Marina Ortona 16-08-2026
Goccia
Ho difficoltà a creare vasellame in serie, forse perché ho la necessità di confermare sempre il mio senso di libertà . La serie è una ripetizione che non è connessa con la libertà . La libertà è unica, in ogni suo istante. Questa è la convinzione che al momento si è fissata nella mia mente.
La Goccia nasce da una lastra fine di porcellana di Limoges, stesa su un piano. Con un punteruolo ho disegnato una forma armoniosa, sinuosa, casuale. L’ho tagliata e ho rialzato leggermente i bordi della lastra, come a contenere qualcosa. Mi sono aiutata con carta di giornale arrotolata per sostenere in verticale i bordi e l’ho fatta asciugare come al solito, lentamente, tra due fogli di plastica. L’asciugatura, senza aver fretta alcuna, assicura la buona riuscita di un lavoro così sottile. Altrimenti è facile che si creino delle crepe ancor prima di andare nel forno.
La Goccia è stata cotta in prima cottura a 940°C. Ho creato uno smalto particolare, per le sue caratteristiche: cambia nell’aspetto lucido o opaco; cambia nella gradazione di colori dall’oro, al giallo, al marrone; cambia se immerso su una superficie concava o convessa; cambia se messo all’interno o all’esterno di un piatto; cambia se usato ad immersione, a pennello, a colatura: cambia, pur essendo un solo smalto.
Ho lavorato a lungo sulle composizioni degli smalti ad alta temperatura, e questo è uno degli smalti che mi ha dato maggiore soddisfazione, usato soprattutto su un piano chiaro e pieno di caolino come la porcellana.
Questo smalto è a base di ossido di ferro giallo. L’ho versato ripetutamente sul piatto, e ho coperto tutta la superficie con vari passaggi.
La seconda cottura è stata fatta a 1280°C, sempre nel forno elettrico.
Il titolo che ho voluto dare a questo piatto unico, la Goccia, è stato una conseguenza naturale alla forma, che decisamente ci riporta all’idea di una goccia d’acqua dorata.
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