di Carlo GASPARRI
Siamo lieti di pubblicare l’intervento del Prof. Carlo Gasparri alla presentazione del volume di Elisa Debenedetti, Carlo Marchionni. I Taccuini Torlonia, a cura di Mario Bevilacqua e Maria Celeste Cola, Milano, Electa, 2026. Il testo è stato letto presso l’Accademia dei Lincei in occasione della seduta del 13 marzo scorso.
Abbiamo ascoltato più volte, anche qui in Accademia, Elisa Debenedetti che ci anticipava i risultati del suo lavoro sui taccuini di disegni di Carlo Marchionni in proprietà Torlonia: taccuini da tempo noti, ma finora inediti, che ora vedono finalmente la luce, rispondendo ad un antico e pressante desiderio della comunità scientifica, grazie all’ iniziativa della Fondazione Torlonia, e alle cure della casa editrice Electa, alla quale si deve la magnifica veste grafica di questo volume.

Come i colleghi storici dell’arte sanno, si tratta del più importante complesso di disegni di architettura (300) di Carlo Marchionni (1702-1786), figura non secondaria nel panorama artistico del secondo Settecento romano: oltre che architetto, scultore, caricaturista, designer di arredi e interni, di camini, di cornici, argenterie, carrozze; noto ai più per i progetti della Sagrestia di S. Pietro e del Teatro Argentina, oltre che per la sua attività al servizio di diverse famiglie aristocratiche romane, e non solo; in primo luogo della famiglia Albani, nella villa del cardinale Alessandro sulla Salaria, nel palazzo del cardinale Francesco a S. Vitale, oltre che nella residenza di Soriano. Ma in questi taccuini vediamo Marchionni anche attivo per i Ruspoli, i Borghese o, in provincia, per la famiglia Mosca Barzi di Pesaro.
L’edizione integrale di questo corpus di disegni, al quale Elisa Debenedetti ha messo mano sino all’ultimo, senza purtroppo vederla uscire alla luce, pazientemente rivista per la stampa da Mario Bevilacqua e Maria Celeste Cola, costituisce, per Elisa, il punto d’arrivo di un interesse per Marchionni che è venuto maturando negli ultimi decenni (del 1988 è la sua monografia sull’architetto), ma che parte da ancora più lontano, dal suo sguardo fissato su Villa Albani, uno degli snodi centrali di quel ‘700 romano al quale ha dedicato 50 anni di riflessione e di attività editoriale. Il primo numero della sua rivista, del 1985, era appunto dedicato alla villa, ma già nel 1980 era uscito il prezioso volume dei Documenti Albani.

Mi sento personalmente coinvolto nell’opera perché su Villa Albani – che è il tema centrale di questa raccolta – ho avuto il previlegio di confrontarmi con Elisa fin dall’inizio di questo percorso, oltre 45 anni fa, proprio al momento dei suoi Documenti Albani, e questo mi permette forse di parlare ora, da non specialista, del suo volume: un volume che ho ragione di credere sia un contributo prezioso per gli storici dell’arte, che forse riconosceranno a Marchionni meriti maggiori di quanti sinora attribuitigli – mi pare che nel quadro degli studi su Villa Albani sia ultimamente rimasto alquanto in secondo piano – ma soprattutto ne vedranno emergere più chiaramente la fisionomia, come figura in un delicato, instabile – forse talvolta non del tutto risolto – equilibrio tra una sensibilità tardo barocca e un presagio di classicismo, mediati da istanze neocinquecentesche.
Se fissiamo lo sguardo ai suoi progetti per Villa Albani, che costituiscono la parte più pesante dei tre taccuini, lo vediamo chiaramente coinvolto nel dialogo – o nel dibattito – tra le opposte tendenze che animavano la cerchia del cardinale Alessandro, quella per così dire del primato dell’arte greca, della nobile semplicità e quieta grandezza che Winckelmann teorizza e Cavaceppi traduce in marmo, e quella della Magnificenza di Roma messa in scena da Piranesi – sullo sfondo il neoraffaellismo di Mengs.

L’aspetto di questi taccuini più interessante per l’archeologo, e che il commento di Elisa Debenedetti mette bene in luce, è proprio l’eco dei dialoghi, delle tensioni, che dovevano circolare nell’ambiente del cardinale e che percepiamo in questi disegni: per es. nelle cento varianti di progetto per la c.d. Fontana della Prospettiva, sostanzialmente ruotanti intorno a due proposte alternative, di cui non è difficile comprendere il diverso significato. L’esito finale dimostra chiaramente quale tendenza abbia alla fine in questo caso prevalso.
Lo stesso vale nelle infinite proposte per fontane, in così stridente contrasto con soluzioni impostate sul recupero funzionale di elementi antichi, come nel caso della scomparsa Fontana del carciofolo, firmata da Piranesi, o in quella c.d. dei Facchini.
Piranesi, di cui sentiamo l’unghiata nei progetti per i portali laterali della Galleria Nobile, dove Roma trionfa: quella stessa Galleria Nobile che ospitava sul lato lungo due vertici della scultura greca classica.

Questi disegni sembrano introdurci nel vivo delle discussioni antiquarie che dovevano animare la famiglia del cardinale Albani, e di cui abbiamo scarsissime tracce scritte: nei progetti di Marchionni per il singolare fregio della Galleria Nobile è impossibile non cogliere il tentativo di dare forma ai risultati di una discussione sulla funzionalità dei rilievi antichi, le c.d. Lastre Campana, che furono materialmente usate come modello; e poco importa se la teoria che in questo caso prevalse fu quella sbagliata.
La partecipazione di Marchionni ad una diffusa cultura antiquaria ancora influente mi sembra anche di intravedere nella serie di progetti per la fontana Papacqua del palazzo Albani di Soriano, in sé veri e propri, magnifici paesaggi, dove la veduta marina che si apre al di là di un arco naturale di rocce mi sembra rievocare il c.d. Ninfeo Barberini, quella pittura antica rinvenuta sotto il palazzo nel 1630, rapidamente evaporata, ma divulgata da stampe e disegni, e soprattutto nota per aver ispirato il dipinto di Claude Lorraine con Perseo e l’origine del corallo eseguito per il cardinale Camillo Massimo nel 1674.
Ma queste osservazioni di dettaglio non devono farci dimenticare che in questi taccuini Marchionni si afferma anche come disegnatore e paesaggista di rango, talvolta bizzarro, capace di restituirci tutto lo splendore e l’eleganza di un una società, una cultura, che pochi anni più tardi sarebbero drasticamente mutate. Il commento di Elisa, che si sviluppa in queste pagine nelle forme di un dialogo personale con l’autore, frutto della lunga consuetudine e frequentazione, ci fornisce la chiave per comprenderne il significato e lo spessore.
Carlo GASPARRI Roma 19 Aprile 2026
