di Beatrice CUMINO
Beatrice Cumini è laureata all’Università Cattolica di Milano in Economia e Gestione dei Beni Culturali e con un master di ricerca in Storia dell’Arte Antica presso l’Università di Edimburgo, ha lavorato per Sotheby’s, la National Portrait Gallery di Edimburgo e Il Giornale dell’Arte. Dopo queste esperienze, si è dedicata alla gestione di collezioni private in Italia, attività che oggi svolge ad Amburgo, in Germania, per un museo. Appassionata lettrice e studiosa, ama occuparsi di divulgazione e recensione di nuove pubblicazioni. Con questo articolo inizia la sua collaborazione con About Art.
Con L’arte del Quattrocento in Italia, Andrea De Marchi offre una guida straordinariamente densa e raffinata alle vicende artistiche della prima metà del Quattrocento.
Il libro accompagna il lettore in un percorso cronologico che non è soltanto una successione di nomi e date, ma una vera immersione nella complessità di un secolo decisivo. De Marchi invita a “comprendere in profondità” l’incalzante avvicendarsi di opere e artisti, restituendo la vitalità di un periodo in cui le forme, le tecniche e le idee si trasformano con una rapidità senza precedenti.
L’impianto dell’opera è rigorosamente scandito per decenni, in una struttura che l’autore riconosce come erede della tradizione vasariana. Ogni decennio costituisce un quadro critico a sé, graduato nel tempo e nello spazio, dove le opere vengono messe in relazione e valutate per differenze.
Non si tratta, tuttavia, di una semplice cronaca dei grandi maestri. De Marchi sceglie di raccontare anche le realtà minori, le dissonanze e le resistenze, mostrando come proprio nei margini si manifestino le sperimentazioni più radicali. Il suo approccio è volutamente “dialettico e polifonico”: la storia dell’arte non è una linea retta che da Firenze porta al Rinascimento, ma un mosaico di scuole regionali, di committenze e di linguaggi che si influenzano e si rispondono reciprocamente.

Esemplare in questo senso è la lettura che De Marchi dedica alla “Madonna della Melagrana” di Jacopo della Quercia. Lo studioso ne parla con una partecipazione quasi viscerale: Jacopo, scultore senese educatosi a Lucca e poi profugo a Bologna, “vive senza turbamenti la tumultuosa e contraddittoria transizione fra Gotico e Rinascimento”. La sua Madonna, concepita per un tabernacolo ligneo, è emblematica della maniera gotica internazionale: un’opera in cui l’artista plasma e avvolge i volumi, restituendo alla pietra una vitalità prorompente e quasi organica.
Tra gli esempi più significativi della prima sezione del libro, dedicata al decennio 1400–1410, si distingue anche il “Sant’Ansano” di Francesco di Valdambrino, scultura in legno dorato e dipinto oggi al Museo dell’Opera del Duomo di Siena. De Marchi la descrive come un vertice di grazia, in cui il gotico internazionale si traduce in una sensibilità naturalistica delicatissima: i volti giovanili dei santi, le labbra pronte a schiudersi, gli sguardi teneri e vivi rivelano una “verità palpitante di carne”. L’opera, destinata alla Sacrestia della Cattedrale come reliquiario in scala naturale, univa devozione e teatralità, trasformando la materia lignea in un “tableau vivant” di intensa partecipazione emotiva.

Un altro episodio emblematico è il Monumento a papa Martino V Colonna, commissionato nel 1418 a Jacopino da Tradate e concluso nel 1424, oggi al Museo del Duomo di Milano. Con questa statua marmorea, che ritrae il pontefice in cattedra, De Marchi mostra come la scultura pubblica del primo Quattrocento potesse diventare strumento politico oltre che celebrativo: un omaggio di fedeltà dei Visconti al papa romano, ma anche una testimonianza del crescente prestigio di Milano come centro artistico capace di dialogare con Roma e con le corti europee.
Questi sono soltanto pochi esempi tra la ricchissima costellazione di opere e casi che De Marchi convoca nelle sue pagine: un repertorio ampio e sorprendente, che abbraccia scuole, materiali, committenze e sensibilità diverse, sempre con la stessa profondità analitica e partecipazione critica.
La scansione cronologica dell’opera è una lente per comprendere la genesi del Rinascimento “all’insegna delle grandi imprese corali, dei concorsi e delle emulazioni” che animarono i cantieri di Bologna, Venezia, Firenze e Milano. Ogni città, ogni committenza, contribuisce a un linguaggio comune e insieme plurale.
Il Rinascimento italiano, ci ricorda De Marchi, non può essere ridotto a un’idea monolitica: accanto ai capolavori dell’architettura e della scultura, fiorisce una cultura materiale ricchissima, che comprende l’ornamentazione istoriata dei cassoni nuziali, i forzieri, gli arredi domestici. È in questi oggetti quotidiani che si riflette la stessa tensione verso il bello, la narrazione e il simbolico.
Alla fine della lettura, resta la sensazione di aver viaggiato dentro la prima metà del secolo, accompagnati da una voce che scrive con la dolcezza e la vicinanza di chi sembra aver conosciuto personalmente gli artisti. De Marchi racconta come se fosse stato presente, come se gli autori gli avessero confidato i propri segreti e le storie che legano ciascuno alla propria opera.
L’arte del Quattrocento in Italia (1400–1450) è un libro colto e accessibile, curato in ogni dettaglio e arricchito da un apparato iconografico di grande valore. È, soprattutto, un invito a guardare di nuovo al Quattrocento non come a un punto d’origine mitico, ma come a un crocevia vivo, complesso e sorprendentemente umano.
Beatrice CUMINO Torino 26 Ottobre 2025
L’Arte del Quattrocento in Italia. I. 1400 – 1450
di Andrea De Marchi, 322 pp., ill. b/n e col., Einaudi, 2025, € 36
