di Francesco CARACCIOLO
Il “San Giovanni Battista” di Cesare Fracanzano (Bisceglie, 1605 – Barletta, 1651)
Con il presente contributo intendo analizzare un famoso dipinto di soggetto religioso di Cesare Fracanzano, artista meridionale molto vicino all’ambiente dei caravaggeschi e soprattutto del Ribera. Trattasi della raffigurazione di San Giovanni Battista nel deserto, una tela che misura cm 179 x 127,5 ed è conservata presso il Museo e le Gallerie di Capodimonte a Napoli. Datata attorno al 1635-40, la tela del Fracanzano sviluppa in maniera assolutamente innovativa una tematica molto cara a Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio (Milano, 1571 – Porto Ercole, 1610): il “Battista” del Fracanzano è un giovinastro – forse ha posato un ragazzo di oltre vent’anni e non il solito adolescente imberbe come nei quadri di Leonardo, Caravaggio o di Cavarozzi – dal fisico atletico e dalla muscolatura ben definita (fig. 1).

L’opera viene donata nel 1972 al Museo di Capodimonte a Napoli dalla principessa Scanderberg e raffigura il Santo, figlio di Zaccaria ed Elisabetta come riportano i Vangeli, con i suoi abituali attributi, ossia la lunga croce e l’agnello; è da collocarsi cronologicamente a metà strada tra la fase manieristica di Cesare Fracanzano, legata ai pittori Ippolito Borghese e Fabrizio Santafede, e l’ingresso nella bottega di Jusepe de Ribera. Il naturalismo di matrice caravaggesca si arricchisce altresì di nuovi stimoli riguardanti la formazione artistica del Fracanzano che contempera la lezione del realismo caravaggesco e riberesco con le nuove aperture stilistiche provenienti dal soggiorno napoletano di Guido Reni e degli Emiliani ma non solo: l’impasto cromatico della bellissima figura di San Giovanni Battista possiede una calda luminosità ed un tenero colorismo che fa presagire l’adesione alla lezione di Van Dick intorno al 1635 (Cfr. Achille della Ragione, 2014).
Cesare Fracanzano è stato un artista seicentesco di scuola napoletana che appartenne ad un’importante famiglia di artisti pugliesi: suo padre Alessandro era un nobile di origini veronesi, ma operante come artista soprattutto in Italia meridionale, tra Napoli (dove si trasferì dopo il 1620 assieme ai due figli Cesare e Francesco), la Puglia e la Lucania; l’altro fratello, per l’appunto Francesco, nato nel 1612, ha lavorato prevalentemente a Napoli sotto l’influsso del Ribera, realizzando le due tele del 1635 con le Storie della vita di San Gregorio Armeno nella chiesa omonima, le quali vengono ritenute i suoi capolavori.
Così come Francesco, anche Cesare fu allievo dello “Spagnoletto”, dal quale derivò la particolare ambientazione di stampo caravaggesco con intensi contrasti di luci e di ombre, nonché il marcato realismo delle scene sacre tratte dal martirio dei Santi. Tuttavia, entrambi i fratelli Fracanzano abbandonarono i contrasti chiaroscurali, tipici di Caravaggio e del Ribera, a favore di un linguaggio pittorico contraddistinto da una maggiore chiarezza e luminosità di espressioni e di colori che preludono all’arte di Luca Giordano. Ma ritornando all’analisi del San Giovanni Battista colpisce di esso soprattutto l’intensa vitalità che promana tale figura, che pare presa dalla strada, come i ragazzi di vita di Caravaggio. Propongo infatti un confronto tra la figura del “Battista” del Fracanzano e quella di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio. Mentre nel primo esempio qui analizzato troviamo una forte tensione emotiva e uno sforzo muscolare finora sconosciuti nella pittura italiana del ‘600, in quello caravaggesco, databile al 1609-10 e conservato alla Galleria Borghese di Roma (fig.2), appare un San Giovanni Battista quasi infantile, mollemente disteso su un anfratto roccioso, dallo sguardo meditativo e malinconico.

Sullo sfondo del quadro del grande artista lombardo s’intravvedono dei pampini, ai quali il Calvesi nel 1971 ha voluto assegnare il significato di resurrezione e vita eterna (ma i tralci di vite possono essere letti ed interpretati come il simbolo del vino eucaristico, quindi della Passione di Cristo). Compare l’ariete in luogo dell’agnello, come nel Battista capitolino, richiamo alto-testamentario con significato cristologico (Cfr. Mia Cinotti, 1991). Invece il Fracanzano inserisce nel suo celebre dipinto del Museo di Capodimonte i consueti attributi iconografici quali l’agnello, per la frase pronunciata quando egli vide Gesù “ecco l’agnello di Dio”, la lunga croce con cartiglio, l’abito povero da eremita del deserto fatto di peli di cammello e infine il consueto mantello (o drappo) rosso, che è un leitmotiv molto frequente dei San Giovanni Battista del Caravaggio, come ad esempio il dipinto conservato alle Gallerie Corsini-Barberini (fig. 3), dagli effetti drammatici emanati dal profondo intacco d’ombra sulla spalla (Mia Cinotti).

Inoltre, nel Battista del Fracanzano, una profonda ombra attraversa l’addome del ragazzo dal fisico scultoreo e fortemente meridionale; la figura seminuda è resa ancora di più marcatamente sensuale a causa della posa piuttosto discinta e carica di eros dove la gamba sinistra piegata è appoggiata al masso che richiama la vita da eremita nel deserto;
la gamba destra, invece, segue la diagonale tracciata dalla lunga croce di canna; il volto del Santo, dai capelli scompigliati e dalla barba appena accennata, ha un atteggiamento estatico con gli occhi rivolti all’insù e la bocca semiaperta. L’ombra scava ancora tra le pieghe del manto rosso e delinea drammaticamente i contorni di questa poderosa figura: s’incunea tra le fresche membra del giovane estatico, delineando la muscolatura delle braccia, i fianchi e attraversando soprattutto il profilo della scultorea gamba destra, che ci riporta alla mente la plasticità delle figure tipiche del Manierismo toscano, quali ad esempio il Cristo della Pietà di Agnolo Bronzino (fig. 4) , la cui gamba sinistra mostra la medesima posa della gamba tesa del Battista del Fracanzano.


Quest’ultimo poi doveva conoscere quasi certamente le opere pittoriche di Guido Reni a Napoli: l’atteggiamento estatico del Santo eremita ricorda quello di uno dei San Sebastiano di Guido (fig. 5).
Ma rispetto al pittore bolognese, qui ci troviamo di fronte al manifestarsi di un naturalismo prorompente, originale, verace che non ha riscontro in altri dipinti raffiguranti il Battista.
Francesco CARACCIOLO, Vicenza, 25 Gennaio 2026
Bibliografia
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Della Ragione, R. Doronzo, Cesare Fracanzano, Opera completa, Ed. Napoli Arte, 2014;
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Paolucci, Bronzino, Giunti, 2002;
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Papi, Caravaggio, Giunti, 2016;
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Cinotti, Caravaggio, Ed. Bolis, 1991;
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Giorgi, Santi, prima parte, Electa, 2004
