di John PEDEFERRI (SKY TG24 – Trafug’Arte)
Ringraziamo l’amico e collega John Pedeferri per aver concesso ad About Art la pubblicazione di questa eccezionale intervista –che abbiamo ricavato dalla trascrizione del suo podcast- realizzata per la sua rubrica Trafug’Arte al “più importante archeologo di Gaza, Jean Baptiste Humbert”.
John Pedeferri, giornalista di Sky Tg24 da più di vent’anni, ideatore, autore e curatore della rubrica e podcast sull’arte TRAFUG’ARTE, con 72 episodi realizzati. Premiato nel 2024 con il Premio Rotondi “Salvatori dell’Arte” e con il premio Sebastiano Tusa alla Borsa Mediterreanea del turismo archeologico a Paestum (BMTA). Prima di diventare giornalista è stato attore di teatro e cinema per Dario Argento, Pupi Avati e Michele Placido. Ha conseguito l’abilitazione professionale sia come avvocato che come giornalista
INTRODUZIONE
Secondo un rapporto delle nazioni unite, nella striscia di gaza da ottobre 2023 ad oggi sono rimaste uccise piu’ di 60 mila i morti, oltre 115 mila i feriti; più di 2 milioni di sfollati. Ad essere distrutto anche buona parte del patrimonio archeologico testimone della cultura millenaria di Gaza. E’ stato cancellato del tutto. O quasi. Qualcosa si è salvato. Io sono John Pedeferri, oggi intervisto il più importante archeologo di Gaza, Jean Baptiste Humbert (1940, Màcon Francia) e con lui vi racconto la storia del tesoro di Gaza
JOHN PEDEFERRI SKY TG24 – TRAFUG’ARTE:
Settembre 2013. Nella rete del pescatore Mounir, nella spiaggia antistante Deir al-Balah, a metà della Striscia di Gaza, resta impigliato un braccio di una bellissima statua di bronzo. Mounir, aiutato dai suoi figli riesce a portare a casa quei cinquecento chili nascosti per venticinque secoli e, pensando che fosse oro, ne mozza un dito, per cercare un acquirente. Ma nella striscia di Gaza le voci girano velocemente. La polizia sequestra la statua.

JEAN-BAPTISTE HUMBERT: Di Gaza forse la più bella storia che si possa raccontare, la metafora che illustra perfettamente quello che è successo e che succede ancora oggi, è che un giorno, dieci, dodici anni fa, ricevo una telefonata a Gerusalemme che mi dice che hanno trovato una statua a Gaza. Io non sono molto interessato perché si trovano molte statue che non sono antiche, ma in quel caso, dalle foto che ricevo sul mio telefono, ebbene è una vera statua, una statua più grande di me, di bronzo, che pesa 300kg, che è veramente l’Apollo di Gaza, una bella statua, forse l”originale greco o una copia romana molto bella. Questa statua appare, entra in scena, per me appare come un simbolo: un uomo nudo arriva sulla spiaggia, la nudità è l’innocenza assoluta della storia. Dunque l’Apollo appare sulla spiaggia di Gaza, è come il regalo degli dei. Gaza, sventurata, improvvisamente riceve la visita degli dei.
Questo dio è magnificamente conservato, intatto, con degli occhi ancora di vetro che ci guardano. Ha la mano tesa, così, la mano aperta, tesa, dunque nel rito serve probabilmente per posarci su qualcosa e la cosa che si può posare sulla mano è probabilmente una lampada accesa. Dunque L’Apollo porta la luce, Apollo è il dio greco che viene a ristabilire l’ordine del mondo. Ora, la metafora è magnifica perché Apollo arriva in un paese in guerra, un paese oppresso, che è ridotto in schiavitù. La metafora vuol dire che ogni speranza è permessa, che è finalmente la fine e la pace. Tuttavia l’Apollo sparisce a causa della furia degli uomini. L’abbiamo cercato per un anno, non l’abbiamo ritrovato e, secondo le informazioni che abbiamo avuto, l’Apollo è stato distrutto dalle bombe israeliane. Dunque la metafora va fino in fondo e il regalo degli dei viene disprezzato.
J: “Lei è sicuro che l’Apollo sia stato distrutto o c’è forse una piccola speranza?”
H: Il problema è che l’Apollo è rimasto in Gaza perché le frontiere sono ermeticamente chiuse. Il blocco in Gaza è molto serrato e, per far uscire una scatola di fiammiferi, bisogna mostrarla. Perciò l’Apollo è restato dentro Gaza e abbiamo saputo che è passato di garage in garage, per far si che si perdessero le sue tracce e che era sotto l’autorità di una famiglia. Ora questa famiglia è una famiglia politicamente influente in Gaza e gli israeliani hanno particolarmente preso di mira le famiglie influenti, perciò tutte le case di questa famiglia sono state distrutte e quando abbiamo chiesto dov’è l’Apollo, ci hanno detto “è stato distrutto”.
J: “Avete molti altri tesori che sono stati distrutti a Gaza, dei tesori di cui Lei ha avuto conoscenza nel Suo lavoro, ha potuto metterne qualcuno in salvo in luoghi sicuri o tutti sono stati distrutti?”
H: Sì, avevo affittato un deposito molto grande, 500 m2, molto alto, che avevamo arredato con scaffali in cui abbiamo immagazzinato più o meno 100m3 di documentazione. Non erano necessariamente dei tesori, ma è molto importante, delle piccole cose, umili, ma che rivelano la vita delle persone nell’antichità. Per la storia, per l ‘archeologia, per la cultura di Gaza era molto importante, era diventato il centro, il deposito, il faro. Dunque, abbiamo saputo che l’esercito israeliano è entrato nel deposito e che tutto è stato distrutto. Le fotografie che abbiamo mostrano che i muri sono caduti e che hanno lanciato degli ordigni esplosivi e che tutto è stato distrutto.
J: “Ma è davvero andato tutto distrutto? Non si è salvato nulla?”
H: Non tutto è stato distrutto. Come la storia di Pasquale Rotondi, abbiamo un po’ la stessa cosa, perché nel 2007 il museo di Ginevra, in Svizzera, ha deciso di fare una grande mostra archeologica di Gaza e allora siamo riusciti a far uscire da Gaza oltre 500 pezzi, marmo, statue, lampade, oggetti di vita quotidiana, molte delle anfore di tutto il mediterraneo, del Marocco, della Spagna, dell’Italia, della Campania. Abbiamo fatto una bellissima mostra ma, politicamente, è stato impossibile riportare questi pezzi a Gaza e dunque sono rimasti a Ginevra e sono sempre a Ginevra. Perciò, quello che resta della nostra archeologia a Gaza si trova a Ginevra, nella free zone. Nel porto franco di Ginevra abbiamo 500 oggetti che sono rimasti e che sono la speranza dell’archeologia di Gaza e la speranza delle persone di Gaza.
J: “5000 anni andati in fumo, è davvero possibile che sia così?”
H: Non so, bisogna andare sul posto, ma ci sono poche speranze. In effetti la domanda che Lei solleva è importante, cioè che cosa è successo, cosa succede oggi perché tutto sia distrutto. Eppure Israele si presenta come un paese intelligente, un paese con una cultura occidentale; Israele passa per il campione dell’archeologia, perlomeno per tutto il medioriente. Per loro l’archeologia è uno sport nazionale, un orgoglio nazionale. Ora, non si può negare che il patrimonio archeologico di Gaza appartiene al medioriente e s’inserisce in ciò che Israele voleva salvare e tenere e utilizzare per la sua propaganda. Allora non riusciamo a concepire che Israele abbia distrutto i reperti storici.
Chi distrugge? Israele distrugge: non penso che ci sia ad alto livello una volontà di distruggere il patrimonio di Gaza, ma Israele ha inviato dentro Gaza il suo esercito, che è un esercito di barbari, incompetente e incolto, che non capisce niente, formato e mandato per distruggere. Così l’esercito fa il suo lavoro e distrugge.
J: “Nel corso della premiazione al Premio Rotondi, lei ha detto che Gaza ha una storia molto importante perché è punto di incontro tra la Cina, l’Egitto?”
H: Si, Gaza sembra avere un ruolo molto particolare nell’archeologia, nella storia di questa regione del mondo. Infatti Gaza è, dalla penisola arabica, il luogo più vicino e accessibile per lo sbocco sul mediterraneo. Il mio programma era intitolato “Gaza, la porta del mondo arabo sul mondo Mediterraneo”. In effetti Gaza è il luogo dove finiscono le strade antiche, molto antiche, che veicolavano, con grandi difficoltà, tutto il commercio dell’estremo oriente, dalla Cina e soprattutto dall’India. Per la Cina si trattava del commercio della seta, che era molto apprezzato dai romani. I romani amavano questo tessuto straordinario, di cui era stato mantenuto il segreto di fabbricazione, che veniva dalla Cina e arrivava a Gaza per essere venduto in tutta l’area mediterranea. Ma c’erano anche tutte le spezie, i coloranti, i profumi, le pomate, gli unguenti. Tutto questo veniva dall’estremo oriente, una specie di regione misteriosa per i romani, che produceva dei prodotti di lusso, straordinari, che erano necessari ai romani dell’epoca.
J: “Per il futuro, Lei crede che Gaza possa avere ancora un ruolo simile?”
H: No, perché adesso le strade sono cambiate completamente. Le strade non sono più le stesse, oggi si viaggia in aereo. Credo sia Plinio il Vecchio che aveva detto che per passare dallo Yemen a Gaza ci volevano 52 giorni di carovana, cioè era lungo e soprattutto era caro. Il trasporto rendeva molto cari i prodotti da vendere nell’area mediterranea.
J: “Ma io mi chiedevo se, dal punto di vista concettuale, Gaza avrebbe potuto essere ancora una porta di connessione tra l’oriente e l’occidente dopo la guerra?”
H: No, non è più un punto strategico. Oggi è cambiato tutto il sistema di circolazione. Però forse si è pensato a un futuro di Gaza che avevamo trascurato. Si tratta del litorale di Gaza, che è una spiaggia magnifica e che ha indotto Trump a dire: possiamo trasformarla in un eden, un paradiso di vacanza. Non è sbagliato, tenendo conto, per esempio, che la Giordania, che non ha veramente un litorale, dista solo 80 km dalle spiagge di Gaza. Gaza era un’importante destinazione di vacanza e balneazione. La chiusura di Gaza ha rotto questa prospettiva economica.
J: “Lei pensa che quello che ha detto Trump sia una follia?”
H: No, non è follia, è vero; ma bisogna creare un’economia per le vacanze e la balneazione a beneficio di tutti, non creare una Las Vegas.
J: ” Ancora un’ultima questione. Lei ha detto una cosa molto bella, che lo stato di Israele non nega l’importanza dell’archeologia “?
H: È una questione politica difficile, perché il problema di Gaza è che l’obiettivo di Israele è quello di espellere la popolazione. Israele non vuole i palestinesi, vuole il territorio, il paese senza gli abitanti. In effetti tutta questa storia era organizzata, il progetto era da tempo nel cassetto e l’occasione si è presentata il giorno in cui l’espulsione dei palestinesi è stata possibile. Così, gli israeliani danno avvio a un’espulsione dei palestinesi abbastanza violenta, ma penso che non ci riusciranno, che comunque, alla fine, l’occidente dirà no! Però non è sicuro. Ora, se si vuole espellere gli abitanti, bisogna negare che abbiano una storia nel paese. L’idea di Israele, nella sua propaganda, è di dire che gli arabi in Israele sono degli stranieri, delle persone che sono venute dall’esterno. Tuttavia non è vero, i palestinesi non sono mai venuti dall’esterno, sono i discendenti degli ebrei del primo secolo. Perciò è imbarazzante per tutti. Per gli israeliani è imbarazzante, perché i veri proprietari della terra sono i palestinesi; per i palestinesi è un po’ imbarazzante essere i discendenti degli ebrei.
J: “È per questo che gli israeliani distruggono?”
H: Sì, tutto questo problema oggi, quest’organizzazione politica di propaganda e ideologia mira a delegittimare i palestinesi nell’attaccamento alla loro terra: sono degli stranieri che bisogna rimandare a casa. Ma loro non vengono da altrove, sono del posto. Sono le persone attaccate a questa terra da millenni.
J: “Abbiamo finito, molte grazie. Ritornerete ad aprire il vostro centro a Gaza?”
H: Si, se è possibile, se ci permettono di entrare. Lei sa bene che gli israeliani impediscono a tutti gli stranieri di entrare dentro Gaza. Naturalmente qualche straniero entra, qualche medico o giornalista, ma che viene dall’Egitto. In genere gli israeliani bloccano l’entrata perché non vogliono che si sappia quello che succede.
J: “Ma lei ha ancora qualcosa, ha una casa a Gaza?”
H: L’avevo, ma adesso tutto è distrutto.
J: “E con Pizzaballa?”
H: Pizzaballa ha cercato di venire ed è rimasto tre giorni nella piccola parrocchia latina, è stato un gran successo mediatico. Pizzaballa è riuscito a fare qualcosa di abbastanza eccezionale, ma che non serve a niente. Forse, visto che è italiano, per l’Italia è una bella lezione che ha dato, ma non ha reso un servizio al destino che si apre oggi.
J: “Che cosa pensa della pace, arriverà la pace?”
H: No, perché tutti vogliono la pace, tranne gli israeliani. Gli israeliani non vogliono la pace. Un giorno hanno dichiarato che la pace è ciò che li minaccia più di tutto. Quando un israeliano pronuncia la parola pace, che è una parola molto bella, l’occidente sente pace ed è contento, ma quando un israeliano pronuncia la parola pace, intende la vittoria sui palestinesi, la vittoria totale sul mondo arabo.
John PEDEFERRI Luglio 2025

