di Giulio de MARTINO
Una bella mostra, ospitata nelle sale al piano terra dell’«Accademia di San Luca» a Roma, ci porta a ripensare alle opere pittoriche di Fausto Pirandello (Roma, 17 giugno 1899 – Roma, 30 novembre 1975).

Esponente atipico della cosiddetta «Scuola Romana», era figlio di Luigi Pirandello (Girgenti, 28 giugno 1867 – Roma, 10 dicembre 1936) e di Maria Antonietta Portolano, nato dopo il fratello Stefano e la sorella Lia.

La mostra romana è stata curata – a cinquant’anni dalla scomparsa dell’artista – da Fabio Benzi e da Flavia Matitti. Preceduta da altre iniziative per il cinquantenario, si segnala per l’accurata impaginazione critica e per la sapiente scelta delle opere, sia di quelle su tela, tavola o cartone sia di quelle su carta.
Come per altri artisti che hanno attraversato con il loro lavoro gran parte del Novecento, l’opera di Fausto Pirandello non si presta ad una facile ed univoca classificazione estetica. Per lui non è appropriato parlare di «eclettismo», quanto piuttosto di «dialogo continuo» con i metamorfici linguaggi della pittura novecentesca.
Si formò, a partire dal 1922, alla Scuola d’Arte degli Orti Sallustiani, diretta a Roma da Felice Carena, Attilio Selva e Orazio Amato. Lì conobbe Giuseppe Capogrossi (Roma, 7 marzo 1900 – Roma, 9 ottobre 1972).
Anche se era stato Sigismondo Lipinsky, scultore e incisore di matrice simbolista, a dargli, già nel 1919, i primi rudimenti del disegno, fu Felice Carena (Torino, 13 agosto 1879 – Venezia, 10 giugno 1966) ad introdurlo a quel mestiere della pittura che – oltrepassati il classicismo e il naturalismo – si avviava a transitare su percorsi avanguardistici e metalinguistici.

Nel 1924 Fausto Pirandello aprì il suo primo studio di pittura ad Anticoli Corrado, paese dell’Alta Valle dell’Aniene, noto per i paesaggi pittoreschi e le modelle di posa.
Ad Anticoli conobbe lo scultore Arturo Martini e lo scultore statunitense Maurice Sterne. Ancora lì incontrò Pompilia D’Aprile (1898 – 1977), già modella dei pittori Francesco Trombadori e Amleto Cataldi. L’avrebbe sposata nel 1927.

Nel 1925 Pirandello partecipò alla III edizione della «Biennale Romana d’Arte», con l’opera «Bagnanti» e, nel 1926, alla XV «Biennale Internazionale d’Arte della Città di Venezia» con una «Composizione». Vi avrebbe esposto ancora, con continuità, dal 1932 al 1942.
Nel percorso diacronico della sua pittura, Fausto Pirandello ha esplorato molti tra i linguaggi artistici del Novecento: dalla figurazione realista alle intuizioni subliminali delle avanguardie storiche (Metafisica, Surrealismo), dall’apertura linguistica e cromatica del post-impressionismo alle morfologie paradossali del cubismo e dell’espressionismo, dalla pittura sociale e ideologica del Ventennio Fascista alle figurazioni selvatiche e primitive delle neo-avanguardie del secondo Dopoguerra.
Le sincronie di Pirandello sono andate da De Pisis a Picasso, da Campigli a Sironi a Lucian Freud, per giungere, attraverso una figurazione alterata e complessa, ad una pittura eccedente e in esplorazione, in sintonia con le sperimentazioni e le devianze degli anni Sessanta.

Imprecisamente collocato fra gli esponenti della «Scuola romana», Fausto Pirandello se ne distingue subito per l’originalità e l’autonomia di ricerca. Anche se la sua pittura appare orientata verso il realismo della quotidianità, il suo sguardo e la sua figurazione non hanno nulla di descrittivo e di localistico. I suoi sono quadri impietosi e perturbanti: la materia pittorica rimane densa e scabra la figura stralunata e scomposta. La tensione intellettuale trasforma il dato naturalistico in segno metafisico.
La percezione asimmetrica del mondo personale e del mondo sociale rende Fausto Pirandello – pur nella difficoltà e problematicità dei suoi rapporti con il grande Luigi Pirandello – un indagatore sottilmente psicologico che reinterpreta con la pittura la drammatica visione estetica e sociale del padre.

Nel 1927 Fausto Pirandello lasciò Roma per stabilirsi a Parigi e sottrarsi così ai vincoli delle tradizioni italiane. Con la moglie Pompilia andò ad abitare a Montparnasse e aprì un piccolo studio di pittura a Montrouge. Si inserì nel gruppo degli “Italiens de Paris” (come Giorgio De Chirico e Filippo de Pisis), studiò le opere di Cézanne e i cubisti Picasso e Braque (di cui c’è ampia traccia nelle sue opere).
A Parigi, Fausto Pirandello diventò anche padre di un bambino, Pierluigi (Parigi, 5 agosto 1928 – Roma, 1 marzo 2018) che sarebbe diventato l’importante erede e conservatore della sua opera. La «Fondazione Fausto Pirandello» custodisce 19 opere dell’artista, oltre a un importante archivio fotografico e documentario [vedi: https://www.fondazionefaustopirandello.it/].
Nel 1929 Fausto Pirandello entrò nel mercato dell’arte organizzando due mostre personali: una a Parigi e l’altra Vienna.

La mostra dell’«Accademia di San Luca» propone al pubblico uno dei capolavori di Pirandello: «La tempesta» (olio su compensato, cm 150×225). Dipinto nel 1938, se ne erano perse le tracce. Il quadro, di grandi dimensioni, cinematografico nella sua figurazione dinamica, era stato esposto per la prima volta nel febbraio 1939 alla «III Quadriennale d’Arte Nazionale di Roma».
L’opera, di infernale drammaticità, fu quindi inviata negli Stati Uniti ed esposta al «Carnegie Institute» di Pittsburgh per poi sparire dalle mostre. Il quadro apparteneva al giornalista siciliano Telesio Interlandi (1894-1965), noto propagandista mussoliniano e antisemita, ed era conservato nella sua collezione privata.

Ancora nel 1939, fu realizzato da Fausto Pirandello l’incombente e monumentale: «Bagnanti». Opera trasgressiva e ambivalente, che propone sia il concerto dionisiaco dei corpi nudi femminili, sia l’ammassarsi delle carni sulla spiaggia. Il colore bruno confonde le figure con la sabbia ed esprime insieme: innocenza e fragilità, liberazione e dannazione, corpi che sono, in realtà, anime.

Nel Dopoguerra Pirandello, avendo assorbito le suggestioni dei modelli cubisti, e abbandonando le composizioni tipiche della pittura retorica degli anni ’30, fu attratto dalle suggestioni letterarie ed estetiche più attuali. Tentò una sintesi tra realismo e neo-cubismo e giunse, attraverso deformazioni espressionistiche, a soluzioni formali originali.
Si impegnò in molte esposizioni, dalle collettive alla Biennale di Venezia, dalle Quadriennali romane alle mostre personali presso la Galleria della Cometa, alla Galleria del Secolo e alla Galleria di Roma. La critica ricorda la personale del 1955 alla «Catherine Viviano Gallery» di New York e quella alla «Nuova Pesa» di Roma nel 1968.

olio su cartone, cm 58 x 38 © Roma, collezione privata
Tra astrazione e figurazione produsse una pittura di ricerca, con un forte riferimento alla sintassi cubista, unito, però, all’esibizione di tassellature e di elaborazioni del colore che fanno svaporare il dato narrativo.
La mostra dell’Accademia di San Luca è distribuita in quattro sale e articolata in quattro segmenti. La prima sala documenta gli anni di «formazione e di esordio e il periodo parigino» (dal 1920 al 1930) di Fausto Pirandello.
La seconda sala riguarda gli «Anni minacciosi»: sono gli anni ’30 e i primi anni della Guerra mondiale, lacerati fra la percezione dinamica e l’intuizione drammatica dei soggetti.
La terza sala raccoglie le «Opere della maturità» di Fausto Pirandello, a partire dagli anni ‘50. La Sala al primo piano di Palazzo Carpegna espone le interessanti «Opere su carta»: disegni, pastelli, incisioni e abbozzi in cui viene documentata la sottotrama dissolutiva del disegno che diventa colore libero.

Anche negli anni ’60, il tema delle «Bagnanti» ricorre in molti dipinti di Fausto Pirandello. Con linguaggi differenti raffigura il medesimo campo simbolico: la ricerca umana di purificazione e di semplicità, il distacco dalla solidità della terraferma e lo slancio verso la liquidità del mare.
La nudità è rappresentazione di purezza e l’acqua marina sembra offrirle la sostanza lustrale per un rituale di liberazione.

olio su cartone, cm 72 x 51 © Roma, Accademia Nazionale di San Luca
La folla dei corpi assume le parvenze di un esodo verso una naturalità nuovamente amica e accogliente. Il suo linguaggio pittorico è già aperto verso l’espressionismo materico e selvaggio delle trans-avanguardie.
Giulio de MARTINO Roma 21 Dicembre 2025
La mostra
“Fausto Pirandello. La magia del quotidiano”
a cura di: Fabio Benzi e Flavia Matitti
Accademia Nazionale di San Luca a Roma (dal 19 dicembre 2025 al 28 febbraio 2026)
Villa Aurea, Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi ad Agrigento (dal 20 marzo al 2 giugno 2026)
Catalogo: “Fausto Pirandello. La magia del quotidiano” a cura di Fabio Benzi e Flavia Matitti, Roma, Edizioni Accademia di San Luca, 2025
