La chiesa di Sant’Antonio a Corigliano Calabro nel comune di Corigliano-Rossano (Cosenza)

di Francesco CARACCIOLO

Un “angolo di Paradiso sulla Terra”.

Colpisce della chiesa di Sant’Antonio a Corigliano Calabro l’abbacinante decorazione in stucco dorato inframezzato al candore del bianco che mette ancor più in risalto le numerose opere d’arte ivi presenti, che spaziano dalle pale d’altare ai preziosissimi intarsi marmorei, fino a comprendere gli arredi sacri lignei (il pulpito ottocentesco di straordinaria fattura e il monumentale organo settecentesco costruito da Filippo Basile).

1. La facciata neoclassica della chiesa di S. Antonio, Corigliano-Rossano (CS)

La cosa che balza maggiormente agli occhi è la ricchissima concentrazione di bellezza in un luogo tutto sommato raccolto, sebbene il tempio coriglianese – che sorge su un poggio alle spalle di Villa Margherita, all’ingresso del centro storico della cittadina calabra – sia uno dei più imponenti tra tutti gli edifici religiosi del centro abitato (fig.1). Lo scrittore Enzo Cumino ne dà una descrizione pressocché esaustiva se ci approcciamo al suo volume uscito nel 1992 “Storia di Corigliano Calabro”, nel quale l’autore traccia una cronistoria dell’evoluzione del centro cosentino dalle sue origini preistoriche fino al Novecento: la scheda n. 4 (pagg. 48-50) contiene non soltanto la descrizione della chiesa di Sant’Antonio ma anche la sua destinazione d’uso nel corso dei secoli. Difatti tale monumento ha una storia interessante e molto affascinante che affonda le sue radici fin dall’epoca medioevale, quando il conte di Corigliano, Antonio Sanseverino, lo fece costruire, diventando poi sede, assieme al convento ad esso annesso, dei Frati Minori Conventuali di S. Francesco d’Assisi.

2. Interno della chiesa di S. Antonio, navata unica, 1740 circa, Corigliano-Rossano (CS)

La chiesa attuale, così come la possiamo ammirare ancora oggi, è frutto di due interventi fondamentali che si sono susseguiti nel corso dei secoli: il primo si ebbe intorno al 1740, che conferì alla chiesa un aspetto tardo-barocco (fig. 2), mentre il secondo avvenne nel 1908, con il restauro della bella cupola rivestita di maioliche vietresi dalle tonalità gialle e azzurre. Tale rivestimento, che evoca l’intensità dei decori delle chiese napoletane, viene replicato nelle tre cupolette laterali di destra. A proposito della sua ricca ornamentazione, specialmente all’interno, il suo linguaggio riflette la perfetta simbiosi tra la spiritualità meridionale e l’esuberante apparato decorativo delle chiese partenopee: non soltanto gli stucchi e i capitelli magistralmente lavorati evocano la napoletanità, ma anche gli straordinari intarsi marmorei delle balaustre che recintano lo spazio delle sei cappelle laterali. L’incanto si ripete senza soluzione di continuità persino in corrispondenza dell’altare maggiore, in marmi policromi, preceduto da una stupefacente balaustra lavorata ad intarsio, anch’essa risalente al XVIII secolo[1].

3. Una delle cappelle laterali all’interno della chiesa di S. Antonio, 1740 circa,  Corigliano-Rossano (CS)

Ciascuna cappella, inoltre, è preceduta da un cancelletto bronzeo con due putti in cima e un elegante traforo (fig. 3). All’interno della navata centrale molto ampia (l’edificio ha una pianta a croce latina e una navata unica con sei cappelle laterali per ciascun lato, un transetto sormontato da cupola e un abside con elegante volta a spicchi) vi è un tripudio di decorazioni “rocaille” alla napoletana: racemi intrecciati, valve di conchiglia, puttini alati, medaglioni, festoni e arabeschi che non appesantiscono giammai le linee dell’interno ma conferiscono al tutto una leggerezza e una luminosità che è ravvisabile soprattutto nell’architettura meridionale del 600-700. Vieppiù a conferire un tono di elegante maestà e ritmo decorativo all’insieme contribuisce la bicromia del bianco e dell’oro di grande fascino e incanto. Un altro passaggio importante per la storia della chiesa di Sant’Antonio è stato il trasferimento dei francescani che vennero espulsi per sempre dal convento coriglianese durante le soppressioni napoleoniche (1809); con la Restaurazione borbonica Sant’Antonio e il suo convento vennero affidati ai padri Liguorini di Sant’Alfonso [2].

Tra gli esempi di arte pittorica ivi presenti, ricordiamo il soffitto della navata (fig. 4) con San Francesco che ha la visione del Crocifisso di Severino Ferrari (1740), ma anche le due grandi tele, poste in corrispondenza dei bracci del transetto, eseguite da Leonardo Antonio Olivieri (1698-1752): l’Immacolata e l’Estasi di Sant’Antonio (fig.5).

4. Severino Ferrari, San Francesco ha la visione del Crocifisso di  (1740), S. Antonio, Corigliano- Rossano (CS)
5.  Leonardo Olivieri, Estasi di Sant’Antonio (1740 ca.), olio su tela, chiesa di S. Antonio, Corigliano-Rossano (CS)

Quest’ultimo pittore è nel novero degli allievi più dotati di Francesco Solimena (1657-1747).

In una delle cappelle laterali si conserva una piccola tela settecentesca (cm 83 x 65) raffigurante San Luigi Gongaza (fig. 6) vestito con la cotta bianca, con il giglio in mano e il crocifisso posato su due libri, i quali sono poggiati su un ripiano visto in tralice.

6. Pietro Bardellino (qui attr.), S. Luigi Gonzaga, XVIII sec., Sant’Antonio, Corigliano-Rossano (CS)

Il linguaggio figurativo cui aderisce la figura del Santo castiglionese riflette i modi dell’artista napoletano Pietro Bardellino[3] (1731-1806), allievo di Francesco De Mura (1696-1782).

7. Ignoto settecentesco, Compianto sul Cristo morto, Sant’Antonio, Corigliano-Rossano (CS)

In un’altra cappella è contenuta una bellissima pala d’altare con il Compianto sul Cristo morto di autore ignoto settecentesco (fig. 7): la Madonna ha il capo avvolto da un mantello di un azzurro intenso; Gesù Cristo ha il corpo livido ed esangue, di una trasparenza quasi eburnea, il suo corpo è piegato per il dolore, il ventre è gonfio e la sua mano destra è tenuta da un angelo dall’ala screziata di rosso e di bianco; un altro angelo compare in alto, accanto alla Vergine Maria, con la particolarità che le sue ali presentano tre screziature in blu, rosso e bianco. Dall’altro lato un’altra figura femminile che mostra afflizione ed intenso dolore (Maria Maddalena).

La sagrestia vecchia conserva invece un monumento sepolcrale di grande rilievo risalente al 1522: il Mausoleo dedicato a Barnaba Abenante, 1º barone di Calopezzati e fedele sostenitore dei Sanseverino, conti di Corigliano (fig. 8).

8. Mausoleo dedicato a Barnaba Abenante, 1522, Sant’Antonio, Corigliano-Rossano (CS)

Dell’apparato decorativo della chiesa di Sant’Antonio colpiscono altresì le balaustre in marmi intarsiati di stupefacente bellezza (fig. 9),

9. Balaustra in marmo intarsiato e traforato, dopo il 1740, Sant’Antonio, Corigliano-Rossano (CS)

facendo supporre un’attiva partecipazione di maestranze napoletane, di cui non ci sono molti studi a testimoniare la provenienza, in quanto le guide descrivono per lo più le opere d’arte maggiormente rappresentative del contesto monastico, quali il soffitto con il riferimento alla presenza francescana in città oppure le opere dell’Olivieri, valente allievo e imitatore del Solimena.

Francesco CARACCIOLO, Corigliano-Rossano, 11 Gennaio 2026

NOTE

[1] Cfr. E. Cumino, Storia di Corigliano Calabro, Tipografia MIT, Cosenza, 1992, p. 50.
[2] Ivi, p. 48.
[3] Ringrazio sentitamente il dott. Patrizio Basso Bondini per aver indicato il nome dell’artista napoletano Pietro Bardellino cui attribuire il dipinto di San Luigi Gonzaga conservato a Sant’Antonio di Corigliano Calabro.

Fonti

1.Cumino, Storia di Corigliano Calabro, Tipografia MIT, Cosenza, 1992
2.Gravina Canadè, Le chiese raccontano, Rubbettino, 1995
https://www.ciroaltra.it/images/Mezzi-pdf/Abenante.pdf
https://giovanniscorzafave.jimdoweb.com/beni-culturali/le-chiese/s-antonio/
https://vienincalabria.blogspot.com/2020/04/le-piu-belle-opere-della-passione-di.html