di Claudio LISTANTI
Lo scorso 14 marzo il concerto del sabato inserito nel Ciclo Minerva della Stagione 2025-2026 dell’Istituzione Universitaria dei Concerti (IUC) prevedeva un concerto interamente affidato al violoncellista Mario Brunello. Era uno dei concerti più attesi della stagione non solo per la presenza di uno dei nostri più grandi strumentisti del momento ma anche per l’interessante proposta musicale che ne era alla base.
La specialità della serata era quella di essere il primo appuntamento di un ciclo di tre concerti intitolato “La giusta distanza” che si svilupperà, grazie alla prestigiosa istituzione musicale romana, nell’ambito di tre diverse stagioni e focalizzato nel porre in evidenza capolavori del repertorio violoncellistico di Johann Sebastian Bach contrapposti ad alcuni del polacco Mieczysław Weinberg, del quale Brunello oggi è una sorta di ‘apostolo’ per il suo enorme impegno nel diffondere la sua figura di musicista purtroppo dimenticato nonostante il suo indubbio valore. Una correlazione, tra Bach e Weinberg, che Brunello individua tramite il violoncello strumento per il quale i due musicisti in questione hanno prodotto indiscutibili capolavori. Tra i due Brunello immagina che esista, appunto, una ‘giusta distanza’ perché questi compositori, secondo dichiarazioni dello stesso Brunello, inserite nel programma di sala nel saggio di Francesco Bacherini
“… hanno percorso sentieri inimmaginabili, creato architetture metafisiche e che continuano ad essere meteore in viaggio per il futuro”.

Questo raffronto tra i due musicisti parte dalle Suites per violoncello solo di Bach, l’opera musicale con la quale il musicista di Eisenach affranca il violoncello dal ruolo di subalternità nel quale fino alla sua epoca era praticamente relegato, utilizzato più che altro come ‘ripieno’ all’interno di formazioni strumentali più ampie, per donargli una valenza strumentale di primo piano che solo composizioni ‘per strumento solo’ possono regalare.
Bach riesce a dare al violoncello un ruolo di straordinario fascino e carisma arricchendo in maniera assoluta la sua espressività che poi, con il passare degli anni, tutti i grandi della musica ne hanno ampliato a dismisura la gamma dei colori e le dinamiche strumentali. Il violoncello diviene progressivamente, protagonista assoluto in ogni forma di espressione musicale, un ruolo che si consoliderà nell’800 a partire dalla musica da camera a quella sinfonica e operistica, per proiettarsi con sicurezza nel ‘900 e nella musica contemporanea utilizzato sempre, e spesso, come strumento fondamentale.
Fatto questo preambolo Brunello, grazie alla sua straordinaria valenza di strumentista, ha impostato tutto il concerto con sensibilità e acume, riuscendo a dare spessore a questo percorso ideale che da Bach ci ha portato fino a Mieczysław Weinberg, musicista entrato nel suo cuore e nella sua sensibilità di artista, del quale si è reso attore di una vera e propria iniziativa di recupero per inserire il musicista polacco in un ruolo significativo nelle poetiche musicale del ‘900.
Di questa lodevole iniziativa di Mario Brunello ne avevamo già apprezzato i risultati nell’estate 2025 con un mirabile concerto ascoltato all’Amiata Piano Festival strutturato in maniera analoga con la contrapposizione Bach/Weinberg nel quale abbiamo potuto ascoltare per la prima volta una delle sonate per violoncello del musicista polacco.

Per comprendere con maggior incisività la specificità dell’opera musicale di Weinberg è giusto riportare alcune notizie della sua travagliata vita. Nato a Varsavia nel 1919 da genitori appartenenti al teatro yiddish ed entrambi ebrei, Weinberg nel 1939, con l’avanzare del Nazismo, si rifugiò in Unione Sovietica completando gli studi a Minsk. Nel 1941, vista la rapidità dell’avanzata di Hitler, si trasferì a Tashkent, oggi capitale dell’Uzbekistan ma all’epoca facente parte dell’URSS. Qui fu molto stimato da Šostakovič, fatto che certifica senza dubbio il suo valore, che lo portò a trasferirsi a Mosca. In seguito fu accusato di ‘formalismo’ e nel 1953 addirittura arrestato durante le persecuzioni contro l’intelligencija ebraica sovietica. Alla morte di Stalin, su intercessione di Šostakovič fu riabilitato ottenendo poi nel 1980 il titolo di Artista del Popolo. Morì a Mosca nel 1996 ma negli ultimi anni di vita rimase un po’ ai margini del mondo musicale, impegnato solo per musiche da film tra le quali quelle per Vinni-Puch il cartone animato sovietico ispirato alla figura di Winnie the Pooh.
Nel concerto della IUC Brunello ha inserito due delle quattro Sonate per violoncello solo composte da Weinberg nella sua piena maturità, all’interno di un periodo che va dal 1960 al 1985. Nello specifico sono state scelte la Sonata n. 1 op. 72 del 1960, dedicata ad un altro suo importante estimatore Mstislav Rostropovič, e la Sonata n. 3 op. 106 del 1971.

Entrambe propongono una musica dalla straordinaria visione poetica, frutto delle esperienze musicali del ‘900 che il musicista polacco mostra come elemento incontrovertibile della sua ispirazione. Questo a partire, soprattutto, dalle atmosfere rarefatte che appaiono nello strepitoso Adagio che apre l’op. 72 che si riverberano quasi ‘a specchio’ nel ‘Lento’ del terzo movimento dell’op 106, due momenti nei quali traspare una certa sofferenza per gli eventi che hanno condizionato la sua sfortunata vita. Uno stato d’animo che si trasforma però, senza mai essere abbandonato, nei movimenti più mossi sia dell’op 72, Allegretto e Allegro, sia dell’opera 106, con gli stessi tempi ai quali si aggiunge il Presto finale che regala a questa sonata gli innegabili caratteri di monumentalità.
In queste opere Weinberg impone un notevole senso del ritmo, chiara conseguenza delle diverse poetiche musicali del ‘900 ma, a volte, risulta anche ‘graffiante’ come conseguenza del suo stato d’animo abbinando, anche, con particolare maestria spunti melodici di efficace lirismo che ne amplificano la poesia forse come segno di speranza per una esistenza più quieta e tranquilla, speranza per una completa serenità interiore.
L’altra colonna di questo percorso intrapreso da Mario Brunello sono le Sei suites per violoncello solo di Johann Sebastian Bach delle quali, per questo concerto, sono state scelte le prime due, la n. 1 in sol maggiore BWV 1007 e la n. 2 in re minore BWV 1008. La monumentalità è il comune denominatore tra le opere violoncellistiche dei due musicisti, alla quale si aggiunge anche una certa contiguità con il senso del ritmo che caratterizzano le danze scelte per queste suite. A rendere ‘omogenee’ le opere dei due autori è anche un altro elemento, l’estremo virtuosismo strumentale necessario per l’esecuzione rendendo così organica la relazione tra Bach e Weinberg e dimostrare come il progetto “La giusta distanza” metta in luce quel resistente ‘filo rosso’ che lega la poetica dei due musicisti.

Per tutto ciò, Mario Brunello, ha dimostrato di essere artista di spessore, sia per la proposta di carattere storico-musicologico che ha messo in campo, sia per le sue straordinarie doti di strumentista, amplificate dal magico suono del violoncello Maggini dei primi dl ‘600 suo inseparabile compagno nei concerti, per offrirci una prova del tutto convincente grazie alle sue doti di virtuoso che produce sempre esecuzioni attente alla dinamiche dei suoni come al ritmo, costantemente al servizio della ‘linearità’ del discorso musicale che è elemento preponderante per il genere di musica che ha caratterizzato questa serata all’Aula Magna dell’Università La Sapienza.
Successo trascinante quello ottenuto da Brunello da un pubblico che affollava la sala nel concerto del 14 marzo che ha ‘costretto’ lo strumentista a concedere due bis, giustamente uno per ogni autore in programma. Di Weinberg ci ha regalato il primo dei 24 preludi per violoncello che si è concluso con il simbolico battito delle dita della mano sinistra sul violoncello che si riverbera poi con il battito sulla parte sinistra del suo corpo a simboleggiare l’amore indiscusso dello strumentista per il musicista polacco, amore che sta contagiando anche la nostra sensibilità. Poi una altra preziosità bachiana, il Preludio dalla partita per flauto solo trasposta per violoncello.
Claudio LISTANTI Roma 22 Marzo 2026
