La beffa dell’Angelo seduttore nel “Ferdinando” di Annibale Ruccello, dove il dramma storico s’intreccia col dramma familiare (Fino al 30 novembre, al Teatro Marconi)

di Marco FIORAMANTI

UN ARCANGELO IMPOSTORE IN UN INFERNO DOMESTICO

Roma, Teatro Marconi

FERDINANDO di Annibale Ruccello

con Roberto D’Alessandro, Stefania Graniero, Marika De Chiara e Andrea Garofoli

Regia Felice Della Corte

Fino al 30 novembre

LA BEFFA DELL’ANGELO SEDUTTORE

Napoli 1869, dopo la caduta del Regno delle Due Sicilie e la successiva Unificazione, i residui di una cultura aristocratica vengono lentamente a decadere. La baronessa Donna Clotilde Lucanigro (Stefania Granero), fedele ai Borboni, non accetta il nuovo dominio sabaudo e si chiude nella sua villa alle pendici del Vesuvio, ormai fatiscente. La troviamo a letto in camicia da notte, apparentemente malata, fortemente radicata nel suo dialetto d’origine, accudita dalla cugina povera, donna Gesualda (Marika De Chiara), un po’ serva un po’ infermiera.

Dal copione, Donna Clotilde a donna Gesualda:

E non parlare italiano! Hai capito! Nun voglio senti ‘o ‘ttaliano dint’ ‘a sta casa… Io e isso c’avimme appiccicate il 13 febbraio del 1861… Fra me e isso ce fùie nu duello a Gaeta… Padrini, Francesco II e il generale piemontese Cialdini… Contemporaneamente all’ammainarsi della gloriosa bannera ‘e re Burbone s’ammainaie pure ll’italiano dint’ ‘o core mio… ‘Na lengua straniera!… Barbara!… E senza sapore, senza storia!… ‘Na lengua ‘e mmerda!… ‘Na lengua senza Ddio! Se proprio ce tiene a parlà n’ata lengua parla latino ca è ‘na lengua santa!… Ma tu nunn ‘a può parlà!… Si ‘a parle tu ‘a parle tutt’ ‘o cuntrario! Pecché si’ strega!… Si’ ‘na janara!… Te mancano ‘e pparole dint’ ‘o battesimo…

La scena sia apre con le due che recitano il rosario.

Ogni pomeriggio si presenta alla villa don Catellino (Roberto D’Alessandro), prete ambiguo e di facili costumi, in oscura intimità sia con donna Gesualda che col cappellano Amedeo. L’apparente tranquillità viene sconvolta da una lettera del notaio Trincherà nella quale comunica a Donna Clotilde la morte di una lontana cugina, a cui è sopravvissuto un figlio il giovane, bello (e possibile) Ferdinando, ed essendo la parente più prossima, il ragazzo sarà affidato alle sue cure. Portatore di un’aria nuova, in breve tempo il ragazzo intreccia relazioni con tutti i membri della famiglia, prete compreso, per scopi tutt’altro che nobili.

L’opera, raffinata, divertente, tragicomica e beffarda, è diventata ormai un classico del teatro contemporaneo. Il dramma storico s’intreccia con il dramma familiare.

Nell’arco di novanta minuti, l’autore, Annibale Ruccello, giovane drammaturgo napoletano (morto trentenne nel 1986 in un incidente stradale), passa lentamente da una situazione tranquilla e abitudinaria a una spirale crescente che coinvolge apertamente e consuma tutti e quattro i protagonisti fino a sfociare nel giallo.

Ottima la regia, tutti molto bravi gli attori, con una nota particolare per la  De Chiara/Gesualda che strappa un lungo applauso a scena aperta alla fine di uno dei suoi strepitosi, effervescenti monologhi.

Annibale Ruccello.

Nato e cresciuto nel 1956 a Castellammare di Stabia, si laurea in Filosofia con il massimo dei voti nel 1977 presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Attore, regista, drammaturgo, e studioso della cultura e della lingua napoletana (partecipa al gruppo di ricerca sulla tradizione popolare campana facente capo a Roberto De Simone). Inizia a recitare a Torre del Greco presso la fondazione del Teatro del Garage di Gennaro Vitiello, laddove esordiscono anche altri artisti come Mario Martone e Enzo Moscato, suo futuro collaboratore artistico. Nel 1978 fonda la cooperativa Il carro e, in collaborazione con Lello Guida, comincia a scrivere e a mettere in scena i suoi primi lavori teatrali, ispirati in gran parte a materiali della cultura popolare.  La sua prima opera è Il Rione, una commedia in due tempi scritta nel 1973, mentre nel 1977 scrive con Lello Guida L’osteria del melograno e, successivamente, cura alcuni allestimenti teatrali ossia nel 1979 Rottami, tratto da Eugène Ionesco, nel 1980 I gioielli indiscreti, commissionato e scritto a 4 mani da e con Arnaldo Delehaye tratto da I gioielli indiscreti di Denis Diderote L’asino d’oro, poi ribattezzato Ipata nella riedizione del 1981, tratto dall’Asinus aureus di Lucio Apulèio Madaurense. Il suo primo lavoro autonomo è del 1980: Le cinque rose di Jennifer. Dal sodalizio tra Il Carro e il Teatro Nuovo di Napoli prende vita nel 1982 la cooperativa Teatro Nuovo-Il Carro. Nel 1983 scrive Weekend, con il quale vince il premio IDI under 35, e Notturno di donna con ospiti. La sua commedia Ferdinando, scritta nel 1985, vince due premi IDI: uno nel 1985 come testo teatrale, e un secondo nel 1986 (anno della sua prima assoluta a San Severo, Teatro Verdi, 28 febbraio) come miglior messinscena, allestita personalmente da Ruccello con la scenografia di Franco Autiero e interpretata da Isa Danieli, musa ispiratrice e destinataria di questo testo. Ferdinando sarà poi rappresentato in francese a Parigi nel 2000 (Théâtre du Rond-Point, messa in scena di Marcello Scuderi, con Adriana Asti), a Liegi, Théâtre Le Moderne, a Bruxelles, Union Dramatique et Philanthropique (2008). Nel 1986, tornando da Roma, muore in un drammatico incidente automobilistico sull’autostrada Roma-Napoli. A partire dagli anni successivi si assiste ad una riscoperta e valorizzazione del suo repertorio, e all’affermazione di Ruccello come una delle voci più interessanti e originali del teatro italiano della seconda metà del XX secolo.

Marco FIORAMANTI  Roma  29 Novembre 2025