La mostra “Venus” di Joana Vasconcelos allo spazio MP3. Fondazione Valentino Garavani/Giancarlo Giammetti,

di Dominique LORA

La mostra Venus realizzata dalla formidabile artista portoghese Joana Vasconcelos, è stata inaugurata lo scorso 18 gennaio allo spazio MP3 – Fondazione Valentino Garavani/Giancarlo Giammetti, (Roma), precedendo di un giorno la scomparsa del grande stilista italiano quale ultimo prestigioso tributo al suo straordinario talento artistico.

Da piazza Mignanelli, il percorso di mostra si svolge dall’esterno all’interno invadendo e al contempo rigenerando l’architettura degli spazi espositivi (e non), rispettandone al contempo la memoria fisica ed eterea.

Dalle scale che portano al piano superiore alle sale di esposizione, le installazioni site-specific di Joana Vasconcelos integrano le creazioni del grande stilista interagendo in maniera “relazionale”, per usare un’espressione di Nicolas Bourriaud, generando un’esperienza artistica nuova e alternativa, frutto della collaborazione tra due grandi espressioni contemporanee e del savoir-faire di artigiani, studenti e volontari. In tal modo, Venus è una fusione unica e sorprendente che sposta i confini e i canoni che separano arti visive, moda e artigianato.

In effetti, su di un piano produttivo e formale esiste una concreta assonanza che accomuna il carattere invisibile ed intangibile della pratica artistica con il recente concetto di patrimonio intangibile dei popoli. Il progetto espositivo Venus presenta opere che sono esperimenti collettivi e multidisciplinari volti a valorizzare la collaborazione tra arti e artigianato e fornendo nuovi significati alla relazione tra tradizione e presente. Alla ricerca di espressioni culturali contemporanee alternative, la mostra esplora le energie più profonde dello strumento “cultura” nelle sue molteplici forme quale fonte di vera conoscenza e dunque di cambiamento organico e strutturale in seno ad una società mutante e multiculturale.

Il percorso espositivo si articola attraverso una successione di ambienti effimeri che esistono temporaneamente attraverso il passaggio e la percezione di chi vi entra in contatto. Le opere sono il risultato di una ricerca sonora, materica e sperimentale tra luce e ombre, spazio e opere, pesantezza e leggerezza, per un’esperienza sensuale totale.

Opere e abiti si dispiegano, evocano e suggeriscono, risultando sempre fluidi e sorprendenti. La caratteristica di molte installazioni di Joana Vasconcelos è quella di essere in grado di sconfinare tra diversi stili, medium e pratiche artistiche, risultando organica alla visione del mondo della grande artista portoghese. Come lo è la sua costante riflessione creativa e sperimentale su tematiche come l’identità di genere, gli stereotipi o i canoni prestabiliti dall’estetica di stampo occidentale.

Più che fare eco o semplicemente trarre ispirazione dalle creazioni di Valentino, le opere dell’artista portoghese le completano e le estendono, ampliandone l’aurea e la sofisticata fattura, generando un universo parallelo “altro” in cui tutto rivive, tutto si risveglia ma, soprattutto, tutto si riscopre; una versione contemporanea del mondo di Alice nel paese delle meraviglie, in cui Alice siamo noi.

Progetto espositivo, dunque, che si rivela simultaneamente come un teatro, un forum e un tableau vivant in grado di coinvolgere attivamente individui, arti e società in una materialità di pensiero che ci spiazza e ci fa riflettere sul ruolo e sull’efficacia dirompente del potere femminile (E. Schmidt, 2023). La Vasconcelos ci presenta una rivisitazione e una reinterpretazione della dea Venere associandola al mito delle Valchirie attraverso una interpretazione originale e sincretica della mitologia occidentale che, dall’antica Grecia abbraccia le divinità e il folklore degli antichi germani e dei norreni, abbracciando l’idea di una nuova e “dovuta” rappresentazione dell’universo al femminile.

In generale, le figure di antiche divinità femminili sono sempre più spesso riferimenti culturali nel contesto figurativo della società contemporanea, poiché incarnano modelli archetipici di potere e di virtù al femminile come l’indipendenza (Artemide), la saggezza (Atena), la creatività (Minerva), la forza dell’amore (Venere) o la potenza distruttiva/creativa (Kali, Pele), per citarne alcune. Ispirando la creazione artistica, letteraria e cinematografica contemporanea, tali figure ispirano la rivendicazione dell’essenza e del potenziale femminile, esortando a sfidare ruoli limitanti e a riconoscerne identità sfaccettate, influenzando così il pensiero e la spiritualità odierne e offrendo modelli di ruolo complessi. Nel caso specifico, l’associazione tra Venere e le Valchirie si collega al femminismo attraverso il simbolo iconico che rappresenta il potere e la liberazione femminile, sfidando e fornendo un’immagine nuova rispetto ai luoghi comuni dell’iconografia occidentale che spesso, (malgrado fossero capolavori artistici) hanno ridotto le donne a ruoli secondari  e limitati di madri, mogli o prostitute.

Così, le pentole assemblate che costituiscono l’installazione “I Tacchi di Marilyn Monroe” e i ferri da stiro dell’installazione “Full Steam Ahead” della sala successiva, ricordano il ready made che, da Marcel Duchamps ad Arman, ricontestualizzano l’opera d’arte come prodotto ed espressione ultima della società moderna, con chiari riferimenti al ruolo della donna nel contesto della vita domestica degli anni cinquanta e sessanta.

Per citare una frase pronunciata dal celebre curatore Eike Schmidt durante la mostra della Vasconcelos tenutasi alle Gallerie degli Uffizi e a Palazzo Pitti nel 2023: “I tacchi di Marilyn Monroe” in proporzioni monumentali, il nucleo familiare tipico (padre-madre-figlio) trasposto in termini irrituali, la donna guerriera ma avvolta di trame colorate realizzate all’uncinetto: le installazioni dell’artista ci presentano un crescendo ovviamente femminista, tuttavia senza recriminazioni o rancori sui ruoli storici di genere. Anzi, è proprio l’allegra ironia delle sue creazioni a spiazzarci e a farci riflettere sui ruoli e sull’efficace, dirompente potere femminile”. [1]

In tal modo, le opere in mostra evocano modelli sempiterni di comportamento ispirati al benessere e al consumo, che tendono ad essere resuscitati ogni volta che risvolti politici o sociali lo permettono. Come si dice un passo avanti e due indietro…

In definitiva, la sua è una visione alternativa e contemporanea di come donna, musa, modella, artefice e curatrice possano reinventare la realtà, producendo una narrativa e un lavoro di ricerca in grado di rimodellare e ri-forgiare i canoni estetici, umanistici e di genere che caratterizzano la nostra esistenza presente, abbracciando il fascino di generi letterari che dal Fantasy al Comics coinvolgono un pubblico intergenerazionale.

Infine, è importante sottolineare come le creazioni di Valentino, che hanno segnato la storia del cambiamento nell’ambito dell’altra moda, si dimostrano espressioni avanguardistiche a tutti gli effetti; opere d’arte senza tempo che possono vestire la donna di ieri come quella di oggi e di domani. La combinazione tra le opere della grande artista portoghese e gli abiti di alta sartoria si trasforma in installazioni dalla potenza strutturale e cromatica unica. Motivi, colori e tessuti diventano elementi culturali ed estetici in costante movimento, in grado di sviluppare un dialogo culturale e sociale, ma anche, per citare Picasso, capaci al loro modo di essere politicamente “maleducati”, poiché conservano una grazia e una delicatezza che li rende unici e preziosi e allo stesso tempo affermano come misoginia e disparità “debbano” essere accettati e considerati come obsoleti.

In conclusione, le opere di Joana Vasconcelos si allineano con l’idea di “Lupus in Fabula”, ovvero con il tentativo di comprendere la realtà attraverso bellezza, magia e immaginazione. La sua opera totalizzante, immaginata e realizzata attraverso virtuosismi tessili e cromatici, sgocciolamenti, sbavature, strappi, rotondità, cornici e ready-made assemblati, si evolve in un’espressione artistica che diviene esperienza ravvicinata e personale, e in cui l’azione e il pensiero artistico entrano nel vivo nella realtà soggettiva del visitatore.

La mostra diventa in tal modo un racconto artistico che risulta in un dialogo sincretico tra linguaggi, forme di conoscenza antiche e savoir-faire tradizionali, offrendo al visitatore un’interpretazione dell’arte come azione al contempo creativa e mnemonica, espressione materiale dell’intangibile e desiderio di inclusione, ridefinendo in modo organico l’identità di generi, individui e comunità.

Il progetto espositivo diventa così un esempio di parità, di dialogo e, a suo modo di riconciliazione, imponendo uno status quo che, in modo feroce seppur gentile, presenta una visione del mondo contemporaneo illuminato, drammatico e rigenerato.

Dominique LORA  Roma 25 Gennaio 202 (Art Historian, Curator and Docent)

NOTA

[1] Artribune, 04/10/2023, https://www.artribune.com/arti-visive/arte-contemporanea/2023/10/joana-vasconcelos-mostra-agli-uffizi-firenze/