Il barocchetto in Sicilia; note sull’attività pittorica di Matteo Desiderato, ritrovamenti e nuove attribuzioni (parte 1^)

di Maria BUSACCA

Sull’attività pittorica di Matteo Desiderato, ritrovamenti e nuove attribuzioni

Sulla vasta produzione del pittore nato a Sciacca in provincia di Agrigento, presumibilmente intorno al 1750-52, e morto a Catania nel 1827, le notizie finora riportate attingono dalla letteratura specifica e dalle indagini più recenti, le ultime attestate al 2023 [1]. Trasferitosi presto a Roma fu allievo del concittadino Mariano Rossi, già affermato nell’ambiente artistico romano[2]. Ivi prese in moglie una “gentildonna” siciliana, dalla quale ebbe una figlia, poi verso la fine degli anni Settanta, abbandonata la famiglia [3] rientrò in Sicilia e si stabilì a Catania dove ricevette numerose committenze da parte del clero e della nobiltà, in città come in provincia [4].

Lo stile del Desiderato si accosta al classicismo di Pompeo Batoni nel recupero dei toni e valori formali neoseicenteschi e nell’attenzione per il disegno nitido ed elegante, nel contempo assimilando la lezione di Mariano Rossi, senza eguagliarne le peculiarità cromatiche ma varando verso un progressivo irrigidimento che si fa più marcato negli ultimi anni di attività a causa della perdita della vista, e che ci ha permesso di orientarci temporalmente nell’ambito della sua produzione; le opere di cui si argomenterà sono state rintracciate grazie alle acute segnalazioni del restauratore Pietro Fresta, che vanta numerose collaborazioni con le soprintendenze nella sua cinquantennale attività insieme alla moglie Giovanna Comes. Formatosi a Catania dopo il diploma di Maturità conseguito nel 1977 presso L’Istituto Statale d’Arte lavora negli anni ’80-’81 presso la ditta Giacomo Platania, poi a Firenze presso l’U.I.A (Università Internazionale dell’Arte) consegue il diploma in conservazione e teoria del restauro delle opere d’arte [5]; quindi acquisisce il titolo di ”Aiuto restauratore Dipinti“ presso il Centro di Formazione Professionale Regione Toscana di Firenze [6] e infine nel 1995 frequenta presso la scuola regionale per la valorizzazione dei beni culturali – Enaip – Lombardia, Botticino, Brescia il corso “Sulle foderature dei dipinti moderni”, acquisendo così negli anni una formazione completa che gli permette l’iscrizione al MIC e l’accredito presso le Soprintendenze, i Musei e i Parchi nel 2021. Del Desiderato ha eseguito il restauro delle seguenti tele, sulle quali più avanti avremo modo di argomentare:  Adorazione dei pastori nella chiesa di S. Giuseppe a Misterbianco, Madonna con Bambino, San Filippo Neri e Papa Gregorio XIII nella Chiesa del Carmine a Misterbianco, Sacra famiglia nella chiesa del S.S. Sacramento a Catania, Bozzetto della pala Tobia e L’Angelo nel Monastero di San Benedetto a Catania, Venere Marte e Cupido in collezione privata. La sua conoscenza del territorio, supportata da un eccezionale occhio indagatore e conoscitore delle tecniche pittoriche, è stato il punto di partenza per questo lavoro di comparazioni stilistiche con la produzione già nota per arrivare a districare il bandolo della matassa e tentare un aggiornamento ragionato  dell’opera del Desiderato. Fondamentale resta lo scritto di Citti Siracusano, propedeutico alla stesura da parte di Gioacchino Barbera della voce nel Dizionario Biografico degli Italiani, nella quale tuttavia si considerano perdute o non collocate alcune opere, qui finalmente rinvenute.

Visto il numero cospicuo di opere indagate, si affronterà in questa sede l’attività dell’artista relativa alle opere considerate perdute o di sconosciuta collocazione, in un secondo articolo si affronterà la parte relativa alle nuove attribuzioni riguardante il solo territorio di Catania e infine la terza parte sarà dedicata all’ultimo periodo di attività del pittore con le attribuzioni rintracciate nelle province di Catania ed Enna. Tralasciando la  produzione giovanile non più attestata, si accoglie in letteratura la prima notizia sicura dell’attività in Sicilia del pittore riferendola al 1780, quando il suo nome compare in un atto relativo ai lavori di abbellimento della chiesa di San Benedetto a Catania; dato questo punto per certo, si cercherà con le seguenti argomentazioni di fornire un ordinamento cronologico quanto più preciso dei dipinti in questa sede a lui attribuiti, nei limiti di una produzione che frequentemente ripete temi e soggetti con piccole varianti – queste sì indicative per la collocazione temporale -. Gli stessi soggetti sono altresì presenti e ripetuti su territori diversi, per cui ove non sia stato possibile riferire ad un più ristretto arco temporale le opere, si è sopperito alla mancanza di documentazione prendendo in considerazione il contesto storico relativo al contenitore e lo si è posto in relazione con l’evoluzione stilistica del pittore; altri dettagli si sono rivelati elementi risolutivi per individuare la datazione della singola tela, messi a confronto nelle repliche dello stesso soggetto. Altrettanto indicative sono state, per le attribuzioni, l’impianto formale delle figure e le pose spesso ripetute con vari atteggiamenti, il panneggio, le fisionomie, le campiture di colore; ovviamente la novità di tali attribuzioni lascia spazio a nuove future indagini documentali, in mancanza delle quali questo che si offre rimane al momento il più recente elenco ragionato. Si partirà confutando la tesi di opere ritenute perdute in G. Barbera (vedi supra) per proseguire con l’attività raggruppata per ambito territoriale, visto il minimo scarto temporale esistente fra i numerosi dipinti.

Fra le opere di soggetto religioso considerate perdute e invece collocate a Catania e nel catanese  il S. Isidoro Agricola, (fig. 1) dalla posa vigorosa e ben ancorata al suolo ispirata ad un classicismo romano, proveniente dalla chiesa di S. Maria della Palma, è già noto che sia esposto in maniera permanente dal 2001 al Museo diocesano di Catania in pinacoteca[7].

Fig. 1 – S. Isidoro Agricola, Catania, Museo Diocesano, prov. Chiesa della Palma, sec. XVIII fine

La Fuga in Egitto, (fig. 2) solo citata da Citti Siracusano ed elencata in Barbera fra le opere irreperibili, è invece collocata sopra l’altare nella chiesa del Trappeto di Tremestieri Etneo; riferibile ad un momento avanzato della produzione del Desiderato, in essa i personaggi risultano più legati alla narrazione semplificata devozionale.

Fig. 2 – Fuga in Egitto, Tremestieri etneo, chiesa del Trappeto, sec. XIX prima metà

Di altri dipinti di soggetto profano allocati in case private ma dati per dispersi si sono rintracciati a Catania tre tele riferibili alla fine del ‘700 che rivelano lo stesso gusto per il disegno classicheggiante e nitido del Batoni, ma verranno più avanti messe in relazione con altre opere coeve del Desiderato: Giuseppe e la moglie di Putifarre (fig. 3) di fine 1700 in collezione privata, derivato certamente da modelli di scuola romana – si vedano per esempio i precedenti del Solimena e di Lazzaro -;

Fig. 3 – Giuseppe e la moglie di Putifarre, sec. XVIII fine, proprietà privata

una probabile rappresentazione di Lucrezia e le oche del Campidoglio (fig. 4) del 1790 ca., proveniente da casa Scuderi e ora in curia,

Fig. 4 – Lucrezia e le oche del Campidoglio, 1790 ca., proprietà privata

la cui fisionomia va confrontata con Santa Venera  (fig. 5)  della chiesa di San Raffaele ad Acireale perché mostra con quella notevoli somiglianze; Venere, Marte e Cupido, (fig. 6) di formato mistilineo e dal gusto neoclassico, in collezione privata, databile al 1797-99, restaurata da Fresta.

Fig. 5 – Santa Venera, Acireale, Chiesa di San Raffaele, 1790-94.
Fig. 6 – Venere, Marte e Cupido, 1798-99, proprietà privata

Da Barbera: “Negli anni tra il 1797 e il 1798 il D. partecipò ai lavori di adattamento della chiesa di S. Benedetto di Catania, coordinati dall’architetto Matteo Battaglia: nei documenti pubblicati dal Dillon (1950), egli viene citato in diversi atti per gli interventi sugli affreschi di Giovanni Tuccari (cancellati nel restauro del 1950) e per i pagamenti relativi a un S. Benedetto già nella sagrestia della chiesa e oggi perduto” [8].

Fig. 7 – L’Anima di Santa Scolastica appare in visione a San Benedetto, 1797-98, Catania, Monastero di San Benedetto

Presso le Benedettine di Catania è stato rintracciato un dipinto che potrebbe essere quello del documento, il cui soggetto più attinente alla raffigurazione è L’Anima di Santa Scolastica appare in visione a San Benedetto (fig. 7); sotto un portico San Benedetto è inginocchiato in contemplazione dell’anima della sorella, Santa Scolastica, che appare fra nuvole in alto a sinistra. Alcuni monaci lo assistono mentre sullo sfondo si nota la campagna e un monastero e in basso a sinistra chiude la composizione un putto che offre da mangiare un pezzo di pane ad un corvo, che è attributo del Santo; da raffronti con la produzione di Desiderato la figura di San Benedetto è quasi sovrapponibile a quella del vecchio in Tobia e l’angelo (fig. 8) della chiesa di San Raffaele ad Acireale, databile al  1794, punto di partenza per il raffronto non solo del San Benedetto, sicuramente successivo dalla documentazione succitata, ma di molte altre tele del Desiderato, che saranno oggetto dei miei prossimi interventi.

Fig. 8 – raffronto con Tobia e l’Angelo, 1794 ca., Acireale, Chiesa di San Raffaele
Fig. 8 – Raffronto con Tobia e l’Angelo, 1794 ca., Acireale, Chiesa di San Raffaele

Maria BUSACCA (con la collaborazione di Pietro FRESTA) (foto d. a.) 20 Luglio 2025

NOTE

[1] Per la bibliografia precedente su Matteo Desiderato vedi sezione dedicata in: G. Barbera, ad vocem in DBI, Volume 39 (1991); Leda Vasta, Un affresco di Matteo Desiderato nella chiesa di Nostra Signora dei Raccomandati di Acireale in: Agorà, nn. 85-86 /2023; Claudio Parisi, Matteo Desiderato a Scordia, in Palazzo Vecchio, nel 1817 in: Agorà, nn. 87-90/2024, pp. 20-27
[2] Secondo il Gallo (A. Gallo, Notizie di pittori e mosaicisti sicil. ed esteri che operarono in Sicilia (sec. XIX), ff. 782-789)
[3] “non si sa per qual dio, per non rivederla mai più” (Gallo, cit., f. 782)
[4] Allievi della sua scuola di pittura furono alcuni fra i nomi più fecondi nell’ambito catanese, quali Sebastiano Lo Monaco, Luigi Montalto, Maria Ferro Vaccaro, Antonio Pennisi, Olivio Sozzi junior, Giuseppe Gandolfo e Giuseppe Rapisardi, che del maestro dimostrano di aver assimilato la vigoria del disegno e l’esattezza della figura
[5] Corso coordinato dal Prof. Umberto Baldini sotto la Presidenza del Prof. Carlo Ludovico Ragghianti
[6] Corso affidato e coordinato dal Prof. Alessandro Conti e dai restauratori Guglielmo Galli, Camillo Tarozzi, Ernesto Tucciarelli
[7] Cfr. Salvatore Mercadante, scheda VII.13  in “Il museo diocesano”, catalogo, p. 124-125
[8] Vedi G. Barbera, ad vocem.

Bibliografia

  1. Ripa, Iconologia, ouero Descrittione d’imagini delle virtù, vitij, affetti, passioni humane, corpi celesti, mondo e sue parti. Opera di Cesare Ripa perugino caualiere de’ santi Mauritio & Lazaro…, in Padoua: per Pietro Paolo Tozzi: nella stamparia del Pasquati, 1611
  2. Gallo, Notizie di pittori e mosaicisti sicil. ed esteri che operarono in Sicilia (sec. XIX), ff. 782-789
  3. Policastro, Catania nel Settecento: costumi, architettura, scultura, pittura, musica, Torino, Soc. editrice internazionale, 1950
  4. Siracusano, Su alcuni bozzetti catanesi inediti del Settecento, in Quaderni dell’Ist. di storia dell’arte mediev. e moderna d. Facoltà di lettere e filosofia d. Università di Messina, 1983-84, nn. 7-8, pp. 52 s.; Id., La pittura del Settecento in Sicilia, Roma 1986, pp. 139, 193, 245, 318, 374 ss.
  5. Barbera, Desiderato Matteo, in DBI, Volume 39 (1991)
  6. Sarullo, Dizionario degli artisti siciliani, Vol. II, Pittura, Palermo, 1991, voce di L. G.
  7. Claudio Parisi, Matteo Desiderato a Scordia, in Palazzo Vecchio, nel 1817 in: Agorà, nn. 87-90/2024, pp. 20-27
  8. Vito Bonanno, Memorie storiche di Regalbuto, s. d., s.l.