I temi della poetica di G.B. Marino nella mostra “Purchè tiri al favoloso”, all’Accademia di Belle Arti di Roma; ne parliamo con la curatrice Dalma Frascarelli

redazione

La mostra “Purchè tiri al favoloso. Giovan Battista Marino tra mito, metamorfosi e meraviglia“, in corso all’Accademia di Belle Arti di Roma (via Ripetta) si presenta come particolarmente significativa ed attraente e soprattutto scientificamente e filologicamente inappuntabile, classificandosi come tra le più riuscite in questi primi mesi del 2026. E’ una mostra multimediale, che ha potuto avvalersi del contributo di numerosi collaboratori, ricercatori e studiosi nonchè di dottorandi della stessa Accademia di Belle Arti, relativamente a videoistallazioni e animazioni (Giuseppe Di Giovanni), drammaturgia e testi (Roberto Aldorasi), montaggio video (Ilaria Restivo), consulenza musicologica (Daniela Macchione), consulenza musicale, arrangiamenti e improvvisazione (Giovanna Barbati), tutti perfettamente coordinati dalle curatrici Dalma Frascarelli e Floriana Boni. A Dalma Frascarelli, docente dell’Accademia, abbiamo rivolto alcune domande.

-Purchè tiri al favolo. Giovan Battista Marino tra mito, metamorfosi e meraviglia; vuoi spiegarci la scelta di questo titolo e quali sono le ragioni o gli scopi di questo evento?

R: Il titolo propone una frase che compare in una lettera scritta da Marino il 30 ottobre 1610 e inviata a Ferraù Fenzoni. Il termine “favoloso” è usato in quel contesto per indicare l’argomento mitologico, ma io e Floriana Boni, che ha curato con me la mostra multimediale, lo abbiamo scelto anche per l’allusione al significato corrente, come sinonimo di meraviglioso. La “meraviglia” è, del resto, sottolineata anche nel sottotitolo, comparendo accanto alle parole mito e metamorfosi, temi centrali nella poetica mariniana. D’altro canto, meraviglia e stupore sono esiti dello stesso allestimento multimediale basato su effetti immersivi. In questo senso, già dal titolo si può evincere il nostro intento di far coincidere la scelta delle tecnologie con l’urgenza comunicativa.  La proiezione multischermo utilizzata nella prima sezione della mostra e la realtà virtuale offerta dal visore nella seconda sezione, consentono, infatti, di tradurre il funzionamento stesso dell’ecfrasi mariniana che non intende descrivere l’immagine quanto piuttosto attivarla, metterla in moto attraverso la parola e il suono. L’ambizione è stata quella di superare la frequente superficialità di eventi immersivi che spesso usano le nuove tecnologie con l’unico intento di spettacolarizzare big dell’immaginario collettivo che di per sé – credo – richiederebbero ormai solo il completo silenzio per tornare a parlare, tra un bel po’ di tempo.

-Non credi sia un po’ una scommessa questa idea di dedicare studi ricerche e poi una vera esposizione ad un artista che pure ha visto progressivamente oscurarsi la fama di un tempo? pensi che l’evento riuscirà a risarcirne la reputazione?

R: In realtà l’attenzione su Marino è stata richiamata in questi ultimi anni da diverse importanti iniziative di studio, anche in coincidenza con la ricorrenza relativa alla pubblicazione della sua opera La Galeria (1619) e poi con quella della sua morte (1625). Ricordo il convegno Marino e l’arte del 2019 a cura di Emilio Russo, Andrea Zezza e Patrizia Tosini che poi, nel 2024, hanno curato anche la bella mostra Poesia e pittura nel Seicento, Giovan Battista Marino e la meravigliosa passione presso la Galleria Borghese. Segnalo, da ultimo, anche la mostra Giovan Battista Marino. Un poète italien á la cour de France, curata da Carlo Alberto Girotto e Florine Léveque-Stankiewicz, conclusa il 17 gennaio di quest’anno a Parigi, presso la Bibliothèque Mazarine et de l’Institut de France. Nelle nostre intenzioni, l’evento multimediale che abbiamo realizzato ha l’obiettivo di comunicare in modo più immediato e coinvolgente la poetica mariniana basata sull’ecfrasi e sulla contaminazione dei linguaggi verbo-visivo-sonoro che le tradizionali modalità espositive non possono consentire di fare. Inoltre, proporre Giovan Battista Marino ci è sembrato un modo per contribuire ad alimentare l’attualissimo dibattito incentrato su rapporto tra parola e immagine suscitato dai sistemi di IA generativa.

-Come potrebbe essere stata inquadrata la figura di GB Marino ai suoi tempi? Un ‘irregolare’? Un genio male interpretato? E Oggi? Potremmo definirlo un ‘antisistema’? perché un pubblico di non addetti ai lavori dovrebbe essere interessato a questo artista?

R: Giovan Battista Marino è un personaggio estremamente affascinante, la figura di un grande intellettuale che ha dovuto saper trovare una via per esprimere la sua arte e le sue convinzioni liberamente, tentando allo stesso tempo di stare dentro le convenzioni e il controllo culturale tipici del suo tempo. Per molti versi è un artista che vive ancora i valori rinascimentali in un’epoca in cui però quegli stessi valori sono messi sotto accusa dalla cultura ufficiale. Un uomo, insomma, che ha dovuto fare i conti costantemente con le regole dettate dall’ opportunità e dalla convenienza, senza tuttavia rinunciare a forzare e ribaltare quelle stesse regole.  Chi di noi non si trova spesso in questa condizione? Per dire solo di uno dei molti aspetti che consentono di avvicinarci alla sua vicenda umana e artistica.

-Quali elementi della sua poetica e del suo pensiero ti hanno particolarmente affascinato nella ricostruzione della sua vicenda artistica ed anche umana?

R: Senza dubbio la sua straordinaria ironia; la capacità di lasciare aperta al lettore la possibilità di irridere i potenti nel momento stesso in cui il poeta li encomia. È per me affascinante la sua sorprendente vena satirica che a volte lo porta ad usare il registro eroicomico anche nei confronti di se stesso, come quando, nel Camerone, si descrive nella sua lugubre e inimmaginabile condizione di carcerato “rauco, lungo, smilzo e secco, e la barba e la chioma incirconcisa e rabbuffata” tanto da apparire “un becco”. E poi mi colpisce la sua abilità fantastica di autopromuoversi e di usare ogni mezzo per questo fine, anche il meno politicamente corretto, tanto da sollecitare l’ira e l’odio dei suoi competitor; ira e odio che in un caso armarono addirittura la mano di un suo rivale, Gaspare Murtola, che per poco non lo ammazzò.  E poi trovo attraente la musicalità dei suoi versi che riescono a far vivere “gli affetti” creando metafore e punti di vista sempre nuovi, come in un caleidoscopio di parole e immagini, in un continuo gioco di rifrazioni e rimandi ai quali  l’allestimento della nostra mostra si è voluto ispirare attraverso la scelta degli specchi. Insomma, gli elementi di fascino e modernità in Marino non mancano davvero.

-Per finire: l’allestimento -che prevede anche un’esperienza immersiva- è il fiore all’occhiello della esposizione; come siete riusciti a esprimere un tale livello davvero ragguardevole?

R: Intanto desidero ringraziarti per l’apprezzamento. Solo un lavoro di squadra ha consentito di raggiungere il risultato. La preparazione della mostra si è configurata come un laboratorio interdisciplinare in cui la storia dell’arte ha incontrato la drammaturgia, la musica, la storia della letteratura, della filosofia, dell’architettura, la storia del collezionismo e la storia delle idee, avvalendosi delle soluzioni scenografiche e comunicative fornite dalle nuove tecnologie. Mi piace ricordare il regista che si è occupato anche della progettazione dell’allestimento, del video e delle animazioni, Giuseppe Di Giovanni; il drammaturgo Roberto Aldorasi e l’attore Marcello Prayer che ha dato la sua voce a Marino, in una magistrale interpretazione; Ilaria Restivo che si è occupata del video e Adriano Ferrante che ha curato la programmazione della proiezione multischermo, entrambi giovani diplomati della nostra Accademia. Fondamentale, inoltre, il contributo dei colleghi del Dipartimento di Musica Antica, Giovanna Barbati, e di Musica Elettronica, Alessio Gabriele e Maria Cristina De Amicis, della storica della musica Daniela Macchione, tutti del Conservatorio dell’Aquila “Alfredo Casella”, presso il quale sono state appositamente eseguite e registrate le musiche.

Se nella prima sezione si entra nello spazio pubblico e immaginario della Galeria di Marino, nella seconda si può accedere allo spazio intimo e privato di quello che abbiamo presunto essere il “camerino” di Marino, la sua “Stanza delle Veneri”, uno spazio che non è realmente esisto, ma che è stato costruito con rigore filologico nella scelta degli arredi e dei materiali. Qui l’esperienza si fa fortemente immersiva e “intima”, consentendo al fruitore di sedersi alla scrivania di Marino, grazie all’uso dell’oculus che usa un’installazione realizzata da Paolo Pieruccini con la supervisione scientifica di Ramona Quattrini dell’Università Politecnica delle Marche. Attraverso questa esperienza abbiamo voluto comunicare e mediare alcuni dei temi portanti della poesia mariniana, quale quello dell’eros, visto non solo dal punto di vista sensuale, ma anche delle sue implicazioni filosofiche.

Come si può capire, un grandissimo lavoro sorretto dall’altrettanto impegnativa ricerca storica e  iconografica svolta da me e Floriana Boni, brillante dottoranda dell’Accademia di Belle Arti di Roma.

Consentimi, infine, di invitare i lettori a visitare la mostra multimediale che rimarrà aperta fino al 7 marzo presso la Sala Colleoni dell’Accademia di Belle Arti di Roma a via di Ripetta,  con i seguenti orari: 16.00-18.30 tutti i giorni; 10.30-18.30 il sabato. Inoltre, contattandoci si potrà concordare un appuntamento per una visita fuori orario.

Roma 22 Febbraio 2026