“Il Vuoto, il Silenzio, il Non-Visibile”. Passo-lento e passione per il futuro. Intervento di Marcello Aitiani nella mostra “Caleidoscopio Italia – La dimensione progettuale dell’arte”

redazione

Il Vuoto, il Silenzio, il Non-Visibile”. Passo-lento e passione per il futuro

Ada Lombardi (Docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti di Roma) presenta l’intervento di Marcello Aitiani nella mostra “Caleidoscopio Italia – La dimensione progettuale dell’arte” 

  1. M. Aitiani, Iridescenze
1. M. Aitiani, Iridescenze, particolare

La mostra “Caleidoscopio Italia – La dimensione progettuale dell’arte”, inaugurata il 4 ottobre al Museo Irpino di Avellino, raccoglie progetti e materiali di artisti italiani di diverse generazioni, chiamati a condividere ciò che per loro è stato essenziale nel processo creativo: bozzetti, appunti, disegni e pensieri che precedono e nutrono l’opera finita.

La curatela di Andrea B. Del Guercio, Susanna Ravelli e Giovanni Curtis mira così ad avvicinare il pubblico al momento più intimo e misterioso della creazione: quello in cui l’opera prende forma nel pensiero, ancora prima che nella realizzazione.

L’iniziativa si inserisce nel quadro dei progetti espositivi di Andrea B. Del Guercio raccolti nella definizione di “Caleidoscopio”, avviato nel 2017 e sviluppato tra Italia, Germania, Cina e Danimarca, con l’obiettivo di indagare i linguaggi contemporanei dell’arte in chiave multiculturale.

In questo contesto, l’intervento di Marcello Aitiani si distingue per la sua scelta controcorrente: invece di assecondare il ritmo globalizzato e produttivo dell’arte contemporanea, egli propone un ritorno ai valori esistenziali dell’esperienza artistica: una lentezza intenzionale, un dialogo meditativo con la realtà interiore ed esterna. Un ritorno niente affatto nostalgico ma che guarda decisamente all’oggi e all’avvenire.

2. M. Aitiani: Il vuoto, il silenzio, il non visibile. Come in un antico palinsesto in pergamena,
sotto la nuova scrittura traspare quella precedente che era stata raschiata: il progetto di gabbia d’impaginazione, realizzato nel 1985 per Passione di luce

 Aitiani presenta una serie di “reperti”, materiali collaterali a opere compiute:

— la riproduzione ingrandita della gabbia grafica di una pagina della sua opera Passione di luce (1985) per “Le brache di Gutenberg” – edizioni rare a cura di Luciano Caruso; su questo progetto grafico, l’artista ha sovrapposto una sintetica riflessione;

— due video che documentano la fase più fragile e preziosa del processo creativo, quella del pensiero in sospensione;

— una Precisazione sui due video per il Museo Irpino, che qui riportiamo.

M. Aitiani, Il libro dei 12 colori, Libro oggetto in copia unica, 1984

Il Vuoto creativo, come lo intende l’artista, è un tempo di respiro trattenuto: lo spazio in cui la consapevolezza di sé e del mondo può germogliare e prepararsi a generare l’opera ancora assente.

I due video, volutamente distanti dai canoni della produzione commerciale, sono Iridescenze e Solstizio d’estate.

Il primo documenta il percorso ideativo che condusse alla realizzazione del rosone del Duomo di San Gimignano, dove la luce diventa materia viva, modulata come un suono.

3. M. Aitiani, Iridescenze

L’opera, collocata tra gli affreschi di Taddeo di Bartolo e il Martirio di San Sebastiano di Benozzo Gozzoli, dialoga con le sculture di Jacopo della Quercia, le pitture di Martino di Bartolomeo e i damaschi affrescati da Ventura di Moro, in un insieme che intreccia epoche e linguaggi.

L’Autore — che è anche musicista — spiega nelle sue note preparatorie di essersi ispirato alla visione trinitaria nel Canto XXXIII del Paradiso di Dante; visione che appare all’artista ricca di ossimori e contraddizioni, come la luce definita “chiara e profonda”.

«Come può una luce “chiara” essere “profonda”»,

si chiede nelle prime fasi progettuali.

«Una luce chiara tende percettivamente a balzar fuori verso chi guarda; la profondità richiede ombra e oscuramento E come possono i “tre giri di tre colori” della Trinità essere Uno […]Dante, ridestatosi dalla sua alta visione, rimane balbettante; può suggerirla solo con la ragione-altra della poesia, della musica […]».

In questa simbologia di rifrazioni, ossimori e armonie Aitiani riconosce affinità con il pensiero complesso di Florenskij e Matte Blanco, dove logica, sogno e poesia si fondono in un linguaggio di risonanze multiple. La luce, nella sua apparente contraddizione, diventa il punto di partenza di una ricerca che unisce spiritualità e percezione, matematica e colore, pittura e musica. Anche l’artista tenta l’ineffabile nella concretezza: tre cerchi di luce e colore che si riflettono l’un l’altro “come iri da iri”, arcobaleno da arcobaleno, da cui il titolo Iridescenze.

4 a
4 b
4 c

                                                                   4 (a, b, c), M. Aitiani, alcuni dei progetti per Iridescenze

L’opera non è quindi, assolutamente, un’astrazione decorativa, ma un’immagine che si fa musica e colore, tanto che i cerchi cromatici alludono anche alla scala musico-cromatica del Prometeo di Scriabin.

In Iridescenze Marcello Aitiani svela come l’opera non sia una semplice vetrata, ma la luce stessa resa visibile, un’epifania ritmica e ontologica.

5. M. Aitiani, Con mistero, per Skrjabin

Il secondo video è una meditazione pubblica di Aitiani, nella millenaria Abbazia di San Minato al Monte in Firenze nel corso di una giornata di studi e riflessioni curata dallo psicologo e terapeuta Riccardo Bernardini (Segretario scientifico della Fondazione Eranos) e di Fabrizio De Francesco (avvocato e studioso di Platone), con l’attenta disponibilità dell’Abate Padre Bernardo Francesco Gianni O. S. B.

L’intervento di Aitiani è incentrato sulle relazioni tra luce, musica, parola e sulla creazione dell’opera Il Libro dei 12 colori, ispirato al testo mistico trecentesco Dialogo breve sulla consumata perfezione, di Santa Caterina da Siena.

«Sconosciuto è l’intimo legame del suono con la luce e con la policromia».

Con questo incipit l’artista, nel video Solstizio d’estate, inizia una conversazione con il pubblico e attraverso un linguaggio lento e contemplativo, Aitiani guida lo spettatore in un viaggio tra i riflessi della luce e i toni puri del suono, rivelando come entrambi si intreccino nei ritmi del tempo e nel sentimento dello stupore umano verso la profondità cosmica.

Nella seconda parte, il video mostra la fase progettuale del libro-oggetto: un’opera contemporanea, un libro d’artista a edizione unica, ispirato al testo mistico attribuito a Santa Caterina da Siena, con l’inclusione di due gemme poetiche del nostro tempo: di Stéphane Mallarmé e Rabindranath Tagore.

6. M. Aitiani, Note di progetto per Il libro dei 12 colori

Nel complesso, Aitiani restituisce alla progettualità artistica un significato antico e universale: quello dell’attimo immenso in cui mondo terrestre e celeste «si aprono l’uno all’altro e la nostra vita è sollevata da un fiotto incessante», dice l’artista citando Pavel Florenskij. Un’arte che scruta i segni del cielo, come gli àuguri antichi, non per evadere dalla realtà, ma per scegliere bene i nostri percorsi terresti.

La sua arte diventa così un invito a riconquistare il silenzio, la lentezza e il Vuoto come spazi del pensiero creativo.

link dei video

https://www.marcelloaitiani.com/video

https://www.youtube.com/watch?v=07_Uxj92_Ek

Precisazione sui due video per il Museo Irpino

Caro Andrea,

sento il bisogno di precisare il mio pensiero sul carattere “non artistico” dei video. Nei miei lavori non ho mai potuto realizzare un’opera “bella” nel senso oggi comune di puramente edonistico, estetizzante, mercantile, perfetto per una vetrina del lusso. Ho scritto “potuto” perché un’energia che non saprei definire me l’impedisce. Condivido in questo il pensiero di esponenti delle neoavanguardie, di neo-dadaisti, di Maciunas, Fluxus e via dicendo, ma nello stesso tempo me ne sono sempre distaccato, perché  tentando di contrastare la natura consumistica dell’arte odierna e intendendo la bellezza come carineria, essi hanno creduto di combattere con la forza la forza della banalità consumistica, la perdita dell’immagine autentica dell’umano, erosa giorno dopo giorno dallo scadimento del gusto, dalla strumentalizzazione mercantile. Questa non è la mia via: occorre anche una pars costruens. L’artista cerca l’arte e la bellezza senza violenza. Una bellezza francescana, direi. È bello il saio di Francesco d’Assisi? O, con le differenze del caso, sono belli i sacchi e le plastiche combuste di Burri? Le opere e le vite travagliate di Van Gogh, di Hölderlin, Rimbaud o Campana? Si, sono belle, ma non come per lo più oggi s’intende. Non sono standard, “perfettamente confezionate” per una brillante comunicazione, per una celebrità luccicante.

Quanto sopra non per fare paragoni con le figure nominate, ma per accennare al senso dei due video, al perché non ho voluto realizzarli secondo standard professionali. Non “potevo” farlo, soprattutto trattandosi di un’esposizione dedicata al tema del progetto.  Nel crepuscolo aurorale in cui comincia a formarsi un’opera, l’autore intravede qualcosa in modo offuscato, impreciso, sporco. Come ho scritto per la mostra «la progettazione artistica nasce in un complesso crogiolo ardente da fusione che un’aria invisibile, un vuoto carico di ogni possibilità, una silenziosa musica alimentano. Questa è la fonte da cui può sgorgare il progetto».

Ho pensato che i video avrebbero dovuto essi stessi far sentire dei “vuoti”, essere “imperfetti”; con ritmi che rispetto alla norma appaiono troppo lenti, lunghe e meditative permanenze dell’immagine. Tutto in contrasto con la smania dominante della rapidità. Trapassi di inquadrature talvolta imperfetti; in qualche caso bassa risoluzione di immagini (specie di alcune foto in Iridescenze), uso di formati vari… Nel video in San Miniato, le riprese di me che parlo occupano un terzo dello schermo mentre, nei restanti due terzi, vuoti-bianchi dove poco succede e titoli permangono per vari minuti. La “meditazione artistica” della seconda parte del video lunghissima, per le abitudini di oggi che vedono l’attenuazione forte del pensiero lento.

Insomma, video manchevoli, per l’oggi e per vari circuiti dell’arte contemporanea.

Teresa Porcella – laureata in Filosofia del Rinascimento, specializzata in progettazione editoriale, autrice, performer, progettista, editor, etc. – ha cercato di… moderarmi e con intelligente sensibilità mi ha avvisato e consigliato; non è sua la responsabilità delle “imperfezioni”.

Marcello AITIANI  Siena  19 Ottobre 2025