la quale il ROF ha scelto la via dell’usato sicuro riproponendo un applauditissimo spettacolo affidato a Jean-Pierre Ponnelle il grande scenografo, costumista e regista teatrale francese che si cimentò in diversi titoli del Rossini buffo e creò questo spettacolo per il Rossini Opera Festival 1987, poco tempo prima della sua prematura scomparsa. Lo spettacolo è stato più volte riproposto nell’ambito della manifestazione pesarese sempre grazie alla regista inglese Sonja Frisell che anche quest’anno ha dimostrato di rinnovare lo spirto e la peculiarità di questa regia.
Troviamo molto appropriata la scelta del ROF di utilizzare questo allestimento appartenente alla sua tradizione di poco meno di mezzo secolo e che ci mette al riparo per una volta dalle stranezze di diversi sedicenti registi che affollano oggi il mondo dell’opera, tutti tormentati dalla ricerca della modernità e, ancor peggio, dell’attualità ad ogni costo, dimenticando che molte opere sono già moderne di per se perché frutto della creatività di grandi artisti geniali nel mondo del teatro.

Rivedendo questo spettacolo ci si rende conto che la visione di Ponnelle è certamente ‘moderna’ non solo per quando fu creata nel 1987 ma, anche oggi, in quanto fa trasparire la genialità del suo creatore che però ha lasciato intatte le esigenze musicali e di ambientazione scenica dell’opera. Colpisce ancor oggi la sua scelta di iniziare a palcoscenico aperto ma completamente vuoto con le scene a fondali dipinti che venivano allestiti a vista, nella recita con il contributo delle luci di Fabio Rossi, lasciando lo spettatore veramente incantato. Il tutto arricchito da movimenti scenici mai forzati ma sempre in linea con la trama e lo spirito dell’opera.
Il pubblico, nella recita del 12 agosto, ha applaudito a lungo lo spettacolo con sonori e reiterati applausi per Sonja Frisell ma anche per la tutta la parte musicale condotta da Alessadro Bonato e per tutti e sei i cantanti impegnati nell’esecuzione.
Il ROF 2027
Nel corso del festival sono stati annunciati i titoli della prossima 48a edizione del Rossini Opera Festival, in programma dal 12 al 24 agosto 2027.
Il Festival sarà inaugurato da una nuova produzione de La donna del lago, diretta da François Lopez-Ferrer e messa in scena da Johannes Erath, al ritorno a Pesaro dopo Ermione del 2024 con il quale il ROF ha vinto il Premio Abbiati come migliore spettacolo dell’anno. Poi un’altra nuova produzione, Tancredi, diretta da Yves Abel e ideata da Paul Curran, al suo debutto al Festival. Infine una ripresa, Adina, nell’edizione 2018 di Rosetta Cucchi con la chiusura del Festival affidata alle Petite messe solennelle diretta da Francesco Lanzillotta.
Ad oggi non sono state comunicate le diverse compagnie di canto che animeranno questa splendida manifestazione pesarese né tanto meno le letture che i responsabili degli allestimenti vorranno dare ai capolavori rappresentati. Quindi dare giudizi sull’insieme è per noi impossibile ma quello che ci auguriamo, visti i tempi che corrono, è che sia rispettato il genio creativo di Rossini senza avventurosi cambi di vocalità e improbabili tentativi di attualizzazione di quanto rappresentato.
Claudio LISTANTI 23 Agosto 2026
