La Montagne Sainte Victoire, quando Cezanne veniva definito “il padre di tutti noi”.

di Francesco MONTUORI

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  1. Martini e F. Montuori

P A U L    C E Z A N N E

LA  MONTAGNE  SAINTE  VICTOIRE

Paul Cézanne dedicò una serie di dipinti alla montagne Sainte-Victoire e a questi dipinti rimase indissolubilmente legato (fig. 1).

Fig.1 La montagne Sante Victoire ( Cfr. Cézanne les derniér annèes)
Fig.2 La montagne Sainte Victoire ( Cfr. Cézanne les derniér annèes)

Nel Salon d’Autumne, aperto il 18 ottobre fino al 25 novembre 1905, Cezanne fu rappresentato da dieci quadri, realizzati in Provence e fra queste un opera del 1906, forse l’ultima portata a termine, de “la montagne Sainte Victoire”. Il motivo di una strada che gira è sviluppato in alcuni quadri dipinti in questo periodo; la strada conserva il suo carattere di sentiero che sale, ma non è la protagonista della composizione; i pendii, gli alberi, le case si presentano come volumi che la serrano attorno (fig.2).

E’ tra il 1882 e il 1887 che Cézanne crea alcuni dei suoi più celebri motivi di paesaggio; la montagna Saint Victoire, un monte che Cézanne aveva ritratto fin dalla giovinezza e che continuerà a dipingere per tutta la vita. La Saint Victoire mostra Cézanne in pieno possesso dei suoi volumi regolari e della loro distribuzione nello spazio e in profondità. Case e rocce, tutto è trattato con la medesima distribuzione di luce e ombra, di toni rosa e azzurri chiari, al di là del prato verde, per costruire la massa volumetrica contro il cielo. La Sainte-Victoire non è se non una costa di rocce, ed è dalla aridità stessa del motivo che Cèzanne trae lo spunto per quella sua semplificazione e regolarizzazione che conduce alla visione monumentale (fig.3).

Fig.3 La montagne Sainte Victoire

Veduta da un’altra parte la Sainte-Victoire appare torreggiante; ma nel dipinto Cézanne non è restato fedele alla visione naturale; nel quadro ha ravvicinato la montagna per darle consistenza volumetrica e per adattarla alla concavità della vallata, per dare un’evidenza che la visione naturale non ha. Cézanne non vuol fare una generica pittura di paesaggio

“il profumo dei pini si deve sposare all’odore verde dei prati, all’odore delle pietre, al profumo del marmo lontano del monte Saint- Victoire”.

Nell’ immagine della Montagna Sainte-Victorie, dipinta tra il 1894 e il 1900 dimostra quale energia rappresentativa Cézanne trovi nella natura e nella trasformazione, apparentemente decorativa, del motivo naturale: la montagna non chiude più l’ampia vallata ma è avvertita in tutta la sua energia, la sua grandezza e diviene minacciosa. Il primo piano avvicina la massa rocciosa e le forme semplici delle rocce hanno un potenziale di moto (fig.4).

Fig.4 Vista dal sentiero de Lauves (Cfr. Cézanne les derniér annue. Exposition del Moma)

Nei dipinti di Cézanne i volumi sono isolati e selezionati secondo le entità geometriche corrispondenti.

“Non dobbiamo dipingere ciò che pensiamo di vedere, ma ciò che vediamo. Alle Belle Arti vogliono insegnarti le leggi della prospettiva, ma non hanno mai capito che la prospettiva risulta da una giustapposizione di superfici verticali e orizzontali, e che questa è la prospettiva. Io l’ho scoperto con tanta fatica e ho dipinto in superfici, perché non dipingo nulla che non abbia visto e quello che dipingo esiste.”(fig.5).
Fig.5 Vista dal sentiero de Lauve, Phillips Collection

Cézanne vuole che il quadro viva di vita propria, vuole che sia autonomo, che non esista altro che per forza della sua pittura:

Ogni pennellata che dò, è come un pò del mio sangue mescolato a un po’ di sangue di ciò che rappresento, nel sole, nella luce, nel colore”.
Fig.6 Vista dal sentiero de Lauves (Cfr. Cèzanne les derniér annèes)

Negli ultimi anni della sua vita contempla ancora la sua Montagna Sainte-Victoire, con l’occhio sempre ingenuo ma creativo come nella sua prima giovinezza. La vede ora lontana e imponente, non più per la sua massa volumetrica, ma per la sua luce e lo spazio immenso (fig.6).

E’ possibile riconoscere il paesaggio provenzale nelle fotografie che lo stesso Cézanne prese in prestito da Maurice Denis, suo grande amico, scattate nell’inverno del 1906. Grazie a queste immagini Cézanne stesso fece degli schizzi,  mettendo in primo piano Les Lauves, un piccolo cammino sassoso, un ottimo punto di vista da cui si può ammirare la montagne Saint Victoire (fig.7); ritrasse ancora una volta la montagne in un quadro ad olio sempre del 1906 attualmente esposto al Museo des Beaux Arts Pouchkine di Mosca.

Fig.7 Vista dal sentiero de Lauves ( Cfr. Cézanne les derniér annèes )
Fig.8 Vista dal sentiero de Lauves (Cfr. Cézanne les derniér annèes)

Oggi queste immagini non sono abbastanza nitide per permettere un’identificazione inequivocabile ma occorre ammettere che nel quadro la disposizione delle macchie verdi della vegetazione presentano forti analogie con il piccolo cammino sassoso da cui ancor oggi è possibile ammirare la montagne Saint Victoire (fig.8).

D’altra parte questa rappresentazione non è così differente di molte altre versioni del medesimo soggetto. Quello che differisce soprattutto, è il trattamento.

Purtroppo Maurice Denis non fornisce alcuna precisazione nelle lettere che egli scriverà alla sua donna, poco dopo aver lasciato Aix, dove Cézanne aveva lavorato sotto i suoi occhi. Egli riferisce solamente che

il centro della giornata è Cézanne. Noi l’abbiamo visto uscire vestito con il suo solito camicione pieno di macchie di pittura. Ritornò a pranzo per una ragione. La ragione è lontana, una veduta della Sainte Victoire, il grande monte. Lo abbiamo visto là, in un campo di olivi mentre dipingeva. Parla con convinzione, sa quello che vuole è semplice e molto intelligente”.

Il verde del primo piano e dei lati è assai acido, spesso bleu scuro; quanto al centro esso è dominato dagli ocra virati al rosso. La montagna in alto è bleu e bianca e si riconoscono pennellate color arancio, verdi e bleu, come se la pianura si riflettesse nelle rocce. Nel cielo coperto si notano dei colpi dati qua e là con grosso pennello, il bleu ed il verde sono costantemente giustapposti. Nel quadro appare una libertà sovrana (fig.9).

Fig.9 Vista dal sentiero de Lauves (Cfr. Cézanne les derniér annèes)

Paul Cézanne nasce ad Aix-en-Provence il 19 gennaio 1839; appartenente alla corrente dei pittori post-impressionisti, gettò le basi del passaggio dalla concezione ottocentesca dell’attività artistica ad una nuova e diversa pittura del XX secolo. Sia Matisse che Picasso osservarono che Cézanne “è il padre di tutti noi”.

Cézanne fece ad Aix i suoi studi regolari; strinse amicizia con Jean Baptise Baille e con Emile Zola, destinato a diventare uno degli interpreti della letteratura francese dell’Ottocento:

“Avevamo libri in tasca e nelle borse. Per un anno Victor Hugo regnò su di noi; ci aveva conquistato con le sue forti andature di gigante, ci rapiva con la sua retorica potente”.

Nel 1858 Zola lasciò Aix alla volta di Parigi. Questa improvvisa partenza lasciò un vuoto indelebile nell’animo di Cézanne; Zola stesso visse intensamente questa amicizia che sarebbe durata ancora per molti anni.

Fu nell’ambito di questo spirito romantico che si andò determinando la vocazione pittorica di Cézanne; la corrispondenza che si stabilisce fra i due amici è intessuta non solo di versi e di poemi, ma anche di disegni e di acquarelli: Cézanne si iscrisse ai corsi di diritto ma fu chiara l’intenzione di dedicarsi completamente alla pittura.

Fig.10 Edouard Manet. Le dejeneur sur l’herbe, Parigi, Museo d’Orsay

Nell’aprile del 1861 era a Parigi. Al Louvre quando vide Caravaggio e Velasquez capì la differenza profonda che esisteva fra questi maestri e gli oscuri pittori barocchi che aveva studiato nelle chiese. Tornò a Parigi dove rimase per un anno e mezzo. Nel 1863 conobbe Pissarro, fu un avvenimento decisivo. Nel 1865 al Salon des Refusès vide le Déjeneur sur l’herbe di Gustave Manet (fig.10) e ne rimase stupito.

Inviava i suoi quadri ai vari salons e se li vide regolarmente rifiutare. Alternava il soggiorno ad Aix con quelli a Parigi ove frequentava un gruppo di pittori che sarebbero stati chiamati impressionisti e soprattutto Pissarro “Notre Cézanne –scriveva Pissarro- ci dà speranza e ho visto una pittura di un vigore e di una forza rimarchevole”. Partecipò alla terza mostra impressionista con diciassette opere, ma senza ottenere il consenso della critica.

Nel 1895 Pissarro, Monet e Renoir vollero organizzare una mostra di Cézanne a cui non mancarono alcuni consensi; nel 1904 fu riservata alle sue opere una sala intera del Salon d’automne. Pissarro gli insegnò a guardare con un certo distacco la realtà, gli fece capire che la si poteva rendere attraverso il proprio temperamento. La drammaticità doveva essere quella della luce e dell’ombra, doveva riconoscersi nei mezzi pittorici. Pissarro era anche l’artista che, a differenza di altri, portava nell’Impressionismo un desiderio di costruzione maggiore. Per questo era il più vicino a Cézanne e al suo desiderio di monumentalità. Cézanne è nelle sue opere; le sue tele hanno la calma, la serenità eroica delle pitture e delle terrecotte degli antichi. Ci sono tante possibilità in Cézanne che egli aveva più che altro bisogno di mettere ordine nelle sue idee. E’ la luce che crea questa sintesi tra volume e spazio, una sintesi che dà alle cose il senso dell’eternità (fig.11).

Fig.11 Cézanne, l’Estaques, Parigi, Museo d’Orsay

Il 15 ottobre del 1906 mentre dipingeva all’aperto Cezanne fu sorpreso da un temporale; il 22 ottobre morì ad Aix en Provence. Picasso aveva già iniziato a dipingere Les Demoiselles d’Avignon, e nell’anno successivo Braque si recherà all’Estaque per cominciare a dipingere quegli stessi paesaggi che lo condurranno al Cubismo.

Francesco MONTUORI  Roma  12 Giugno 2022