di Rita RANDOLFI
Non si poteva trovare un titolo più azzeccato di questo, Apparizioni,  per la personale di Claudio Palmieri organizzata da CoopCulture e curata da Romina Guidelli. Ventuno sculture, che documentano l’intera carriera dell’artista, si materializzano davanti agli occhi increduli del visitatore che si introduce nei meandri sotterranei delle meravigliose case romane del Celio.
La storia si incontra con il momento presente in un perenne fluire del tempo.

Attraversando le sale sembra di poter ascoltare la voce di Lavoisier “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” e magicamente le parole del celebre chimico-filosofo prendono corpo. Le sculture di Palmieri si muovono nello spazio, sono come abitate da uno spirito vivo che le fa dialogare con tutto ciò che le circonda, ed è sufficiente girarci attorno per poter ricevere sensazioni nuove.
E così vicino l’altare della stanza dei finti marmi prende vita La Sposa dal volto velato, che sembra volersi disfare del suo abito bianco dalle mille sfumature, per fluttuare nello spazio sussurrando parole misteriose.
Le forme Aliena Biomorfa e Solfurea sono figure fitomorfiche, uomo e pianta, come se la natura inglobasse l’uomo, in una costante metamorfosi.

Prigione, chiaro omaggio, anche nel titolo, a Michelangelo, rappresenta quel processo, già avviato dal Buonarroti, di ribellione della materia alla materia stessa, quel desiderio di diventare altro, di liberarsi dalla pesantezza di un corpo, che può essere percepito come ingombrante. Ma tale processo è doloroso, e le sculture si piegano, si contorcono, rivelano lo strazio, la fatica, ma anche l’incontenibile desiderio di divenire altro.


Viceversa le Figure d’acqua rappresentano la capacità della materia di accogliere, accogliere conchiglie, molluschi, alghe, concrezioni, in un abbraccio di vita e di vitalità . Del resto Palmieri celebra Eraclito e si identifica in quel Panta rei,  dove tutto scorre, nulla è immobile.
Adamo ed Eva sono l’uno il contrario dell’altro, l’una il riempimento dell’altro, in un gioco di pieni e vuoti e di rimandi cromatici che si completano vicendevolmente, celebrando l’unione nella diversità nel modo di essere, di stare al mondo, di relazionarsi con l’altro, di sentire.

Il ricordo del militare Sebastiano, martirizzato sotto Diocleziano, si concretizza in una lamina di metallo che rinvia alla cotta da soldato, macchiata del sangue del sacrificio, in un dialogo silenzioso e attivo con Giovanni e Paolo che proprio qui, al Celio, dimorarono e furono uccisi.
Del resto l’artista stesso ha intuito qualcosa di trascendente, un fil rouge tra se stesso e gli spazi ospitanti la mostra.
«Quando mi fu proposto di installare le mie sculture verticali nelle Case Romane al Celio, non avevo inizialmente realizzato che quel luogo lo avevo già attraversato, molti anni prima, in un’esplorazione giovanile e avventurosa. Avevo sedici anni, una candela in mano nel buio ignoto e l’incoscienza come guida: fu un viaggio ancestrale attraverso le Cave del tempio di Claudio i loro passaggi stretti e le grandi grotte dal fascino quasi esoterico (…). Forse non si è trattato solo di un invito, ma di una chiamata simbolica, un ritorno magico a reinterpretare, attraverso la materia e la forma, quella mia remota esperienza giovanile — un incontro tra memoria, tempo e creazione».
Memoria, tempo, creazione, natura trasformazione sono le parole chiave dell’arte di Palmieri.

Qua e là occhieggiano le celebri Rose  impalpabili e tangibili al contempo, in quel vorticoso aggrovigliarsi dei petali, che ancora una volta esalta il dinamismo dell’esistenza. Palmieri le ha volute strategicamente esporre in alcune sale, come quella del Ninfeo, per evocare il significato di questo fiore presso i romani. La rosa, infatti, era simbolo di amore, secondo il mito di Adone e Afrodite, ma anche di morte e rinascita, per il suo inconfondibile profumo e le sue proprietà medicamentose.
Infine l’ultima opera realizzata dal maestro E-vento si presenta come un inno gioioso alla nascita, considerata l’evento per eccellenza, l’atto creativo che genera ciò che prima non esisteva, ma allo stesso tempo si pone come una riflessione sul cambiamento – il vento spoglia gli alberi, arrotonda le montagne – sulla fragilitĂ , che tuttavia non spezza, non frantuma, ma conferisce una nuova forma e dunque ri-crea.

Palmieri artista, filosofo, sperimentatore dei materiali più diversi, dal metallo alla ceramica, dalle stoffe alla plastica, rivela la sua anima e si diverte ad imitare la natura, di cui per un attimo, cerca di bloccare il corso in sculture che, tuttavia, non riescono a stare ferme e impongono anche a chi le osserva di danzare con loro. Persino l’illuminazione contribuisce a potenziare il dinamismo delle opere, le cui ombre si proiettano sulle pareti affrescate, sui pavimenti antichi, evocando altre presenze, in un viaggio tra realtà e illusione, tra esterno e interno, tra passato e presente. Nella magia di questo viaggio, Palmieri ci vuole condurre come un saggio demiurgo, capace di far sognare oltre il possibile, con le sue magiche Apparizioni.
La mostra sarĂ visitabile fino al 22 marzo 2026.
Rita RANDOLFIÂ Roma 4 Gennaio 2026

