La collezione d’arte di Emilio Lavagnino (Parte II): Oscar Ghiglia, Mino Maccari, Luigi Surdi, Ambito di Ippolito Scarsella detto lo Scarsellino, Enrica Mucciarelli

di Gaetano BONGIOVANNI

Con questo secondo contributo Gaetano Bongiovanni conclude la rassegna dedicata alla collezione d’arte raccolta dal prof. Emilio Lavagnino (Roma, 22 agosto 1898 – Ginevra, 12 aprile 1963) il cui primo articolo è uscito due settimane fa (Cfr https://www.aboutartonline.com/la-collezione-darte-di-emilio-lavagnino-parte-i-federico-maldarelli-francesco-trombadori-antonio-donghi-e-roberto-pane/ ). Eminente studioso e storico dell’arte, autore di numerose iniziative e pubblicazioni, oltre che Soprintendente delle Belle Arti, carica che gli venne revocata durante il ventennio a causa della sua fede antifascista, Emilio Lavagnino va ricordato anche come uno dei protagonisti del salvataggio di opere d’arte dalle razzie e dai bombardamenti durante l’occupazione nazista. 

La collezione d’arte di Emilio Lavagnino (Parte II): Oscar Ghiglia, Mino Maccari, Luigi Surdi, Ambito di Ippolito Scarsella detto lo Scarsellino, Enrica Mucciarelli

«Oscar Ghiglia ha veramente la più comune malattia dell’uomo geniale: la visione personale del mondo»

(Giovanni Papini in Vita d’arte: rivista mensile illustrata d’arte antica e moderna, 1908)

Il piccolo dipinto di Oscar Ghiglia (Livorno, 1876 – Prato, 1945, fig. 1), olio su tela riportato su tavola della collezione Lavagnino riflette un momento significativo della pittura dell’artista influenzato dai macchiaioli e soprattutto da certa pittura scabra di Giovanni Fattori, che pare a caratterizzare il linguaggio di questo artista.

1. O. Ghiglia Scorcio Urbano

È molto probabile che il Lavagnino conoscesse direttamente Oscar Ghiglia, mentre con ogni probabilità ebbe rapporti di frequentazione con Mino Maccari (Siena,1898 – Roma,1989). Nell’opera da lui collezionata, un ritratto femminile di profilo di mano del Maccari (fig. 2) mostra un fare parzialmente caricaturistico tipico del pittore nella metà degli anni ’50 del Novecento. Dello stesso anno si segnala un altro ritratto femminile su tavoletta ancora di ambito macchiaiolo.

2. M. Maccari Profilo di donna

Certamente più radicato fu il rapporto fra lo storico dell’arte romano Lavagnino e il pittore di origine napoletana Luigi Surdi (Napoli, 1897 – Roma, 1956), che verosimilmente fu alimentato da una profonda consuetudine amicizia. Infatti, l’opera presente nella collezione Lavagnino (fig. 3) raffigura un paesaggio romano con al centro piazza Bocca della Verità; un’opera in cui la città antica convive con una dimensione proiettata nella città coeva.

3. L. Surdi Paesaggio romano

Di grande interesse il cielo che chiude e delimita l’orizzonte. Questo quadro con ogni probabilità fu tenuto in grande considerazione da Lavagnino e, dopo la sua morte, trasferito a Palermo nella raccolta della figlia Alessandra. Mentre nella Villa Stroh-Fern, opera del ventennio precedente (fig. 4), Surdi svela con precisione analitica la villa romana inserita nel contesto urbano circostante ricadente nell’area di Villa Borghese (quartiere Q. III Pinciano).

4. L. Surdi Veduta di Villa Strohl-Fern Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti dono di Leone Ambron 1932

Lavagnino, inoltre, acquisisce per la sua collezione un’opera apparentemente fuori contesto, intitolata Presepe (fig. 5), firmata da Angelo Marzullo nel periodo in cui risiedeva a Tarquinia. L’opera era stata presentata alla mostra di pittura “Città di Messina” nel 1951.

5. A. Marzullo Presepe

Il Presepe, già di proprietà Lavagnino, appare come un’eloquente rielaborazione in chiave moderna della scultura presepiale napoletana. Quest’opera, come pure quella di Surdi e quella analizzata nel contributo precedente (22 marzo 2026) di Maldarelli attestano i rapporti con la cultura artistica partenopea cementato dalla frequentazione di Napoli nella seconda metà degli anni 20 del Novecento.

La collezione Lavagnino, tuttavia, non è stata in toto trasferita a Palermo, città dove risiedeva l’unica figlia dello storico dell’arte, Alessandra, in quanto anche nell’appartamento romano, allocato non lontano da Palazzo Venezia a Roma, risiedeva la seconda moglie Fernanda (Nanda) Fazzari che continuò ad abitare la casa anche dopo la morte di Lavagnino avvenuta nel 1963 e fino ai primi mesi del XXI secolo. Pertanto, altre opere già custodite a Roma sono di pertinenza degli eredi Lavagnino, e tra questi vanno citati un piccolissimo dipinto raffigurante il riposo durante la Fuga in Egitto (fig. 6), ascrivibile ad un pittore di area ferrarese, Ippolito Scarsella detto lo Scarsellino (Ferrara, 1550/51 – Ferrara, 1620), raffrontabile con un piccolo olio su rame dello stesso tema (fig. 7)

6. Ambito I. Scarsella Riposo durante la Fuga in Egitto
7. I. Scarsella Riposo nella Fuga in Egitto

attribuibile al medesimo Scarsella e presente presso la Casa d’Aste Gonnelli (Firenze).

Tra le opere antiche si segnala un’opera del primissimo classicismo (fig. 8), olio su sottilissima tavola di quercia, 36 x 26 cm, rappresentante un volto femminile, forse una Madonna.

8. Anonimo Volto femminilte (forse Madonna)

A queste opere più antiche vanno certamente accostati due dipinti di Enrica Mucciarelli, genitrice di Lavagnino e di cui gli eredi conservano il ritratto del padre, Giulio Mucciarelli (fig. 9), nonno di Lavagnino, e della sorella (fig. 10), zia dello stesso Lavagnino.

9. E. Mucciarello Nonno Lavagnino
10. E. Mucciarello Zia Lavagnino

Mucciarelli è ricordata per essere stata allieva emulatrice del pittore ritrattista Giulio Cantalamesse (Ascoli Piceno, 1846 – Roma, 1924).

Inoltre, nella collezione Lavagnino erano pure presenti due piccoli dipinti, di cui il primo appartenente alla seconda moglie dello storico dell’arte, Nanda Fazzari, ovvero un ritrattino di antenato (fig. 11), olio su tavola 19 x 15 cm, inizi secolo XIX,

11. Anonimo Antenato

mentre l’altro, raffigurante piccolo castello nel paesaggio (fig. 12), 25 x 35 cm, della seconda metà del secolo XIX, apparteneva a  Lavagnino, molto probabilmente ispirato ad una architettura turrita francese.

12 Anonimo Castello

A conclusione di questo secondo intervento sulla collezione dello storico dell’arte Emilio Lavagnino si segnala un disegno del 1953 con volto di donna (fig. 13) del grande artista catanese Emilio Greco, che con molti artisti ricordati in questo articolo aveva partecipato alla “Mostra dell’arte nella vita del Mezzogiorno d’Italia”, allestita nella primavera del 1953 presso il Palazzo delle Esposizioni a Roma;

13. E. Greco Volto di donna

in questa mostra Lavagnino ha scritto la prefazione del catalogo ed era pure membro del comitato esecutivo.

Gaetano BONGIOVANNI, Palermo 12 Aprile 2026