“La costanza trionfante degl’amori e de gl’odi”. Un raro Vivaldi portato alla luce grazie alla Da Vinci Classics

di Claudio LISTANTI

La costanza trionfante degl’amori e de gl’odi è una delle composizioni meno conosciute di Antonio Vivaldi, oggi ritenuta perduta. La Da Vinci Classics ne ha in questi giorni  pubblicato una preziosa ricostruzione che ci fa comprendere i pregi di questa partitura che abbraccia una serie di elementi che vanno dalla indubbia qualità della musica fino ai pregi relativi all’importanza storico-musicologica della composizione.

Fig. 1 La copertina del Cd La costanza trionfante degl’amori e de gl’odi della d Vinci Classics.

La costanza trionfante degl’amori e de gl’odi fu scritta tra la fine del 1715 ed i primi giorni del successivo 1716, andò in scena il 18 gennaio presso il Teatro San Moisè di Venezia ottenendo, come riportano le cronache, un cospicuo successo.

Per comprendere meglio tutto ciò è necessario introdurre delle notizie storiche. Nel 1716 anno della prima esecuzione dell’opera, Vivaldi occupava una posizione di centralità nell’ambito del mondo musicale dell’epoca. A Venezia aveva l’incarico di maestro di violino per le ‘Figlie’ dell’Ospedale della Pietà, incarico che ricoprì dal 1703 al 1740. La sua fama era pressocché illimitata perché apprezzatissimo per la musica strumentale, la musica sacra e la musica vocale, riconosciuto anche grande maestro nel campo dell’Opera al quale rivolgeva una attività incessante rivolta soprattutto alla ricerca dell’innovazione elemento che, certamente, lo contraddistingueva anche per gli altri generi musicali.

Per l’Opera era legato al Teatro Sant’Angelo per il quale produsse diverse opere tra le quali ricordiamo i suoi interventi per l’Orlando furioso, oggi rappresentata più volte. Nel 1715 ci fu la riapertura del Teatro San Moisè che si aggiunse al già citato Sant’Angelo, di proprietà delle famiglie Capello e Marcello ma che non lo amministrarono direttamente, e al Teatro San Giovanni Grisostomo della famiglia Grimani. Il San Moisè era un teatro certo famoso, aperto nel 1640 con Arianna di Monteverdi, ma nel 1675 aveva sospeso l’attività. Sul finire del 1715, grazie ad una iniziativa di Alvise Giustinian e dei suoi impresari, Pietro Denzio e Giovanni Orsatto, il San Moisè riprese l’attività. Rispetto agli altri due il San Moisè era quello che aveva a disposizione minori risorse e, quindi, necessitava di rappresentazioni poco costose nell’allestimento. Uno stato di fatto che, in un certo senso, fu la sua fortuna perché per superare le difficoltà gli autori dovevano trovare una via che coniugasse validità artistica e risparmio stimolando così l’innovazione e le novità.

Fig. 2 Il frontespizio del libretto de La costanza trionfante degl’amori e de gl’odi.

Il primo spettacolo di questo nuovo corso del Teatro San Moisè fu proprio La costanza trionfante degl’amori e de gl’odi che Vivaldi compose tenendo ben presente le necessità ma facendo tesoro della sua esperienza maturata presso il Teatro Sant’Angelo anch’esso afflitto da problemi economici. Per l’ottimizzazione dei costi era necessario utilizzare compagnie di canto formate da cantanti giovani e poco conosciuti, realizzazioni sceniche poco sfarzose con una messa in scena di carattere ‘minimalista’. Inoltre si propugnava una drammaturgia innovativa ponendo particolare attenzione alla novità musicale. Su queste basi c’era quindi lo stimolo alla ricerca del nuovo e dell’innovazione per produzioni con lo sguardo rivolto al futuro. Una peculiarità che il Teatro San Moisè conservò in tutta la sua luminosa storia come dimostra il fatto che, quasi cento anni dopo, negli anni compresi tra il 1810 e il 1813, il teatro commissionò a Gioachino Rossini le prime assolute delle sue cinque farse giovanili (La cambiale di Matrimonio, L’inganno felice, La scala di seta, L’occasione fa il ladro e il Signor Bruschino) anch’esse ‘innovative’ rispetto all’evoluzione dell’opera comica.

La costanza trionfante degl’amori e de gl’odi rispettò questi nuovi canoni che trovarono l’apprezzamento del pubblico dell’epoca. Il libretto di Antonio Marchi fu elemento essenziale per il successo grazie all’azione incessante, di particolare efficacia teatrale e drammaturgica del testo, utile per descrivere lo spirito dei singoli personaggi. Inoltre il contenuto del testo, pur se basato su stilemi di carattere seicentesco, proponeva una storia nella quale si riverberavano le idee politiche dell’epoca nelle quali buona parte del pubblico veneziano si riconosceva.

L’opera è ambientata nel primo secolo dopo Cristo all’epoca della rivalità tra Roma e i  Parti i quali erano impegnati nella sfida con gli Armeni. Artabano re dei Parti sconfigge Tigrane re d’Armenia e rapisce la regina Doriclea innamorandosi perdutamente di lei. Nascono così vicende amorose e guerriere che saranno poi risolte dal lieto fine evocato dal titolo.

Anche la scelta dei cantanti fu fondamentale, tutti provenienti da fuori Venezia, quindi non conosciuti dal pubblico. Tra questi la prima donna Doriclea del soprano bolognese Francesca Miniati per l’occasione debuttante a Venezia. Il ruolo di Re Tigrane, sposo di Dorotea, fu affidato al padovano Filippo Piccoli, contralto castrato non molto quotato all’epoca. Il personaggio di Eumena, figlia della coppia reale, fu dato ad un’altra bolognese, il contralto Chiara Stella Cenacchi forse sorella minore della più famosa Santa Stella. Debuttante a Venezia anche il contralto Rosa Mignati nella parte en travesti di Farnace, fedele di Tigrane. La principessa Getilde, amante di Farnace, fu la modenese Rosa d’Ambreville, giovane soprano che si ipotizza essere stata una delle rivelazioni di quella serata. Per il ruolo di Artabano fu scelto il giovane tenore Antonio Denzio, con ogni probabilità parente dell’impresario Pietro Denzio. A dimostrazione della validità della scelta diversi di questi giovani cantanti intrapresero poi una brillante ed importante carriera internazionale.

Ultimo e definitivo elemento fu la musica di Vivaldi concepita per valorizzare le solide basi sulle quali fu costruita La costanza trionfante. Innanzi tutto lo spessore della parte vocale che il musicista seppe plasmare sulle qualità di ognuno dei cantanti scritturati. Come accennato l’opera non ci è pervenuta per intero ma le arie disponibili evidenziano un elegante stile teatrale unito ad una raffinata strumentazione frutto della tecnica compositiva di Vivaldi che ha saputo disegnare per tutti i personaggi il carattere individuale grazie anche ad una padronanza dello strumentale e della tecnica compositiva, elementi ai quali il compositore veneziano seppe trasfondere uno sviluppo armonico di grande pregnanza per una partitura senza dubbio di prim’ordine.

Il successo ottenuto a Venezia si amplificò poi con altre riproposte sia nel resto d’Italia sia in diverse piazze europee. Fu riproposta spesso anche in forme rivedute per le esigenze dei teatri dove era eseguita utilizzando diversi titoli, come Artabano, re de’ Parti o, più semplicemente L’Artabano, o come Doriclea o Die über Hass und Liebe siegende Beständigkeit, oder Tigrane e L’odio vinto dalla costanza.

Il contenuto del Cd

La difficoltà principale di proporre una esecuzione de La costanza trionfante degl’amori e de gl’odi è ovviamente la mancanza della partitura originale che ne rende impossibile una proposta completamente esaustiva.

Fig. 3 Il direttore Diego Fasolis.

La Da Vinci Classics, allo scopo, ha pubblicato una ricostruzione costruita utilizzando alcuni frammenti ricavati dagli spartiti delle diverse stesure che l’opera ha avuto all’epoca in giro per l’Europa. Alcune arie sono ste ricostruite e il corpo della musica rafforzato da l’utilizzo di composizioni sinfoniche, strumentali e vocali vivaldiane. Una operazione, certamente rischiosa per l’aleatorietà delle scelte ma, al contempo, utili per capire le peculiarità di un’opera che nella prima metà del ‘700 ebbe un certo ed indiscusso successo nel mondo della musica dell’epoca. Il tutto grazie da una credibile ricostruzione del musicologo Frédéric Delaméa esperto di caratura internazionale per le musiche di Antonio Vivaldi.

Allo scopo è stata riproposta una registrazione del 2011 effettuata dalla RSI (Radiotelevisione svizzera di lingua italiana) presso l’Auditorium Stelio Molo di Lugano ed affidata ad uno degli specialisti del barocco come Diego Fasolis alla guida del complesso I Barocchisti e del Coro della Radiotelevisione Svizzera con il contributo di due interpreti vocali tra le più in vista del panorama internazionale, i mezzosoprani Romina Basso e Ann Hellenberg.

Fig. 5 Il mezzosoprano Ann Hellenberg
Fig. 4 Il mezzosoprano Romina Basso.

All’ascolto questa ‘ricostruzione’ ci trasmette un certo grado di omogeneità di base per farci comprendere la qualità musicali intrinseche di questo capolavoro grazie anche alla ricerca di una struttura ‘verosimile’ rispetto all’originale. Innanzitutto l’utilizzo della Sinfonia in Fa maggiore RV135 i cui tre movimenti sono stati utilizzati separatamente, come ouverture e come intermezzo nella successione delle arie utilizzate. Poi un coro intermedio “Su, alla caccia” tratto da Arsilda, regina di Ponto e il coro finale “Viva amor, viva la pace” una ricostruzione derivata dal Tito Manlio. Altro elemento di interesse è la ricostruzione del duetto “Fra le braccia alla mia vita” tra Farnace e Getilda che ci aiuta a capire lo spessore delle due cantanti della prima assoluta Rosa Mignati e Rosa d’Ambreville, qui mirabilmente eseguito dalla Hallenberg e dalla Basso, uno dei punti più apprezzabili di questa incisione.

Poi la sequenza delle arie, quindici in tutto, una delle quali, Se tu vuoi ch’io m’innamori affidata all’oboe di Pier Luigi Fabretti tratta dall’opera RV 749.26 che può ricordare quella pregevole strumentalità che caratterizzava i capolavori di Vivaldi musicista/operista. Le altre arie sono state scelte per illustrare i personaggi di Eumena, Doriclea e Tigrane offrendo uno sviluppo musicale che ci può fare immaginare lo sviluppo della drammaturgia dell’opera

Un Cd di notevole importanza storico/musicale indispensabile per tutti coloro che vogliono approfondire le meraviglie del barocco in musica, qui coniugate con il grande genio di Antonio Vivaldi assieme a interpreti di indubbio spessore esecutivo.

Claudio LISTANTI  Roma  21 Giugno 2026

Antonio Vivaldi

La costanza trionfante degl’amori e de gl’odii (RV 706-A)

(Frammenti dall’Opera)

Romina Basso mezzosoprano e Ann Hallenberg mezzosprano

I Barocchisti

Direttore Diego Fasolis.

Da Vinci Classics CE1178