di Marco FIORAMANTI
Ilaria Palomba
PURGATORIO
Alter Ego Edizioni 2025
Verwegner! möchtest von Angesicht zu Angesicht / die Seele sehn / Du gehest in Flammen unter. 1
Hölderlin
ALI DI MARMO / ADORATO ICARO. / LIBER’ARBITRIO. 2

Se si conosce l’intero corpus letterario di Ilaria Palomba – indipendentemente si tratti di narrativa o poesia – si riconosce, in quell’ininterrotto flusso di coscienza, un netto e preciso tratto pertinente: il filigranico refrain, “la costante possibilità dell’annientamento”, un deflagrare vissuto a più differenti livelli. Distinti, a suo stesso dire, in quello fisico (morte), quello psicologico (pazzia) e quello universale (disastri naturali, catastrofi ecologiche, guerre). Ecco che l’autrice si fa protagonista consapevole, soggetto e contemporaneamente oggetto della propria devastata, ossessiva esistenza. In ogni suo scritto sempre riemerge quel sasso lanciato in aria che inevitabilmente ricade, di peso, a terra. L’attrazione reciproca è chiara ed evidente.
In un libro di versi del 2011 Ilaria ‘Iris’ Palomba (così si firmava) scriveva: Se non posso essere stella sarò un buco nero.
‘Est modus in rebus!’ Il collasso gravitazionale del corpo luminoso, ci dice la fisica quantistica, deforma fino a invertire lo spaziotempo. È la necessità di recuperare, con disperata forza interiore, quella forza di gravità che aveva osato sfidare. Narra un hai-K.O.: “Il destino è / sulla strada che scegli / per evitarlo”.
A partire da Scisma (Les Flâneurs, 2024), impostato in chiave poetica e scritto sotto forma di diario giornaliero (cinque mesi di degenza nell’unità spinale del CTO della Garbatella e un mese di rianimazione all’ospedale San Giovanni Addolorata, ndr), Ilaria sviluppa un nuovo romanzo (autobiografico, ça va sans dire) che titola Purgatorio (Alter Ego, 2025). Trentasei capitoli, ciascuno cristallizzato in una olofrase, ne prendo qualcuna a caso, tra i primi: Masochismo, Nemesi, Corpo, Abbandono, Bellezza, Vita, e tra gli ultimi: Sparizione, Risveglio, Ombra, Luce, Cura, Pietà.
Esisterà qualcosa, diceva, in grado di farti sentire viva?
Il rischio.
Da un certo punto di vista credo che il rischio di cui parli, se legato alla scrittura, sia una sorta di vertigine. Non solo alla scrittura. So che è una cosa sbagliata, che produce effetti nefasti, ma sapere e sentire sono abbastanza in conflitto al momento.
Non saprei, certo il rischio, la vertigine, di volta in volta porta a raggiungere certe vette, in positivo così come in negativo, che per un momento ci scolla da ciò che fino a quel momento è stato abitato. Epperò. Penso vi sia anche una sorta di contro vertigine che è un misto di quel sapere e sentire che è per così dire l’istintualità alla base del riuscire a porsi davanti a sé stessi, a prendere una posizione. (pag. 50)
L’obiettivo inconscio di Ilaria Palomba in questo romanzo, secondo me, sta nel tentativo di individuare quale possa essere, tra i molteplici personaggi – dal clandestino Melville a tutti i medici, fisioterapisti, compagni di stanza, fino al protettivo Zadkiel – il suo inconsapevole dàimōn, e riuscire a decifrare, a ritroso, quel misterioso filo rosso- sangue che la persegue.
Se la vita stessa contiene ab origine la sua premonizione – ce lo confermano gli artisti quando anticipano gli eventi – non è forse quel pre-sentire che dovrebbe esser tenuto in gran segreto? E invece è proprio per questo che scatta, d’improvviso, la molla distorta dell’inquieto, lo scardinamento del reale da parte dello scrittore, il suo forzar la mano, bisogno irresistibile di trasgredire al proprio destino. Ecco la prepotenza volontaria del libero arbitrio, nutrita da Ilaria negli anni grazie allo studio matto e disperatissimo degli antichi Maestri (Bataille, Blanchot, Lacan, Nietzsche da una parte, Hölderlin, Pizarnik, Pessoa, Rilke e Rosselli dall’altra).
Ci si sta accanto tollerando che l’altro esista nella sua consistenza carnale, che sia davvero un altro e possa perciò soffocarci con la sua presenza. Ma era questa presenza a destare in me il desiderio, o era forse l’assenza, il conferimento di un volto immaginale, l’incarnarsi di idee già tutte pensate, vissute e ripetute nella sincronicità disarmonica di una sventura. (pag. 165)
Lontana dalle classifiche editoriali, la sua è una vita vera da poeta, spirito libero, segnata da inferni (autentici) e paradisi (artificiali), ora precipitata nella pietas di un salvifico purgatorio terreno, responsabile, ma sempre motivata a realizzar sé stessa, “pura e disposta a salir le stelle” (Dante, Purgatorio, XXIII, 145).
Marco FIORAMANTI Roma 3 Agosto 2025
*La foto di Ilaria Palomba sono dell’autore
________________
1 Più che temeraria! Vorresti vedere l’anima
Faccia a faccia
Cammini tra le fiamme.
2 Marco Fioramanti, hai-K.O. per Icaro

