di Nica FIORI
Il Nettuno di Lione esposto a Roma nel Museo Barracco
In occasione del cinquantenario della fondazione del museo archeologico di Lione (Lugdunum MusĂ©e et Théâtres romains), alcuni capolavori del Museo di scultura antica “Giovanni Barracco” di Roma sono esposti nella mostra attualmente in corso a Lione “C’est canon. L’art chez les Romains” (ottobre 2025 – giugno 2026); a sua volta il museo romano presenta dal 6 febbraio al 7 giugno la statua bronzea del dio Nettuno, proveniente dal museo lionese.

Questo scambio internazionale permette di ammirare per la prima volta a Roma una delle poche statue in bronzo del mondo antico sopravvissute alla distruzione dovuta al recupero per altri usi del prezioso materiale metallico: certamente è una delle più notevoli dell’antica Lugdunum, la città capitale della provincia della Gallia Lugdunensis, che ha conservato notevoli testimonianze del suo passato romano. La città è stata fondata nel 43 a.C., nove anni dopo il completamento della conquista della Gallia da parte di Giulio Cesare, alla confluenza del Rodano con la Saona; per parecchi secoli fu la “metropoli della Gallia”, celebre anche per aver dato i natali nel 10 a.C. a Claudio, il IV imperatore della dinastia Giulio-Claudia, che favorì l’integrazione dell’aristocrazia locale nel mondo politico romano, aprendone l’accesso al Senato, come ha ricordato il Sovrintendente Capitolino Claudio Parisi Presicce nel corso della presentazione dell’evento.
Lugdunum, per la sua posizione geografica, era il centro di fiorenti traffici commerciali (in particolare quello del vino), confermati dalla presenza di numerose associazioni professionali di battellieri (navicularii) che, scendendo lungo il Rodano, arrivavano a Massalia (Marsiglia), via Arelate (Arles), collegandosi con le rotte marittime del Mediterraneo. In questo quadro non meraviglia la presenza del dio Nettuno, protettore non solo dei mari, ma delle acque in genere e dei commerci.
La statua lionese, presumibilmente destinata in origine a un tempio cittadino o a una piazza, è stata rinvenuta nel 1859 nel tratto del Rodano che attraversa la città , cosa che ha fatto ipotizzare la possibilità di un lancio rituale nel fiume, legato a un culto connesso con la sacralità delle acque o per scongiurare eventi catastrofici.
Appare strano, però, il fatto che la statua poggi sulla sua base, in quanto del tutto superflua se la statua fosse stata gettata volutamente per chiedere l’aiuto della divinità . Potrebbe essere stata, forse, nascosta nel fiume per sottrarla a delle razzie, oppure potrebbe essere caduta durante un trasporto e non più recuperata, fino alla sua scoperta ottocentesca.
Nelle province le statue in bronzo erano una rarità , sia per il costo dei metalli sia per la difficile lavorazione che richiedeva competenze tecniche molto elevate. In questo caso si tratta della tecnica di fusione a cera persa, che richiedeva la realizzazione di un primo modello in terracotta; a occhio nudo si vedono le giunture saldate che ci indicano che è stata fusa in più pezzi e poi assemblata, prima della rifinitura finale.
Realizzata nel III secolo d.C. da un atelier locale, l’opera, a grandezza quasi naturale, è stata interpretata come Nettuno per la presenza di una capigliatura a ricci bagnati, che dà l’idea dell’emersione del dio dalle acque. Secondo un’iconografia mutuata dall’omologo greco Poseidone, si pensa che in origine la divinità recasse nella mano sinistra, dove sembra di intravedere una sorta di foro, il tridente, suo attributo principale, e nella destra un delfino o un’altra figura marina.

La statua non è stata finora adeguatamente studiata e, secondo Parisi Presicce, potrebbe anche non raffigurare Nettuno, ma Giove, ma in quel caso avrebbe dovuto avere come attributi lo scettro e il fulmine.
Come ha precisato la direttrice del museo Barracco, Anna Maria Rossetti, la sala al piano terra, che ospita attualmente il Nettuno, è stata recentemente adeguata e riorganizzata come spazio dedicato a mostre temporanee di pregio. Parallelamente è stata realizzata una nuova area di accoglienza, progettata per agevolare il flusso dei visitatori e supportare una gestione più efficiente degli spazi. L’intero complesso è stato infine arricchito con nuovi pannelli didattici e una segnaletica interna ed esterna rinnovata. A partire dal 2 febbraio 2026 il museo è diventato a pagamento, ma l’ingresso rimane gratuito per i residenti a Roma.
Ricordiamo che il museo è collocato nell’elegante palazzina rinascimentale detta Farnesina ai Baullari (all’angolo della via con Corso Vittorio Emanuele) e deve il suo nome al barone calabrese Giovanni Barracco (1829-1914), un parlamentare che, essendo appassionato di archeologia, mise su una prestigiosa collezione di scultura antica negli ultimi decenni dell’Ottocento, per donarla poi al Comune di Roma nel 1904. Piccolo di dimensioni, ma non d’importanza, il Barracco è considerato un vero gioiello sia dal punto di vista architettonico (l’edificio è di Antonio da Sangallo il Giovane e sorge su un’antica casa romana), sia da quello artistico, con 380 opere straordinarie che vanno dall’arte egizia, a quelle assira, cipriota, fenicia, etrusca, greca e romana, per terminare con alcuni pezzi medievali.
Nica FIORIÂ Â Roma, 11 Febbraio 2026
Il Nettuno di Lione
Museo di scultura antica Giovanni Barracco, corso Vittorio Emanuele 166/A – Roma
Orari: dal martedì alla domenica ore 10.00-18.00
(ultimo ingresso ore 17.15)
Tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00-19.00)
www.museobarracco.it; www.museiincomuneroma.it
