di Pier Luigi DORO
Pier Luigi Doro (Treviso, 1994) è uno storico dell’arte, specializzato nello studio della scultura barocca e dell’iconografia interculturale. Ha conseguito la Laurea Magistrale in Storia dell’Arte presso l’UniversitĂ degli Studi di Firenze con una tesi dedicata all’alteritĂ nella scultura tra Venezia e Firenze in etĂ barocca. In precedenza, presso lo stesso ateneo, ha approfondito la figura del pittore Giovanni da San Giovanni. La sua carriera professionale unisce l’attivitĂ di ricerca scientifica alla divulgazione culturale e alla pratica editoriale. Ha collaborato attivamente con il settore dell’antiquariato fiorentino, occupandosi di catalogazione e studio delle opere e ha maturato esperienza come illustratore e curatore editoriale per la casa editrice Marino Editore. Attivo nell’organizzazione di eventi culturali e conferenze, ha contribuito a importanti iniziative come le celebrazioni per il cinquecentenario di Raffaello e ha operato come relatore per l’associazione Hangar Firenze. I suoi principali interessi di ricerca vertono oggi verso l’iconografia interculturale. Il suo lavoro mira a indagare l’opera d’arte non solo come oggetto estetico, ma come punto di incontro tra semiotica, sociologia e filosofia, con un particolare interesse per le dinamiche dell’alteritĂ all’interno del patrimonio culturale. Con questo articolo inizia la sua collaborazione con About Art.
LA MADONNA DELL’ARCO DI SASSANO, UNA POSSIBILE ATTRIBUZIONE A PAOLO DE MAJO
La Madonna dell’Arco è una tela ad olio, dalle dimensioni di 216 centimetri in altezza e 134 in lunghezza, conservata nella Chiesa Madre di Sassano in provincia di Salerno, nella cappella Ferri (fig.1). Questa grande pala ripropone il consueto schema piramidale che prevede al vertice la Madonna in trono con il Bambino incoronata da un angelo, e ai due lati i santi Guglielmo da Vercelli e San Francesco da Paola,1 in adorazione.

Questi santi si presentano rivestiti della loro umiltĂ e semplicitĂ ai piedi della Madonna, diventando due ottimi intercessori tra il genere umano e la Grazia Divina.
San Guglielmo da Vercelli è rappresentato in ginocchio caratterizzato dal consueto abito bianco verginario, da cui si dipanano articolate piegature e ai suoi piedi figurano la Mitra ed il Pastorale, suoi principali attributi. San Francesco Paola indossa il caratteristico saio dell’Ordine dei Minimi, dal quale fuoriesce il piede nel semplice sandalo. Poco piĂą in basso, il rustico bastone.
Il dipinto s’inserisce in un piĂą ampio circuito figurativo derivante dai noti repertori di Francesco Solimena (1657-1747), che ebbero una straordinaria diffusione in tutto il XVIII secolo, in particolare in questo territorio denominato Vallo di Diano. Il pittore godeva di grande prestigio sia nel regno di Napoli, dove è nato e cresciuto, sia all’estero malgrado si spostasse di rado, inviando le sue opere in mezza Europa.2Tuttavia è importante ricordare che il noto pittore lavorò nella vicina Certosa di San Lorenzo nei pressi di Padula, un paese non poco distante da Sassano, insieme ad altri importanti artisti come: Luca Giordano (1634-1705), Giacomo Farelli (1629-1706), Paolo de Matteis (1629-1728), Francesco d’Elia attivo nella seconda metĂ del XVIII secolo e Domenico Vaccaro (1678-1745) giĂ allievo del Solimena che insieme ad altri, arricchirono ulteriormente il complesso con straordinarie opere in gran parte scomparse a seguito delle spoliazioni e soppressioni napoleoniche.3 Questo monumentale complesso architettonico divenne un’importante centro commerciale, amministrativo, giuridico e culturale; in particolar modo lo fu durante il Rinascimento e il periodo Barocco, tanto da modificare l’aspetto architettonico e decorativo dell’edificio che si è conservato i,,n questi stili ancora oggi.4
La Certosa di Padula dunque sarĂ un vero e proprio modello di riferimento incidendo notevolmente sugli esiti barocchi dell’intera provincia anche per la presenza dei Certosini. Essi, aristocratici e colti, erano sempre informati sulle trasformazioni che avvenivano in Europa e nelle altre Certose.5 Tuttavia sia le decorazioni plastiche che pittoriche presenti nei paesi limitrofi di Buonabitacolo, Sala Consilina, Sant’Arsenio e nella stessa Padula, non sono sempre opera di autori di grande prestigio, o che propriamente lavoravano nel cantiere della Certosa. Talvolta erano artisti o artigiani locali, come negli affreschi del convento di San Francesco a Padula dove lavora tra l’altro il pittore Francesco de Martino originario del vicino paese di Buonabitacolo.6
Altre volte invece abbiamo nomi importanti di artisti anche girovaghi e di grande prestigio come Michele Ragolia originario di Palermo di cui è sconosciuta la data di nascita, ma di cui si sa la morte avvenuta il 21 Maggio 1686. Questi lavorò nel soffitto del Santuario di Sant’Antonio di Polla, lasciando una notevole influenza nel territorio, cosi come altri artisti nei decenni successivi come il Solimena, la sua scuola, i suoi allievi e seguaci che lavorarono in questi territori lasciando importanti testimonianze nei pressi di Caggiano, o nella vicina Pertosa Auletta.7
Il dipinto di Sassano quindi si inserisce in questo contesto culturale, e si rifĂ certamente alla tela di Francesco Solimena conservata a Dresda, presso la Gemäldegalerie, con il numero d’inventario K.D.1776 (fig.2)

raffigurante la Madonna con Bambino con un Angelo e San Francesco da Paola, del 1710 -1712 che a sua volta ricorda una composizione molto simile di un’opera piĂą tarda raffigurante San Mauro in adorazione della Vergine e risalente al 1725-1730 e conservata nel Maschio Angioino di Napoli con il numero d’inventario M.C.2934 (fig.3).

Nell’opera di Dresda la Madonna è assisa su di una nuvola e figura un bambino vegliato da un angelo forse l’Arcangelo Raffaele, al posto di San Guglielmo. La tela raffigurante la Madonna con Bambino con un Angelo e San Francesco da Paola ebbe molteplici copie eseguite sopratutto nella sua bottega, ma anche in nord italia, come nella copia eseguita da Gian Domenico Cignaroli (1724- 1793).
Esiste tra l’altro un interpretazione originale di Gianantonio Guardi (1699-1760), una pala di altare raffigurante San Rocco, San Nicola,San Carlo Borromeo, Sant’ Antonio con Madonna e Bambino, datata 1750 per la Chiesa di Santa Maria Assunta a Vigo d’Aunania nei pressi di Trento, dove l’opera di Solimena viene filtrata attraverso le ricerche sfumate e vibrate, tanto da creare dei volti indefiniti e che si fondono con lo sfondo, il dipinto malgrado sia un olio su tela ci ricorda la tecnica del pastello, molto in uso all’epoca e che era tipica della pittura veneziana. Questo fatto non è semplicemente dovuto alla diffusione di questi dipinti talvolta di bottega o di artisti che avevano potuto vedere l’opera dello stesso Solimena, ma anche per la presenza di stampe ad incisione della tela in questione come quella realizzata Philipp Andreas Kilian (1714-1759) (fig. 4) edita tra il 1753 al 1757 a Dresda, parte di una silloge di incisioni della collezione del Principe Elletore di Sassonia che l’aveva acquistata dalla famiglia Widman che a sua volta la comperarono dai Buonaccorsi di Macerata .8

Tuttavia non c’è solo questo riferimento diretto al dipinto di Solimena, ma anche ad altri dipinti dell’autore come la pala raffigurante la Madonna con San Domenico, Santa Caterina da Siena a Sessa Aurunca in provincia di Caserta, dove è interessante lo stretto rapporto tra la figura di San Domenico e San Guglielmo da Vercelli (fig.5).

Entrambi i santi hanno una forte presenza monumentale sia per l’elaborato panneggio, sia per la presenza teatrale delle braccia spalancante, creando un’unione immaginaria tra il fedele che osserva l’opera e la Madonna con il Bambino presente nel quadro. La tela di Sassano malgrado abbia la presenza di una pennellata dal vigore controllatoe dallo stile classico barocco si presenta a noi con un’inquietante intensitĂ visiva e spirituale tipica della pittura religiosa dell’ultimo Solimena.9
Tuttavia tale opera non può essere autografa per i seguenti motivi: il principale è cronologico ed è quello legato al rifacimento della cappella a spese della famiglia Ferri.10 Nel 1767 restaurarò l’attuale cappella come riporta un’ iscrizione, con decorazioni a gusto barocco e inserendo la pala d’altare, che è oggetto dei nostri studi, quindi ben 20 anni dopo la morte di Francesco Solimena avvenuta nel 1747
Il secondo motivo è stilistico.
Malgrado ad un primo sguardo ci siano elementi molto simili allo stile del pittore partenopeo, vi sono alcune caratteristiche discordanti come la resa eccessivamente plastica delle figure, alcuni dettagli sono semplificati ed immediati, appaiono monumentali, quasi prive di dinamismo, il disegno è molto preciso e attento, ben costruito che fa perdere la vaporosità e la leggerezza di tocco che di solito contraddistingue la pittura di Solimena. Mostra delle tonalità fredde poco intense, quasi stemperate, che stridono rispetto al colore acceso e drammatico delle opere del maestro che sono a noi note.
Rimane quindi un quesito fondamentale alla nostra indagine: chi è l’autore?
La probabile risposta è da individuare tra i numerosi allievi che ebbe Solimena o i possibili seguaci che ne ripresero lo stile e che a sua volta ne lasciarono anche un’impronta personale o talvolta abbandonarono il gusto Solimenesco. Tra questi si ricordano: Sebastiano Conca (1680-1764),11 Francesco de Mura (1696-1782) ,12Giuseppe Bonito (1709-1789) 13e infine Gaspare Traversi (1722- 1770)14.
Tuttavia nemmeno questi artisti possono essere candidati quali autori del nostro dipinto sia per ragioni stilistiche, che per questioni biografiche poichĂ© lavorarono specialmente a Napoli, Roma e in importanti centri religiosi, tuttavia difficilmente si trovano le loro opere in chiese limitrofe del territorio campano o dell’Italia meridionale, c’è d’aggiungere anche il fatto che alcuni di loro morirono prima del 1767 cioè l’anno in cui fu eseguito il dipinto in questione.
Allora la nostra indagine deve continuare su un’altra categoria cioè quella dei seguaci o di quei pittori allievi di Solimena che lavoravano nella periferia del regno di Napoli, dato che giĂ allora vi era una forte concorrenza tra gli artisti presenti. Tra questi emerge la figura di Nicola Maria Rossi,(1690-1758) che pur essendo il maestro di Corrado Giaquinto eseguì molti dipinti in territori limitrofi del come a Venafro nell’attuale Molise, a Rivello in Basilicata, a Chieti in Abruzzo e ancora all’Aquila. Nel dipinto raffigurante la Madonna di Loreto del 1735,15 l’artista dimostra un’ampia conoscenza dello stile e della pittura del suo maestro, in dialogo tra la pittura del periodo arcadico, con la composta pittura classicista del Maratti. Tuttavia all’inizio della sua carriera il Dominici afferma :
«le sue opere di tal bellezza, parea a quelle del Solimena tanto che in molti non sapevano di che mano fosse sel del suo scolaro o del Maestro».16
Quindi il possibile candidato per essere l’autore del nostro dipinto può essere Nicola Maria Rossi, sebbene il pittore sia morto nel 1758 ben prima della probabile esecuzione del dipinto di Sassano.
Un altro pittore possibile candidato è Domenico Guarino (1683-1750) allievo di Paolo de Matteis che seguì siĂ le orme dei solimeneschi che quelli dei Giordaneschi come si può vedere nell’opera San Bernardino e Santa Margherita.17
Guarino fu molto apprezzato negli ambienti ecclesiastici, in particolare in quello francescano e fu attivo sopratutto in provincia in centri come Caggiano, non lontano dalla Certosa di San Lorenzo a Padula, o in Basilicata a Pomarico, Stigliano, Genzano di Lucania, Salandra e Pisticci.18Anche qui, malgrado certe similtitudini, non possiamo attribuire l’opera a questo autore poichĂ© mori ben diciasette anni prima dell’esecuzione della pala. L’unico autore possibile qui preso in esame rimane Paolo de Majo (1703-1785).
A prova di questo ci viene in aiuto la ricerca archivistica che permette di identificare con maggiore sicurezza la sua paternitĂ della tela sassanese. Nell’Archivio Diocesano di Teggiano e Policastro è conservato un documento segnato come foglio Numero 183 di una visita pastorale compiuta nel 1798 da Mosignor Antonio Luigi Maria da Gesualdo in cui riporta :
« Anno 1798 vidimus et visitavimus Ecclesiam Matrem Sassani, et controversias inter quosdam incolarum dictae villae Sassano et proprietarios agrorum, et reverendos notarios et dominos qui in eis habitant, solvendas curavimus. Reverendissimus Monsignore ad observandum Ecclesiam et ad inspiciendum singulas capellas, vestigia eius et statum, magnificis candelabribus et singulis statuariis pretiosis, inter quas illa in ligno et auro Madonna, quae in manu Salvatoris puerum gestat. Deinde, cum magno stupore, ad capellam nobilissimae familiae Ferri pervenimus, et admirati et observati sumus Madonnam in throno et cherubinos, cum sua nobilissima figura, dantes honorem Sanctis Francisco a Paola et Sancto Gulielmo de Vercellis, opus talis Pauli, qui in Basilicata laborabat, notissimus et reverentissimus pro pictura in Apulia devotionis imaginis depositionis».19
Questa testimonianza non fa altro che avvalorare l’ ipotesi che l’opera sia proprio del nostro artista originario di Marcianise, ad ulteriore conferma abbiamo, il legame con la famiglia Ferri di origine napoletana in contatto con la corte, con le sue maestranze e le sue botteghe artigiane e la possibile commissione di opere ad autori che all’epoca avevano prestigio ed interesse.
Paolo era nato a Marcianise e fin da giovane fu un assiduo e diligente frequentatore della scuola del Solimena. Il De Dominici di lui scriveva nel 1742:
« un de’ scolari che con assiduitĂ hanno assistitoalla scuola, e benchĂ© non sia giunto al valore de’ piĂą eccellenti, ad ogni modo si porta bene, e non gli mancano continuamente delle faccende, vedendosi molte opere esposte al pubblico». 20
La sua formazione all’interno dell’accademia Solimenesca fu principalmente rivolta in termini puristi del classicismo arcadico sperimentato dal maestro Solimena fin dalla fine del XVII secolo e che ne determinarono una convinta adesione verso equilibrate visioni disegnative e un uso del chiaroschuro di stampo pretiano; oltre al fatto che lavorò in territori periferici come il Guarino oltre a Napoli, si possono ritrovare le sue opere in Lucania, Puglia, Calabria e anche nella Campania Meridionale.21
Il de Majo malgrado l’oblio che ha subito nel tempo, fu in realtĂ molto attivo ed ebbe un importante ruolo nel diffondere le novitĂ stilistiche del tempo, in ultimo bisogna ricordare che intorno al 1771 e 1772 grazie ai suoi meriti ricevete l’importante incarico di essere inserito tra i docenti della Real Accademia di Disegno.22
Interessante notare come nell’opera raffigurante l’Immacolata Concezione (fig.6) del 1747 e conservata in una collezione privata si possa osservare l’interesse verso un impianto scenografico con le ricercate vibrazioni luministiche, modulate attraverso una pennellata fluida, volta a definire e plasmare le figure mosse da un immaginario vento che le rende turbolente e dinamiche, dell’angelo in primo piano, che regge la Madonna mentre schiaccia la mezzaluna simbolo del peccato e del male, che sormontando una nuvola tra diversi cherubini e angeli si sporge fino ad uscire dalla tela.

Ma ciò che colpisce è il suo manto azzurro che si dissolve nello spazio creando l’illusione prospettica di una profonditĂ atmosferica.

Anche la tela raffigurante la Sacra Famiglia (fig.7) del 1747 e conservata nella chiesa dei Padri della missione ai Vergini presso Napoli, presenta delle similitudini con l’opera che abbiamo descritto precedentemente con delle novitĂ interessanti come l’impianto architettonico dello sfondo nascosto da un tripudio di angeli e cherubini e da nuvole massicce e voluminose, la resa monumentale delle figure e la presenza degli articolati panneggi e ombre profonde che definiscono una forte presenza plastica il tutto costruito attraverso uno schema compositivo triangolare, elementi che si ritrovano pure nella tela di Sassano.
Un altro dipinto interessante con cui si possono fare dei confronti e il Martirio di San Matteo del 1745 nella chiesa dedicata al San Matteo ad Agerola, dove oltre alla scena agitata e tragica con la presenza di uno sparuto gruppo di personaggi terrorizzati ed innoriditi; si può notare la presenza dell’angelo efebico che regge la palma del martirio e sovrasta il cielo che verrĂ ripreso pure in un’opera successiva del 1747 come la sacra famiglia, inoltre è interessante la scelta cromatica delle tonalitĂ fredde e dei particolari bagliori luminosi quasi fosserò illuminati da un fulmine, lo stesso effetto che si può riscontrare nella Madonna con bambino e nei santi Francesco da Paola e Guglielmo da Vercelli protagonisti dell’opera Sassanese.
Negli anni Ęż50 del XVIII secolo assistiamo un avvicinamentò alla pittura di Francesco de Mura, nell’influente richiamo alla pittura Giordanesca e a quella del de Matteis, verso uno schiarimento della tavolozza e una resa scultorea delle figure, oltre alla ricerca di un disegno puro e classicheggiante, ispirato ai temi dell’arcadia.23
Di questo periodo ricordiamo le tele come: San Giuseppe e GesĂą bambino e angeli,San Benedetto e San Guglielmo da Vercelli, e infine Sant’Antonio Abate, San Lazzaro e Santa Lucia opere piĂą limpide a livello compositivo, precise e meno caotiche delle precedenti, con poche figure e che si stagliano come statue nella loro monumentalitĂ .
Oltre a ciò vi è un ulteriore fatto interessante,le similitudini di stile e dei temi che rivediamo in molte opere di Paolo de Majo e la sua adesione anche alla pittura di Solimena, il suo rapporto che godeva con il suo maestro ma anche a pittori che lavoravano alla Certosa di Padula, un luogo nevralgico e produttivo nella diffusione di idee e stili che si stavano sviluppando nella cittĂ di Napoli che all’epoca era un centro pieno di fervore intelletuale,un centro culturale europeo ancor prima di essere italiano, il rapporto con una nobiltĂ colta e raffinata, promossa dalla dinastia Borbonica che porto importanti innovazioni tecniche, artistiche e musicali tanto da ispirare le maggiori corti dell’epoca.
Lo studi o sull’opera di de Majo consente di recuperare un’artista valido, capace di esprimere la devozione e il sentimento religioso del tempo, inoltre ha permesso insieme ad altri suoi colleghi anch’essi allievi del Solimena, la diffusione di una grammatica visiva in parte figlia degli insegnamenti del Maestro e in parte con scelte individuali, dallo stile autonomo ed originale. Le loro opere hanno consentito un rinnovamento nel gusto e nell’estetica in quei territori limitrofi e distanti dai centri di potere o di cultura, talvolta con risultati affascinanti e suggestivi, capaci di emozionare e stupire il visitatore piĂą avventuroso, per via dell’isolamento di cui ancora oggi affligge quel territorio. Questo consente lo studio delle vicende storiche e familiari connesse anche non direttamente con la Certosa di Padula, un luogo importante e suggestivo che permette di riscoprire l’identitĂ e il valore spirituale di un territorio unico e singolare nel suo genere, capace ancora oggi di esprimere la sua forza e la sua individualitĂ .
Pier Luigi DOROÂ Roma, 15 Febbraio 2025
NOTE
- Celato,1581 p. 11; G. G. Giordano ,1649, pp.4-11; A. Perimezzi,1841, pp.7-2: Può risultare interessanti alcuni elementi in comune tra i due santi tra cui il primo vissuto presumibilmente tra il 1085 ed il 1142, e l’altro vissuto tra il 1416 ed il 1507. Entrambi in gioventĂą compirono importanti pellegrinaggi, il primo a Santiago de Capostela, a Roma . Entrambi i santi abbracciarono quindi uno stile di vita basato sul pellegrinaggio, l’eremitaggio, l’astinenza e la preghiera e furono tra le altre cose importanti guide monastiche. Il primo fondò il monastero di Monte Vergine, mentre San Francesco da Paola fece edificare molti monasteri tra cui vale la pena ricordare quello di Paterno Calabro il piĂą prestigioso tra i tanti disseminati nel territorio calabrese; ma il piĂą celebre tra questi luoghi di culto è quello dell’ordine dei Minimi a la Riche in Francia, di cui fu guida nonchĂ© fondatore e dove il santo è sepolto. Ecco che questi straordinari personaggi furono da esempio ai giovani devoti che volevano imitare il loro stile di vita, essi si trovarono ad essere guide spirituali nonchĂ© i principali esponenti della dottrina cattolica, tanto da essere considerati un baluardo della fede durante il periodo della controriforma.
- De Dominici,1775, pp. 579-726.
- Sapio,2018, p.11;A. Canino,2002, p.630; A. Amendola, 2023,pp.13-18: La Certosa fu fondata nel 1306 da Tommaso Sanseverino (1255-1324) un importante feudatario, legato alla dinastia degli Angioini che vedevano a sua volta nell’ordine dei Certosini una manifestazione del loro potere anche nel legame religioso
- C.Gallo, 2006, pp. 199-200: I continui cantieri artistici e stilistici nella certosa, hanno creato un rapporto particolare tra centro e periferia, tra i diversi motivi abbiamo giĂ durante il periodo medievale l’influenza della famiglia dei Sanseverino, tutelari della Certosa poi dobbiamo considerare anche la sua posizione geografica situata sulla Via Popilia, una via di grande transito che partendo da Napoli conduce in Calabria. In ultimo tra le motivazioni principali abbiamo la ricchezza dei possedimenti di questo gigantesco monastero che toccava una parte della Lucania, nell’attuale Basilicata espandendosi fino a Sapri ne lcuore del Cilento.
- C.Gallo,2006, pp.50-53; M. Sapio, 2018, p.8.: Grazie alle grandi disponibilitĂ economiche, i Certosini riuscirono a commissionare opere a grandi artisti come si è giĂ accennato precedentemente, favorendo il mercato artistico e aggiornando con il gusto dell’epoca le maestranze locali. Questi restauri o ammodernamenti nel corso del XVII e XVIII secolo si possono riscontrare sia su diversi edifici ad uso di culto, come chiese, monasteri,santuari o abbazie che ad uso profano come i palazzi nobiliari, i palazzi di giustizia e le logge del mercato, che non solo cambiano il loro aspetto decorativo dal punto di vista architettonico o plastico, con decorazioni a stucco e in marmo, ma anche a livello pittorico, con decorazioni ad affresco e talvolta con la presenza di tele e dipinti
- Raspi Serra, 1981, p 636.
- C. Gallo, 2006, pp. 236-237.
- Milesi; Paolo Bellini, 1989, p.139.
- Cucciniello, 1989, pp.184-185 sch. 55.
- Nobili-napoletani.it, consultato il 4 Dicembre 2024: La Famiglia Ferri diorigini normanne e anticamente portava il nome di Ferre de Ferris, che nel corso del tempo riuscì ad accumulare nei secoli diversi possedimenti, sopratutto in Campania meridionale nella zona di Auletta, in Principato Citra, ricoprendo la carica di avvocati e notai, divenendo una delle famiglie più importanti di Sassano, e di Napoli.
- M.-G. Sestieri-N. Spinosa-A. Griseri , 1982, scheda 34-35; V.Casale,2001, pp. 31-57: Sebastiano Conca (1680- 1764) lavorò a Roma di cui celebre è il soffitto della chiesa di Santa Cecilia a Roma nell’affresco raffigurante La Gloria di Santa Cecilia datato 1721-1724 iniziato durante il pontificato di Clemente XI al secolo Giovanni Francesco Albani ( 1649-1721), in cui emerge lo stile esuberante e teatrale del suo maestro in dialogo con la pittura classicista di Carlo Maratti (1625-1713) e il suo allievo Giuseppe Bartolomeo Chiari (1654-1727) che dominavano il gusto della Roma dell’epoca
- Pavone, 1997, pp. 34-36;A. Hojer, 2011, pp. 84-86; M. Pavone, 1997, pp. 49-64.: Francesco de Mura (1696- 1782) grande esponente del roccocò italiano dai colori particolarmente chiari, influenzato dalle tematiche arcadiche come si può notare nell’opera Allegoria delle Arti del 1755. In cui è evidente la sua particolare tecnica cromatica dal disegno sinuoso e preciso; egli ebbe anche modo di entrare in contatto con Corrado Giaquinto (1702-1766) allievo di un seguace del Solimena, il pittore Nicola Maria Rossi.Uno dei quadri piĂą interessanti di Giaquinto è la sua Maddalena Penitente dove oltre ad elementi solimeneschi emerge soprattutto l’influenza di Luca Giordano(1683-1705) nell’intensitĂ religiosa e dal forte chiaro-scuro dei suoi primi tempi in un dialogo con il colorismo audace dalle pennellate fugaci che caratterizzano i suoi lavori, evidenti negli affreschi della Certosa di San Martino a Napoli, pur non tralasciando le sue tonalitĂ fredde che contraddistinguono la sua pittura
- A. della Ragione, 2020,pp.11-14: Giuseppe Bonito (1709-1789).dallo stile popolare e folkloristico, affascinato anche da temi esotici e allo stesso tempo aulico e lirico pur con elementi di patetismo e di misura controllata che ricorda le delicate e smaltate porcellane di capodimonte, di cui è magistrale testimonianza la pala dell’Immacolata Concezione del 1789 conservata nella cappella Palatina della Reggia di Caserta.
- Maglio, 2009,pp. 221-230:Gaspare Traversi(1722-1770) fu celbre per la scelta di raffigurare scene popolari e flokoristiche ispirate alla pittura di Ribera come nel celebre ritratto La Fantesca, databile intorno al 1760, e conservato a Firenze presso la Fondazione Roberto Longhi.
- Catelo 1979, p.54.
- B. De Dominici, 1840, pp. 319-340.
- B. De Dominici,1742, p.596.
- Villani,2003, pp.23-26,
- D.T.P. Documento 183, visita pastorale del 1798« Nell’anno 1798 abbiamo visto e visitato la Chiesa Madre di Sassano, e ne abbiamo risolto le controversie, tra alcuni abitanti di sudetta villa denominata Sassano e i proprietari terrieri, e i rispettabili notai e signori che in essi trovano la loro dimora, il reverendissimo Monsignore si è recato ad osservare la Chiesa ed ad osservare ogni singola cappella, le sue vestigie ed il suo stato, dai magnifici Candelabri e di ogni statua de pregio, tra cui quella in legno ed oro di una Madonna che regge in mano il salvatore fatto bambino. Poi con grande stupore ci siamo recati alla cappella della nobilissima famiglia Ferri ed abbiamo ammirato ed osservato La Madonna in trono ed i cherubini, con al sua nobilissima figura pose omaggio i santi Francesco da Paola e San Guglielmo da Vercelli, opera di un tal Paolo che lavorava in Basilicata, famoso e rispettabile per un quadro in Apulia di immagine devotissima di deposizione »
- B. De Dominici, 1742, p.709.
- Spinosa,1986,p.70.
- A. Pavone,1997,p.89.
- Spinosa,1986p.70.
