di Marco FIORAMANTI
Carla Cenci
LâANGELO ALTROVE – poesie
Lepisma Floema 2024
Tu non sai che le cose immortali le avete a due passi.
(Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò)
Quando un poeta sceglie un particolare occhiello per la sua raccolta di versi apre al lettore il suo metaverso piĂš intimo, ci introduce nel suo mondo interiore offrendoci la chiave di rimemorazione attraverso un dialogo reale e immersivo. Carla Cenci prende in prestito il Pavese dei miti greci, sceglie i Dialoghi con Leucò, il libro che aveva sul comodino lâultima notte.
Ă Mnemòsine, madre delle Muse, dea della memoria, che si rivolge a Esiodo esortandolo a raccontare ai mortali la sacralitĂ nelle cose terrene, transitorie. Le scene di vita quotidiana che lâautrice ci propone – come ad esempio Lâalbero, La finestra, Il tergicristallo, quasi Natale, il gessetto, il cipresso – riescono nel corso della lettura a trasformarsi, ad acquisire una propria aura magica per essere trasportate sulla riva opposta, quella invisibile di una concordanza esoterica.
Scrive nella prefazione Giuseppe Cerbino:
âCarla Cenci sviluppa una scrittura ellittica ricca di strategie analogiche e con una costruzione sintattica, che, a mio avviso, richiama molto lâermetismo degli anni â30 come ad esempio il Luzi de La Barca (cosĂŹ scrive la poetessa in alcuni versi: A masticare un gorgo/i soldati in mĂŠnage di fango e i cuori/ sotto giacche di perbene apparenti) senza disdegnare però la versificazione limpida di un Saba o di un Penna (CosĂŹ chiara la notte. Una stella /sui fioretti alla fame chini, al gelo /delle tramvie deluse dallâazione). [âŚ]  Anche il cielo si è ridotto a riconoscersi solo come terrestre; è il cielo dâacciaio di Elio Pagliarani che ânon finge Edenâ e ânon concede smarrimentiâ.

Il commento a un libro di poesie non può non tener conto della presenza di almeno una lirica completa affinchÊ il lettore possa rendersi conto, in prima persona, se condividere o meno i gusti del recensore, prima di valutarne un possibile acquisto.
Ho scelto – Gli Occhi – la lirica che apre alle cinquantasei del florilegio âcencianoâ per individuarne i tratti pertinenti: lâuso fluido delle parole, la percezione del mondo, gli accostamenti semantici, le antinomie radicali, lâapertura liberatoria.
Lâinafferrabile marzo negli occhi
che racconta di seĚ, nelle conchiglie
del desiderio piene del possibile.
Cavi bisogni, continue le retine
negli ingorghi, nel benzene staccate
dal cedere monotono dellâauto
stanche di terra verso nubi antiche,
digiune dâoltre, per mangiare il cielo.
 E poi da dove per mano fluiscono
nei crocevia ai guadi pedonali
un uomo in impeto chiaro e un bambino,
da quante scorie o letti nella gola
di quel momento. Tutto dentro gli occhi,
ogni adesione, fino ad ogni palpebra
gli estuari, lâesistenza gonfia. E loro
solo di unâorma amore, nostalgia,
di un fondo dâalbatro incontrato un giorno. Â
Marzo, instabile e sfuggente mese, parla di sĂŠ, dellâascolto e della consapevolezza del reale, contenuti in una conchiglia, lĂ dove sembrano racchiuse da tempo immemore le onde dellâoceano, e vibra di desiderio verso il futuro. Ma è il flusso del quotidiano, lâalienante routine delle macchine (ingorghi, benzene, auto) e la gravitĂ che le tiene ancorate a terra, a liberarsi e spingerle verso lâalto, su fino alle nuvole, a sfamarsi di blu.  La seconda strofa introduce lâumano e il tempo delle generazioni, i soggetti sono un uomo e un bambino, e lâattimo del qui-e-ora. La vorace assimilazione degli occhi, ad ogni battito di palpebra, nei confronti del Tutto, lascia un segno – impronta visibile -, una sensazione amorosa nostalgica rivolta al ricordo lontano dellâalbatro baudelairiano, angelo mitico e puro.
Gli Occhi di Carla Cenci non guardano solamente, vedono oltre il visibile, accostano immagini a immagini, percepiscono lâappesantimento alienante dellâaria fino a oltrepassare lo sguardo a cercare un respiro ampio, a invocare un anelito, verso il cielo, negli estuari, a cavallo di un albatro.
Carla Cenci, romana, di formazione filosofica, ha partecipato alla vita culturale della sua cittĂ con collaborazioni redazionali, articoli e recensioni. Studiosa di comunicazione visuale, ha pubblicato il testo Immagine e visione (Universitalia, 2014). Le sue poesie sono presenti su riviste e in sillogi frutto del riconoscimento conseguito nella partecipazione a concorsi letterari.
Marco FIORAMANTIÂ Roma 14 Giugno 2026

