di Carla GUIDI
MIRNA MANNI – “Poesia delle piccole-grandi cose”

Siamo accolti nella Sala delle Tinaie del Parco Poesia Pascoli di Villa Torlonia a San Mauro Pascoli, per un indimenticabile 170° anniversario della nascita di un mito del Novecento che, pur proveniente da una formazione letteraria positivistica, introduce tendenze spiritualistiche e simbolistiche in una ricerca linguistica audacemente sperimentale. E’ un omaggio speciale fatto da un’Artista contemporanea ad un grande poeta, in una stratificata e profonda ricerca sui temi dell’intimità, della memoria, del ricordo, della vita e della morte.

Sono 9 installazioni create con sculture in ceramica e dipinti, con parole poetiche ricamate su leggerissime trame unite a piccoli segni e frammenti del mondo vegetale, cuciti su lini e garze.
Lunedì 21 luglio 2025 ore 19 alla presenza delle Autorità cittadine, presentazione del Catalogo (bilingue italiano/inglese) Il Vicolo Editore, che completa la mostra delle opere dell’artista Mirna Manni. Ad introdurre l’operazione editoriale – che documenta le installazioni dell’artista con le fotografie di Gian Paolo Senni – Andrea Pompili, co-curatrice della mostra insieme all’architetto Marisa Zattini.
Parteciperà all’incontro l’Assessore regionale Gessica Allegni. A seguire la visita guidata in compagnia dell’artista. La mostra sarà visibile fino al 5 ottobre 2025. Allestimento Augusto Pompili, organizzazione “Il Vicolo – Sezione Arte”.
Apertura: dal martedì alla domenica e festivi 9.30-12.30 / 16.00-18.30 –
Informazioni: 0541936070 – INGRESSO LIBERO
parcopoesiapascoli@comune.sanmauropascoli.fc.it – www.parcopoesiapascoli.it

Se pensiamo al nostro amato poeta Giovanni Pascoli al quale si è ispirata l’artista, ci viene subito in mente quanto la sua opera appaia percorsa da una tensione costante tra la vecchia tradizione classicista, ereditata dal maestro Giosuè Carducci, e le nuove tematiche e sensibilità, chiamate poi genericamente “del decadentismo”. Benedetto Croce, cui si deve la prima impostazione critica della poesia pascoliana, concluse che Giovanni Pascoli «è uno strano miscuglio di spontaneità e di artifizio: un grande – piccolo poeta, o se piace meglio, un piccolo grande poeta».
Anche qui siamo al limite di una svalutazione, in realtà erano i tempi ad essere cambiati, poiché tirate le somme nell’attualità della critica, con la sua ricerca linguistica audacemente sperimentale, aprì di fatto la strada alla rivoluzione poetica del Novecento.

In particolare con la raccolta Myricae, la poesia italiana sembra scrollarsi di dosso le incrostazioni della tradizione per far riemergere le cose, la natura, fino ai più umili animali e alle più piccole piante … La metrica, la musica stessa del verso appare più libera, piena di echi e di rinvii che si prolungano evocando irresistibilmente colori, odori e suoni per creare paesaggi e atmosfere che assumono infine un potere incantatorio, quasi ipnotico. Tutto questo ritroviamo nelle magiche istallazioni di Mirna Manni. Ci introduce alla visita della mostra la presentazione dell’architetto Marisa Zattini dal titolo “La lingua delle cose”:
Un “transito” geografico, questo, che va da Tuscania a San Mauro Pascoli per offrirci un corposo ciclo di opere declinate fra pittura, scultura e ceramica, parole ricamate su tessuti antichi e garze di dimensioni diverse, nove installazioni, complessivamente, più “una” che ci permettono di scoprire ed esplorare la variegata “pratica del fare” di questa raffinata artista, nella produzione di un lavoro immersivo altamente perturbante. Teli di organza, di lino, di canapa ricamati e sovrapposti, per trasparenze, con i versi delle poesie di Giovanni Pascoli, compongono la prima installazione site specific e ci portano a riflettere sul tema Uomo | Natura, dando l’abbrivio a questa organica e suggestiva esposizione. Sottili fili di nylon reggono i sei teli che riportano i versi, ricamati, di tre poesie del Pascoli: L’imbrunire, Il gelsomino notturno e D’estate. La rappresentazione della Costellazione delle Pleiadi, tanti piccoli fiori bianchi ceramici, sottilissimi gambi di ferro, raggruppamenti di gramigna e moscerini, segni vegetali si innestano tutti fra ricami e trasparenze. (…)

La grande tela Dentro l’imbrunire (2024) porta la scritta al suo interno. E’ sempre la Natura onorata con i suoi semi, le sue forme ed i suoi cicli temporali, i suoi eterni ritorni a far rinascere le stagioni. Un’altra grande installazione sono i Nidi, come bozzoli «che vogliono essere riparo e luogo sicuro, quello degli affetti più cari, il luogo dove si può trovare pace e conforto e si è protetti dal male del mondo», come scrive l’artista. Sono sculture in argilla scura con ingobbio bianco/avorio scalfito.
Un gruppo di scatole ceramiche collocate a terra, compongono la terza installazione.
Scrive l’artista – dopo aver scritto su foglietti di argilla scura ingobbiata e ricamando su teli di lino o di canapa, ripercorrendo i versi poetici che si amplificano nella materia o si materializzano:
È il sentimento del vissuto e delle memorie che vuole essere dato a questa installazione. Il gruppo delle scatole è quasi uno scenario sacro, dove le scatole sono interiorità dello spazio e interiorità dell’animo. Nello spazio del sacro, la parola poetica trova dimora.

Le scatole in terracotta sono tre; nella prima è raccolta la memoria “scritta” (poesie); nella seconda un cardo si erge ed emerge dai versi. Il cardo, «fiore eterno, aspro e irto, spesso citato nelle poesie del Pascoli» (M. Manni). La terza scatola contiene la poetica del fanciullino –
«dentro e fuori la scatola, su lastre di ceramica, ci sono le impronte dei passi di Lorenzo, bambino di otto anni, in grado di guardarsi intorno con occhio incantato e di fare sogni bellissimi, di capire la lingua delle cose, di provare meraviglia e stupore come il fanciullino del Pascoli» (M.M.).
Colpisce una scatola in terracotta che contiene un tappeto in organza dove sono cucite sottili e delicate foglie, descritta dalla Manni:
Foglie cadute e messe insieme a raccontarci di loro. È immagine poetica legata alla memoria dei cari scomparsi e la presenza sotterranea del dolore nella vita. L’installazione rimanda alla poesia “Novembre”. Descrizione del mondo naturale e attraverso la caduta delle foglie, la percezione del dolore insito nella natura umana-


Le varie installazioni dell’artista che raccontano la poesia e la vita del Pascoli esprimono il loro fascino pur nella loro differenza e si concludono con la nona installazione Natura Violata (2021). «Forme svuotate, alterate, trafitte da un’azione dirompente che va a rompere il modello originario, provocando il cambiamento da uno stato all’altro. Con spinte date con forza e con una pressione che sposta e distorce i volumi, forme infilzate e deformate, ferite da azioni scellerate. Sculture instabili, poggiate o a penzoloni, come se fossero sul punto di cadere. Da qui la necessità di vera consapevolezza per l’umanità tutta e una nuova visione del mondo, che parta da una diversa relazione armonica tra natura ed essere» (M.M.).
Dalla germinalità iniziale delle cose – conclude la Zattini – ci conduce al sentimento liminare della morte attraverso modulazioni espressive distorte della materia ceramica. A questa si aggiunge idealmente una decima composizione: Cosmi d’attesa (2017). Un dittico realizzato con terra refrattaria e filo di ferro. Mi piace immaginarli come una sorta di “fusi”, come quelli descritti nelle favole, posti fra le mani di fate o di streghe … a dipanare la nostra rinascita. Sicuramente, come sostiene Gaston Bachelard, «l’immaginazione penetra soltanto nelle profondità immaginarie» di chi già le possiede. Perché è il desiderio che smuove ogni dinamismo. È il bisogno autentico di rinnovarci e di moltiplicarci che attiva un accrescimento di noi stessi. Ecco allora che i valori estetici che attribuiamo a queste opere, orizzonti fertili che Mirna Manni ha creato, possono amplificare e dilatare nuovi mondi per nuovi sogni.

Andrea Pompili, co-curatrice della mostra scrive in catalogo dal titolo “Irrealtà poetiche” dal quale citiamo alcune frasi:
(…) Le virtù dell’arte, si sa, ci offrono da sempre spazi di libertà. MIRNA MANNI alchemicamente trasforma, scolpisce e modella – oltre ogni limite – materie grezze, terre e argille, gres e ingobbi, tele e carte, per creare forme e spazi inusuali ricchi di risonanze. Ogni sua composizioni sembra rifiutare ogni limite per abbracciare corpi e volumi in estensione e quantità. Così, in un graduale divenire, la Natura madre ricompare in un trapasso continuo fra pensiero e immagine, materia e forma. Questa mostra che titola “delle piccole e grandi cose”, ci offre l’opportunità di riflettere, nell’attimo di un soffio, sul graduale processo in divenire delle piccole grandi cose che ci circondano, ieri come oggi. (…) L’arte, così come la poesia, proietta e nasconde nel suo mistico silenzio che tutto raccoglie. I segni ci rimandano alle cose, alle piccole grandi cose della nostra quotidianità, della nostra misteriosa esistenza allucinatoria e irreale che si ripete nei secoli. All’ambiguità del vivere, alle azioni violente dell’uomo contro una Natura, madre che tutto contiene, Mirna Manni contrappone e ci offre emblemi evocativi. Per chi ancora abbia voglia di vedere e ascoltare con la voce pura del cuore.

MIRNA MANNI vive e lavora a Tuscania, dove è nata nel 1958. Da sempre interessata all’espressione artistica, dopo studi letterari, si dedica dapprima alla pittura e poi si avvicina al linguaggio plastico e scultoreo, perno centrale del suo linguaggio creativo, con percorsi di formazione, seminari e laboratori, dove approfondisce tecniche e processi.
Le sue sculture in ceramica, forme visionarie e metaforiche, creano suggestive installazioni ed hanno l’intento di svelare e dare materia a mondi invisibili, ascoltare la realtà circostante e porre interrogativi di riflessione. La natura e con essa l’uomo è da tempo al centro della sua ricerca. Una natura lontana dall’immaginario paesaggistico comune e metafora per approfondire temi e criticità del mondo contemporaneo. La sua attività artistica, personale e collettiva, è a tutto campo, anche nella promozione di eventi artistici con l’Associazione Culturale “Magazzini della Lupa” di cui è co-fondatrice e presidente. Numerose le mostre in Italia e all’estero.
Carla GUIDI Roma 20 Luglio 2025
