di Dominique LORA
La Fondazione Maeght di Saint Paul de Vence è la prima fondazione di arte moderna e contemporanea ad inaugurare in Francia nel 1964 e rappresenta oggi una delle collezioni europee più incisive ed originali del ventesimo secolo.
Fig.1, 2, 3 Alexander Calder, Joan Mirò e Alberto Giacometti alla Fondazione Maeght, Saint Paul de Vence © Dominique Lora
Le sue raccolte includono dipinti, sculture e opere grafiche frutto della collaborazione tra le Edizioni d’Arte Maeght e grandi maestri del Novecento come Bonnard, Braque, Calder, Chagall, Matisse, Léger, Giacometti, per citarne alcuni, e che arricchiscono la collezione permanente. Appena varcata la soglia dell’ingresso attraverso i giardini si ha l’impressione di penetrare un mondo altro, un mondo abitato da strane creature…

La qualità del tocco attraverso i piedi, le mani, le guance, il ritmo del movimento, la temperatura del marmo, il sentiero consumato che conduce da qualche parte e lo spazio, il volume, il ritmo, il peso e la sostanza della scultura, del tempio o del palazzo.
Barbara Hepworth, 1954
Fino al 02 novembre 2025 la fondazione ospita una retrospettiva intitolata Art & Life, dedicata alla grande artista britannica Barbara Hepworth (1903-1975). Un viaggio nel cuore della ricerca estetica della Hepworth che ripercorre le tappe della sua opera omnia secondo evoluzioni di genere, alternanze geometriche, combinazioni materiche, progetti grafici e opere pubbliche. Una panoramica unica e originale sulla ricerca artistica di una tra le più grandi scultrici del XX secolo, che riuscì, contro ogni pronostico, ad imporsi in un universo artistico in cui la figura maschile era decisamente predominante. Attraverso la successione di sale, comprendiamo l’evoluzione della sua sensibilità e del suo rapporto al mondo e agli esseri umani, sgomenti di come le sue opere siano in grado di plasmare le forme della natura attirandoci al loro interno, come ad indicare che il significato dell’esistenza risieda nella natura e nella sua interpretazione da parte dell’uomo, e in questo caso dell’artista. I suoi lavori, sempre in bilico tra figurazione e astrattismo si evolvono nello spazio con grazia, temperanza e determinazione confrontandosi costantemente con il mondo circostante. La curatrice della mostra Eleanor Clayton definisce la sua visione artistica come unica
“che merita di essere analizzata in profondità. Questa mostra mette in luce i molteplici interessi di Hepworth e il modo in cui hanno influenzato la sua pratica artistica. Profondamente spirituale e appassionatamente coinvolta nei dibattiti politici, sociali e tecnologici del XX secolo, Hepworth era ossessionata da come l’incontro fisico con la scultura potesse avere un impatto sullo spettatore e alterarne la percezione del mondo.” (E. Clayton, 2025)
Fig. 5 e 6 Barbara Hepworth – Art & Life alla Fondation Maeght a Saint-Paul-de-Vence © Dominique Lora


Agli inizi degli anni Trenta la Hepworth, collabora con la comunità di artisti emigrati a Londra, in fuga dai regimi fascisti del continente. Insieme al marito John Skeaping, anch’egli artista, si integra ad una comunità dinamica che include maestri del calibro di Naum Gabo e Piet Mondrian, sperimentando pratiche artistiche interdisciplinari che hanno come comune denominatore il desiderio di esplorare la forma astratta quale strumento di trasformazione sociale nella lotta contro le ideologie totalitariste. L’arte astratta diventa così arte costruttiva. Sono gli anni del non-rappresentazionalismo portato all’eccesso, in cui si verifica una convergenza tra il movimento Costruttivista e quello Surrealista e che porta Hepworth ad eludere le forme geometriche “pure” del primo, (a differenza di Sonia Delaunay) e a tenere a distanza l’influenza onirica del secondo, scegliendo un approccio unico e originale permeato da uno spirito più romantico e panteistico. Per usare le parole dell’artista:
“il linguaggio del colore e della forma è universale e non riservato ad una classe particolare…è un pensiero che dà la stessa vita, la stessa espansione et la stessa libertà universale a ciascuno.” (Circle: International Survey of Constructive Art, 1937)


Durante gli anni Cinquanta, segnati dalla morte improvvisa del figlio in un incidente aereo, la cifra stilistica della Hepworth combina la sua fascinazione per il paesaggio con la forma astratta attraverso la contaminazione e il dialogo tra diversi materiali come legno, marmo e metallo portandola a realizzare opere come Winged Figure (1957) caratterizzate da una percezione inedita dell’oggetto scolpito; cromatismo, movimento e materia si accordano magicamente in un abbraccio armonico fatto di arpeggi virtuali, concavi e convessi, cerchi e linee che si intrecciano e si intersecano occupando lo spazio in maniera naturale e al contempo originale. Forme dunque che si accarezzano e che si riconoscono con lo sguardo, istintivamente ludiche e che evocano con grazia ed efficacia la memoria di gesti ed emozioni.


Nell’ultimo periodo di attività, l’artista britannica sintetizza la sua percezione tattile e il suo senso di equilibrio tra forme naturali e artificiali in tre archetipi che comprendono: la figura eretta (l’essere umano nel paesaggio), la dualità (la relazione tra due entità) e la forma chiusa (la maternità, l’abbraccio, l’unione). Queste forme – verticali, gemellari e ovoidali – ricorrono con variazioni nei materiali e nei contesti, ma conservano la loro forza originaria.
Il senso dell’invisibile e della trasparenza si esprime attraverso il vuoto, la luce e il ritmo, che la Hepworth traduce in materia materializzando le tensioni del vivere umano: l’amore, la perdita, la spiritualità, la memoria. [1] L’Opera Mother and Child (1972), ad esempio, è rappresentativa di quest’ultima fase in cui la Hepworth traspone nella materia la sua intensa esperienza di maternità, di amore e di perdita, a rappresentazione di un vissuto e di un trasporto al contempo emotivo e fisico. Il corpo scultoreo rivela in modo completo la dolce bellezza di un totale coinvolgimento emotivo e spirituale.
Barbara Hepworth – Art & Life alla Fondation Maeght a Saint-Paul-de-Vence © Dominique Lora
In altre parole, la gioia creativa e la maestria artigianale che distingue l’opera della Hepworth, unita alla convinzione che il contatto diretto con la natura sia fondamentale per uno sviluppo organico del processo creativo, fa di lei una protagonista indiscussa dell’arte del Novecento e un modello indiscusso per la ricerca artistica contemporanea.
Dominique LORA 24 Agosto 2025
NOTA
[1] Barbara Hepworth “Art and Life” alla Fondazione Maeght, in Orme d’Arte, 19/08/2025
In copertina
Barbara Hepworth 1966 by Erling Mandelmann






