di Rita RANDOLFI
A poco più di un anno dalla sua scomparsa, Elisa Debenedetti continua a stupire il mondo della storia dell’arte, offendo un contributo importante su una delle figure a cui ha dedicato maggiore attenzione, nonché numerosi contributi scientifici, Carlo Marchionni.
E dunque lo scorso lunedì 26 gennaio, nella prestigiosa sede dell’Accademia di S. Luca, Simonetta Prosperi Valenti Rodinò, Claudio Strinati, Claudio Varagnoli e Carlotta Loverini Botta della Fondazione Torlonia, hanno presentato il volume Carlo Marchionni. I taccuini Torlonia, scritto dalla Debenedetti, revisionato da Mario Bevilacqua e Maria Celeste Cola, edito da Electa, che si conferma una delle case editrici più prestigiose del settore.
Ciascun relatore, dopo aver condiviso un personale ricordo sulla statura scientifica e umana della Debenedetti, ha posto l’accento su un aspetto particolare del volume, evidenziandone l’importanza. Per la prima volta, infatti, grazie al sostegno dell’omonima Fondazione,  i tre Taccuini Torlonia, già noti agli studiosi, sono stati pubblicati nella loro interezza, restituendo forse la parte  più creativa   della eclettica personalità del loro autore, noto soprattutto come architetto, ma che si dedicò  con ugual talento alla scultura e al disegno, esperito con notevole sapienza tecnica.
Il volume si apre con alcune pagine in cui viene tratteggiata la biografia del Marchionni, allievo di Filippo Barigioni, attivo in particolar modo per gli Albani, per i quali realizzò quello che viene considerato il suo capolavoro, la villa sulla Salaria.

La Debenedetti, quindi, presenta il primo taccuino databile, come sembrerebbe dedursi dalle date apposte su alcuni fogli, agli anni Cinquanta del Settecento. La maggior parte dei disegni riguarda la progettazione delle fontane di Villa Albani, concepite per valorizzare il giardino, il paesaggio circostante e la celeberrima collezione di antichità .

L’Edicola di Giove o Fontana della Cariatide è riprodotta in una serie incredibile di varianti, che riguardano la posizione dell’arco trionfale,  le figure, i particolari architettonici e decorativi. Marchionni sembra divertirsi a combinare in soluzioni sempre diverse tutte queste componenti ,  quasi invitando l’osservatore ad aguzzare la vista per cogliere di volta in volta le differenze più o meno evidenti. In tutti gli schizzi si può leggere l’enorme bagaglio culturale dell’artista, che spazia dalla grammatica classico-cinquecentesca a quella barocca, dall’ammirazione per Michelangelo agli omaggi a Borromini e Bernini, e si nota un’attenzione particolare nei confronti del paesaggio, restituito con grande freschezza. Colpisce l’introduzione di personaggi, vestiti a la page, che ammirano lo spettacolo della natura e dell’arte, nel desiderio di conferire alle immagini una sensazione di verosimiglianza.
Lo studio dei mascheroni, dalle espressioni esagerate, lascia trapelare quella inclinazione nei confronti della caricatura, che spinse il Marchionni a produrre spiritose interpretazioni di personalità a lui contemporanee. Emerge la vena creativa dell’artista: in uno dei tanti bozzetti per le cariatidi della fontana del Nilo, (I.56) trasforma il profilo di un mascherone in quello di un ippogrifo o in una modanatura. I progetti acquarellati per la fontana del Cavallo,  e per quella dei Sileni, (dove compare la data 1751), incantano per la capacità dell’autore di modulare le ombre ed il colore al pari dei colleghi pittori.

I disegni che hanno per oggetto la scala del casino di villa Albani, suggeriscono una vicinanza con il Piranesi.

ll secondo Taccuino reca la data del 1763, anno che coincide con la fine dei lavori per la  Villa. E infatti, rispetto al primo, questo album contiene pochi elaborati relativi a quella proprietĂ , mentre sono  documentati i lavori che Marchionni realizzò per altri committenti, alcuni dei quali membri della famiglia Albani, sia nel Lazio e che nelle Marche. L’artista progettò allestimenti di cappelle, alcove, teatri, biblioteche – splendidi i fogli che riguardano la biblioteca di Giovan Francesco Albani a S. Vitale – dimostrando una straordinario estro creativo che ha indotto la Kieven a porlo in rapporto al  Piranesi.
Infine il terzo taccuino, del 1778 circa,  riprende sia alcuni temi del primo, riguardanti Villa Albani, sia alcuni del secondo, fornendo proposte innovative circa gli arredi di spazi interni, alcuni, come quelli attinenti a  Palazzo Ruspoli, di una modernità sorprendente. Particolare interesse rivestono le illustrazioni concernenti Soriano nel Cimino e la famosa  fontana Papacqua,  e quelle eseguite dal figlio di Carlo, Filippo, che seguì le orme del padre, divenendo uno stimato architetto e ingegnere.
Il volume, composto dallo Studio Leonardo Sonnoli, rappresenta un prezioso contributo sul Marchionni e certamente costituirà la base di partenza per ulteriori approfondimenti su questo artista apparentemente minore, che alla sua epoca fu stimato, ricercato e consultato per le sue spiccate abilità di architetto, ingegnere e scultore.
La Debenedetti che, in un certo senso ha iniziato la sua carriera di studiosa del Settecento pubblicando i tre taccuini di Valadier, l’ha conclusa con i tre Taccuini di Marchionni, rivelando  il suo enorme interesse nei confronti dell’architettura e del disegno, indagati con l’acume e l’accuratezza di chi sa riconoscere il talento e individuarne l’ ispirazione originaria.
Rita RANDOLFI, Roma 1 Febbraio 2026
