Marina Ortona 26-08-2026
Spazio tra le colonne
Quando abitavo a Tripoli ero piccola. Sono rimasta lì fino all’età di cinque anni. I miei ricordi sono quelli di una bambina: Nicola grande e Nicola piccolo erano i due negozi di giocattoli distinguibili per la grandezza del negozio; c’era la spiaggia dove passavo le giornate con i tanti cugini; e poi la mia casa. Ho dei segni, pochi, ma molto marcati nella memoria. Potrei disegnare perfettamente la piantina della mia abitazione.
Dormivo nella camera dei miei genitori, in fondo al corridoio. C’erano due porte-finestre d’angolo, chiuse da due persiane, che si affacciavano su due balconi. La balaustra era formata da una linea di colonnine in pietra bianca.
Quando arrivava il tramonto, aspettavo dietro i vetri di quelle finestre il ritorno di mio padre dal lavoro. Qualche volta osavo e uscivo sul balcone, allungando il collo verso la strada sottostante. Davanti, un po’ in fondo, vedevo il mare. C’era un alto minareto da cui proveniva il canto del muezzin. I tramonti coloravano di rosso il cielo.
Questo fatto della testa infilata tra le colonne non piaceva a mia madre che, ogni volta che lo facevo, mi avvertiva che sarei rimasta probabilmente incastrata e non avrebbero potuto più liberarmi. Questo monito così perentorio e catastrofico mi è tornato in mente qualche anno fa. Mi misi in testa che dovevo realizzare qualcosa per fissare quel ricordo. Non sapevo se avrei creato delle colonne; le ho disegnate, ma non mi piaceva molto l’idea della colonna in sé.
Alla fine, ho creduto fosse meglio concentrarsi sullo “spazio” tra le colonne. È così che sono nati i cinque pannelli. Sono in gres nero ricoperto da uno smalto a base di cenere, passato col pennello. Hanno uno spazio centrale che definisce la sagoma delle due colonne ai lati, e che va restringendosi sempre di più, come se la mia testa fosse realmente rimasta incastrata. Ne rido, ma è incredibile cosa possa fare la suggestione.
I pannelli sono stati cotti in un forno elettrico nella stessa infornata, ma hanno subito delle riduzioni diverse per la differente grandezza del vuoto centrale in ognuno di loro.
Il forno è arrivato a 1280°C.
Ho voluto che i pannelli fossero un po’ distanziati dalla parete su cui vengono appesi, perché si crei un’ombra leggera che dia un po’ di profondità all’immagine.
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