In ricordo di Amelia Rosselli, nel IV anniversario della scomparsa, negli scritti di Renzo Paris

di Marco FIORAMANTI

NEL IV ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA DI AMELIA ROSSELLI, LA RICORDIAMO NELLA MEMORIA DI UN SUO CARO AMICO POETA

Renzo Paris
MISS ROSSELLI

Neri Pozza 2020, pp. 236 18,00

QUEL CUORE SPEZZATO DA SPETTRI

Cara vita che mi sei andata perduta  / con te avrei fatto faville se solo tu  / non fosti andata perduta.

Amelia Rosselli, 1967

È una sorta di evocazione quella che l’autore compie sulla sua amica poetessa – la chiama “la mia sorella maggiore” – e ne traccia una mappa allegorica che si dipana vertiginosamente ungo tutte le duecentotrentasei pagine del libro. Con il linguaggio fluido che lo contraddistingue, raffinato e affabulatorio del quotidiano, di sapore vagamente carveriano, Renzo Paris usa “la penna” intrisa di luce, agisce come fa una lucciola nel buio, rischiara volta per volta l’intorno e illumina pezzetti di cuore che sanguinano e talvolta guariscono.

Nell’arco di ventisette capitoli il lettore entra e scopre ogni anfratto nel quale la Rosselli ha sempre tentato inutilmente riparo e rivive, con lo stesso patema d’animo, la sua intera esistenza, da lei stessa interrotta un pomeriggio di febbraio lanciandosi dal balconcino della sua mansarda nel cortile al numero 25 di via del Corallo, a due passi da piazza Navona.

Nata a Parigi nel 1930, figlia di Carlo, ideatore di Giustizia e Libertà – trucidato a Parigi insieme al fratello Nello dai fascisti francesi – e dall’irlandese Marion Cave, Amelia porta con sé l’ansia della persecuzione e la condanna di una vita ossessionata da spettri.

Fin da piccola sono stata visitata da voci di ogni tipo, di cui ignoravo la provenienza e come tutte le bambine parlavo con i fantasmi. […] Iniziai a vivere in un mondo parallelo, fatto di persone reali ma che non parlavano come nella realtà. Era gente di cui dovevo sospettare, non dicevano mai la verità e quando mi accusavano o mi cercavano, lo facevano perché volevano farmi del male.

Una vita in fuga la sua, fin dall’infanzia, prima a Londra, poi in Canada, infine a New York dove esplode in lei l’amore per la musica e per la poesia (Robert Frost, Ezra Pound, Thomas Eliot).

A tredici anni, nella lunga vacanza estiva, sentii per la prima volta il suono di un violino. […] Me lo mise in mano la nostra direttrice Elsie Powell, che iniziò a insegnarmi l’uso dell’archetto. Quel suono cancellò le parole e il loro tono e mi sembrò di aver scoperto finalmente un linguaggio universale.

Finita la guerra, la famiglia torna a Londra dove Amelia studia violino, pianoforte e composizione. Alla morte della madre si trasferisce, ventenne, a Roma dove incontra suo cugino Alberto Moravia, ma le sue paranoie cominciano a darle seri problemi. A Venezia conosce Rocco Scotellaro, “il poeta contadino” di sette anni più grande. Nasce un’amicizia amorosa, tre anni felici interrotti dalla morte di lui per infarto. Entra in cura dallo psicanalista junghiano Ernst Bernhard. Scrive poesie legate a quelle “visioni e voci” che la tormentano, il suo linguaggio poetico è legato alla sua maniacale consultazione dei Ching, “con quel suo desiderio mai domo di riscrivere un sonetto antico”.

Bobi Bazlen e Moravia comprendono presto il suo valore. Incontra Pasoliniche lesse i suoi versi e si adoperò per pubblicarli da Garzanti”. E poi gli “amorastri”, le passioni per Guttuso, Carlo Levi, Mario Tobino; le amicizie con i poeti, Dario Bellezza, Valentino Zeichen, Gino Scartaghiande, Carlo Bordini, Antonio Veneziani, Elio Pecora che le trova la mansarda di via del Corallo.

“Negli ultimi quindici anni della sua vita”, scrive Paris, “Amelia divenne una star. Non c’era convegno di poeti in cui non fosse festeggiata, in Italia e all’estero. Dopo la lettura a Castelporziano nel 1979 faceva di continuo il giro d’Italia”.

Scelse proprio l’11 febbraio per morire, quando, trentatré anni prima, Silvia Plath – da lei amorevolmente tradotta e commentata – inserì la testa nel forno a gas. Amelia riposa ora a Roma, nel cimitero acattolico alla Piramide, insieme alle tombe di Bellezza, Corso e Keats, poeti all’ombra dei poeti.

(da Articolo 33 n.3-4, Edizioni Conoscenza 2020)

La foto di copertina è di Dino Ignani.

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Renzo Paris è nato a Celano nel 1944. Vive a Roma dal 1955. Poeta, romanziere e critico, tra le sue opere: Album di famiglia; Cani sciolti, La croce tatuata e La vita personale, oltre a La banda Apollinaire e le biografie romanzate dedicate a Alberto Moravia, Ignazio Silone, Pier Paolo Pasolini. Ha insegnato letteratura francese nelle università di Salerno e di Viterbo. Ha tradotto e curato le poesie di Apollinaire e Corbière per gli Oscar Mondadori. Collabora con Il Manifesto, L’Espresso e Il Venerdí di Repubblica. Dopo Miss Rosselli ha pubblicato, sempre per elliot: Madame Betti (2024) e La favolosa Elsa (2025).