di Marco FIORAMANTI
Mario Schifano
Palazzo Esposizioni Roma 17 marzo – 12 luglio 2026
a cura di Daniela Lancioni
Si è inaugurata martedì 17 marzo (e sarà aperta fino al 12 luglio 2026) al Palazzo delle Esposizioni di Roma alla presenza del Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, una grande antologica di Mario Schifano (1934 –1998) molto ben allestita, curata da Daniela Lancioni e presentata dall’Azienda Speciale Palaexpo e Intesa Sanpaolo. Promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e da Azienda Speciale Palaexpo, prodotta e organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con Intesa Sanpaolo e Gallerie d’Italia, main partner Eni e con il supporto della Fondazione Silvano Toti.

Oltre cento opere divise cronologicamente nelle varie sale, da quelle figurative, informali e materiche degli esordi della seconda metà degli anni ’50, ai monocromi del 1960 a tutto il suo percorso sperimentale, pittorico-interattivo degli anni ‘70 con la fotografia, il cinema e la televisione, per riprendere nel decennio successivo la pittura pura su grandi dimensioni e chiudere negli anni Novanta con opere di chiaro interesse e sensibilità per le emergenze sociali.

Di particolare interesse la camera da pranzo del 1968 dipinta per una casa romana, riallestita nella rotonda del Palazzo, e l’intera produzione di film e cortometraggi realizzati da Mario Schifano. I film si potranno vedere durante tutta la durata della mostra nella Sala Cinema – a ingresso gratuito – secondo un determinato calendario, mentre all’interno della mostra sono fruibili i cortometraggi di Schifano insieme a una selezione dei documenti audiovisivi dedicati all’artista.

“Il pittore pensa al suicidio come a una sorta di estasi estetica” Goffredo Parise (Cat. mostra Galleria Oyssia, Roma, novembre 1965)
Scrive la curatrice, Daniela Lancioni, nell’incipit, come guida alla mostra:
“Il nòcciolo tenero e sensibilissimo del suo animo è la passione per la pittura”, così il poeta e critico d’arte Cesare Vivaldi descriveva nel 1963 Mario Schifano, ed è a questa intuizione – essenziale, incontrovertibile e largamente condivisa – che la mostra, prima di ogni altro proposito, vorrebbe ambire a dare risonanza.
Un altro poeta e critico d’arte, Emilio Villa, presentando nel 1960 cinque giovani artisti al tempo sodali – Franco Angeli, Tano Festa, Francesco Lo Savio, Mario Schifano e Giuseppe Uncini – li definì “pittori”, non nel senso antiquato del termine, ma perché capaci di rigenerare in cadenze e orientamenti nuovi quanto era consumato e sfibrato.
La mostra è accompagnata da un catalogo Electa, che raccoglie, oltre al testo della curatrice, i contributi di storiche e storici dell’arte che di recente hanno dedicato studi innovativi all’artista: Manuel Barrese (L’attività di Mario Schifano fino al 1959. Tracce, ipotesi, proposte), Fabio Belloni (Il secondo tempo di Mario Schifano, 1979-1997), Stefano Chiodi, (Expanded Painting.Il cinema di Mario Schifano), Andrea Cortellessa (Ritratti approssimativi. Schifano per scrittori), Giorgio Di Domenico (“Non è possibile ancora la storia”: sei temi per gli anni settanta di Mario Schifano), Flavio Fergonzi (Qualche riflessione sui titoli di Mario Schifano degli anni sessanta), Giorgia Gastaldon (Monocromo monocromi), Francesco Guzzetti, Chiara Perin (Mario Schifano e Renato Guttuso, 1963-1966). I testi, come il percorso espositivo, affrontano le diverse fasi del lavoro dell’artista, mentre un capitolo specifico è dedicato agli immaginifici titoli delle opere di Schifano.

Mario Schifano (Homs, Libia, 1934 – Roma 1998) si trasferisce a Roma nell’immediato dopoguerra. Abbandonati gli studi, lavora al Museo Etrusco di Villa Giulia. Inizia a dipingere tele di matrice informale, che espone nella sua prima personale alla Galleria Appia Antica di Roma. Poi con Angeli, Festa, Lo Savio e Uncini tiene la collettiva 5 pittori – Roma ’60, curata da Restany, e la critica inizia a interessarsi alla sua pittura. Abbandonati i modi informali, realizza opere monocrome con smalti industriali. Nel 1962 partecipa alla mostra The New Realists alla Sidney Janis Gallery di New York e inizia a introdurre nelle sue tele frammenti dell’iconografia urbana. Lavora per cicli tematici, impiegando materiali e tecniche diversi, e rivisitando le opere dei maestri del passato, Balla, Malevič e i Futuristi. Dal 1970 sperimenta la tecnica della tela emulsionata con immagini tratte dalla televisione, cui aggiunge interventi cromatici con smalti industriali. Tiene numerose personali e nel 1972 espone alla X Quadriennale romana. L’anno seguente partecipa alla rassegna Contemporanea, curata da Achille Bonito Oliva nel parcheggio di Villa Borghese. Nel 1974 ha luogo all’Università di Parma la prima e più vasta mostra antologica dedicata al suo lavoro. Nel corso degli anni Ottanta e Novanta realizza alcuni nuovi cicli, e una serie di grandi opere uniche. Oltre a avere numerose personali in Italia e all’estero partecipa a diverse edizioni della Biennale di Venezia ed è inserito nelle principali rassegne dedicate all’arte contemporanea italiana all’estero.
Marco FIORAMANTI Roma 19 Marzo 2026

