Il “Sogno di una notte di mezza estate” per la prima volta all’Opera di Roma nella celebre coreografia di George Balanchine.  

di Claudio LISTANTI

In questi giorni è stato rappresentato per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma il balletto Sogno di una notte di mezza estate con la coreografia di George Balanchine, l’artista di origine georgiana ma naturalizzato statunitense che nel 1962 creò ispirato alle celebri musiche di scena scritte da Felix Mendelssohn Bartholdy per l’’omonima commedia di William Shakespeare.

Fig. 1. Il compositore Felix Mendelssohn Bartholdy in un ritratto di Wilhelm Hensel del 1847. Stadtmuseum Düsseldorf.

Questa è un’opera molto importante, non solo nel campo della Storia della Danza ma anche per l’indubbio rilievo che riveste nell’ambito della Storia della Musica.

Mendelssohn, infatti, è uno dei compositori più prolifici della storia per la cospicua produzione sinfonica per la quale è considerato tra coloro che contribuirono alla diffusione delle poetiche musicali del romanticismo. Nonostante la sua breve vita (1809-1847) il musicista tedesco ha prodotto diversi capolavori appartenenti a generi musicali diversi. Non solo è considerato eccelso compositore in campo sinfonico, con le Cinque Sinfonie e le tredici Sinfonie per orchestra archi ma anche apprezzato per numerose composizioni concertanti, pianistiche e da camera. Importante è anche la produzione vocale con diversi singspiel, i due importantissimi oratori Paulus ed Elias e diverse cantate e composizioni corali.

Una particolare importanza assumono, nel catalogo di Mendelssohn, le Musiche di scena scritte per essere inserite ed integrate nelle rappresentazioni di prosa di importanti lavori teatrali. Tra queste quelle per Antigone di Sofocle nel 1841, scritte per soli, doppio coro maschile e orchestra, per Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare nel 1843, per soliste, coro femminile e orchestra, per Athalie di Jean Racine nel 1845, per soli, doppio coro e orchestra e, nello stesso anno, per Edipo a Colono di Sofocle per soli, doppio coro maschile e orchestra.

Sono tutte partiture di grande pregio che però non trovano pronto riscontro nelle sale da concerto, se non in pezzi staccati come anche, a parte casi più unici che rari, nelle rappresentazioni per il teatro di prosa per il quale sono state create. A ciò fanno eccezione le musiche di scena per Sogno di una notte di mezza estate che si possono ascoltare con più frequenza, non solo per la celebre ‘Marcia nuziale’ divenuto brano mitico conosciuto da tutti, ma soprattutto perché utilizzato nella Danza. Nel 1876 fu coreografato dal celebre Marius Petipa per uno spettacolo del Teatro Mariinskij di Pietroburgo, iniziativa con la quale il coreografo abbandonò la consuetudine dei balletti costruiti si partiture appositamente composte da musicisti dell’epoca.

Fig. 2 Il coreografo George Balanchine in una immagine fotografica del 1956. Fotografia Roger Pic.

Se restiamo nell’ambito del Teatro dell’Opera di Roma le musiche del Sogno hanno avuto apprezzabili letture coreografiche di Pierre Lacotte nel 1988, di Luc Bouy nel 2004 e Paul Chalmer nel 2009 ed oggi con la proposta della coreografia di George Balanchine che per la prima volta è ospitata sul palcoscenico del Teatro dell’Opera.

Sogno di una notte di mezza estate fu coreografato da Balanchine nel 1962 per il New York City Ballet la compagnia di balletto che lo stesso coreografo fondò nel 1948 assieme all’impresario Lincoln Kirstein, organismo ancora oggi punto di riferimento a livello mondiale per la Danza. Il coreografo ebbe fin da giovane una predilezione per Sogno di una notte di mezza estate grazie ad una sua partecipazione all’età di otto anni ad una recita della commedia originale di Shakespeare andata in scena a Pietroburgo.

Balanchine, oltre che dal contenuto teatrale dell’opera fu attratto dalla particolarità della partitura concepita da Mendelssohn, molto funzionale per rappresentare il mondo favolistico e poetico del Sogno divenendo l’elemento principale che ispirò questa sua nuova creazione. La precedente versione di Petipa ormai era entrata in disuso fin dagli ultimi anni dell’800 quando Balanchine ancora non era nato e, quindi, fu il frutto di una ispirazione diretta, non influenzata da quella più celebre. Ma allo stesso tempo, però fu interessato da quegli elementi di novità che la versione di Petipa conteneva, soprattutto riguardo all’utilizzo di una musica preesistente e rivolta ad una struttura teatrale di cospicue dimensioni.

L’operazione fondamentale messa in campo da Balanchine riguarda proprio la musica. Utilizzò il contenuto delle musiche di scena A Midsummer Night’s Dream (Sogno di una notte di mezza Estate) op. 61 di Mendelssohn cambiandone la sequenza ed inserendo altre opere musicali dello stesso musicista come l’Ouverture da Athalie op. 74 e da La bella Melusina op. 32, un estratto da La prima notte di Valpurga op. 60, il primo movimento della Sinfonia per archi n. 9 e l’Ouverture Il ritorno dall’estero op. 89.

Fig. 3. Un momento di Sogno di una notte di mezza estate. Foto Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma.

Un ‘corpus’ molto omogeneo di cospicue proporzioni temporali (un’ora e tre quarti di musica) ben costruito per mettere in evidenza la storia narrata e regalare alla rappresentazione quegli elementi popolari, magici e fiabeschi, quasi onirici, che ne sono elementi preponderanti. Uno spettacolo di balletto così costruito ripercorreva per certi versi le caratteristiche della versione di Petipa, soprattutto per l’utilizzo di musiche preesistenti da mettere al servizio di un balletto che narrava una storia bene definita anche se per Petipa la dimensione futura del balletto più contenuta, in contrasto con gli altri balletti di fine ‘800 di dimensioni, spesso, rilevanti.

Ma nel 1962 Balanchine con il suo ‘Sogno’ propone un ritorno alla tradizione del XIX secolo come contrapposizione al modo di concepire il balletto nel ‘900 che ormai aveva assunto caratteristiche ‘minimali’ per la realizzazione dell’insieme, con l’utilizzo di pochi danzatori con costumi essenziali e impianto scenografico pressocché inesistente. Sogno di una notte di mezza estate può essere considerata per gli anni ’60 dello scorso secolo una sorta di rivoluzione nell’arte coreutica la cui caratteristica fondamentale era proprio quella del ritorno agli stilemi della fine del XIX secolo.

Questo balletto torna ad essere concepito in due atti con il primo destinato alla descrizione alla evoluzione della storia per la quale vengono utilizzati movimenti pantomimici curati ed esplicativi ai quali sono affiancate diverse scene di massa realizzate grazie all’utilizzo di numerosi danzatori e di un impianto scenico di grande effetto teatrale. Nel secondo atto si ripristina il classico ‘divertissement’ come suggello ideale dello spettacolo.

L’arte musicale di Mendelssohn si dimostra del tutto funzionale allo scopo per le sue geniali caratteristiche musicali che pongono in evidenza una sapiente orchestrazione ed un più che raffinato colore che esalta quegli elementi magici e favolistici che Shakespeare regalò al sua straordinaria commedia.

Fig. 4 Marianna Suriano (Titania). Foto Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma.

La struttura dello spettacolo.

Il nuovo allestimento che il Teatro dell’Opera ha predisposto per rappresentare questo importante capolavoro dell’arte della Danza ci è parso del tutto efficace per mettere a disposizione dello spettatore le caratteristiche fondamentali ed offrici uno spettacolo del tutto godibile nell’insieme.

La Coreografia George Balanchine © The George Balanchine Trust, è stata qui riprodotta grazie a Sandra Jennings e Darla Hoover che ci sembra abbiano fatto un lavoro felicemente accurato nel riproporre i movimenti e le diverse scene d’insieme che impreziosiscono il balletto con particolare attenzione anche alle parti soliste. L’elegante e raffinata coreografia era ben incorniciata nelle scene e costumi creati da   Gianluca Falaschi completate dalle efficaci luci di Valerio Tiberi elemento determinante di una parte visiva che ha reso con particolare efficacia tutti quei momenti di fiaba e di magia che costellano il primo atto.

Fig. 5 Marianna Suriano (Titania) e Michele Satriano (Cavaliere di Titania). Foto Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma.

Per quanto riguarda i danzatori c’è da dire che la Compagnia di Danza del Teatro dell’Opera, attualmente diretta da Eleonora Abbagnato, ha superato la difficile prova che propone un balletto come questo basato sulla numerosità degli interpreti, delle diverse scene d’insieme e sulle evidenti difficoltà tecnico/esecutive.  Un plauso particolare a tutti gli Allievi della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera che hanno partecipato alla realizzazione offrendo a noi spettatori una prova indiscutibilmente basata sull’impegno e sulla passione di ognuno per eccellere in questa splendida arte, risultando allo stesso elemento determinante per la sua riuscita.

Fig. 6 Alessandra Amato (Elena). Foto Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma.

Molte sono le parti soliste ed elencarle tutte in dettaglio risulta impossibile. Di rilievo la prova della prima ballerina dell’opera Marianna Suriano alla quale è stato affidato il personaggio principale di Titania mostrando sicurezza nella tecnica come nella parte espressiva ottenendo al termine un vero (e meritato) successo personale. Al suo fianco, e di pari intensità, l’Oberon del solista Mattia Tortora e il Cavaliere di Titania il primo ballerino Michele Satriano.  Le altre due coppie del primo atto erano formate dall’étoile Alessandra Amato Elena e Valerio Marisca Demetrio e dai solisti Marta Marigliani Ermia e Walter Maimone Lisandro. Successo anche per il Puck di Gabriele Consoli, la Farfalla di Flavia Stocchi entrambi solisti. Unica danzatrice ospite era la sudcoreana Sae Eun Park étoile del balletto dell’Opéra di Parigi che ha ben figurato nel divertissement del secondo atto. Il numeroso e attento pubblico presente in teatro ha applaudito tutti i danzatori al termine della recite e, spesso, in diverse occasioni anche a scena aperta.

La recita a cui ci riferiamo è quella del 10 giugno dove il resto della compagnia ha interpretato con sicurezza tutte le parti. Dal punto di vista ballettistico il dato più interessante che emerge è quello che ci fa considerare tutto il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera un organismo di buona qualità ottenendo un livello di prestigio dovuto all’impegno di Eleonora Abbagnato che negli anni ha portato la compagnia di danza del teatro ad ottenere continui progressi qualitativi.

Fig. 7 Gabriele Consoli (Puck). Foto Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma.

Sogno di una notte di mezza estate prevede anche delle parti vocali, due a carattere solista affidate a Jessica Ricci e Maria Elena Pepi entrambe appartenenti al progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma e una parte corale nella quale, ancora una volta, ha brillato il Coro del Teatro dell’Opera diretto da Ciro Visco. Tutti applauditi a lungo al termine della recita

Concludiamo con la prova del direttore d’orchestra, per l’occasione l’armeno Karen Durgaryan, attualmente Direttore Generale e Musicale del Teatro Nazionale d’Opera e Balletto d’Armenia. Quando si parla di musiche di Mendelssohn sappiamo tutti la particolare ed impegnativa difficoltà di esecuzione. Durgaryan ha mostrato sicurezza nell’esecuzione restituendoci tutta l’eleganza e la raffinatezza del compositore tedesco riuscendo a curare con efficacia non solo i ritmi e l’accompagnamento di ogni singola danza adottando tempi giusti anche in funzione delle incontrovertibili necessità della Danza riuscendo parimenti a dare i giusti colori del magistrale ‘sinfonismo’ di queste partiture per una prova che ha accresciuto il fascino e l’incanto della deliziosa prima parte del balletto. Una prestazione ottenuta certo all’esperienza della bacchetta di Durgaryan ma, anche, grazie all’Orchestra del Teatro dell’Opera che ha confermato ancora una volta la sua professionalità di base. Per il direttore lunghi e sonori applausi al termine della recita.

Claudio LISTANTI  Roma 14 Giugno 2026