La riapertura del Medagliere del Museo Nazionale Romano a Palazzo Massimo

di Nica FIORI

Oltre mezzo milione di pezzi tra monete, medaglie, pesi monetali, tessere, punzoni, gemme, gioielli e suppellettili di lusso costituiscono il Medagliere del Museo Nazionale Romano, considerato tra i più importanti nel suo genere a livello internazionale.

1 Locandina

Si tratta di un settore museale che sottolinea il ruolo della moneta come documento in grado di veicolare la rappresentazione del potere attraverso ritratti di sovrani, scene celebrative di trionfi, simbologie araldiche, raffigurazioni legate al mito e alla religiosità, offrendo allo stesso tempo un quadro significativo di storia economica e sociale di chi ci ha preceduto. Custodito nel caveau di Palazzo Massimo alle Terme, una delle sedi del MNR, il Medagliere è stato riaperto al pubblico con un nuovo allestimento dopo sei anni di chiusura.

Al di là della bellezza degli esemplari che entusiasmano gli appassionati di numismatica, il Medagliere è di grande interesse archeologico e storico, a partire dalle origini della moneta, il cui successo è legato all’inalterabilità della materia della quale era costituita, alla capacità di racchiudere grandi valori entro dimensioni ridotte e alla possibilità di circolare liberamente anche oltre i confini del proprio Paese. Si trattava, in una prima fase, di minuscoli lingotti di metallo che un’autorità di grande prestigio e indiscussa solvibilità marcava con il proprio sigillo, allo scopo di garantirne peso e titolo.

Chi un tempo dava denaro non lo contava, ma lo pesava”, afferma Gaio, un giurista del II secolo d.C. nelle sue Institutiones (1,122), riferendosi a quella che per lui era l’antichità romana. Il fatto di poter contare il denaro rendeva gli scambi commerciali molto più facili e l’idea attecchì, con un certo ritardo rispetto alle civiltà orientali e al mondo ellenico, anche a Roma. Ricordiamo che il termine “moneta” deriva dal tempio di Giunone Moneta (colei che ammonisce, dal verbo monére, cioè ammonire, avvertire), eretto sull’Arx Capitolina nel IV secolo a.C., nei cui pressi vennero realizzati la prima officina di conio e il tesoro pubblico (Aerarium). Responsabili della zecca e dell’emissione di monete erano appositi magistrati, istituiti nel 289 a.C., i triumviri monetales, giovani senatori all’inizio della loro carriera politica.

All’ingresso del percorso espositivo, introdotto da un frammento di sarcofago in marmo proconnesio con la raffigurazione sul fianco sinistro di un banco di cambiavalute, sono state completamente riallestite cinque vetrine dedicate al sistema monetario romano prima dell’introduzione del denario d’argento, che ora si tende a datare al 211 a.C.

2 Lato di sarcofago con banco di cambiavalute
3 Denario romano in argento_211-210 a.C._Medagliere Museo Nazionale Romano

In esse è illustrata la fase più complessa e meno nota della storia numismatica romana che testimonia la gradualità con cui l’Urbe, agli inizi del III secolo a.C., costruisce un sistema monetale ancora lontano dall’uniformità che la caratterizzerà in età repubblicana avanzata.

Per documentare il periodo più antico, su una bilancia sono stati collocati pezzi di bronzo grezzo (aes rude), che venivano utilizzati a peso negli scambi arcaici. L’uso dell’aes rude è attestato a Roma dal V sec. a.C. e rimane in uso in Etruria e nel Latium vetus fino al III secolo a.C.

4 Bilancia con blocchi di bronzo grezzo

Dopo la prima guerra punica, intorno al 235 a.C., Roma avvia una profonda riorganizzazione del proprio sistema monetario e un incremento del volume di produzione. Le nuove emissioni recano la legenda ROMA, nel segno dell’unificazione delle tre precedenti tradizioni che sopravvivono: l’argento, il bronzo coniato (in area romano-campana), il bronzo fuso (aes grave). In questi anni, le diverse serie recano gli stessi simboli, come la clava e il falcetto, e tipi comuni, come la testa gianiforme, dando vita a un linguaggio figurativo coerente. L’aes grave adotta ora un peso di g 280, al di sotto della libbra (g 327). Intorno al 225 a.C. si data l’introduzione del “quadrigato”, ovvero una moneta d’argento con sul rovescio una quadriga guidata da una Vittoria, affiancata dall’emissione di una moneta aurea con gli stessi tipi, detta “del giuramento” per la scena raffigurata.

La prima parte espositiva dà l’idea dell’evoluzione della moneta dalle origini fino alla tarda età imperiale, seguendo sia le variazioni stilistiche, sia quelle del contenuto in metallo prezioso, che va via via riducendosi fino a diventare per la moneta aurea una sottile sfoglia in età bizantina.

5 Solido aureo di Costantino_335 d.C._Medagliere Museo Nazionale Romano

Le collezioni numismatiche del Medagliere partono dal V secolo a.C. fino ad arrivare al Regno d’Italia. Oltre ai materiali numismatici “da scavo”, per la maggior parte provenienti dal territorio di Roma e del Lazio, rinvenuti in occasione dei lavori di adeguamento urbanistico della nuova capitale del Regno d’Italia e di sistemazione dell’alveo del Tevere, sono presenti quelli “da collezione”, frutto di donazioni e acquisizioni.

6 Bicchieri di Vicarello

Si ricordano, in particolare, i materiali provenienti dal Museo Kircheriano che comprende la raccolta delle varie serie in bronzo fuso romane e una raccolta di medaglie e moltissime monete, tra le quali emergono le migliaia rinvenute nella famosa stipe di Vicarello, una località sulle rive del lago di Bracciano, nota anticamente per le acque termali (Aquae Apollinares), le cui proprietà salutari richiamavano pellegrini e malati.

Da questa stipe votiva provengono quattro preziosi bicchieri cilindrici in argento con incisi i nomi di tutte le stazioni di posta dell’itinerario che andava da Cadice a Roma.

Il recente restauro dei bicchieri ha rivelato dettagli e incisioni fino ad ora non leggibili, come alcuni particolari decorativi con doratura

 

7 Particolare dell’armadio medagliere di Francesco Gnecchi

Tra le raccolte private si ricorda quella del collezionista milanese Francesco Gnecchi, acquisita nel 1923 dal Ministero della Pubblica Istruzione e destinata al Medagliere del MNR. Ricca di oltre 20.000 pezzi, comprende monete romane di età repubblicana e imperiale, e un nucleo di età gota comprendente il pezzo unico da tre solidi del re ostrogoto Teodorico. Viene ora esposto per la prima volta il raffinato armadio-medagliere in legno di noce, fatto realizzare da Gnecchi, che ha come decori più significativi la dea Roma e la personificazione dell’Italia.

Molto più ampia è la collezione di Vittorio Emanuele III di Savoia, costituita da circa 120 mila esemplari di zecche italiane di età medievale e moderna, che egli donò allo Stato Italiano il 9 maggio del 1946, andando in esilio. La raccolta, della quale è esposta una selezione di 2000 pezzi, comprendeva anche un elevato numero di pesi monetali, prove e scarti di zecca ed era affiancata da un catalogo redatto con precisione dallo stesso sovrano, che nel Medagliere viene ora ricordato con un busto in bronzo, acquisito dal Museo nel 1996 grazie a una donazione.

8 Moneta da 5 lire di Vittorio Emanuele II, 1861, Medagliere MNR
9 Vetrina con modelli, punzoni e conii della collezione di Vittorio Emanuele III

Dopo le sale propriamente numismatiche, l’esposizione prosegue nella suggestiva sezione dedicata al lusso, che presenta preziosi oggetti provenienti da scavi.

Tra i pezzi più importanti dal punto di vista storico figurano le insegne imperiali di Massenzio, in ferro e oricalco con globi di vetro e calcedonio. Sono state rinvenute nel 2005, sulle pendici nordorientali del Palatino, dove erano state occultate in una fossa per non farle cadere in mani nemiche, probabilmente prima della battaglia di Ponte Milvio contro Costantino (312 d.C.).

Tra le scoperte che hanno restituito affascinanti reperti si ricordano anche le tombe di due giovani romane, rinvenute nel secolo scorso. Nel marzo 1993 a Vallerano (VT) è venuto alla luce il sarcofago di una giovane anonima, che, pur essendo di fattura modesta, conteneva al suo interno oggetti d’oro e d’argento di eccezionale bellezza: un tesoro davvero inaspettato, il cui pezzo più bello è forse lo specchio d’argento con il mito di Frisso ed Elle che fuggono sull’ariete dal vello d’oro (databile alla seconda metà del II secolo d.C.).

10 Specchio in argento con il mito di Frisso ed Elle

Molto più nota è la scoperta della cd. Mummia di Grottarossa, avvenuta nel febbraio 1964 sulla via Cassia (angolo via Grottarossa), che all’epoca colpì la fantasia degli appassionati di cose romane per il suo incredibile stato di conservazione. Si tratta di una bambina mummificata, esposta in una teca a temperatura e umidità controllate, accanto al suo bel sarcofago marmoreo e al corredo funebre (II secolo d.C.). La mummia aveva ai lobi delle orecchie due cerchi d’oro e al mignolo della mano sinistra un anello d’oro raffigurante una Vittoria alata, nell’atto di sostenere una corona. Un anello simile è stato trovato nella tomba degli Scipioni, ma il mistero dell’identità della bambina rimane irrisolto. Certo doveva appartenere a una famiglia ricca, visto che il suo corpo è stato trattato con tecniche di mummificazione di altissimo livello, sicuramente opera di esperti egiziani. La scelta di conservare il suo corpo alla maniera egizia è legata probabilmente all’adesione al culto di Iside da parte della famiglia.

11 Focus dedicato alla Mummia di Grottarossa

Queste giovanissime fanciulle possedevano, oltre ai ricchissimi gioielli, delle bamboline d’avorio snodabili, con i capelli intagliati secondo la moda dell’epoca. Le bambole, chiamate pupae, venivano dedicate a Venere alla vigilia delle nozze, ma, se la padroncina moriva prima, la seguivano nella tomba

12 Bambolina in avorio del corredo della Mummia di Grottarossa

In occasione della riapertura al pubblico del Medagliere la direttrice del Museo Nazionale Romano Federica Rinaldi ha dichiarato:

Restituire alla città e al mondo uno dei più importanti medaglieri al mondo rappresenta per il Museo Nazionale Romano un importante obiettivo culturale. Questa straordinaria raccolta di monete, medaglie, oggetti di lusso e gioielli, che raccontano secoli di storia politica, economica e artistica, torna finalmente ad essere accessibile come luogo di conoscenza e di dialogo con la Storia. Riaprire il Medagliere, dopo adeguati lavori di miglioramento ambientale, conservativo, scientifico e allestitivo, ribadisce il nuovo ruolo del Museo Nazionale Romano, impegnato a posizionarsi come spazio vivo, inclusivo e partecipato. È un gesto che testimonia altresì l’impegno delle diverse istituzioni coinvolte all’interno del Ministero della cultura e la volontà di rafforzare il legame tra la nostra eredità culturale e tutte le comunità di oggi”.

Nica FIORI  Roma  11 Gebnnaio 2026

Museo Nazionale Romano – Palazzo Massimo. Largo di Villa Peretti, 2 00185 Roma

Orario: dal martedì alla domenica dalle 9:30 alle 19:00 (ultimo ingresso alle 18:00).

La visita al Medagliere è inclusa nel costo del biglietto di ingresso del Museo, salvo le gratuità di legge.