Le poesie in “Guerrafesta” e il romanzo “Le Figlie dell’Oro”: l’alchimia poetica di Flaminia Colella

di Marco FIORAMANTI

L’ALCHIMIA POETICA DI FLAMINIA COLELLA

– Guerrafesta, raccolta poetica.  Illustrazioni di Rino Bianchi, Cartacanta editore 2022

– Le figlie dell’oro, romanzo, La lepre edizioni 2024

È bello, stando nascosti, sentirsi cercare!  Più bello ancora è essere trovati.

Emily Dickinson

Concerto in Re minore per oboe, archi e basso continuo (Andante e spiccato, Adagio, Presto)
www.youtube.com/watch?v=U4XaJdN1a-U

di Alessandro Marcello (1673 -1747)

Polvere d’oro / che hai sotto i piedi. / E non vederla.
(mf, hai-K.O.)

Flaminia Colella

Si usa dire che non è tutto oro quello che luccica, ma se noi sapessimo riconoscere anche solo una di quelle cinque luccicanze al giorno (cit. Le figlie dell’oro, p. 125) scopriremmo di possedere tesori immensi, che valgono più dell’oro. La luccicanza di Flamina Colella l’ho scoperta una sera d’autunno in un reading organizzato dalla poetessa Ilaria Giovinazzo presso il mio studio. Molti i poeti in scaletta, alcuni conosciuti in quella circostanza. Durante il mio andirivieni tra le varie stanze per consentire al pubblico, presente in grande quantità, di sentirsi a proprio agio, le mie orecchie sono state colpite da una vibrazione ‘anomala’. Sorpreso da quel fremito  mi sono avvicinato, da dietro, per ascoltare meglio. Il fremito continuava. Quelle parole mi risuonavano dentro, familiari, mettevano in movimento una potenza nuova. Dovevo approfondire e raccontare quelle parole scritte che fluttuavano nell’aria.

Col suo permesso, ho intrapreso il ‘viaggio’ a partire da un breve testo inedito:

“Noi pronunciamo una parola e in quel luogo sorge una città. Con la forza dell’onda, la nasciamo. Col delirio fantastico, col sesso generoso. Con la notte, nostra sposa, la nasciamo. Vieni, siedi sul bordo della notte, nel punto in cui la notte si fa chiara, felice di aprirsi, nuova culla per l’alba.
Si apre il nostro ventre per le tue ossa che faranno giorno, per i pensieri di fondo che scansi addolorato. Apre le sue gambe odorose, la notte di questo primo mondo. Rinasci con noi, con la notte, è peccato offrire lo stesso volto al terrore. Noi corriamo coi lupi dentro il bosco, prima che tu pianti la bandiera.
Noi siamo il rovescio del giorno, la fine del duro compromesso, lunga dimenticanza, lunga erranza per chi brami in eterno il tempo per cercarsi. Non ti spaventare. Siamo la notte per la tua onnipotenza, le nostre gambe ti conducono al piacere, la tua lingua berrà sangue di quel non ha nome, resta sogno intero di furia micidiale.
Siamo femmine o notte, il luogo in cui si torna, inesorabile distesa di amaranto. Siamo le spine strappate con dolore, per tutti i vostri amori di fondale”.

Le parole che pronunciano i Poeti sono suoni magici che creano nuove forme per l’eternità, ombre sottili che agiscono di notte coi lupi dentro il bosco, sono porte che conducono a mondi percepibili solo a chi si offre generosamente agli altri. I versi di Flaminia oltrepassano il corpo materiale, fanno emergere corrispondenze, rinascite, cerimoniali, amori passionali impregnati di divino, molto più il là di ciò che riescono a vedere e sognare i nostri occhi.

In entrambi i lavori più recenti, la raccolta di versi Guerrafesta e il romanzo Le figlie dell’oro, emerge il suo essere di un’altra epoca, pagliuzza d’oro avvolta nell’ambra, destinata dagli dèi a trasmettere luce e vibrazione. Il suo potere alchemico deriva dall’aver introiettato, attraverso il vissuto di Emily Dickinson, una dimensione profonda dell’essere, fluida nei ricordi, evanescente nelle visioni. Capace di trasformare parola e spirito nella ‘bella forma’, affronta qualunque viaggio e naviga nello spaziotempo della rivelazione. Esperienza estetica ed estatica la sua, affrontata nell’aura dell’archetipo, senza dubbio cognitiva, sensoriale ed emotiva.

Una vita sempre sul crinale del pericolo, ma anche dell’estasi e della gioia. E quale altra vita per noi, se non questa, sussurra la donna che ha parlato al cielo.

Flaminia Colella s’inerpica nelle rovine del tempo, ne rincorre gli amori – illusorei canti di sirene – si identifica nello sguardo della lince, coabita nella casa dei faraoni, combatte, invoca a squarciagola con le vene del collo che si gonfiano, la forza viva del ‘sentire’ veramente. E io quel grido folgorante l’ho sentito, era come un artiglio, come lo spirito di un bambino, come i pesci del diluvio che sentono il futuro.

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Flaminia Colella nasce a Roma nel 1996. Dopo gli studi classici, consegue nel 2019 la laurea in giurisprudenza, con specializzazione in diritto civile. Pubblica il suo primo libro di poesie nel 2018, dal titolo “Sul Crinale”, e molti dei suoi componimenti vengono tradotti e pubblicati su riviste italiane, inglesi e spagnole. Nel 2020 suoi testi in prosa compaiono su diverse testate giornalistiche, tra cui il settimanale “Panorama”. Nel maggio dello stesso anno vede la luce “La voce del fuoco” (Premio Annibal Caro, Premio Nabokov). Il libro esce per Cantacanta editore all’interno della collana di poesia “I passatori”, curata e diretta da Davide Rondoni, scrittore al fianco del quale lavora nello stesso anno per il libro d’arte “Io non ho mai scritto e nessuno è innamorato”, a cura di Fabbri Editore, nuova versione di traduzione di sessanta sonetti di William Shakespeare. Sempre per Cartacanta, nel 2022 esce “Guerrafesta”. “Figlie dell’oro”, romanzo edito da La lepre edizioni nel 2024, è il suo ultimo libro. Cura la rassegna letteraria “Incontri d’arte”.

Marco FIORAMANTI  Roma 11 Gennaio 2026