Il Cantiere di Montepulciano ha aperto con “Cavalleria Rusticana” realizzata nel solco dell’insegnamento di Hans Werner Henze.

di Claudio LISTANTI

Per il Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, una delle rassegne musicali più significative tra i festival estivi italiani, il 2025 è un anno importante in quanto sta celebrando i primi 50 anni di vita.

Per noi umani, quando si arriva al mezzo secolo dell’esistenza terrena, si entra nella piena maturità dove si consolidano le esperienze che hanno arricchito la nostra esistenza che divengono così elementi che  caratterizzano la nostra personalità e lo stile di vita.

Fig. 1 Il manifesto di David Horvitz per la 50ma Edizione del Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano.

Il Cantiere di Montepulciano si è trovato quest’anno di fronte ad una situazione analoga che ha influenzato il cartellone predisposto dalla direttrice artistica Mariangela Vacatello che per questa 50ma edizione ha preparato un programma, per certi versi, speciale.

L’edizione 2025 del Cantiere è iniziata l’11 luglio quando in Piazza Grande, dopo le tradizionali esibizioni delle bande, è stata la volta di una nuova produzione di Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni affidata alla regista Alessandra Premoli ed al direttore d’orchestra Carlo Goldstein oltre ad una compagnia di canto nel complesso valida. Inoltre è stata costruita appositamente una formazione strumentale, l’Orchestra del 50º Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano che si è affiancata a formazioni corali locali, Corale Poliziana, Gruppo Corale Le Grazie e Coro Arcadelt guidati da Judy Diodato e Barbara Valdambrini.

Per i benpensanti e tutti coloro che relegano quest’opera, nonostante possieda diverse qualità, ad un rango inferiore all’interno della produzione operistica italica, può sembrare una scelta di carattere nazional-popolare, come si definiscono oggi taluni eventi ai quali alcuni potrebbero accostare questo di oggi, mentre si può affermare con certezza che questa rappresentazione di Cavalleria  ha senza dubbio dimostrato di essere mezzo ideale per esprimere quella maturità artistica poco prima accennata, particolarmente importante per i cinquanta anni del Cantiere.

La regista Alessandra Premoli ha infatti basato la sua lettura (o rilettura) dell’opera focalizzando il suo lavoro su due parole importanti del ‘Manifesto’ costitutivo del Cantiere del fondatore Hans Werner Henze, specificatamente nei termini “Sperimentazione” e “Comunità” esaltando le caratteristiche principali per le quali si può dire che “non è un festival di tipo commerciale, ma animazione politico-sociale e culturale”.

Fig. 2 Esibizione della Banda Poliziana per l’apertura del Cantiere 2025. Foto Irene Trancossi.

Come la Premoli ha dichiarato nelle note inserite nel programma della serata che è basata su

“Sperimentare nuove vie di comunicazione artistica, trovare modi vecchi e nuovi di fare della musica. Una messinscena dunque che non si adagi sulla tradizione rassicurante, ma che stimoli attraverso nuovi linguaggi il pubblico sui temi principali dell’opera, anche attraverso l’uso delle nuove tecnologie. Ma soprattutto una messinscena che abbia come punto di confronto, attore principale e spettatore allo stesso tempo, la Comunità; chiamata, attraverso una collaborazione attiva, a partecipare a questo spettacolo, a interrogarsi su se stessa.”

Tutti questi elementi sono risultati ben riconoscibili nell’ambito della realizzazione scenica che ha abbondonato tutti gli stereotipi ‘veristi’ che frequentemente caratterizzano le esecuzioni di Cavalleria. Pur se l’opera, derivante da una novella di Giovanni Verga, esprime un verismo che dalla Letteratura si riverbera nella Musica, la regista ha orientato la sua lettura deviando dal Verismo come rappresentazione del vero nell’azione per orientarne l’essenza sui temi che propone la trama che sono specchio della vita non solo dei personaggi rappresentati ma di tutti noi. Effetti che si manifestano nella vita quotidiana che in questo caso si riflette sul comportamento di tutti i personaggi che esprimono elementi come l’ira, la vendetta, la sopraffazione dell’altro, la gelosia solo per citarne alcuni. A tutto ciò non è esente l’ambiente sociale che circonda la storia che la Premoli giudica come corresponsabile di quanto avviene.

Fig. 3 Una scena di insieme di Cavalleria Rusticana inaugurazione del Cantiere 2025. Foto Irene Trancossi.

Ne è scaturita una realizzazione scenica che diverge dall’ambientazione rurale ottocentesca cha caratterizza l’opera virando verso una cornice nell’insieme senza tempo ma contraddistinta dall’attualità dalla quale mutua elementi di oggi, come telefonini e automobili elettriche. Il tutto ben contenuto nello scenario rinascimentale di Piazza Grande con Palazzo Contucci come fondo scena con alla destra il sagrato della Cattedrale di Santa Maria Assunta e alla sinistra l’elegante facciata di Palazzo Nobili-Tarugi. L’azione si svolgeva in quest’ambito quasi ad esaltare la magnificenza della piazza poliziana che è il cuore ideale della città il cui stile architettonico ha esaltato la scelta registica di abbandonare l’ambiente rurale. Non un palcoscenico tradizionale ma una porzione della piazza nella quale si sviluppava l’azione che consentiva una connessione con il pubblico collocato di fronte al Palazzo Comunale, il quarto lato della piazza, creando così un certo, inconsueto, coinvolgimento esecutore-spettatore che ha impreziosito la realizzazione registica.

La coralità è stata uno degli elementi principali di questa realizzazione con il coro sempre presente al quale sono stati dedicati movimenti ben studiati e calibrati per consentire un’azione fluida per il pubblico, appassionante come, in un certo senso, anche contagiosa. Tutti i coristi erano vestiti di nero cosa che più di tutti esaltava la citata atemporalità della realizzazione alla quale si contrapponevano i cinque personaggi solisti ognuno ben caratterizzato come indole e temperamento. Così abbiamo avuto una Santuzza quasi remissiva ma spietata nella gelosia e nella sua sofferenza, il traditore Turiddu prigioniero della bellezza di Lola a confronto con l’amore più vero di Santuzza. Alfio un guappo di stile mafioso che arriva su una lussuosa Mercedes ma non si lascia sfuggire la vendetta verso Turiddu e Lola, vendetta quest’ultima non consumata in scena ma promessa a voce quando apprende del tradimento e con la donna rappresentata, come spesso avviene, come avvenente e accattivante. Infine Lucia, la madre, che forse si fa trasportare dagli eventi ma che a conoscenza del tradimento del figlio non riesce ad evitare la tragica sorte alla quale va incontro.

Fig. 4 Cavalleria Rusticana. Realizzazione scenica in corrispondenza dell’intermezzo. Foto Irene Trancossi.

La presenza delle nuove tecnologie è uno degli elementi della sperimentalità propria del Cantiere e la Premoli ha approfittato del momento dell’Intermezzo, la mirabile pagina sinfonica mascagnana che segna lo spartiacque tra l’esposizione degli elementi caratterizzanti della trama e lo scioglimento del dramma. Un momento catartico che la regista ha utilizzato proponendo delle proiezioni che ricordavano i passi fondamentali che hanno caratterizzato l’evoluzione della condizione femminile rispetto alla predominanza maschile come l’abrogazione dell’autorizzazione maritale, il voto alle donne, il diritto di interruzione di gravidanza, tappe iniziate con i primi del ‘900 per giungere fino ai nostri giorni anche se, purtroppo, il maschilismo si presenta ancora sotto varie forme come le cronache dei nostri giorni ci insegnano.

Alla riuscita dell’allestimento hanno contribuito i costumi di Anna Missaglia, le suggestive luci di Carla Di Benedetto e Claudio Coloretti assieme alla parte video di Gaia Battistelli e Vincenzo Gallace.

La realizzazione musicale

L’esecuzione rispettava decisamente i canoni estetico-artistici contenuti nel manifesto di Henze. Tra questi di vitale importa è l’utilizzo di risorse artistiche locali così che la popolazione del territorio possa partecipare attivamente agli eventi. Così è stato per il coro che, come accennato, ha assunto un ruolo importante in questa realizzazione. La Corale Poliziana, il Gruppo Corale Le Grazie e il Coro Arcadelt guidati da Judy Diodato e Barbara Valdambrini hanno lavorato con il massimo impegno per dare alla recita il necessario contributo sia per la parte cantata che per la parte recitata.

Discorso analogo per l’Orchestra del 50º Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, compagine strumentale creata appositamente per il festival di quest’anno. Formata dagli strumentisti dell’Orchestra Poliziana ai quali si sono aggiunti alcuni giovani volontari provenienti da diversi Conservatori italiani, ha contribuito, assieme ai Cori, ad accrescerne la valenza e rendere godibile l’esecuzione.

Fig. 5 Carlo Goldstein direttore della serata inaugurale del Cantiere 2025. Foto Irene Trancossi.

A proposito di questo ultimo aspetto c’è da dire che il singolare allestimento scenico ha creato qualche scompenso di troppo. Innanzitutto l’azione che si svolge su un’ampia porzione della piazza ha costretto ad amplificare il suono dell’orchestra che era collocata sul sagrato Duomo assieme a  quello del coro e dei cantanti. Se la scelta ha reso fruibile con maggior efficacia l’ascolto ha creato, ovviamente, un effetto presenza del tutto diverso da quello naturale teatrale. Una situazione che si accetta volentieri soprattutto per una rassegna come il Cantiere che è basata sulla ricerca e l’innovazione. Il direttore Carlo Goldstein, la cui singolare sistemazione lo costringeva a dare le spalle a cantanti e coro, ha dovuto ricorrere a diversi atletismi per gli attacchi di coro, cantanti e orchestra qui sofferenti della posizione logistica innaturale. Nonostante tutto Goldstein è riuscito a dare un’impronta del tutto soddisfacente all’esecuzione curando i tempi e la cantabilità; solamente alcune sonorità e alcune sfumature sono risultate inevitabilmente sacrificate dall’amplificazione dei suoni solitamente acerrima nemica di musiche di questo spessore e valore anche se necessaria per la completa realizzazione di uno spettacolo così concepito e per il carattere innegabilmente ‘sperimentale’.

Per quanto riguarda la compagnia di canto era formata da cinque cantanti di buona e provata esperienza che hanno interpretato i loro ruoli con impegno e professionalità.

Per i due interpreti principali cui spetta l’onere maggiore circa l’impegno vocale, bisogna sempre ricordare che alla prima assoluta romana del 1890 furono assegnati a Gemma Bellincioni (allora 26enne) e Roberto Stagno, suo compagno di vita, all’epoca 50enne tenore di grandissima esperienza che, per comprendere le sue caratteristiche, c’è da dire che è stato uno dei pochissimi che in carriera hanno interpretato il ruolo di Otello sia nella versione di Rossini che in quello di Verdi.

Fig. 6 Sofia Janelidze (Santuzza) e Hector Lopez (Turiddu) protagonisti di Cavalleria Rusticana al Cantiere 2025. Foto di Irene Trancossi.

Siamo nel 1890, il verismo nell’opera ancora non era stato introdotto (Il Falstaff di Verdi è del 1893) e i cantanti erano illustri esponenti dell’epoca e, sicuramente, avranno fornito prove vocali lontane dagli stilemi veristici con i quali siamo abituati ad ascoltare Cavalleria.

Qui a Montepulciano le due parti sono state affidate al mezzosoprano Sofia Janelidze (Santuzza) e al tenore messicano Hector Lopez (Turiddu). Entrambi sono in possesso di un repertorio molto importante.

La Janelidze possiede una voce robusta e solida e il suo curriculum ci dice che ha affrontato diversi grandi ruoli per mezzosoprano/contralto frequentando anche il repertorio barocco. Appare evidente, anche se con il beneficio di inventario vista l’amplificazione, che possiede una vocalità del tutto autorevole che però nella serata ha mostrato diverse difficoltà nel registro acuto che Santuzza raggiunge in diverse occasioni, qui purtroppo rese con discontinua. Ciò, a nostro avviso, dipende dalla serata piuttosto fresca che creava visibilmente impaccio alla cantante rendendo la sua interpretazione un poco sottotono. Noi che seguiamo l’opera da poco meno di sessanta anni sia nei teatri che nelle diverse arene estive, possiamo dire con una certa certezza che le basse temperature tendono a penalizzare i cantanti nel frequentare il registro acuto e il fatto va tenuto in considerazione nel giudizio finale. Per la Janelidze, comunque una recita soddisfacente ed una recitazione molto appropriata al ruolo.

Lo stesso discorso vale per il tenore. Hector Lopez frequenta un repertorio di tenore drammatico e, sulla carta, può essere considerato un cantante affine a quello che poteva essere Roberto Stagno della prima assoluta. Ciò è confortato anche dall’ascolto di alcune sue interpretazioni verdiane che abbiamo reperito su internet dell’Otello e del Ballo in maschera, un tipo di vocalità che potrebbe essere considerata progenitrice di quella di Cavalleria, dove evidenzia acuti sicuri e possenti che qui a Montepulciano sono stati, come nel caso del mezzosoprano, un poco stentati mentre nel registro centrale ha mostrato sicurezza e spessore. Anche per lui ottima recitazione e lo stesso problema che, come nel caso precedente, è dovuto ai 605 metri di altitudine di Montepulciano in una serata ventilata che non ha agevolato cantanti di queste caratteristiche.

Troviamo ingiusto che nell’applausometro finale questi due cantanti siano stati i più penalizzati dal pubblico che non ha tenuto in considerazione questi fattori.

Fig. 7 Chiara Scannapieco (Lola) e Hector Lopez (Turiddu) protagonisti di Cavalleria Rusticana al Cantiere 2025. Foto di Irene Trancossi.

La voce baritonale di Luca Galli non ha invece risentito di questo fenomeno. Il cantante infatti ci ha offerto un Alfio del tutto credibile, dalla voce rotonda e scura, misurata ed espressiva, accompagnata da una più che convincente presenza scenica. Molto brave anche le altre due cantanti. La Lola di Chiara Scannapieco si è giovata della sua voce fresca e ben educata, un ruolo forse secondario ma che ha la difficoltà della canzone che accompagna la sua entrata che ha affrontato con sicurezza abbinando alla sua interpretazione anche l’aspetto scenico di ‘femme fatale’ attribuitale dalle scelte registica. Per finire soddisfacente anche la prova di Giada Venturini una Mamma Lucia dall’aspetto forse troppo giovane per essere tale ma sicura nella linea vocale a lei affidata e nella recitazione.

Fig. 8 Applausi per tutti gli interpreti al termine di Cavalleria Rusticana inaugurazione del Cantiere 2025. Foto Irene Trancossi.

Il pubblico è convenuto l’11 luglio in Piazza Grande numerosissimo per assistere a questa recita di Cavalleria Rusticana ha riservato scroscianti e continui applausi al direttore, alla regista ai cori, all’orchestra ed ai cantanti. Fatto che dimostra ancora una volta, e speriamo che chi deve capire capisca, che le opere di grande repertorio attraggono sempre il pubblico soprattutto in un paese come il nostro che possiede l’opera lirica nel proprio DNA.

Claudio LISTANTI  Roma  13 Luglio 2025