di Antonio GIORDANO
“Al mio Augusto Maestro e ai miei ex allievi del Liceo Artistico, dott. Luca De Negri e dott. prof. Juan Miguel Ortiz y Gutierrez, e alla dott.ssa Simona Fanini, già mia allieva UPTER, che seguono l’ardua via della Storia dell’arte e non mi hanno mai permesso di essere approssimativo.”
I disegni di Jacopo Bellini e Lorenzo Lotto
Del maggior artista della prima metà del Quattrocento veneziano, Jacopo Bellini (nato a Venezia nel 1396 e ivi morto fra il gennaio 1470 e il novembre ‘71), “famulus et discipulus” di Gentile da Fabriano, nonché padre dei più noti Gentile (nome dato in omaggio al maestro), Giovanni e Nicolosia, ci sono pervenuti due eccezionali Libri di disegni, “già celebri al loro tempo”, citati nel testamento datato 25 novembre 1471 di Anna Rinversi, vedova di Jacopo, e conservati al Musée du Louvre e al British Museum.
Il volume parigino, databile tra il quarto e il quinto decennio del XV secolo, è costituito da 92 pagine in pergamena con disegni a punta d’argento o di piombo (poi ripassati a penna forse dagli stessi Bellini). Era stato acquistato dal Louvre nel 1884 dopo essere stato rinvenuto a Smirne nel 1728 dall’artista Guérin, agente antiquario di Luigi XV, ma arrivava dalla libreria del serraglio di Costantinopoli, nella quale era giunto al tempo di Mehmet (Maometto) II il Conquistatore, a cui era stato donato da Gentile Bellini durante la sua missione diplomatica per conto della Serenissima nel 1479.
L’album ora inglese, databile invece al sesto decennio del Quattrocento, è formato da 198 pagine disegnate – tranne sette vuote – a punta di piombo, fu visto nel 1530 da Marcantonio Michiel a Venezia in casa di Gabriele Vendramin (proprietario della Tempesta di Giorgione). Gli album belliniani erano assai stimati sia per il valore artistico e l’originalità inventiva dei disegni, sia per la funzione didattica e formativa nella più importante bottega pittorica del Veneto. Non soltanto gli allievi potevano esercitarsi e trarne copie, ma anche un maestro affermato come Andrea Mantegna – che nel 1453 aveva sposato la figlia di Jacopo – attinse spunti e motivi iconografici dal disegno del suocero [come per l’Orazione nell’orto (1450-52) della National Gallery di Londra], condividendone l’interesse archeologico e antiquario. Dopo la morte di Jacopo, intorno al 1470, i due Libri furono gelosamente custoditi dal figlio Gentile, pittore ufficiale della Repubblica di Venezia, che nel 1479 portò a Istanbul il volume ora al Louvre e nel testamento del 1507 lasciò il volume londinese al fratello (o fratellastro?) Giovanni.
Nei primi anni Novanta mi sembrò che fino ad allora fosse sfuggita agli studiosi la conoscenza dei disegni belliniani da parte di Lorenzo Lotto, che riprende motivi iconografici di Jacopo in alcune delle proprie magnifiche pale d’altare dipinte per le Marche. Dal Compianto sul Cristo disegnato nel foglio 58 del Louvre (fig. 1),

Lotto cita la pia donna piangente con il viso celato dalle mani, nascoste dal panneggio, nella cimasa con la Pietà (fig. 2)

del Polittico di San Domenico (1508), ora nella Pinacoteca di Recanati (fig. 1a – 2 a).
Lorenzo inoltre ripete la posa del Cristo morto con il capo lievemente reclinato e all’indietro, gli occhi chiusi, le narici in vista, la bocca appena socchiusa, la mano destra abbandonata, il braccio sinistro piegato con il gomito sorretto da chi bacia la ferita sulla mano, il sepolcro visto in prospettiva.

Lotto mutua anche l’idea del gesto delle mani intrecciate di una Maria, che egli raffigura nel 1512 con una leggera variante, nella Maria di Salome, alla estrema sx della tela della Deposizione (fig.4) già nella chiesa francescana di san Floriano a Jesi e ora nella locale Pinacoteca dei Musei Civici di Palazzo Pianetti (fig.1b – 4a).


Palese è pure il prestito del motivo simbolico dell’albero di acacia – pianta spinosa, simbolo della Passione di Cristo (nella pala jesina la corona di spine è poggiata in bella vista davanti al sarcofago) – con un uccello su di un ramo, alle spalle della stessa pia donna. Nel disegno di Jacopo il volatile è posato su di un ramo quasi del tutto secco: simbolo di morte e allusione biblica all’edenico albero della conoscenza dopo il Peccato Originale e della dannazione dell’umanità prima del sacrificio del Figlio di Dio.
Nella pala lottesca i tre alberi di acacia sono simboli della Passione e il loro numero rimanda – quasi come pendant – alle tre croci nello sfondo, così come il grosso rapace posato sul ramo è metafora della diabolica insidia mortale che ha condotto Cristo alla croce. Evidente è anche la desunzione del gesto di una Maria con le mani levate in alto – dietro il sarcofago del Cristo – rielaborato nella Vergine jesina. Sia per la pala di Jesi sia per il metodo inventivo lottesco valgono le parole di Augusto Gentili:
«Qui le esplosioni multiple e ravvicinate dei gesti e degli affetti – […] le braccia slogate in alto della Madonna, quelle disperatamente serrate di Maria di Salome […] compongono un collage difficilissimo ed efficacissimo, fatto di ritagli disparati ma non disomogenei».
Ulteriore conferma della conoscenza dei disegni di Jacopo Bellini da parte di Lorenzo Lotto mi giunge dal notare la ripresa di motivi dei disegni belliniani nell’indiscusso capolavoro marchigiano, la Pala di Santa Maria della Pietà (circa 1528) – fig. 5- a Monte San Giusto.

Nel dipinto commissionato dal vescovo di Chiusi Nicolò Bonafede, infatti, la disposizione dei cavalieri alla sinistra del Cristo ricorda la sequenza a semicerchio in cui i medesimi sono inscritti nel campo della composizione nella Crocifissione disegnata da Jacopo Bellini nel foglio 78 del British Museum (fig 6)*.
In entrambe le composizioni la scena presenta: nella zona superiore le tre altissime croci, ai piedi delle quali i cavalieri formano un profilo concavo; al di sotto, nel piano perpendicolare all’asse delle croci, fanti e soldati a terra; nella zona inferiore, il gruppo attorno alla Vergine accasciata.
Da una Crocifissione di Jacopo nel foglio 60 del Louvre sono riprese nel Cristo di Monte San Giusto le braccia con mani affusolate a palme aperte e dita sinuosamente dischiuse come lingue di fuoco nonché i piedi dall’alluce sollevato e scorciato in modo da sembrare più breve delle altre dita.


Il cattivo ladrone Gestas (o Gesmas) sangiustese è alquanto simile a quello nella Crocifissione belliniana nel foglio 78 del British Museum: con la testa alzata e di scorcio, le braccia legate dietro l’asse trasversale della croce, visto lateralmente in obliquio. Evidente è inoltre la ripresa del Longino lottesco da quello nel Cristo crocifisso disegnato da Jacopo nel foglio 41 del Louvre, nel quale non soltanto il cavaliere convertito è parimenti calvo, barbato e di profilo ma il suo cavallo, visto diagonalmente da dietro, volta il capo verso lo spettatore. Longino è un persecutore di Cristo che riceve un’illuminazione spirituale, come Saulo sulla via di Damasco, e similmente all’iconografia di san Paolo è rappresentato quale cavaliere semicalvo con barba e baffi neri.
La conoscenza dei Libri di disegni belliniani a mio parere getta una nuova luce sull’ancora oscura formazione giovanile di Lotto. Se il giovane Lorenzo può averli copiati per esercitarsi, appare implicito che abbia frequentato la bottega belliniana, forse per un tirocinio successivo al primo apprendistato presso la bottega muranese di Alvise Vivarini – come ipotizzato da Bernard Berenson. La presenza di Lorenzo dovrebbe però risalire al tempo in cui a capo dell’impresa artistica familiare era Gentile. Essendo infatti Lotto nato nel 1480, quando Giovanni alla morte del fratello nel 1507 subentrò alla guida della bottega, Lorenzo aveva 27 anni ed era un pittore già affermato, definito già dal 1505 a Treviso «pictor celeberrimus» alla corte del vescovo Bernardo de’ Rossi.
In conclusione, sarebbe meglio comprensibile la costante attenzione di Lotto per la produzione grafica di Albrecht Dürer, il quale a Venezia subì l’influenza della produzione belliniana, se per la serie di incisioni della Vita della Vergine il maestro di Norimberga avesse tratto ispirazione, come sembra probabile, dalle perdute tele di Jacopo Bellini per la Scuola di San Giovanni Evangelista e per la Scuola di San Marco.
Antonio GIORDANO Roma 8 Febbraio 2025
Bibliografia:



