La mostra “Marina Ortona, Ceramiche & Sculture” spiegata opera per opera – PIATTO PER COUS COUS

Marina Ortona 31-07-2026

Piatto per cous cous
Il cous cous è un piatto tipico arabo che troviamo in tutto il Maghreb: c’è il cous cous algerino, quello tunisino, il marocchino, il libanese, l’egiziano, il libico. E probabilmente la lista non finisce qui. Ogni popolo ha il suo. E all’interno di ogni Paese ognuno lo fa meglio dell’altro, perché la ricetta della madre, della nonna, della zia, è quella più buona, più speziata, più corrispondente al luogo di appartenenza.
Anche a casa mia, a Tripoli, si faceva il cous cous tutti i venerdì sera, e poi abbiamo continuato a farlo anche in Italia, una volta arrivati qui. Due giorni di acquisti al mercato e altrettanti di preparazione. Non starò a spiegare la ricetta di mia madre, ma l’idea di un ampio piatto, largo, che potesse contenere un grosso quantitativo di semola di grano duro, sufficiente a soddisfare un’intera famiglia numerosa, mi è venuto in mente in modo molto naturale, perché il suo uso fa parte della mia tradizione, essendo nata in un paese arabo, la Libia.
Ho voluto creare un piatto di porcellana su cui ho versato uno smalto a base di ossido di ferro giallo che assume una colorazione che va dal giallo al marrone, dal caramello al dorato. Un miele colato, un po’ lucido e un po’ opaco, a volte satinato. Un colore mosso e striato. Insomma, qualcosa di anomalo che mi ha affascinato sin dalla prima volta che l’ho visto uscire dal forno.
La prima cottura è arrivata fino a 940°C, mentre la seconda ha toccato i 1280°C.
Il piatto presenta al centro un Maghen David, la stella di David, appena accennata perché lo smalto, qui, ha avuto il sopravvento; lungo tutto il bordo ci sono una serie di stelle e di chamsa, quegli amuleti di origine fenicia usati da arabi ed ebrei in tutto il mondo nord-africano e medio-orientale. Il gioco di rilievi crea una superficie su cui lo smalto gioca nelle sue diverse declinazioni. Anche il bordo sotto al piatto, volutamente non rifinito, lascia libero lo smalto di sfogarsi.
La decorazione di simboli non solo ebraici, ma anche arabi, era molto spesso affidata alle mani esperte di decoratori ebrei libici. Avevano una tradizione lunga di secoli e secoli ed erano detentori dei segreti dell’arte orafa e argentiera. Io ho attinto da questi segreti e dalla storia per riprodurre stelle di David e mani di Fatima.