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Abbiamo incontrato Francesca Cappelletti nel suo studio alla Galleria Borghese per una messa fuoco delle attività e degli eventi che caratterizzeranno e stanno già caratterizzando il lavoro suo e dei collaboratori. Dopo cinque anni dalla sua nomina come Direttrice il bilancio tracciato è del tutto gratificante e saranno ancor più determinanti i percorsi espositivi previsti nel prossimo futuro, a partire dalla mostra Metamorfosi. Ovidio e le arti, che si inaugura il 27 Giugno e si prevede di rilievo internazionale, mentre sono già fruibili le due esposizioni che fanno parte del progetto Ritorno alla Galleria Borghese, ovvero, Giovan Francesco Penni e la bottega di Raffaello (17 marzo – 10 maggio 2026), a cura di Lucia Calzona, e Marcello Provenzale da Cento. Un genio del mosaico barocco nella Roma dei Borghese (17 marzo – 10 maggio 2026), in collaborazione con la Pinacoteca civica di Cento, a cura della stessa Francesca Cappelletti ed Ettore Giovanati.
–La prima domanda che vorrei porti riguarda l’acquisizione da parte del Mic del Ritratto di Maffeo Barberini destinato a Palazzo Barberini; credo anche tu, che fosti tra le curatrice della grande mostra “Caravaggio2025” che per la prima volta mostrò al pubblico questo capolavoro di Caravaggio, in qualche modo hai auspicato che diventasse patrimonio pubblico; è così? Qualcuno però, a quanto leggo, critica la cifra spesa -30 milioni- dal momento che l’opera presentava danni alle vesti e agli sfondi (peraltro splendidamente restaurati!).
R: Personalmente sono solo felice che il dipinto sia diventato patrimonio pubblico. Mi sembra una scelta molto importante e civile. Per studiare, a questo punto, ci sarà tutto il tempo.-
–Veniamo ora alla Galleria. La domanda che vorrei porti riguarda il bilancio dell’anno passato perché dai dati pubblicati sul vostro sito mi pare abbia segnato un vero record. Quali sono stati i punti di forza che hanno consentito un risultato del genere ?
R: Si, effettivamente è stato davvero un anno fantastico; abbiamo superato i 630 mila visitatori con un incremento pari al 20% rispetto ai dati precedenti, cosa che -intendo sottolineare- non poteva avvenire senza il contributo eccezionale di tutto il personale che ha saputo svolgere in modo davvero molto efficace il proprio ruolo all’interno della Galleria; questo sicuramente è stato il primo punto di forza: la dedizione e l’impegno qualificante di tutti. In forza di ciò è stato possibile procedere a nuove aperture straordinarie ogni giovedì e venerdì, dalle 18,45 alle 20 e a prezzo ridotto, dare avvio ad esperienze immersive, per non dire di “C’era una volta” dedicato al ciclo delle volte dipinte che sono un’attrattiva straordinaria ma forse uno degli aspetti meno conosciuti della Galleria. L’estate del 2025 è stata caratterizzata da Racconti di luce, la proiezione di un videomapping sulla storia della Galleria, scientifico e spettacolare insieme, che ci ha consentito di ampliare il numero dei visitatori … Certo poi gli eventi espositivi sono stati determinanti, di sicuro rilievo internazionale.
– L’ultima ad esempio è una esposizione suggestiva dedicata allo scultore mongolo Zanabazar (la mostra si è chiusa lo scorso 22 Febbraio)

R: Si (1635–1723) è il più grande scultore mongolo di età moderna, considerato, per capacità innovativa, il Bernini della Mongolia.; l’evento si inserisce negli argomenti di studio promossi dalla Galleria come prosecuzione del percorso sul Barocco Globale (la mostra alle Scuderie del Quirinale fino alla scorsa estate, ndA), presentando due sculture straordinarie come la Tara verde e un autoritratto-scultura in bronzo dello stesso Zanabazar in trono. Siamo orgogliosi di aver realizzato questo evento, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Ulaan Bator, con il Museo Gengis Khan e con il Museo di Arte Orientale di Torino, dove le opere sono esposte al momento. Grazie alla Galleria Borghese per la prima volta queste opere hanno viaggiato verso l’Europa e sono state esposte in Italia.
–Per ritornare agli eventi che hanno che hanno caratterizzato la scorsa stagione espositiva tanto per l’antico che per il contemporaneo, mi pare doveroso citare quello su Giovan Battista Marino e il suo rapporto con le arti figurative chiusosi giusto nel febbraio dello scorso anno o sul versante del contemporaneo l’altro che aveva come protagonista l’artista Wangechi Mutu. Ecco mi spieghi meglio questa interazione, se posso dire così, tra il contemporaneo e l’antico che mi pare stia caratterizzando sempre più l’offerta artistica della Galleria?
R: Con le mostre dedicate a Giuseppe Penone nel 2023 e a Louise Bourgeois nel 2024 abbiamo cercato di integrare negli spazi della Galleria temi di ricerca che potessero portare uno sguardo contemporaneo sulla raccolta e sulla sua storia, con un percorso iniziato nel 2021 con l’approfondimento del tema della Natura e del Paesaggio all’interno della collezione della Galleria; lo scopo è quello di proporre una nuova visione -ma anche fruizione- del museo come spazio di trasformazione, di elaborazione di contenuti, dove interrogarsi.

Hai fatto riferimento alla personale dedicata all’artista keniota-americana Wangechi Mutu -l’ultima in ordine di tempo per un’artista contemporanea- che si è conclusa lo scorso settembre dal titolo Poemi della terra nera, dove proprio la “terra nera” si collegava ai Giardini Segreti della Galleria Borghese, che in effetti sono stati parte integrante del percorso espositivo. Del resto I Giardini segreti erano stati anche la cornice dell’evento, che ha avuto un grande successo di critica e pubblico, dedicato a Giuseppe Penone che com’è noto è universalmente riconosciuto come uno degli esponenti più importanti dell’Arte Povera da sempre interessato al rapporto tra uomo e natura.
–Possiamo dire insomma, per non andare troppo in là, unendo le due cose, che insieme con l’evento dedicato a Giovan Battista Marino, anche Poemi della Terra Nera muove dall’interesse che il museo rivolge al programma espositivo radicato nella natura stessa della Galleria Borghese, ovvero quello che ruota intorno al tema della poesia e della metamorfosi ?
R: Esattamente e infatti proprio dedicato al grande tema delle Metamorfosi è il prossimo grande progetto espositivo.
-D’accordo però prima di arrivare a questo evento mi pare opportuno dire che ne avete in cantiere altri due, che possiamo definire di carattere ‘interno’ cioè -cito dal vostro sito- Ritorno alla Galleria Borghese. Giovan Francesco Penni e la bottega di Raffaello (17 marzo – 10 maggio 2026), a cura di Lucia Calzona, e Marcello Provenzale da Cento. Un genio del mosaico barocco nella Roma dei Borghese (17 marzo – 10 maggio 2026), in collaborazione con la Pinacoteca civica di Cento, a cura tua e di Ettore Giovanati; ti chiedo: perché queste due esposizioni, che a quanto pare si sovrappongono ?
R: Sono due iniziative che abbiamo voluto proprio allo scopo di rivisitare e far rivivere la storia stessa della collezione permanente. Saranno ciascuna allestita in una sola sala, quindi saranno ben fruibili entrambe anche in una stessa giornata.

La esposizione dedicata a Giovan Francesco Penni ci dà in primis la possibilità di esporre un’opera dell’artista da noi recentemente acquistata, documentata fin dal terzo decennio del Seicento negli inventari del cardinale Scipione Borghese, ma allo stesso tempo anche di dare spazio a una riflessione sulla bottega di Raffaelo ed è il modo con cui la Galleria sottopone al pubblico in maniera se vuoi più attenta e significativa artisti, opere, protagonisti della storia dell’arte che vanno finalmente messi sotto i riflettori, un po’ come è stata del resto la mostra sulla pietra dipinta chiusa nel 2023 che ho curato insieme a Patrizia Cavazzini Meraviglia senza tempo. Pittura su pietra a Roma tra Cinquecento e Seicento; in poche parole, il calendario intreccia tutela e valorizzazione, sperimentazione e apertura internazionale, anche favorendo nuovi percorsi tematici, per i quali ci stiamo valendo di strumenti multimediali ed esperienze immersive che sicuramente rafforzano l’accessibilità e il dialogo con il pubblico, come stiamo verificando.
–L’evento più importante in calendario per questo 2026 credo sarà certamente quello cui accennavamo prima e che si svolgerà dal giugno al settembre prossimi, realizzata in collaborazione con il Rijksmuseum di Amsterdam, dal titolo Metamorfosi. Ovidio e le arti, che curi tu insieme con Frits Scholten: qui però fammelo dire giochi in casa.
R: Si, è vero, considerando a quali e quanti capolavori possiamo fare riferimento; e tuttavia posso anticipare che ce ne saranno altri, altrettanto importanti e provenienti da musei di tutto il mondo.
-Se ho capito bene la mostra è già in corso al Rijksmuseum, è così? E per questo ti avvali della collaborazione di Frits Scholten che è sovrintendente di Dipartimento della scultura al museo di Amsterdam?
R: E’ vero, la mostra si sta svolgendo ad Amsterdam, dove riscuote un grandissimo successo. Qui alla Borghese si articolerà secondo una caratterizzazione propria, e naturalmente sarà allestita seguendo una logica che rispetti e salvaguardi gli spazi e la storia stessa della Galleria Borghese, un tema questo su cui siamo impegnati con collaboratori di provata capacità e competenza. D’altra parte affrontare il tema delle metamorfosi è il doveroso proseguimento di un percorso che la Galleria Borghese ha intrapreso da tempo, considerando l’inclinazione alla poesia di Scipione Borghese, a cui naturalmente secondo me occorre richiamarsi ogni qualvolta si mettono in atto eventi espositivi perché in sostanza ci offrono anche l’opportunità di contribuire a definire la rete dei suoi consiglieri e corrispondenti in anni cruciali per la nascita della collezione, gettando tra l’altro nuova luce sul carattere del collezionismo seicentesco. Come si può capire iniziative di questo tipo rappresentano un importantissimo strumento di lavoro, ricerca ed approfondimento che coinvolge prima di tutto i nostri studiosi per raccontare sempre meglio la figura e l’opera di Scipione, su cui certo molto già si è scritto, tanto che lo conosciamo come tra i più determinati collezionisti del tempo, ribadendone il profondo – e talvolta totalizzante – coinvolgimento nell’ambizioso progetto di creazione della propria collezione poi divenuta Galleria aperta al pubblico.
-Il titolo Metamorfosi. Ovidio e le arti richiama ovviamente al famoso poema dello scrittore romano vissuto tra il 43 a.C. e il 17 d.C., composto a quanto pare prima dell’esilio ed incentrato sulle storie della mitologia classica; perché questo testo e la esposizione che ad esso si richiama dovrebbe interessare il pubblico d’oggi?
R: Innanzitutto perché ci introduce all’interno dei grandi miti greci e latini, ai simboli del mondo antico, a figure e a personaggi che hanno acceso la creatività e l’immaginazione degli scrittori e degli artisti di ogni epoca; ma soprattutto le Metamorfosi è un testo fondamentale che ancora oggi appartiene a tutti noi. Ovidio affronta il rapporto uomo natura, il legame profondo che esiste tra esseri viventi, dentro una realtà che muta; non per caso Ovidio insiste sulla fluidità dell’esistenza: la sua idea consiste nell’individuare nella trasformazione la vera forza che muove ogni cosa, compresa la produzione artistica.
-Quindi potremmo ritrovare nella esposizione che basa sulla poetica di Ovidio oltre a tematiche direi ovvie tipo il tema dell’amore e dei potenti sentimenti come la passione, la gelosia, il desiderio di vendetta, ecc. perfino spunti di sicura attualità, che so? i diritti civili, la questione dei generi, del patriarcato, e magari anche i cambiamenti climatici, è così? Sono temi peraltro con cui effettivamente un grande museo come la Borghese dovrebbe misurarsi.
R: Certo Ovidio non è l’inventore dei miti, ma la rielaborazione e la rilettura da lui proposte hanno sicuramente reso immortale la memoria di quelle storie. I passaggi da uno stato all’altro, le trasformazioni temporanee degli dei, spesso volte a ingannare gli umani, quelle definitive di questi ultimi, in fiori, alberi e stelle, ci rendono l’universo magico e animato, in grado di riassorbire dolore e disperazione, di donare un passato narrativo alla materia e alla sua bellezza.
–Dicevamo prima come nella Galleria Borghese ci sono numerose testimonianze di ‘metamorfosi’ ma hai fatto cenno anche a capolavori che arrivano da musei internazionali. Non ti chiedo quali, per non scoprire troppo le carte di una mostra peraltro prossima, ma invece vorrei sapere se chiedendo prestiti ad altri musei comporta poi essere disposti a prestare a tua volta; in una parola, sei favorevole allo scambio di opere tra istituzioni museali?
R: Se una istituzione museale di rilievo internazionale presenta un progetto interessante e scientificamente valido e originale, la valutazione del prestito parte in maniera favorevole. Certamente la possibilità di concedere il prestito è ancorata alle condizioni di conservazione e alla loro analisi caso per caso. Quando poi si stabiliscono rapporti di collaborazione, certamente anche il processo dei prestiti diventa più scorrevole. Ma la salvaguardia delle opere e della loro possibilita di essere studiate, di trovare una nuova voce in contesti differenti sono sempre le motivazioni di base che guidano le nostre scelte.
-La domanda nasce anche perché è in corso come è noto una importante mostra a Palazzo Barberini su Bernini e i Barberini, dove il Direttore Salomon ha assicurato (dietro mia precisa domanda durante la conferenza stampa di presentazione) di non aver impegnato il museo da lui diretto a ricambiare, diciamo così, con opere di Palazzo Barberini o Corsini, nonostante sia stato in grado di avere in prestito sculture straordinarie da vari istituti museali internazionali. Mi viene da chiederti perché la Galleria Borghese -dove pure Bernini è di casa, se così posso dire- non abbia contribuito ad una esposizione così di rilievo.
R: Noi abbiamo contribuito e coltiviamo un ottimo rapporto con palazzo Barberini, abbiamo realizzato eventi di grande importanza insieme; su questo evento che è in corso a Palazzo Barberini abbiamo dato tutta la nostra disponibilità ma ovviamente non ci hanno chiesto prestiti impossibili di opere che certo non si possono spostare. Tra palazzo Barberini e la Borghese ci saranno un paio di chilometri di distanza, dunque chi vuole può proseguire la visita a Bernini in poco tempo per vedere gli inamovibili capolavori di Gian Lorenzo.
-Parliamo adesso del museo, si parla molto del ruolo ‘sociale’ del museo come promotore di inclusione, di partecipazione, perfino di sostegno, in grado di rispondere agli interessi e ai bisogni di una fascia di popolazione – specie in condizioni sociali e politiche come quelle che stiamo vivendo-, che va oltre quella degli addetti ai lavori e degli amanti delle belle arti. Tu come la vedi?
R: Sicuramente è’ un tema di grande importanza oltre che di straordinaria attualità; attirare pubblici ampi e diversificati, rivolgere l’attenzione a quanti spesso ignorano la forza che hanno le iniziative culturali nel loro complesso nel favorire lo sviluppo di relazioni interpersonali, nel promuovere inclusione, nel far maturare responsabilità, perfino nel contrasto a pregiudizi e a difficoltà esistenziali. Come sai abbiamo un programma didattico intenso: per esempio abbiamo aderito al progetto La città educante del Comune di Roma, potenziando la rete di istituti scolastici coinvolti, il lunedì, in visite che non si esauriscono con un solo evento, ma prevedono lezioni in classe e svolgimento di attività misurate sull’età e la preparazione dei ragazzi. L’attività di accessibilità è anch’essa molto intensa e originale, con la creazione di podcast, come quello Al di là del marmo, e con le visite rivolte a pubblico con disabilità e non. Le visite coinvolgono tutti insieme, creando un’esperienza importante di condivisione.
-E per uscire dalle dichiarazioni, cosa può mettere in campo la Galleria Borghese diciamo così di carattere pratico?
R: Varie importanti iniziative sono già in corso come facevo riferimento prima, che peraltro, per l’appunto ci hanno consentito un sostanziale straordinario allargamento della fascia di visitatori nell’anno trascorso; ma è ovvio che si può anzi si deve sempre migliorare. Ad esempio i nuovi percorsi tematici cui facevo cenno all’inizio, come pure le esperienze ‘immersive’ alle quali ci stiamo dedicando da qualche tempo aumentando l’offerta della Galleria allo stesso tempo rafforzano il dialogo con il pubblico, confermando inoltre il ruolo di laboratorio vivo, di ricerca e di innovazione che ci caratterizza.
-Invece riguardo alle strutture del museo, biblioteca, laboratori … ?
R: Siamo impegnati a mettere a disposizione l’accesso alle varie realtà del museo, cioè la biblioteca, l’archivio fotografico, i laboratori e così via, tenendo ovviamente però presenti quali sono gli spazi limitati a disposizione; sicuramente cerchiamo sempre di favorire in tutti i modi quanti hanno desiderio di usufruire di questi spazi, specie quando si tratta di studiosi interessati. Inoltre per quanto ci riguarda direttamente si può contare finalmente sul catalogo generale online consultabile da chiunque.
-Ci avviciniamo alla conclusione però vorrei farti questa domanda che nasce da una considerazione. Quando si progetta una esposizione, ad esempio quelle che state per varare, il museo diviene dinamico, cioè a me viene da pensare ad esempio come si metta in moto una macchina che vede partecipe l’architetto per gli allestimenti, l’esperto di comunicazione, di design, di web, di illuminazione ecc; poi dopo l’inaugurazione solitamente stra affollata è come se ci si fermasse, ossia al dinamismo succede la staticità; non è così?
R: Ho capito quello che vuoi dire e in qualche misura non hai del tutto torto, perché naturalmente aver condotto un lavoro che ha impegnato l’attivazione di tutte quelle figure che hai nominato, cui potrei aggiungerne altre, comporta poi un senso di pausa, un guardarsi indietro a valutare quanto realizzato; ma si tratta di una sensazione che se c’è dura poco ti assicuro; tieni presente che al varo di un evento espositivo poi seguono le numerose iniziative tese a favorirne l’affermazione, con presentazioni, convegni, incontri culturali collegati, senza dire cosa si mette in moto dentro il museo, con i controlli, le guide, la sorveglianza e così via. Se il nostro compito, come si diceva prima, è sviluppare inclusione e conoscenza; il museo deve costantemente essere dinamico.
-Un’ultima domanda la faccio sul lato personale. Sono ormai cinque anni che dirigi la Galleria Borghese; hai non dico rimpianto ma qualche nostalgia per aver lasciato l’insegnamento universitario?
R: Avendo sempre amato lo studio e la ricerca e il contatto con gli studiosi, ho trovato un altro luogo in cui tutto questo si realizza. In un museo la ricerca è fondamentale, le novità che arrivano possiamo dire quotidianamente nel campo della storia dell’arte inducono ad una costante attenzione, all’innovazione, al cambiamento; tu che dirigi una rivista d’arte sai bene come quasi ogni giorno escano novità su quella possibile scultura di Bernini, per non dire su quel possibile inedito Caravaggio e come sia necessario verificare, analizzare, soprattutto impegnarsi con una prospettiva etica e sociale, che giustamente hai richiamato prima, pensa -oltre a quanto già accennato-, alla responsabilità verso chi ci segue, e soprattutto verso i nostri utenti più giovani per la cui formazione e preparazione dobbiamo sempre avere il massimo della considerazione.
-Insomma nessun rimpianto!
R: La Galleria Borghese è impegnativa al punto di riempire le giornate ed è anche un luogo che continuamente suscita idee e progetti, incontri e amicizie e che tiene insieme ricerca e patrimonio culturale. Chi studia qui ha porte aperte e opportunità. Ho seguito e letto tante tesi, di laurea, specializzazione e dottorato da quando sono qui…
P d L Roma 22 Marzo 2026
