La mostra “Horea Cucerzan e i suoi amici” riscrive una pagina di storia dell’arte (Accademia di Romania a Roma, fino al 15 Luglio)

di Lucrezia RUBINI*

Con la mostra dedicata alla memoria di Horea Cucerzan (Blaj 7 giugno 1938- Bucarest, 1 marzo 2021), in corso dal primo al 15 luglio presso l’Accademia di Romania a Roma, è stata riscritta e recuperata una pagina di storia dell’arte, che rischiava di essere cancellata. (Fig.1)

Fig.1. Il manifesto della mostra “Horea Cucerzan e i suoi amici” davanti all’Accademia di Romania a Roma

Questa terza edizione della mostra, organizzata dall’Associazione Centro UNESCO Horea Cucerzan, curata da Marina Nicolaev e Giorgio Fiume, espone le opere di ben 41 artisti – 22 rumeni, 4 francesi e 15 italiani – conosciuti o incontrati da Cucerzan, che affiancano e circondano le (solo) sette opere sue, che è stato possibile reperire tra alcuni degli amici stessi italiani – Placido Scandurra e M.H.Sonja Peter, Venera Finocchiaro, Giorgio Fiume. (Fig.2)

Fig. 2 Un momento della presentazione al vernissage

Horea Cucerzan ha intessuto rapporti di amicizia, ma anche di accoglienza, solidarietà e gemellaggio tra le due nazioni – Italia e Romania – che hanno tracciato una piccola e preziosa pagina di storia dell’arte, ricostruita, in modo necessariamente sintetico e parziale, mediante gli interventi tenuti al vernissage della mostra, il primo luglio, da parte della dott.ssa Marina Nicolaev, la dott.ssa Oana Bosca-Mâlin, vice Direttrice dell’Accademia di Romania, l’artista Giorgio Fiume, il prof. Nicolò Brancato e l’artista Placido Scandurra.

Quest’ultimo si è trattenuto a narrare episodi e aneddoti vissuti nell’amicizia, accoglienza e supporto, non solo umano, verso Cucerzan, sin dal 1988, per un lungo periodo, inserendolo nell’ambiente artistico romano, fino ad approdare ad un gemellaggio con molti altri artisti rumeni. Tuttavia, a causa della dittatura di Ceausescu, solo dopo dieci anni, nel 1998, Cucerzan era potuto ritornare a Roma e furono organizzati altri eventi di gemellaggio italo-rumeni; per esempio, nel 2000, Scandurra accolse, nella sua casa di Montecelio, presso la Galleria d’arte “Capocroce”, una mostra di artisti rumeni e italiani.

La testimonianza di Scandurra è stata preziosa per ricostruire le vicende dell’uomo Cucerzan, mentre è difficile individuare il suo stile, attraverso le poche opere esposte – peraltro non datate, ma risalenti alla fine degli anni Novanta, uniformi per tematica e stilistica.

Con l’occhio del critico d’arte deduco che la sua espressione artistica è pregnante, direi poetica, specialmente nell’evocare i nudi femminili – sono la maggioranza – essenziali, materici, eppure delicati e sempre malinconici (Donna Collina, Nudo di donna con gatto bianco, Nudo, Riposo, Ballerina, La Donna). Figg.3-4

3 Horea Cucerzan, Nudo, tecnica mista su tavola
4 Horea Cucerzan, La Donna, tecnica mista

Dal catalogo, bilingue, in cui sono presentati tutti gli artisti in mostra, con foto personale, curriculum e foto di un’opera in mostra, apprendo inoltre, dalla testimonianza stessa di Cucerzan, ivi citata:

“ Ho sempre pensato in modo positivo ai giovani, mi piaceva essere circondato da loro, metterli al lavoro, farli imparare, e avrei voluto, a Blaj, l’istituzione di una Scuola d’Arte, con borse di studio interne per studenti, sia giovani rumeni che stranieri, che avrebbero studiato determinati tipi di lavoro, restaurato diverse icone, dipinti antichi ecc. per orientarsi nella loro futura attività, nella carriera che avrebbero scelto e intrapreso:  arte monumentale, pittura, scultura, … iniziando così a integrarsi nella società degli artisti…”.

Questi progetti, tra cui l’idea di creare un Museo di arte contemporanea nel suo paese, sono approdati alla creazione, tra il 1997 e il 2019, di un Simposio Internazionale di Belle Arti, con sezione di arte sacra, a Blaj, e la fondazione dell’Associazione Centro Horea Cucerzan per l’UNESCO, sempre a Blaj, che attualmente cura manifestazioni in suo nome, come quella odierna. Nella sua vita d’artista, Cucerzan ha presentato moltissime mostre personali in tutta l’Italia, ma anche in Francia: da qui la presenza, in mostra, anche di un gruppo di francesi, a costruire una sorta di geografia della sua presenza in Europa.

Molti rumeni, nell’occasione, sono venuti in Italia ed erano presenti al vernissage: Gabriela Aniței, Gheorghe Coman, Ofelia Huțul, Grigore Mihuș, Marina Nicolaev, Liviu Șoptelea.

Tra i rumeni considero fortemente impattanti per l’originalità della ricerca­ – li cito solo con una definizione per mancanza di spazio­­­­­: il “grifone” surrealista di Gabriela Aniței, l’astrattismo ri-strutturato di Gelu Costea, l’astrattismo kandinskijano di Victor Dima, i rilievi astratto-surrealisti di Theodora Scurtu, gli assemblaggi di tele stratificate di Vasile Tolan, la “Peste” digitale di Bogdan-Alexandru Ungureanu, il pendolo installativo di Petti Velici. Figg. 5-6-7

Fig.5.Gabriela Anitei, Grifone nel paesaggio
Fig.6 Theodora Scurtu, re(contesto)
Fig.7 Vasile Tolan, Composizione, tecnica mista

Tra gli italiani segnalo: le “Favole” di Venera Finocchiaro, le fantasmagorie di Giorgio Fiume, l’astrattismo concettuale di Leonardo Galliano, le nature morte metafisiche di M.H.Sonja Peter, il surrealismo inquieto di Sergio Poddighe, le “scritture” intessute di Massimo Pompeo, le deformazioni mostruose di Vinicio Prizia, le proporzioni auree degli origami di Antonello Russo, gli “Archetipi” di Placido Scandurra. Figg. 8-9-10

Fig. 8 Venera Finocchiaro, FAVOLE!
Fig. 9 Giorgio Fiume, CaroTino
Fig. 10 M.H. Sonja Peter, Natura morta con tramonto, tempera all’uovo su tavola telata

La specificità e l’utilità di questa mostra, a mio avviso, consiste nel poter conoscere tanti artisti rumeni, di grande spessore, la cui originalissima ricerca dimostra che l’arte è universale e che non si caratterizza per specificità nazionali, bensì individuali. L’arte contemporanea rumena ha prodotto espressioni interessantissime, in nulla inferiori alla produzione artistica del resto d’Europa, come si può apprendere visitando l’immenso Museo Nazionale d’arte contemporanea, accolto dal 2004 nel Palazzo del Parlamento di Bucarest: questo dimostra, inoltre, che l’arte è libera e vola oltre le vicissitudini economiche e politiche di qualsiasi Paese.

Lucrezia RUBINI Roma 12 LUglio 2026

*Le immagini sono dell’Autrice