di Marco FIORAMANTI
ROMA, Teatro Marconi
Le Belle Notti
di Gianni Clementi
Impianto scenico e regia Claudio Boccaccini
Cast: Angelica Accarrino, Corinna Angeloro, Mattia Aquilani, Niccolò Bambi, Iulia Bonagura, Tommaso Bocconi, Margherita Cellini, Chiara Colonna, Alessia De Simone, Luca Materazzo, Ignazio Martorano, Leonardo Pandolfi, Camilla Pujia, Aramis Reibenspiess, Manuel Rosati, Luca Salzarulo, Chiara Silano.
23-26 ottobre e 13-16 novembre
CAPOVOLGIMENTI DI SOGNI
Sono belle le notti romane di questi studenti, decisi a occupare per la prima volta il proprio liceo, il Dante Alighieri, convergendo tutti i loro ideali, le loro utopie, in uno spirito di gruppo.
Diciassette giovani ragazzi, tutti (o quasi) costantemente in scena per quasi due ore nel doppio ruolo di coetanei sessantottini e, trent’anni dopo, immaginati interpreti dei figli degli stessi protagonisti barricati in quella scuola.
L’autore sceglie una data simbolica per raccontare il primo giorno di occupazione, quel tragico 12 dicembre del ’69 in cui diciassette persone persero la vita nella prima di una lunga serie di stragi, tuttora impunita. I ragazzi, euforici, al seguito di Simone, leader riconosciuto dal gruppo, si organizzano con cambi di guardia, provvedono alla cucina, stampano volantini al ciclostile, cantano le canzoni degli Inti-Illimani, s’innamorano – il loro linguaggio è greve come deve essere – discutono, inneggiano al Che e a Jim Morrison, suonano la chitarra e il sax, ascoltano i Nomadi e i Rokes, costruiscono gabbiani di cartapesta e s’incazzano se qualcuno fa sparire il barattolo di vinavil (scena esilarante con il primo dei tanti applausi a scena aperta). Credono fermamente nel loro essere protagonisti di un cambiamento epocale.
La notizia dello scoppio della bomba di Piazza Fontana rappresentata in proiezione con immagini di repertorio congela la scena, mentre i Beatles cantano Let it be. Il tempo corre veloce, siamo negli anni 2000, la scuola occupata è sempre la stessa, ma tutto è cambiato, la società stessa è cambiata, i ragazzi, omologati, insicuri, legati al loro cellulare come un cane alla catena, hanno smorzato i loro sogni, vittime della globalizzazione soccombono nell’inseguimento di falsi miti e mode trendy.

Solo il monologo finale della giovane donna vestita di bianco, che l’autore fa vivere come “non nata”, né anima né fantasma, solo ‘desiderio’, potrà, nonostante tutte le crepe della vita, spingere a credere nuovamente nel sogno e nei momenti di luce, intimi e indimenticabili, delle ‘belle notti’.
Chissà se fossi nata io magari Simone non sarebbe cambiato così tanto. Se fossi nata io, ma io non sono mai nata, non sono niente io, non posso fare niente, non sono un’anima né un fantasma, sono solo un desiderio, represso, ma pur sempre un desiderio. […] Questa è una bella notte e io vorrei che questa notte, la notte che sta per venire fosse bella per tutti davvero, indimenticabile, senza dolore, perché per il dolore tanto c’è tempo… E le nostre belle notti nessuno le potrà mai toccare, sono nostre, e anche un po’ mie.
Complimenti all’autore, al regista e a tutto il cast. Uno spettacolo da diffondere.
Marco FIORMANTI Roma 25 Ottobre 2025



