“La traviata” di Giuseppe Verdi torna al Teatro dell’Opera con i costumi di Valentino

di Claudio LISTANTI

Quando si parla de La traviata di Giuseppe Verdi si pensa subito ad un capolavoro assoluto tra i più grandi della Storia della Musica e dell’Opera, al quale molti specialisti attribuiscono la palma di opera più rappresentata al mondo.

In questi giorni il Teatro dell’Opera di Roma sta proponendo al pubblico un allestimento del capolavoro verdiano appartenente al proprio repertorio, creato nel 2016 per la regia di Sofia Coppola con la collaborazione di Valentino Garavani per i costumi, più volte rappresentato sul palcoscenico del teatro romano sempre con notevole successo di pubblico. Nell’informare i nostri lettori dell’esito dello spettacolo non porremo in evidenza le peculiarità storico-musicologiche del capolavoro in quanto si tratta di un’opera di larga conoscenza popolare ma, nel contempo, ci sembra giusto ricordare in maniera del tutto sintetica quali sono le particolarità nell’ambito della produzione verdiana.

Fig. 1 La traviata regia di Sofia Coppola. Foto Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma

La traviata appartiene, assieme a Rigoletto e Il trovatore, alla cosiddetta ‘trilogia popolare’ proprio per la sua immensa popolarità che la unisce agli altri due capolavori verdiani del periodo 1851-1853, per una unitarietà di base che li rende capolavori inossidabili dell’epoca e della produzione verdiana.

Ma La traviata è importante per un altro aspetto fino a qualche anno fa poco evidenziato ma, oggi, critici e storici sono concordi a riconoscerle un altro aspetto dell’evoluzione del teatro per musica. Se rimaniamo all’interno del catalogo verdiano possiamo considerare che La traviata, concepita nel 1853, può essere accumunata per diversi aspetti che riguardano la drammaturgia a Luisa Miller del 1849 e Stiffelio del 1850. Queste tre opere compongono una sorta di trittico che ha come comune denominatore il fatto di avere una ambientazione ‘borghese’ elemento che pone Verdi come una sorta di sperimentatore.

L’ambiente dove matura il dramma borghese di Luisa Miller e la psicologia della protagonista con il suo rapporto con il promesso sposo Rodolfo strideva con le consuetudini dell’epoca. Un dramma di carattere borghese è anche Stiffelio dove assistiamo anche al perdono dell’adulterio da parte del protagonista verso la moglie Lina per giungere poi, nel 1853, con un altro dramma di questo tipo con Violetta de La traviata, una prostituta che si redime con l’amore per Alfredo per una storia che scuote anche il pedante ambiente familiare del suo amato dal quale, la sua terribile malattia che l’affligge, la porta a doversi distaccare quando sopraggiunge la morte.

Per il teatro d’opera di quegli anni erano argomenti impensati ma Verdi era artista favorevole alla sperimentazione e, soprattutto, alla ricerca di nuove vie e l’esperienza di queste opere che abbiamo citato fu senza dubbio determinante per giungere alla sua idea di opera lirica che si sviluppò nel tempo e che produsse i suoi capolavori della vecchiaia il cui stile può aver spalancato la strada per il teatro del ‘900.

Fig. 2 Ekaterina Bakanova durante la seconda scena del secondo atto. Foto Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma.

La traviata, come accennato, è una delle opere più rappresentate al mondo ed il Teatro dell’Opera di Roma l’ha inserita nella sua iniziativa di creare, all’interno della sua programmazione, una sorta di teatro di repertorio per diffondere i titoli più popolari come appunto Traviata e rappresentati con allestimenti che, scenicamente, si collocano nel solco della tradizione, lontani quindi da certe astrusità registiche che tutti conosciamo e che, nella nostra frequentazione dei teatri lirici, rileviamo essere più graditi al grande pubblico.

Allo scopo gli organizzatori hanno utilizzato una edizione del 2016 quando il capolavoro verdiano fu prodotto in un allestimento curato dalla regista Sofia Coppola con le scene di Nathan Crowley ed i costumi del grande stilista Valentino Garavani che ebbe la collaborazione di Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli. Dal 2016 questo allestimento de La traviata, anche se con costumi diversi, è stata ospitato più volte in palcoscenico con un alto numero di recite e la partecipazione di cantanti di ottimo livello. L’iniziativa ha riscosso un enorme successo di pubblico che è convenuto numeroso ad assistere alle recite, dimostrazione chiara della sua validità.

Fig. 3 La traviata, una scena d’insieme del secondo atto. Foto Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma.

Nella stagione in corso lo spettacolo è stato ripreso per complessive otto recite che si concluderanno il 30 giugno prossimo. Sono stati utilizzati i costumi di Valentino Garavani cosa che ha reso queste recite un omaggio al nostro grande stilista e indiscusso uomo di Moda scomparso nel gennaio di quest’anno. Inoltre c’è stata la collaborazione di di Vinicio Cheli e i video curati da Officine K.

Le recite in programma sono state affidate, per le tre parti principali a diversi cantanti più in vista nel panorama lirico mondiale, proponendo così una sorta di piccolo festival delle voci con il ruolo della sfortunata Violetta affidato a Ermonela Jaho, Nadine Sierra ed Ekaterina Bakanova. Nel ruolo di Alfredo è stato affidato ai tenori Dmitry Korchak, Xabier Anduaga e Antonio Poli mentre in quello di Giorgio Germont baritoni del calibro di Amartuvshin Enkhbat, Luca Salsi, Simone Piazzola e Ludovic Tézier.

Nel presente articolo riferiamo della recita del 23 giugno che si è svolta davanti ad un foltissimo pubblico così come, da notizie ricevute, le diverse repliche previste.

L’allestimento ha confermato tutte le sue qualità, vale a dire una semplicità di fondo per una regia, quella di Sofia Coppola, ridotta all’essenziale senza sussulti e sconfinamenti che per oggi non è poco. Semplici ma eleganti le scene con uno spettacolo che scivolava via senza sussulti particolari. È rimasto però l’inconveniente principale, l’imponente scala che occupa la casa di Violetta al primo atto che dall’alto finisce per arrivare al centro della scena con evidente impaccio per l’insieme, utile solo per offrire al pubblico una sorta di défilé per ammirare il costume della protagonista. Per il resto scene sufficientemente colorate e utili per apprezzare l’evoluzione della trama.

Fig. 4 Ekaterina Bakanova nel primo atto. Foto Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma.

Qualche problema è nato dall’esecuzione affidata alla bacchetta di Francesco Ivan Ciampa che non ha saputo neutralizzare i rischi di carattere interpretativo di una produzione come questa che i detrattori del ‘teatro di repertorio’ avversano perché producono esecuzioni poco curate. Ciampa è direttore d’esperienza, come certifica il suo curriculum, ma non è riuscito a dare all’esecuzione il giusto impulso, soprattutto per la scelta dei tempi e per l’assenza della cantabilità verdiana. Questo dipende anche dalla girandola di cantanti prevista dal programma che, a nostro avviso, limita il numero delle prove.

Tale situazione è apparsa in special modo nel primo atto quando l’esecuzione ci è parsa modesta per una evidente mancanza di fusione tra canto e parte strumentale che ha influito sulla realizzazione dell’insieme. Con il procedere della serata, però, man mano che la temperatura del dramma si intensifica progressivamente fino alla tragedia finale, l’esecuzione è apparsa senz’altro più omogenea e rafforzata in relazione alle diverse componenti dello spettacolo che ha reso l’ascolto piacevole e più coinvolgente.

La compagnia di canto della recita alla quale abbiamo assistito (23 giugno) era guidata nel ruolo di Violetta Valery dal soprano russo-ucraino Ekaterina Bakanova cantante in possesso di una lunga e provata carriera all’interno della quale c’è anche il ruolo di Violetta da lei affrontato per la prima volta, e con successo, a Londra. Qui a Roma la sua prova ha mostrato qualche perplessità in un ruolo che dal punto di vista tecnico-vocale è considerato poliedrico avendo uno sviluppo particolare per ogni singolo atto. La Bakanova ha trovato qualche difficoltà per la tessitura acuta che caratterizza il primo atto e, in linea più generale, ha risentito della poca fluidità dell’esecuzione come poco prima anticipato. Con il procedere della recita la sua interpretazione è parsa sempre più convincente superando con sicurezza tutti i punti fondamentali della parte vocale di questo personaggio, vero monumento dell’arte lirica di tutti i tempi. Per lei un lusinghiero successo personale, anche per la convincente presenza scenica che ha caratterizzato la sua interpretazione, che il pubblico le ha riservato al termine quando la cantante è uscita sola al proscenio.

Fig. 5 Ekaterina Bakanova nella scena finale dell’opera. Foto Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma.

Nel ruolo di Alfredo Germont il tenore russo Dmitry Korchak ha offerto una prova nel complesso sufficiente, mostrando piacevoli sfumature nella voce che lo rendono cantante più incline al repertorio cosiddetto ‘leggero’ ma, comunque, un Alfredo credibile nell’insieme anche se anch’egli ha sofferto del disallineamento della primo atto. Giorgio Germont era il baritono mongolo Amartuvshin Enkhbat che anche in questa serata ha mostrato una certa confidenza per i ruoli verdiani grazie alla sua perfetta pronuncia italiana. È alle volte incline agli eccessi, come è capitato anche questa sera all’inizio del secondo atto ma facilmente evitabili se ben guidato e assistito dal responsabile dell’esecuzione musicale.

Fig. 6 Amartuvshin Enkhbat(Giorgio Germont) e Dmitry Korchak (Alfredo). Foto Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma.

Il resto della compagnia di canto è risultato soddisfacente all’interno del quale c’era una folta rappresentanza di artisti provenienti dal progetto “Fabbrica” – Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma, nello specifico Maria Elena Pepi Flora, Sofia Barbashova Annina, Alejo Álvarez Castillo Il Marchese d’Obigny e Guangwei Yao Gastone. Negli altri ruoli Il Barone Douphol Arturo Espinosa, Il dottor Grenvil Adriano Gramigni, Un domestico Marco Severin, Un commissionario Alessandro Guerzoni e Giuseppe Giuseppe Ruggiero.

All’esecuzione ha partecipato anche il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma che ha ben eseguito le danze previste nella seconda scena del secondo atto coreografate da Stéphane Phavorin.

Buona la prova del Coro del Teatro dell’Opera diretto da Ciro Visco a lungo applaudito al termine del secondo atto. L’Orchestra del Teatro dell’Opera era diretta, come accennato prima, da Francesco Ivan Ciampa con le riserve sull’impostazione generale che già abbiamo evidenziato prima che purtroppo non ha saputo dare all’esecuzione il necessario slancio.

Il pubblico ha applaudito a lungo tutti gli interpreti chiamati più volte al proscenio.

Il 30 giungo ultima recita de La traviata con maxischermo a Piazza di Spagna.

Concludiamo questa nostra recensione mettendo in evidenza che l’ultima recita di questa Traviata, prevista per martedì 30 giugno alle ore 20, sarà trasmessa in diretta  su maxischermo collocato in Piazza di Spagna, un modo per condividere questo evento con tutta la città scegliendo uno dei luoghi più iconici della città, vero e proprio cuore pulsante di Roma.

La recita in questione segnerà l’addio del soprano Ermonela Jaho al ruolo di Violetta personaggio che la cantante albanese ha affrontato in carriera, con successo e ovunque, più di 300 volte.

Fig. 7 Il soprano Ermonela Jaho durante una delle recite de La traviata. Foto Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma.

Si tratta di un progetto che si inserisce nel programma della Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, che pone al centro della propria missione il sostegno e la diffusione delle arti come strumenti di crescita culturale e sociale. L’iniziativa è promossa grazie alla collaborazione della fondazione con il Teatro dell’Opera e nasce dal desiderio di condividere con il pubblico una delle opere più amate attraverso il dialogo tra lirica, moda e cinema che distingue la fondazione.

La serata sarà ad ingresso libero fino a esaurimento posti.

 Claudio LISTANTI  Roma 28 Giugno 2026