di Gaetano BONGIOVANNI
Una pala d’altare fuori contesto a Catania
La conoscenza della pittura catanese del Settecento consente di recuperare talune opere che hanno avuto una storia conservativa molto complessa: è il caso di questa pala d’altare (fig. 1), approdata in una chiesa edificata nella seconda metà del secolo XX, ma originariamente collocata, secondo le documentazioni ad oggi pervenute, nella chiesa dell’Immacolata, o “dell’Immacolatella”, appartenete ai chierici minori francescani e situata di fronte all’ex ospedale Santa Marta, un edificio a croce greca il cui quadro si trovava su uno dei quattro altari. Successivamente, dopo un restauro dei primi anni 60 del XX secolo fu trasferito nella chiesa dello Spirito Santo poi distrutta, già edificata nell’area dell’attuale Corso Sicilia, da quest’ultimo edificio l’opera è stata trasferita nella chiesa moderna sopra citata.

La conoscenza della cronologia esatta del dipinto riportata sul verso della tela oggi non più leggibile, in quanto intelata, recava la data 1750, ed è stata letta dal restauratore Pietro Fresta, che ha effettuato un accurato intervento conservativo in anni più recenti. L’opera, di non facile attribuzione, può ben collocarsi in quel crinale figurativo che riguarda la produzione etnea subito dopo l’approdo in città del noto pittore Olivio Sozzi, autore di notevoli dipinti d’altare e di affreschi.
Tra i suoi dipinti non può non ricordarsi quello raffigurante la Madonna col bambino con i santi Giuseppe e Benedetto (fig. 2),


un dipinto connotato dalle figure principali quasi tutte poste su una linea compositiva orizzontale e i colori che riflettono una particolare intensità cromatica, come può riscontrarsi anche nelle vesti della Vergine e nel drappo che copre le nudità dell’angelo reggi corona a destra nella pala della Mercede (fig. 3).
Rimanendo nell’ambito pittorico locale, nel medesimo giro di anni, e per una committenza assai colta, che mostra la fortuna in Sicilia delle pale del fiammingo Guglielmo Borremans, in particolare l’Annunciazione dipinta per la chiesa dei Minoriti di Catania (fig. 4),

a questo quadro si ispira Filomena, non altrimenti noto, per la grande pala sull’altare principale della chiesa del Carmine a Catania (fig. 5).

Questa grande pala è provvista di una cornice dorata baroccheggiante che reca lo stemma della famiglia Amico Statella, pure verosimilmente committente anche di questa pala d’altare. Si noti pure una simile predilezione per le scelte cromatiche presenti nella pala dell’Annunciazione (fig. 6) nella chiesa di San Michele ad Aci Sant’Antonio.


Evidentemente una ricerca di timbri pittorici squillanti nel solco del linguaggio di Olivio Sozzi. Anche la figura di San Pietro Nolasco (fig. 7) riflette i modelli dei santi maturi e canuti dipinti nella sua non breve carriera dal Sozzi, speculare al già citato San Benedetto dell’omonima chiesa.
Lo studioso di iconografia sacra Giovanni Lanzafame ha evidenziato come l’abito della Madonna della Mercede sia in rapporto strettissimo, soprattutto nei colori utilizzati, con una iconografia settecentesca diffusa in Sicilia, ovvero quella della Madonna del Lume (fig. 8) che ha riscontrato una particolare fortuna in Sicilia, ma non solo, a partire dal 1732.
“La sua origine si deve a un’intensa ricerca spirituale. Tornando indietro nel tempo, nella Palermo del XVIII secolo, fervente centro di attività missionarie, i Gesuiti erano particolarmente attivi nella diffusione della fede. Tra loro vi era il sacerdote Giovanni Antonio Genovesi (Palazzo Adriano, 1684-1743), un uomo attento innovativo, convinto, come molti prima e dopo di lui, che la comunicazione religiosa dovesse passare attraverso immagini efficaci e toccanti. Il suo desiderio era trovare una rappresentazione della Vergine che potesse “far ardere i cuori come segno della fede e della devozione”[1].
Pongo questo piccolo contributo con lo scopo di mettere in evidenza un’opera pittorica ancora di anonimo autore ma capace di definire il contesto artistico catanese da cui trae spunti.
Gaetano BONGIOVANNI Palermo, 8 Marzo 2026
NOTA
[1] Cfr. M. Lipari, Il culto della Madre e la Gran Signora del Lume nella Chiesa di San Francesco Borgia a Catania, in https://www.aboutartonline.com/il-culto-della-madre-e-la-gran-signora-del-lume-nella-chiesa-di-san-francesco-borgia-a-catania/
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