In memoria di Teresa Pugliatti.

di Gaetano BONGIOVANNI & Mario LIPARI

La scomparsa di Teresa Pugliatti lascia un vuoto profondo nel panorama culturale e accademico italiano, ma consegna al contempo una preziosa eredità a chiunque intenda accostarsi alla Storia dell’Arte con rigore, passione e senso di responsabilità civile.

La sua è stata una figura di primissimo piano, capace di coniugare un’eccellenza metodologica non comune con una vivacitĂ  intellettuale mai appagata, in grado di spaziare attraverso i secoli e le discipline con disinvoltura ed eleganza. Formatasi presso l’UniversitĂ  degli Studi di Messina, si laurea in Lettere discutendo una tesi in Storia dell’Arte sotto la guida illuminata del professor Alessandro Marabottini, allievo di Lionello Venturi. Da quel fondamentale magistero, centrato sull’importanza primaria della lettura formale e della ricerca d’archivio, la Pugliatti assimilò una lezione di metodo che avrebbe poi caratterizzato l’intero suo percorso intellettuale: l’opera d’arte non è mai considerata un oggetto isolato, bensì il punto d’intersezione tra cultura, contesto storico, materia e sensibilitĂ  individuale.

Proprio all’Ateneo peloritano la professoressa diede avvio alla sua carriera didattica, trasmettendo a generazioni di studenti la passione per la ricerca filologica e l’amore per il patrimonio storico. Successivamente, con il conseguimento dell’ordinariato, si trasferì presso l’UniversitĂ  degli Studi di Palermo, dove continuò a svolgere la sua attivitĂ  di insegnamento ed esercitò un’influenza profonda su generazioni di studiosi.

Nelle aule universitarie Teresa Pugliatti non si limitava a somministrare nozioni o a ripercorrere formule consolidate, ma spingeva costantemente i propri allievi al dubbio critico, all’osservazione diretta del manufatto e alla comprensione delle dinamiche sociali e storiche che lo avevano generato. La sua presenza accademica si è sempre distinta per un’umanitĂ  partecipe e rigorosa al tempo stesso, capace di appassionare e di esigere sempre il massimo rigore etico e scientifico. Nel corso della sua lunga traiettoria umana e professionale ha intessuto dialoghi fecondi e proficui scambi intellettuali con grandi protagonisti della critica e della storiografia dell’arte del Novecento: cruciale fu il suo sodalizio con Federico Zeri, con il quale condivise non soltanto accesi dibattiti critici ma anche battaglie civili per la tutela dei Beni Culturali, così come intensi furono i rapporti di stima reciproca e le collaborazioni scientifiche e di ricerca intessute con studiosi del calibro di Roberto Paolo Ciardi ed Elisa Debenedetti.

L’imponente corpus della sua produzione bibliografica si attesta su circa duecento titoli, fra volumi monografici, saggi in raccolte miscellanee, contributi per riviste specializzate ed esaustive relazioni presentate a congressi di rilevanza nazionale e internazionale. Scorrendo l’elenco dei suoi scritti si avverte immediatamente l’ampiezza di uno sguardo che si rifiutava di rimanere imbrigliato all’interno di steccati cronologici o geografici troppo rigidi.

I suoi interessi hanno infatti attraversato un arco temporale vastissimo, muovendosi con straordinaria fluiditĂ  dal Quattrocento fino alle avanguardie e ai movimenti europei di fine Ottocento e primo Novecento, senza dimenticare penetranti affondi nell’architettura medievale e nel territorio sfaccettato dell’arte contemporanea.

Tra le sue opere cardine spicca senz’altro l’imponente e monumentale ricerca dedicata alla “Pittura del Cinquecento in Sicilia”, un’opera fondamentale articolata in due distinti tomi dedicati rispettivamente alla Sicilia orientale e alla Sicilia occidentale, che ha ridefinito la storiografia artistica dell’isola consentendo di rileggere complessi scambi culturali, influenze fiamminghe e suggestioni manieriste con una prospettiva critica del tutto inedita.

A questo filone di indagine si affianca la fondamentale e imprescindibile pubblicazione “Pittura della tarda Maniera nella Sicilia occidentale (1557-1647)”, che ha gettato nuova luce su una fase complessa e a lungo sottovalutata della produzione figurativa isolana tra Cinquecento e Seicento.

Accanto all’indagine sulle grandi personalitĂ  dell’arte rinascimentale e barocca, fra cui figurano studi dedicati a maestri come Antonello da Messina, Cesare da Sesto, Girolamo Alibrandi, Agostino Tassi e Giulio Mazzoni, la studiosa si è distinta per la capacitĂ  di ricostruire con sguardo comparativo i contesti figurativi dell’Ottocento e del Novecento. Di straordinario valore critico è la monumentale opera in tre tomi intitolata “Il Simbolismo nella pittura europea. Dai Preraffaelliti all’Art Nouveau”, pubblicata per Magika Edizioni. In questo articolato progetto in tre volumi la Pugliatti ha saputo tessere un dialogo di respiro internazionale, analizzando le sottili trame formali, letterarie e ideologiche di un’epoca di grandi transizioni e mostrando come la cultura visiva meridionale fosse radicata all’interno di un dibattito europeo estremamente fertile e dinamico.

Tuttavia, l’operato della professoressa Pugliatti non può essere compreso appieno se si limita lo sguardo alla sola produzione saggistica da studio.

Un tratto distintivo della sua personalitĂ  scientifica è stato il costante e militante impegno a favore della tutela, della conservazione e del restauro dei Beni Culturali, in particolar modo riguardo ai territori e ai centri minori della Sicilia. Per Teresa Pugliatti il patrimonio artistico non era una riserva di bellezza contemplativa, ma un tessuto vivo da proteggere con tenacia dai rischi della speculazione, del degrado e dell’oblio istituzionale. In quest’ottica ha firmato numerosissimi contributi scientifici focalizzati sulla salvaguardia delle realtĂ  locali, fondando tra l’altro il Comitato per la Salvaguardia dei Beni Culturali della Provincia di Messina e dedicando importanti studi a monumenti ed emergenze architettoniche di centri come Rometta. Emblematico fu l’episodio in cui riuscì a coinvolgere direttamente Federico Zeri nella storica battaglia per la tutela e la salvaguardia dello storico quartiere Tirone di Messina.

Questa sua vocazione alla tutela si è tradotta in un’attivitĂ  didattica generosa e fortemente innovativa. La Pugliatti era solita coinvolgere direttamente i suoi studenti in entusiasmanti escursioni di studio sul campo, organizzando sopralluoghi, campagne di ricognizione e rilevamenti analitici. In queste occasioni la lezione accademica usciva dalle mura delle aule universitarie per farsi esperienza etica e civile. Gli allievi imparavano a leggere l’opera d’arte direttamente nel suo contesto d’origine, a comprendere la fragilitĂ  della materia e a riconoscere il valore insostituibile della conservazione preventiva.

L’altissimo valore scientifico del suo insegnamento e l’affetto profondo della comunitĂ  accademica hanno trovato una naturale consacrazione nella pubblicazione degli “Scritti di storia dell’arte in onore di Teresa Pugliatti”, un importante volume miscellaneo curato dallo storico dell’arte Gaetano Bongiovanni ed edito da De Luca Editori d’Arte nel 2007, con postfazione di Alessandro Marabottini. La silloge rappresenta il riconoscimento piĂą alto e gradito per un docente universitario, ovvero l’omaggio scientifico promosso da allievi, colleghi e studiosi che hanno condiviso con lei il percorso di ricerca. Attraverso una ricca serie di contributi, il volume a cura di Bongiovanni riflette fedelmente la vastitĂ  di orizzonti della festeggiata, spaziando dalle dinamiche figurative del Rinascimento meridionale alle arti decorative, dal Barocco fino agli approfondimenti sull’arte moderna e contemporanea. PiĂą che una semplice raccolta celebrativa, l’opera rappresenta un dialogo intellettuale vivo, in cui i vari autori sviluppano e riprendono le sollecitazioni metodologiche seminate dalla Pugliatti nel corso della sua carriera.

Oggi, l’insegnamento e l’ereditĂ  morale di Teresa Pugliatti risuonano con un’urgenza ancora piĂą drammatica di fronte ai dolorosi eventi di cronaca che mettono a nudo la fragilitĂ  del sistema di gestione e salvaguardia dei Beni Culturali in Sicilia. Vicende recenti come il clamoroso furto di opere di Antonello da Messina presso il Museo Regionale Interdisciplinare (MuMe) — emblematico e doloroso episodio segnato da falle nei presidi di sicurezza, mancate sorveglianze in sala e dal surreale abbandono temporaneo delle opere d’arte persino in strada sul marciapiede durante le convulse fasi del colpo — mostrano l’immagine plastica di un fallimento sistemico. Tale vicenda evidenzia la tragica distanza tra l’approssimazione della gestione politica e burocratica corrente e quel rigore scientifico che la professoressa Pugliatti ha sempre preteso.

Di fronte al progressivo depauperamento delle competenze professionali, all’assenza di investimenti mirati nella presidiazione attiva e a una visione miope che svilisce la tutela del patrimonio relegandola a mera passerella, l’opera e l’impegno di Teresa Pugliatti si erigono come un modello imprescindibile e un imperativo etico. Ripartire dalla sua lezione significa restituire dignitĂ  al lavoro di tutela, rimettere al centro la competenza, l’amore filologico per le opere e la cura presidiata del territorio, contrastando con la forza della conoscenza e della responsabilitĂ  morale il declino e la trascuratezza che minacciano la memoria storica della Sicilia.

Gaetano BONGIOVANNI & Mario LIPARI  Palermo, 30 Agosto 2026