Marina Ortona 26-07-2026
Giacca
La Quercia del Lupo di Villa Borghese a Roma era preesistente alla Villa stessa. Aveva 365 anni quando cadde, nel 2018, a causa di un fulmine. Menzionata in molti scritti, aveva un valore secolare. Il Comune di Roma decise di affidare il suo tronco spezzato, largo più di un metro e mezzo, alla Scuola di Arti e Mestieri di via di San Giacomo e a un noto scultore, Paolo Martellotti. L’idea era quella di far rivivere la roverella attraverso delle opere che poi sarebbero state esposte all’Orto Botanico di Roma, esattamente come avvenne.
I ciocchi enormi vennero tagliati dai giardinieri del Parco. Era difficile fare dei tagli perfetti su un legno duro come la quercia e, per lo più, così grande. Le forme risultarono così diverse. Ogni pezzo che ci venne dato lo disegnai sommariamente a matita, su un librone nero, che avrebbe dovuto contenere successivamente i nostri progetti. Ne calcolai le dimensioni, in modo da capire quali opere poterne fare, per misura e forma. Anche il legno, come l’argilla, va rispettato nella sua essenza: quando si scolpisce bisogna osservarlo e cercare di ascoltare il suo suggerimento.
Mi venne consegnato un ciocco largo più di sessanta centimetri e alto più di venti. Non so dare una ragione, ma era da tanto tempo che avrei voluto creare una giacca col legno. E così ne presi una vera che avevo, la adagiai su una tavola, per mantenere fisso e immobile il mio modello. La piegai in più punti, ma il legno, su cui avrei dovuto riprodurre il mio modello, presentava buchi grandi, creati dal passaggio di un coleottero chiamato cerambice. Come tutti gli insetti di questo tipo, si sa dove entrano e non si sa dove escono. Più di uno di loro aveva creato dei cunicoli nel ciocco che mi venne affidato. E così feci in modo che i buchi combaciassero sul modello con tasche, pieghe, e apertura del collo.
Le quote erano diverse e, quando lavorai con le sgorbie, scendendo in altezza, non potevo immaginare che al di sotto di quella superficie ci fossero dei tunnel, a volte ampi e profondi. E così, in alcuni punti, pochi per la verità, feci degli intarsi in legno.
La giacca presentava sulla spalla delle fiammate naturali di colore più scuro, rispetto al color marrone chiaro della quercia. Non so se fossero dovute al fulmine che aveva intaccato l’albero.
Come rifinitura ho usato olio paglierino e trementina, prima, e cera naturale, dopo. La lucidatura è stata essenziale per rendere il tutto più vivo.
È stato di grande soddisfazione creare un materiale morbido, scolpendo un legno duro come la quercia.
|
|
|
|
