La figura e il ruolo di Maffeo Barberini nel “periodo di massimo irradiamento della civiltà italiana”, e una citazione inventariale per il “Ritratto” acquisito dallo Stato

di Michele FRAZZI

Con questo intervento vorrei innanzitutto lodare l’acquisto del ritratto di Maffeo Barberini  del Caravaggio da parte dello stato italiano, una operazione che ritengo decisamente meritoria, sia per l’importanza dell’autore del dipinto, sia per il fatto che il ritratto di Maffeo venga destinato alla Galleria nazionale che ha sede in palazzo Barberini.

Caravaggio, Ritratto di Maffeo Barberini (?), Firenze, collezione privata (in mostra, cat. 9)

Grazie a questo acquisto, il ritratto può diventare un’opera iconica della galleria, rappresentando non solo l’uomo a cui si deve la costruzione del palazzo ma anche la persona che ha portato questa famiglia al suo massimo splendore. Allo stesso modo Maffeo (che ha regnato a Roma come papa per 21 anni dal 1623 al 1644) ha saputo portare anche Roma al suo apogeo artistico dei tempi moderni, dato che la fece diventare il vero centro propulsore dell’arte e della cultura barocca, che conquistò tutta Europa, come ha riconosciuto anche uno dei più importanti storici del ‘900 Fernand Braudel che scrisse che il Barocco:

fu il periodo di massimo irradiamento della civiltà italiana … questa Italia crea il Barocco una nuova forme di gusto e di cultura, una “civiltà” che rivestirà l’intera Europa”.

A mio modo di vedere Maffeo nel campo culturale ed artistico fu per Roma e per l’Italia, l’equivalente di quello che fu Luigi XIV, il Re Sole, per la Francia, che non a caso voleva per sè due dei più importanti artisti amati dai Barberini, Poussin e Bernini. Roma senza i suoi monumenti Barocchi, il Palazzo Barberini stesso (1625-1633) a cui lavorarono Bernini e Borromini, con le attigue fontane del Tritone e delle Api del Bernini,  senza Piazza di Spagna con la Fontana della Barcaccia di Pietro e Giovan Lorenzo Bernini voluta da Maffeo nel 1626, con l’adiacente palazzo di Propaganda Fide deciso da Maffeo nel 1642 e realizzato prima dal Bernini e poi dal Borromini, senza la Fontana di Trevi i cui lavori furono decisi da Maffeo nel 1640 che diede l’incarico al Bernini, senza l’edificio di Sant’Ivo alla Sapienza del Borromini che assunse l’incarico nel 1632 per opera del cardinal nepote Francesco Barberini, senza la chiesa di San Carlo alle 4 fontane del Borromini ( 1634) voluta e finanziata ancora da Francesco, senza l’oratorio dei Filippini iniziato nel 1637 in piazza della chiesa nuova, senza la chiesa di Santa Bibiana (1626) del Bernini voluta da Maffeo, e perfino senza piazza Navona che seppure fu edificata per volere dei Pamphilj fu decorata dalla coppia antinomica resa immortale proprio dal genio di Maffeo, e cioè da Bernini e Borromini, non avrebbe sicuramente quell’incredibile fascino che attira tanti turisti nella capitale.

E’ vero che le opere promosse da Maffeo, che addirittura arrivò ad imporre una nuova tassa: quella sul vino, creata per finanziare la costruzione della Fontana di Trevi, lasciarono in termini economici le casse dello stato del vaticano vuote, cosa di cui lo accusano i suoi detrattori, ma Urbano VIII lasciò a Roma una eredità in termini di appeal e di proventi turistici che dura da secoli e questo, sempre per parlare in termini economici, non si deve chiamare costo ma investimento in beni pluriennali.

Maffeo fu uno degli uomini più colti e ricchi del suo tempo ed esercitò una influenza fondamentale sulla sua epoca, il suo carattere, l’energia della sua personalità e la sua autorità culturale assoluta condizionerà profondamente le vicende del ‘600. Egli cominciò ad esercitare la sua influenza fin da giovane quando divenne il leader degli Insensati a Roma, era il patrocinatore ed il baricentro questa Accademia culturale che teneva le sue riunioni proprio nel suo palazzo di via dei Giubbonari. A questa Accademia appartennero molti dei personaggi che furono in rapporti col giovane Caravaggio a Roma, oltre a Maffeo, Cesare Crispolti, la famiglia dei Crescenzi, il Cavalier d’Arpino, Giovan Battista Marino, Federico Zuccari, Gaspare Murtola, il Cardinale Emanuele Pio di Savoia, mentre la Famiglia Vittrice (suoi collezionisti) e Prospero Orsi, il manager del Caravaggio (che abitava a pochi metri da via dei Giubbonari) erano tutti parenti dell’Insensato Aurelio Orsi. Aurelio che fu poeta e segretario del Cardinal Farnese ebbe una grande influenza sia su Melchiorre Crescenzi che su Maffeo Barberini il quale addirittura lo considerava il suo maestro, avendo anch’egli ambizioni di tipo letterario, infatti la sua produzione poetica è abbastanza cospicua.

Vale  la pena a questo proposito ricordare che una poesia ecfrastica di Maffeo è scolpita alla base dell’Apollo e Dafne del Bernini conservato alla Galleria Borghese ( Fig.2) la poesia ha lo scopo di spiegare il valore morale ed educativo di questo capolavoro marmoreo del Bernini:

Quisquis amans sequitur fugitivae gaudia formae fronde manus implet baccas seu carpit amaras  (“Qualunque amante che insegue le gioie fuggevoli della forma, si trova piene le mani di fronde e coglie bacche amare”).

Il tema è perfettamente aderente alle finalità degli Insensati che proponevano il distacco dagli allettamenti dei sensi, dato che alla fine questi sono ingannevoli e fatui. Un’altra Poesia dello stesso tipo adornava anche l’altro stupendo gruppo marmoreo creato dal Bernini per i Borghese: Plutone e Proserpina, ma purtroppo è andato perduto. Questo fatto testimonia concretamente l’ottimo rapporto esistente tra i Borghese ed i Barberini.

Queste due poesie facevano parte di una serie creata da Maffeo e mai pubblicata che aveva come titolo “Dodici distici per una galleria”, erano tutte poesie legate ad opere d’arte dipinti o statue, e questo fa capire il suo sincero amore per l’arte. Bernini che fu il regista e l’artefice principale del Barocco fu probabilmente l’artista preferito da Maffeo che a lui disse:

Gran fortuna è la vostra, o Cavaliere, di veder Papa il Cardinal Maffeo Barberini, ma assai maggiore è la nostra, che il Cavalier Bernino viva nel nostro tempo”,

una mostra oggi aperta alla Galleria Barberini: Bernini e i Barberini, celebra proprio questo speciale rapporto.

Maffeo e la sua famiglia furono i mecenati di molti eccezionali artisti che sotto il suo patrocinio furono in grado di creare a Roma quello che viene chiamato il secondo rinascimento, furono commissionate ed acquistate opere oltre che a Bernini e Borromini, anche a Pietro da Cortona che decorò il bellissimo salone del loro Palazzo, a Poussin ed al suo amico scultore Francois Duquesnoy, ad Andrea Sacchi, a Valentin de Boulogne, a Ludovico Carracci, a Claude Lorrain, a Guercino ( Francis Vivian, Guercino seen from the Archivio Barberini, in “The Burlington Magazine”, Vol. 113, No. 814) a Giovanni Lanfranco e Simone Cantarini, ad Andrea Camassei ed ovviamente al Caravaggio. E’ molto probabile, dati i precoci rapporti del Caravaggio con gli Insensati, che Maffeo lo abbia conosciuto fin dai suoi primi anni romani e cioè nell’ultimo decennio del ‘500. Diverse sono le testimonianze di questo rapporto da parte degli storici dell’epoca che si occuparono del Merisi, ad esempio Bellori scrive:

Al cardinale Maffeo Barberini, che fu poi Urbano VIII sommo pontefice, oltre il ritratto, fece…”

una notizia che risulta anche al Mancini per il quale il Caravaggio: “Fece ritratti per Barbarino”.

Stefania Macioce ( 2003), ha pubblicato una descrizione inventariale dei beni di Maffeo nel 1623 dove compare un suo ritratto che lei identifica con quello acquistato:

Un ritratto del S.C. Barber.o quando era chierico di Cam.a cò cornice nere”,

ma questa citazione purtroppo non contiene il nome dell’autore del ritratto.

A questa citazione occorre aggiungerne un’altra, questa volta per nostra fortuna con l’indicazione dell’autore del dipinto: il Caravaggio, si tratta dell’inventario Borghese del 1693 (Paola della Pegola, L’inventario Borghese del 1693, in “Arte antica e moderna”, Aprile/Giugno 1964):

“Accanto a deto un quadro in tela di 5 palmi con un ritratto di un Prelato a sedere con una Carta in mano del N. 522 con Cornice dorata di Michelangelo Caravaggi”.

La descrizione dice che si tratta di un religioso seduto con una carte in mano, il che corrisponde molto precisamente al dipinto appena acquistato per la Galleria Barberini, con il quale a mio avviso va identificato; la misura di 5 palmi, cioè 111 cm., anche se non corrisponde precisamente alle misure del dipinto (124×90 cm.) -ma si sa che le misure inventariali sono quasi sempre imprecise-, indica però chiaramente che si tratta di una tela dal formato ‘imperatore’ e cioè la stessa del dipinto acquistato; gli ottimi rapporti con i Borghese possono poi giustificare il passaggio dai Barberini ai Borghese.

Michele FRAZZI  Parma 15 Marzo 2026