Lily Daneu, un’artista del Novecento siciliano. Una biografia tra acquerelli, paesaggi e ritratti

di Lisa SCIORTINO

C’è una storia che pochi conoscono. È quella di Lily Daneu, pittrice appassionata, acquarellista d’eccellenza, spirito libero e indipendente, esploratrice della natura, ricercatrice di emozioni[1].

Fig. 1 Lily Daneu, Autoritratto, olio su tela, s.d., coll. privata.

Classe 1892 [2] (Fig. 1), Elisabetta, detta Lily, era figlia di Ita Zvanut e del commerciante e antiquario Vincenzo [3], nato a Trieste nel 1860 e giunto a Palermo nel 1883 dove, due anni più tardi, avviò un’attività di esportazione con ufficio in piazza San Domenico.

Il primo negozio su strada fu inaugurato nel 1902 in via Mariano Stabile e il suo lavoro non fu solo commerciale ma profondamente intriso di scambi culturali e intellettuali. Vincenzo Daneu, infatti, coltivò importanti rapporti di amicizia e lavoro con Antonio Salinas e Vincenzo Florio, oltre a frequentare l’etnologo Giuseppe Pitrè, medico di famiglia[4] che fu un assiduo frequentatore di casa Daneu. Le sue conversazioni con Vincenzo spesso in tedesco erano momenti di arricchimento reciproco, alimentati dal comune interesse per l’artigianato.

La vita di Lily, di carattere dolce e mite, è stata riservata e poco raccontata dalla stessa protagonista, sempre restia alla narrazione dei propri ricordi (Fig. 2).

Fig. 2 Ita, Ancka, Lily, Margit, Ivanka, Antonio Daneu, Palermo 1902, Palermo, coll. Tschinke Daneu.

Nacque e visse in un contesto artisticamente stimolante, respirando e facendo proprie atmosfere e suggestioni che poi avrebbe trasferito nelle sue numerosissime opere. Mostrò precocemente una predisposizione alla pittura e crebbe come un talento spontaneo, attratta fin da bambina dai giochi di luce e dalle ombre danzanti sulle superfici. L’acquarello diventò presto il suo linguaggio naturale: un mezzo immediato, fluido, capace di catturare la fugacità delle emozioni che lei rincorse instancabilmente.

Nel 1905, assieme alla sorella maggiore Ančka, fu iscritta al collegio di Lindau, in Baviera, già frequentato dalla madre Ita [5].

Con la Grande Guerra, la ditta Daneu fu messa sotto sequestro perché Vincenzo era suddito austro-ungarico. Questi, per evitare l’internamento, si trasferì in Svizzera con Ančka e Lily. La moglie e i figli più piccoli rimasero a Palermo dove riuscirono in qualche modo a curare gli interessi familiari. A Zurigo, Lily frequentò il Kunsthaus riproducendo i quadri che più le interessavano, come L’Avarizia di Albert Welti (Fig. 3), e firmando le sue opere con il monogramma ED. Frequentò anche l’Accademia d’arte di Monaco[6], l’atelier di Alessandro Morani a Roma e quello di Manlio Giarrizzo a Palermo.

Fig. 3 Lily Daneu, L’Avarizia, olio su tavola, 1915, Palermo, coll. Tschinke Daneu.

Per Lily, la sorella più piccola Maruzzi fu un’ottima modella, adatta a realizzare pitture per allenare la mano, e così la ritrasse nelle pose di gioco con disegni, acquerelli, china, olio e tempera mentre suona al pianoforte[7] (Fig. 4) finché la scarlattina non entrò in casa Daneu e si portò via la bambina a soli sette anni[8].

Fig. 4 Lily Daneu, Maruzzi al pianoforte, tempera su cartoncino, s.d., Palermo, coll. Tschinke Daneu.

Lily realizzò anche alcune riproduzioni delle storie dei paladini dipinte sui carretti pure essendo, quello del carretto siciliano, un mondo praticamente maschile. Ma Lily aveva ricevuto una formazione diversa, viaggiando, studiando e vivendo pienamente immersa nel mondo intellettuale della sua epoca. La sua libertà non fu rivoluzione ma esigenza primaria. Il limitato repertorio iconografico del carretto eseguito da Lily e sopravvissuto, è tratto da dispense illustrate e variamente diffuse agli inizi del XX secolo, dal ciclo Carolingio a Garibaldi, da I Beati Paoli alla Cavalleria Rusticana [9]. Le fonti, pertanto, sono spesso di origine colta ma talora mediate da stampe popolareggianti di cui non sempre si riesce a seguire il fil rouge che lega le iconografie[10].

Il carretto, con le sue policrome scene dipinte sulle sponde, attraversando le sgangherate strade isolane, portava in giro per i paesini siciliani il racconto delle gesta dei crociati, il mito, la storia di Roma, la letteratura, la religiosità, contribuendo alla divulgazione delle colte tematiche in un mondo contadino e rurale molto spesso analfabeta che, attraverso l’immagine, riusciva a cogliere il senso ultimo delle scene e a saperne un po’ di più di cultura. Lily Daneu, come tutti i pittori di carro dell’epoca, organizzò il proprio repertorio iconografico realizzando disegni per abbellire le sponde.

Tra i temi qui pubblicati emergono soggetti biblici, il ciclo carolingio, il mito, la storia romana, Cristoforo Colombo, la guerra franco-prussiana, I Tre Moschettieri. Gli acquerelli e le tempere su carta pergamena della collezione sono firmati e mai datati. Il numero più cospicuo di immagini ha per argomento tematiche cavalleresche e i paladini ne sono i principali protagonisti tra assalti, battaglie e duelli, già eroi copiosamente decantati nell’opera dei pupi. Amore di Rinaldo e Armida (Fig. 5) è ispirato all’omonimo dipinto di Karl Ferdinand Sohn realizzato nel 1828 e custodito al Museum Kunstpalast di Düsseldorf.

Fig. 5 Lily Daneu, Amore di Rinaldo e Armida, tempera su carta pergamena, s.d., Palermo, coll. Tschinke Daneu.

Racconta un episodio centrale della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, dove la maga s’innamora del cavaliere crociato tenendolo prigioniero nel suo giardino incantato, dominandolo con la seduzione e distogliendolo dai doveri bellici. La stessa scena si ritrova sullo sportello posteriore di uno dei carretti di tipologia detta “catanese” della ricca collezione Domenico Galioto di Bagheria[11]. Tra i dipinti, si conservano quelli che raccontano la Guerra franco-prussiana più volte presente nella pittura del carretto siciliano[12]. La collezione conta pure alcune immagini delle avventure del navigatore Cristoforo Colombo, tra cui Cristoforo Colombo ritorna dall’America (Fig. 6), affine nell’impostazione alle ‘veline’ del pittore di carretti Emilio Murdolo[13].

Fig. 6 Lily Daneu, Cristoforo Colombo ritorna dall’America, tempera su carta pergamena, s.d., Palermo, coll. Tschinke Daneu.

Per esercizio e per diletto, Lily Daneu ritrasse anche parecchi oggetti esposti in negozio come i diversi pizzi, elementi decorativi del carretto siciliano molti dei quali recentemente donati da Anna e Vincenzo Tschinke al Museo Guttuso di Bagheria e in esposizione permanente dal 2024 in una sezione interamente dedicata alla collezione Daneu[14]. Le raffigurazioni, talora parzialmente modificate dall’artista, sono facilmente riconoscibili come si evince dai raffronti (Fig. 7 a-b)

Fig. 7a Lily Daneu, Pizzo con San Giorgio e il drago, acquerello su cartoncino, s.d., Palermo, coll. Tschinke Daneu.
Fig. 7b Maestranze palermitane, Pizzo con San Giorgio e il drago, legno, inizi XX secolo, Bagheria, Museo Guttuso.

Nel 1922, Vincenzo Daneu stabilì la sede principale dell’attività presso il prestigioso palazzo Santa Ninfa, su corso Vittorio Emanuele a Palermo, e il commercio si espanse nel campo dell’Alto Antiquariato, senza mai lasciare però la vendita per manufatti di tradizione locale. Commissionò agli artigiani siciliani la costruzione di carretti di dimensioni ridotte che furono decorati su cartoni preparatori intanto realizzati da Lily. Per esercizio e per diletto, Lily Daneu realizzò acquerelli con decine di maioliche antiquarie in vendita, tra albarelli, piatti, bocce, acquasantiere, brocche e versatoi, riprodotti con dovizia di particolari (Fig. 8).

Fig. 8 Lily Daneu, Maioliche, acquerello su cartoncino, s.d., Palermo, coll. Tschinke Daneu.

Tra i suoi dipinti, non mancarono scorci e monumenti del capoluogo siciliano: La Palazzina Cinese (Fig. 9); L’Arenella; Monte Pellegrino, convento e case; Piazza Gasometro a Palermo (ora piazza Giachery) vista da casa Giachery.

Fig. 9 Lily Daneu, La Palazzina Cinese a Palermo, acquerello su cartoncino, s.d., Palermo, coll. Tschinke Daneu

La sua pittura si distinse per un approccio istintivo, emotivo. Non cercò la perfezione formale, ma l’armonia dei sentimenti. Nei suoi lavori emergono spesso soggetti naturali, paesaggi vibranti, cieli mutevoli, figure immerse in atmosfere sospese, come se l’acqua del colore fosse un’estensione del suo respiro. La tecnica è raffinata: velature sovrapposte con maestria, trasparenze che suggeriscono stati d’animo più che oggetti, tocchi rapidi che catturano l’essenza di un attimo prima che svanisca. Dalla montagna al mare, dai boschi alle campagne, Lily osservò il mondo con occhi attenti. Per lei la natura non fu solo soggetto delle opere ma alleata, una presenza viva in dialogo con il suo stato interiore, spesso metafora dell’animo umano.

A Monreale Lily, invece di concentrarsi e dedicarsi alla riproduzione pittorica degli scintillanti mosaici aurei della Cattedrale, fu colpita e affascinata dall’elegante pavimento intarsiato in marmi mischi della seicentesca cappella del Crocifisso[15], ubicata all’interno del Duomo normanno[16] (Fig. 10).

Fig. 10 Lily Daneu, Pavimento della cappella del Crocifisso nel Duomo di Monreale, acquerello su cartoncino, s.d., Palermo, coll. Tschinke Daneu.

La decorazione del pavimento del sacello monrealese, che rientra nel disegno di complesse simbologie volute dal committente Arcivescovo Giovanni Roano, raffigura il profeta Giona che precipita in mare. Il pavimento è tutto costituito da marmo grigio-azzurro che rappresenta il mare. Al centro c’è una nave a tre alberi che viaggia a vele spiegate mentre Giona cade in acqua. Al di sotto del veliero, una grossa balena sta aspettando con le fauci spalancate, pronta ad ingoiare il profeta; lo rilascerà tre giorni dopo in modo miracoloso sulla spiaggia, rivelazione profetica che anticipa l’epilogo della Passione di Cristo, la discesa negli inferi e la resurrezione, avvenuta al terzo giorno dalla morte, ornato che bene si inserisce nell’insieme decorativo della cappella dedicata al Crocifisso, ponendosi in continuità profetica con la sua piena realizzazione nel Nuovo Testamento.

Frattanto, Lily si fidanzò con Guido Giachery [17], nipote dell’architetto e professore universitario padovano Carlo, attivo a Palermo fino al 1865 e che firmò progetti come la trasformazione e l’ampliamento della Tonnara Florio all’Arenella, con la realizzazione della casina dei Quattro Pizzi nel 1844 e del mulino a vento nel 1851; il Teatrino della musica nel foro Borbonico nel 1842-46 in collaborazione con Domenico Lo Faso Pietrasanta; la Direzione dei lavori del carcere dell’Ucciardone nel 1851, solo per indicarne qualcuno. Il matrimonio tra Lily e Guido si celebrò con un certo fasto nella casa-negozio di palazzo Santa Ninfa nella grande sala chiamata in famiglia ‘Sala Cappella’. La coppia si trasferì a Taormina, dove Vincenzo Daneu aveva aperto un nuovo punto vendita e dove Guido Giachery ne aprì un altro di orologeria e antiquariato. Qui Lily realizzò ed espose le sue tantissime opere, firmandosi adesso Lily Giachery Daneu (Fig. 11). Intanto arrivarono i figli Marco e Maria Felicia ad allietare la coppia.

Fig. 11 Lily Daneu, Giardino con pozzo a Taormina, acquerello su cartoncino, 1926, Palermo, coll. Tschinke Daneu.

Agli anni difficili e incerti della Seconda Guerra Mondiale seguì un periodo segnato da una certa prosperità economica. Con l’eccezione di una serie di grandi oli, spesso di soggetto floreale ed eseguiti su commissione, Lily si concentrò sull’acquerello, più adatto alla sua mano (Fig. 12), di piccolo e medio formato con scorci ben riconoscibili di Taormina o di Palermo, o con vedute marine o dell’entroterra più difficili da identificare, ma tutti pieni di sole e di luminosità.

Fig. 12 Lily Daneu, Casa rosa a Taormina, acquerello su cartoncino, s.d., coll. privata.

Al chiarore intenso, abbagliante, implacabile dei paesaggi riarsi raffigurati dall’Ottocento pittorico siciliano, Lily contrappose una serena compostezza. La sua luce, infatti, è sempre pacata, soffusa e i panorami apollinei trasmettono calma olimpica, armonia e decorosa eleganza. Su tutto incombe il silenzio, nulla erompe chiassoso. Lo stupore dell’uomo davanti alle cose naturali, la gioia di ridurre l’infinito spazio nel campo di una piccola tela o un cartoncino assumendosi la facoltà demiurgica di creazione, l’inevitabile amore di fissare una tra le molte impressioni cromatiche che offre la natura, spinse Lily all’osservazione e allo studio del paesaggio.

I cieli azzurri e sgombri da nubi, i mari trasparenti e calmi, quella delicatezza di colori tuttavia intensi, suscitano nello spettatore una immediata attrattiva e un interesse che non si spegne nel tempo. La pittura di Lily è attuale per un amore quasi religioso alla natura, alla vita sana ed eterna che vivono gli uomini, gli alberi e gli animali nella concorde ubbidienza alla suprema legge di fecondità e di rinnovamento, per una commossa meraviglia dinnanzi al miracolo che trae il fiore dal fusto e il frutto dal fiore. La natura parla sommessa al cuore dell’artista, ella l’ascolta e ne ferra la parola: è un processo semplice e al contempo è così raro. La sua pittura è la voce di quest’isola, la sua Sicilia, inanellata di azzurro, è verso poetico, è infinito, è creatività. I paesaggi hanno il taglio di una prospettiva non rigidamente frontale, ma posta su diversi assi e limitano volutamente lo sguardo per suggerire ampiezza libera al sogno.

Nell’interpretazione di scorci di Palermo, di Taormina, di Agrigento, delle Eolie o dei paesini dell’Etna, si vede la padronanza della tavolozza che ha mirabile riscontro nella sensibilità creativa dell’artista. Ed è per questo che i suoi quadri sono in ogni dove, perché sono il più bel ricordo di un viaggio in Sicilia, perché riescono a far rivivere l’incanto del paesaggio isolano e dei suoi colori a volte irreali, e a rinfondere calore in chi li guarda, anche tra le nevi scandinave, tra le nebbie britanniche o oltreoceano.

Si potrebbe sostenere che la sua poetica sia rimasta ancorata a codici superati. Di certo l’artista ebbe modo di confrontarsi e di conoscere le nuove istanze che andavano maturando in quegli anni nel campo dell’arte. Presentò le sue opere in occasione dell’VIII Mostra del Sindacato interprovinciale fascista belle arti del 1938[18]. Qui espose assieme a Pippo Rizzo, Giovanni Varvaro, Daniele Schmidt, Michele Dixit, Lia Pasqualino Noto, Renato Guttuso, Nino Garajo, Maria Grazia Di Giorgio e Gianbecchina, per indicare i più noti. Lo stesso avvenne nel 1955, quando partecipò alla I Mostra Regionale di Arti Figurative del Sindacato Regionale Siciliano Belle Arti. Lily rimase fedele ai moduli pittorici già acquisiti, più congeniali, mentre intorno fervevano le sperimentazioni e i fermenti di nuove correnti espressive dalle quali non fu contaminata.

Si spense nella tranquilla casa di Taormina nel 1970 lasciando una raccolta di dipinti che offre un vasto repertorio iconografico, tra pittura del carretto, ritratti, natura morta e scorci paesaggistici mozzafiato. L’insieme delle opere costituisce un interessante e inedito campionario di immagini. Oggi, la collezione delle pitture di Lily è custodita dalla famiglia e qui parzialmente presentata per la prima volta, vero e proprio patrimonio da valorizzare e tramandare, custode di un’eredità fatta di passione, ricerca e innovazione. Scegliere di raccogliere, ordinare e pubblicare tutti i dipinti riscoperti è un atto dovuto per definire la storia artistica di Lily Daneu, una delle ultime rappresentanti della Belle Époque siciliana.

Lisa SCIORTINO  Bagheria 14 Dicembre 2025

NOTE

[1] Questo studio è propedeutico a una pubblicazione più ampia che raccolga in un unico catalogo le opere di Lily Daneu sopravvissute al tempo. Si ringrazia la famiglia Tschinke per l’attiva collaborazione e la disponibilità. Ringrazio la Dott. Maria Reginella per il generoso supporto.
[2] Errate sono le date che si riscontrano spesso, soprattutto online, 1907-1994. A. Lavagnino, I Daneu. Una famiglia di antiquari, Palermo 2003, pp. 65 e 75. Cfr. pure Angela Daneu Lattanzi. Le sue anime e la ricerca del colore, a cura di G. Bongiovanni, M.A. Spadaro, A. Tschinke, Palermo 2025.
[3] A. e V. Tschinke, Vincenzo Daneu e l’arte etnoantropologica siciliana. Storia di una passione, in L. Sciortino, L’antiquariato del carretto siciliano nella collezione Daneu Tschinke, Palermo 2025, pp. 7-11. Cfr. pure L. Sciortino, La collezione Daneu Tschinke. Tracce di arte culta nell’iconografia popolare siciliana, in Rivista settimanale “AboutArt online” (Cfr., https://www.aboutartonline.com/la-collezione-daneu-tschinke-tracce-di-arte-culta-nelliconografia-popolare-siciliana/    ), 03 marzo 2024.
[4] A. Lavagnino, I Daneu…, 2003, p. 69.
[5] A. Lavagnino, I Daneu…, 2003, p. 75.
[6] A. Lavagnino, I Daneu…, 2003, p. 116.
[7] A. Lavagnino, I Daneu…, 2003, p. 101.
[8] A. Lavagnino, I Daneu…, 2003, pp. 106-107.
[9] Cfr. L. Sciortino, Emilio Murdolo pittore, premessa di G. Tornatore, Bagheria 2011; L. Sciortino, Emilio Murdolo. Temi iconografici nell’arte popolare siciliana, Palermo 2022.
[10] J. Vibaek, Per una galleria d’arte popolare siciliana, in Arte popolare in Sicilia le tecniche i temi i simboli, catalogo della mostra a cura di G. D’Agostino, Palermo 1991, pp. 204-205.
[11] L. Sciortino, Il carretto siciliano nella collezione di Domenico Galioto, Palermo 2024, pp. 108-111.
[12] Cfr. L. Sciortino, Emilio Murdolo…, 2022, pp. 263-265.
[13] L. Sciortino, Emilio Murdolo…, 2022, p. 246.
[14] Cfr. L. Sciortino, L’antiquariato…, 2025.
[15] L. Sciortino, La cappella Roano nel Duomo di Monreale: un percorso di arte e fede, “Quaderni di Museologia e Storia del Collezionismo” a cura di M.C. Di Natale, n. 3, Caltanissetta 2006; L. Sciortino, La Cappella Roano, in Monreale. Il duomo e il chiostro dei Benedettini, a cura di E. Giacobino, Milano 2019, pp. 60-65.
[16] L. Sciortino, Il Duomo di Monreale, San Vendemiano 2012.
[17] A. Lavagnino, I Daneu…, 2003, pp. 142, 161, 169.
[18] M. Accascina, L’VIII Mostra d’arte interprovinciale siciliana, in “Giornale di Sicilia”, 9 aprile 1938.