di Carla GUIDI
MAURO MOLINARI “BESTIARIO CONTEMPORANEO”
Una nuova coinvolgente mostra di Mauro Molinari allo SPAZIO COMEL di LATINA – ARTE CONTEMPORANEA. Dal 17 gennaio al 1 febbraio 2026 – INGRESSO LIBERO

A Latina lo SPAZIO COMEL ARTE CONTEMPORANEA presenta “BESTIARIO CONTEMPORANEO”, una mostra/installazione di Mauro Molinari – dal 17 gennaio al 1 febbraio 2026. In catalogo l’articolo della curatrice Storica dell’Arte Claudia Zaccagnini, insieme ad una dedica di Mauro Molinari alla compagna di una vita, recentemente scomparsa, Emanuela Carone.
Inaugurazione il 17 gennaio ore 18 – via Neghelli, 68 – INGRESSO LIBERO

Mauro Molinari ha esposto in più di 1500 mostre personali e collettive, in gallerie e musei in Italia ed all’estero – tra gli altri: Museo Didattico della Seta di Como, Museo dell’Infiorata di Genzano, Museo S. Maria di Cerrate di Lecce, Musèe de l’Impression sur Etoffes di Mulhouse, Spazio Mantero di Como, Salons de l’hotel de Ville di Montrouge, Museo di Palazzo Mocenigo a Venezia, Fondazione Venanzo Crocetti di Roma, Musèe de la Tapisserie di Tournai, Museo Carlo Bilotti di Roma con una installazione permanente, Fondazione Pescarabruzzo, Museo Jean Lurcat di Angers, solo per citarne alcuni.

Si è avvalso della presentazione di noti critici d’arte e sue opere sono state acquisite da musei e collezioni pubbliche e private. È uno dei fondatori storici della Fiber Art in Italia. www.mauromolinari.it – Questo appassionato e laborioso autore infatti ha una carriera di tutto rispetto ed una vita interamente dedicata all’arte, attraverso cicli di opere contrassegnate da stili diversi, ma tutti legati in un discorso comune, narrativo e sensibile sulla Natura e la natura umana. Questi cicli possono anche definirsi – pittura scritta, libri d’artista (Rencontres Internationales di Marsiglia dal 2000 al 2014 circa) design tessile (Rassegne Internazionali Miniartextil di Como per esempio) e nel 1995 nasce la collana Orditi & Trame di cataloghi editi in proprio, mentre nell’ultimo ventennio si dedica in particolare a racconti ambientati nelle città e la difficile sopravvivenza degli esseri umani che le abitano.

Così per le strade, negli uffici, nei parchi pubblici ma anche e soprattutto dentro grandi palazzi, dalle finestre si intravedono personaggi in preda ad emozioni, accompagnati da fantasie d’evasione che si concretizzano nella contemporanea presenza, di personaggi più piccoli, a volte di un solo colore, come piccole ombre che corrono sui tetti, si prendono a calci o sassate, volano insieme a strani uccelli, a volte cani, come fuggiti da improbabili tappezzerie, o diventando addirittura disegni animati sullo sfondo, sulle stoffe dei fondali o sulle tute delle due operaie, come in questo quadro del 2012 …

A volte questi personaggi diventano giganteschi come ne “La Casa del Jazz” del 2013, oppure fuoriescono con mani e piedi dai “Quadri per una esposizione”, diventando anche aggressivi e molesti, ma dotati di una vitalità incontenibile, tanto da farmi pensare al capolavoro con lo stesso titolo, della “suite per pianoforte” di Modest Petrovič Musorgskij.


Tutto questo per sottolineare che, nella complicità dinamica tra lo sguardo di chi assiste alla rappresentazione e la tribuna teatrale sulla quale si drammatizza l’evento, sembra proprio di sentirne uscire voci, pettegolezzi o sussulti di meraviglia … Bocche spalancate, stupite, come sorprese, mentre forse stanno facendo azioni che vorrebbero tenere segrete.

Ribadisco che il motivo di fondo che caratterizza il nostro autore è la predisposizione teatrale di narratore di storie, cosa che prediligo proprio per questa sua capacità di rappresentare le inquietanti esistenze di esseri umani nelle loro metamorfosi, utilizzate per adattarsi ad un ambiente ostile, perché completamente antropizzato.
Già nei miei articoli precedenti notavo il tessuto di questi scenari come quinte teatrali, che in ogni sua opera sono presenti, anche se strutturate diversamente. Un ambiente dove l’atmosfera è densa ed il tessuto che la sostanzia ne mantiene la trama attraverso filamenti o sfilacciature che ne sfuggono e galleggiano nell’aria, oppure spaccature e tratti non tessuti.
In un’ultima installazione, non a caso del 2020, presente in mostra, compare un nuovo animale, un dominatore dell’ombra, un drago perennemente affamato che, con la bocca aperta non si sa se per mordere o per emettere suoni non umani, si aggira nei condomini sostituendosi a persone ed indossando gli stessi abiti per confondere loro le idee e tradirne la fiducia.

FOTO 9 – “Luci e ombre”, 2020, Installazione, 7 moduli, mista su tela, cm 60 x 350
Benché sia ripetutamente dimostrata la sopravvivenza di ostilità, competizione e rabbia nelle stesse persone che fanno capolino nei con domini-termitai, come scrive la Zaccagnini:
“Sono figure eleganti ed equivocamente sorridenti, rabbiosamente urlanti e dalla gestualità irriverente, anime profondamente solitarie, pressate nella catena di montaggio di una vita che tutto massifica, senza valorizzare le singole particolarità o eccellenze. Sono uomini che fanno parte di un insieme ma non di un tutto. Mauro Molinari, con acume e un pizzico di ironia, compone un bestiario umano contemporaneo il cui scopo, sulla scia dell’eco di un millenario passato librario, non è certamente quello moralizzante ma forse una sottile e serpeggiante denuncia dei malesseri del nostro tempo.
Nelle sue vetrine urbane, affollate di manichini autoreferenziali, mette a nudo le possibili insidie della modernità, quell’oscuro male rappresentato dalle fauci aperte e per nulla rassicuranti di Mashan, il drago la cui gola assetata tutto fagocita e trasforma e che si può manifestare in ogni momento, all’improvviso, tra l’inconsapevolezza dei malcapitati”.
Vorrei inoltre citare a conclusione, questo interessante ed esaustivo articolo di Sergio Rossi su questo stesso giornale, riguardo un’altra interessante e recente mostra a Roma di Mauro Molinari, ma solo di disegni
Carla GUIDI Roma 11 Gennaio 2026
