di Claudio LISTANTI
L’opera Le nozze di Figaro di Wolfgang Amadeus Mozart ha chiuso la 79^ Edizione della Stagione del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto rappresentata con un allestimento affidato a Henning Brockhaus con la direzione d’orchestra di Marco Angius e la partecipazione di numerosi cantanti usciti dai concorsi di canto dello Sperimentale
Per giudicare l’importanza della proposta di uno dei capolavori più significativi della Storia della Musica e della Storia dell’Opera occorre partire dal alcune considerazioni.
Le nozze di Figaro, composta da Mozart nel periodo 1785-1786 con la prima assoluta avvenuta al Burgtheater di Vienna il 1° maggio 1786, si può considerare opera collocata al termine di una rivoluzione stilistica che concluse l’esperienza dell’opera prettamente settecentesca e, al contempo, capostipite di un nuovo modo di concepire questo genere musicale gettando così le fondamenta di quanto avverrà in questo campo nel glorioso ‘800.

Nei primi anni del ‘700 il teatro d’opera era caratterizzato da una profonda divisione tra opera seria e opera buffa. Tra i due generi c’era una sostanziale differenza. L’opera seria era considerata la parte colta del genere, basata su temi di alta drammaticità spesso ispirati a fatti storici o mitologici su testi di insigni letterati, tra i quali uno dei più importanti fu Metastasio, con uno schema vocale piuttosto rigido, basato sulla dicotomia recitativo secco-aria. Il recitativo era destinato all’esplicazione della trama mentre le arie, per lo più nello schema con “da capo”, all’esposizione di stati d’animo e sensazioni dei singoli personaggi, il tutto basato sul virtuosismo vocale utile a mettere in luce l’arte canora di grandi cantanti dell’epoca e ad alimentare, sovente, la rivalità tra le grandi stelle dell’opera.
L’opera buffa era considerata una sorta di sorella minore che ebbe un certo risalto con i numerosi ‘Intermezzi’ inseriti in ognuno dei due intervalli previsti tra i tre atti nei quali l’opera seria era strutturata che mostrava una maggiore semplicità d’insieme abbinata ad un più evidente libertà d’espressione. Un genere, questo, che servì di base ad opere buffe più ‘strutturate’ che costellarono i teatri della prima metà del ‘700 annoverando diverse importanti creazioni di musicisti come Alessandro Scarlatti, Leonardo Leo, Francesco Feo e Baldassarre Galuppi che operarono nelle due principali realtà musicali dell’epoca: Napoli e Venezia.
Il genere ‘buffo’ si sviluppò progressivamente confermandosi sempre di più come antidoto a quella particolare monotonia che l’opera seria spesso evidenziava e si distinse soprattutto per l’evoluzione dell’azione drammatica che doveva essere abbinata ad una parte musicale che ne sottolineasse l’importanza, elemento rafforzato anche dall’utilizzo di cantanti in possesso di un’ottima gestualità e capaci di un’ottima recitazione. Le parti vocali erano senza dubbio meno virtuosistiche, come limitatissima, se non quasi nulla, era la presenza dei ‘castrati’ che invece abbondavano nel genere serio. Nella vocalità l’opera buffa dava molto spazio all’onomatopea come suggerivano le evoluzioni dei singoli personaggi (tic, sbadigli, risate). Inoltre la parte strumentale era più contenuta ma ottima base per le storia raccontate nei libretti predisposti per questi lavori, spesso ispirati alla Commedia dell’arte come anche alla parte dialettale proposta da soggetti spesso anche realistici.

Inoltre l’uso dei recitativi accompagnati e, questo è un elemento importante, l’uso di numerosi pezzi d’insieme, come duetti, terzetti, quartetti e soprattutto il ‘concertato’ utilizzato come elemento catalizzatore dell’opera per divenire più policentrica, rendevano, nel complesso, un’opera più varia e coinvolgente, certamente più intelligibile per il pubblico. Uno schema che influenzò musicisti come Paisiello e Cimarosa come anche la grande stagione del cosiddetto ‘Rossini buffo’ e tutte le altre opere comiche dell’800 ma, anche, le opere di stampo tragico e drammatico che sono il simbolo del XIX secolo nelle quali, soprattutto il ‘concertato’, assume un ruolo di primaria importanza come nelle opere di Donizetti, Bellini e Verdi.
Per quanto riguarda Mozart, senza dubbio attento alla sperimentazione e alla ricerca di nuove vie per imprimere nuova linfa alla sua produzione operistica, scelse proprio il genere buffo/comico per innovare il suo stile. Le nozze di Figaro sono il frutto di questa sua ricerca mettendo in musica uno dei lavori teatrali ‘particolari’ di quel momento, la commedia La Folle Journée, ou Le Mariage de Figaro (La folle giornata o Il matrimonio di Figaro) scritta da Pierre-Augustin Beaumarchais fra il 1778 e il 1781 e rappresentata, dopo varie vicissitudini dovute alla mancata autorizzazione da parte di Re Luigi XVI, nel 1784 a Parigi.

L’opera è emblematica in quanto contiene in sé alcuni riferimenti alla politica economica e sociale di quegli anni, soprattutto riguardo ai prodromi di ciò che avverrà qualche anno più tardi, nel 1789, con la Rivoluzione Francese.
Per la trasposizione in opera ebbe la collaborazione del librettista e letterato Lorenzo Da Ponte, che continuò con gli altri due capolavori, Don Giovanni e Così fan tutte, opere che costituiscono una trilogia molto importante e significativa per la storia della musica.
Il primo merito di Da Ponte fu quello di concepire un libretto nel quale sono espunti tutti i riferimenti socio-politici che potessero disturbare i censori dell’epoca ma, al contempo, presentando un testo comunque pungente, pieno di sottintesi e di riferimenti alla vita altoborghese e aristocratica dell’epoca.
È nata così quella trama vivace che contraddistingue Le Nozze di Figaro, quella “folle giornata” che vede protagonisti Figaro e la sua promessa sposa Susanna che stanno per convolare a nozze ma debbono difendersi dalle attenzioni del loro padrone, il Conte, che vuole far valere la sua autorità per insidiare Susanna. Poi attraverso equivoci, travestimenti e inganni tra servi e nobili che si sviluppano nel corso di tutta l’opera si giunge al perdono e alla riconciliazione finale dove sarà l’amore il vero trionfatore.
Il libretto si dimostra per Mozart essenziale nella sua ricerca di un nuovo modo di concepire l’opera. Infatti il compositore prende a base gli stilemi dell’opera buffa, soprattutto la coralità e la visione d’insieme che la caratterizza. Abbandona quelli spiccatamente comici insiti nei personaggi come Basilio, Marcellina, Bartolo che mostrano parentela stretta con le caratteristiche comiche/buffe della tradizione per incentrare tutto sui cinque personaggi principali, Figaro-Susanna, Conte-Contessa e Cherubino, per i quali modella un’azione teatrale del tutto assimilabile alla ‘commedia’ frutto di un perfetto ed efficace meccanismo teatrale che ne esalta contenuti, azioni e personalità specifiche per ogni personaggio.
Ne nasce un capolavoro intenso nel quale l’azione è travolgente ed entusiasmante e genera una entità teatrale del tutto vicina alla ‘commedia’’ che nel successivo ‘800 sarà una delle caratteristiche del teatro d’opera e la base di partenza dei grandi capolavori che hanno caratterizzato questo genere di musica e di spettacolo.

Per realizzare un’opera complessa come Le nozze di Figaro è necessario l’impegno di numerosi artisti che abbiano una visione ad ampio spettro nel campo teatrale come in quello musicale e vocale. Allo Sperimentale di Spoleto è stata presentata una realizzazione del tutto convincente ed omogena che ne ha messo in evidenza, valorizzandole, tutte le peculiarità, affidata alla bacchetta di Marco Angius ed alla regia di Henning Brockhaus. Una collaborazione fruttuosa perché finalizzata all’omogeneità dell’insieme e alla ideale fusione tra le varie componenti dell’opera.
Con Henning Brockhaus la cui regia delle Nozze segue quella di successo di Don Giovanni di tre anni fa, si conferma anche quest’anno la validità dell’impostazione di base. Grazie alla collaborazione con Giancarlo Colis per costumi e scene, Valentina Escobar, per le parti coreografiche nonché con Eva Bruno per le luci, Brockhaus ha concepito un impianto scenico del tutto funzionale (ed utile per le repliche in programma in tutta l’Umbria) che conteneva l’azione entro una dimensione che si può avvicinare alla Commedia dell’arte. I movimenti scenici sono risultati ben curati -a dimostrazione di un lavoro capillare fatto su ogni cantante- e arricchiti da semplici costumi, certamente moderni, ma dalla cromaticità essenziale e funzionale per un insieme che faceva ben comprendere la specificità della trama, soprattutto dei travestimenti.

Determinante anche il contributo di Marco Angius, alla guida dell’Orchestra Calamani del Teatro Lirico Sperimentale, che ha diretto con intensità, energia e concentrazione, adottando tempi giustamente vivaci per sottolineare tutte le volute della trama prestando, anch’egli, particolare attenzione alla preparazione dei cantanti, non solo per le arie e i pezzi di insieme ma anche per la realizzazione dei recitativi costruiti in modo ideale per rendere intelligibile tutto l’insieme. Da lodare la scelta di eseguire l’opera nella sua integralità e la realizzazione dell’accompagnamento dei recitativi prevalentemente con strumenti diversi dal tradizionale clavicembalo sostituito (sorprendentemente) nelle parti affidate da una tastiera elettronica. Da segnalare anche la buona resa del Coro del Teatro Lirico Sperimentale diretto da Mauro Presazzi.

Concludiamo riferendo dei cantanti che sono il cuore pulsante dello Sperimentale che hanno mostrato tutti buone qualità vocali e interpretative.
Susanna era Sara Di Santo soprano risultato tra i vincitori del concorso 2025, voce delicata e ben impostata che è emersa nell’aria ‘Venite inginocchiatevi’ del secondo atto ed incisiva in tutti i pezzi d’insieme che la preziosa partitura mozartiana dedica a questo personaggio. Particolarmente efficace il Figaro del basso Nicolò Lauteri tra i vincitori del concorso 2024, del quale ricordiamo il suo Banco nel Macbeth verdian, che oggi ha confermato tutte le sue qualità unitamente ad una maturazione vocale e scenica che ha reso il personaggio simpatico, intraprendente e spigliato. Per la Contessa c’era l’interessante voce del soprano Lorena Cesaretti tra i vincitori del concorso di quest’anno, che ha affrontato il ruolo con coraggio e determinazione per una prova che è cresciuta di spessore con il procedere della recita e che la può rendere cantante interessante sotto diversi punti di vista considerando anche la sua buona presenza scenica. Presenza scenica di gran livello anche quella del baritono Andrea Ariano tra i vincitori del concorso 2024 un Conte ben impostato vocalmente e credibile scenicamente che ha ripetuto la buona prova fornita nell’Intermezzo Lisetta e Niso dello scorso mese di agosto.

Una menzione particolare per il mezzo soprano Emma Alessi Innocenti prima classificata nel concorso 2024 in possesso di una voce felicemente ‘brunita’ che ha mostrato una continua maturazione nelle diverse occasioni nelle quali l’abbiamo ascoltata. Non solo nella Eurilla dell’Intermezzo di Sarro rappresentato lo scorso anno ma, soprattutto, nelle prove fornite quest’anno, la Lei 2 nel terribile (per il contenuto) ‘Nanof l’altro’ di Agostini e in quella di Splendore ne ‘Il tè delle tre’ di Gino Negri. Qui, nella ben più difficile parte di Cherubino ha fornito una prova del tutto convincente durante tutta l’esecuzione raggiungendo una certa eccellenza nell’arietta ‘Voi, che sapete che cosa è amor’, risultando misurata e convincente nelle emissioni.
Accanto a queste cinque parti che possiamo definire principali si sono distinti il basso Davide Romeo proveniente dal concorso 2022, che ricordiamo come convincente Masetto mozartiano dello stesso anno, che ha vestito le doppie vesti di Bartolo e Antonio, il tenore Nicola Di Filippo anch’egli nelle doppie vesti di Basilio e Don Curzio proveniente dal concorso 2020 del quale ricordiamo il ben riuscito Duca di Mantova dell’epoca covid che anche qui, pur in parti decisamente meno impegnative, ha sempre mostrato una buona linea di canto.
Buona prova anche per la Marcellina del soprano Elena Finelli vincitrice del concorso 2021 che ha esibito una voce ben educata ed idonea al personaggio confermando le delicatezze della sua Zerlina nel Don Giovanni 2022. Concludiamo con la Barbarina del soprano Ariadna Vilardaga tra i vincitori del concorso 2025, che ha dato spessore ad una piccola parte interpretando la cavatina a lei riservata ‘L’ho perduta, me meschina’ comunicando i necessari stupore e disperazione ma anche tanta dolcezza.

La recita alla quale abbiamo assistito il 12 settembre è stata preceduta dalla consegna del Premio Spoleto Gioielli, importante riconoscimento assegnato ogni anno al cantante dello Sperimentale che ha dimostrato le migliori attitudini sceniche nel corso della stagione. Nel foyer del teatro Enrico Morbidoni, realizzatore del premio, ha consegnato il premio assegnato quest’anno al baritono Marco Guarini per l’interpretazione di Nanof di Agostini. Inoltre è stato istituto il Premio speciale Spoleto Gioielli, conferito a Kristýna Kůstková per la sua interpretazione del personaggio di Marina nel Giorno di nozze di Gino Negri.
Alla recita ha partecipato un numeroso pubblico al limite della capienza del Teatro Nuovo che ha applaudito tutti gli interpreti sia a scena aperta sia al termine della serata con numerose chiamate al proscenio per tutti a testimonianza di una esecuzione, nell’insieme, curata e coinvolgente.
Considerazioni finali sulla Stagione dello Sperimentale di Spoleto.
Anche quest’anno abbiamo assistito, con piacere, ai quattro spettacoli lirici del festival spoletino. Dobbiamo innanzi tutto mettere in evidenza la particolare cura che l’Istituzione, presieduta da Roberto Calai e guidata artisticamente da Enrico Girardi, ha mostrato particolare cura per i cantanti che, come evidenziato prima, sono il cuore pulsante del festival. A tutti i cantanti selezionati viene dedicata una particolare cura che contribuisce ad arricchire l’esperienza di ognuno per donare loro quel bagaglio musicale, scenico e interpretativo che è la base essenziale per il proseguo e l’evoluzione della loro carriera. Tutto ciò è palpabile analizzando il repertorio scelto per le rappresentazioni che abbraccia, come quest’anno, varie epoche e vari stili di canto per metterli in grado di sostenere ruoli e personaggi anche diversi e distanti tra loro. Si costruisce così una sorta di ‘compagnia stabile’ , un elemento che per noi italiani è pressocché sconosciuto perché considerato poco stimolante per la personalità dei cantanti. A nostro avviso, invece, è vero l’esatto contrario perché per i giovani, soprattutto per quelli volitivi e volenterosi, partecipare ad un organismo come questo, soprattutto se si usa l’intelligenza, può dare i giusti stimoli necessari al miglioramento della propria arte personale.

Anche quest’anno i quattro spettacoli previsti hanno fornito agli spettatori un affaccio su un ampio lasso di tempo della storia della musica, dal tardo barocco degli Intermezzi del ‘700 alla contemporaneità di Nanof di Antonio Agostini che ha scavato uno dei punti più delicati e controversi dei manicomi e della salute mentale. Al centro il tardo ‘700 di Mozart che come detto è una sorta di anticipazione avveniristica dell’800 ai quali è accostato il ‘900 del secondo dopoguerra con tutte le contraddizioni di una società in cerca di una identità specifica che le circostanze sembrano precludere.
Un excursus completo del quale, ci auguriamo, il pubblico tutto abbia preso splendida occasione di riflessione e approfondimento.
Le nozze di Figaro saranno replicate a Spoleto lunedì 15 e martedì 16 settembre alle ore 9.30 (recite per le scuole). Seguirà poi la tournée regionale al Morlacchi di Perugia giovedì 18 settembre alle ore 9.30 (recita per le scuole) e alle ore 20.00. Al Politeama Clarici di Foligno sabato 20 settembre alle ore 16.30. Al Teatro degli Illuminati di Città di Castello domenica 21 settembre alle ore 16.30. Al Teatro Mancinelli di Orvieto lunedì 22 settembre alle ore 20.00. Al Teatro Comunale di Todi martedì 23 e mercoledì 24 settembre alle ore 20.00
Claudio LISTANTI Roma 14 Settembre 2025
