di Claudio LISTANTI
Un buon successo di pubblico ha salutato l’inaugurazione della Stagione 2025-2026 dell’Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma (IUC) grazie ad un concerto interamente dedicato ai due grandi compositori austriaci di fine ‘700 Haydn e Mozart affidate alle cure di Enrico Pagano che ha guidato l’Orchestra da Camera Canova da lui stesso fondata.
Ed è proprio la scelta degli interpreti ad essere il primo elemento di interesse di questo concerto in quanto, con essa, si è rinsaldata la collaborazione di questi esecutori con la IUC che ha affidato a questa formazione strumentale ed al suo direttore il ruolo di artisti in residenza all’interno della prestigiosa istituzione musicale romana. Questa fruttuosa collaborazione è iniziata già da tempo ed ha avuto tappe importanti come l’esecuzione di Don Giovanni di Mozart nella stagione 2022-2023 e della Nona Sinfonia di Beethoven lo scorso anno, esecuzioni che hanno avuto ottimi riscontri sia da parte del pubblico sia da parte della critica.

Tutte queste esecuzioni hanno avuto come protagonista il direttore Enrico Pagano, oggi trentenne, ma in possesso di un curriculum del tutto invidiabile per la qualità degli impegni sostenuti, elemento che i responsabili dell’attività artistica della IUC hanno apprezzato incondizionatamente inserendo il direttore anche all’interno del Consiglio Artistico dell’istituzione che è l’organo fondamentale per le scelte strategiche della programmazione.
Oltre a questo, ribadiamo, importante elemento, il concerto ha messo in evidenza anche una felice scelta dei brani in programma che si può sintetizzare con la Sinfonia n. 49 in fa minore “La Passione”, Hob:I:49 di Haydn e Mozart Exultate, jubilate Mottetto per soprano ed orchestra, K1 165 (K6 158a) e Vesperae Solennes de Confessore, K 339 Vespri in do maggiore per soli, coro e orchestra. Una locandina, questa, dedicata a musiche inerenti ad una certa ‘sacralità’ che per le pagine mozartiane è molto evidente vista la peculiarità dei brani scelti. In Haydn, invece, non ci troviamo di fronte ad una sacralità diretta, ma in un certo senso, inversa. Questo dipende dalla denominazione “La Passione” che non è un titolo che proviene da Haydn come per altre sinfonie. A quanto riportano gli studiosi, il termine La Passione scaturì per una esecuzione nella città tedesca di Schwerin avvenuta nel corso della Settimana Santa del 1790. Nella città, all’epoca, erano vietate esecuzioni di musica profana per cui, vista la religiosità del periodo, aveva tutti i connotati per essere in linea con la visione mistica del periodo. Ed infatti La Passione mostra le caratteristiche somatiche dello stile “da chiesa” come suggerisce l’intenso Adagio iniziale e la straordinaria, e allo stesso tempo misurata, espressività che si articola poi nel successivo Allegro di molto per giungere al Minuetto e Trio del terzo movimento con la chiusura affidata all’energico Presto finale.

Poi due grandi composizioni sacre di Mozart, molto note e piuttosto significative per l’evoluzione stilistica del compositore salisburghese. La prima Exultate, jubilate Mottetto per soprano ed orchestra, K1 165 (K6 158a) scritta nel 1773 ed eseguita a Milano, presso la Chiesa di Sant’Antonio dei Teatini, il 17 gennaio dello stesso anno. Mozart dedicò la composizione ad uno dei cantanti più importanti dell’epoca, il castrato Venanzio Rauzzini, famoso per interpretare con delicatezza ed incisività i ruoli femminili molto abbondanti nei teatri d’opera di allora. Tale elemento regala a questa breve composizione caratteristiche più teatrali che intimistiche e religiose come dimostra anche la particolare difficoltà della linea vocale per il soprano che oggi appaiono con chiarezza anche al netto di quello che potevano essere le improvvisazioni che, all’epoca, un cantante di primo piano come il Rauzzini poteva introdurre nell’esecuzione.
A concludere la serata c’era la magnificenza dei Vesperae Solennes de Confessore, K 339 scritti da Mozart nel 1780 in occasione della solennità liturgica dedicata ad un Santo confessore del quale ad oggi non si conosce l’identità. È questa l’ultima composizione di carattere sacro scritta per essere abbinata alla liturgia di chiesa per l’Arcivescovo di Salisburgo. Dopo ci sarà il Mozart della maturità nella quale non mancheranno occasioni per rivolgersi al sacro ma con la dovuta distanza dall’ufficialità delle celebrazioni religiose, non sottoposte quindi agli obblighi della commissione ma frutto della libera ispirazione. Sono i grandi capolavori come la Grande Messa in do minore, l’Ave Verum e il Requiem.

Si divide in sei parti, Dixit Dominus, Confitebor, Beatus Vir, Laudate Pueri, Laudate Dominum, con lo splendore del Magnificat finale. La composizione è caratterizzata da una cospicua parte vocale che prevede la partecipazione di quattro voci soliste la cui parte fondamentale è quella affidata al soprano abbinata ad una parte corale intensa che si amalgama con efficacia alla ricca compagine strumentale impegnata. La fusione tra questi elementi risulta all’ascolto affascinante e coinvolgente per l’ascoltatore anche grazie ad un estremo equilibrio tra i vari brani che la compongono e tra tutti gli esecutori impegnati.
Enrico Pagano ha confermato anche con questo concerto tutte le sue qualità di direttore d’orchestra anche grazie alla prova della sua creatura, l’Orchestra da Camera Canova. Ha diretto con sicurezza mostrando anche una chiarissima cura sia per i particolari e sia per l’insieme. Se per la sinfonia di Haydn possiamo rilevare una certa mancanza di cantabilità e di brillantezza sonora, riguardo a Mozart ha eseguito i brani in programma ponendone in evidenza le caratteristiche peculiari, restituendoci due grandi capolavori sacri con tutta la magnificenza e l’energia necessaria. Una interpretazione musicale che ribadisce la validità della scelta effettuata dai responsabili artistici della IUC di valorizzarne le doti di interpretative che possono significare per l’istituzione musicale romana la visione di un importante futuro.

Per la parte specificatamente vocale della serata c’è da segnalare il contributo decisivo di Intende Voci Ensemble diretto da Mirko Guadagnini risultato determinante per la piena riuscita della parte mozartiana del concerto inserendosi con efficacia nell’impronta esecutiva impressa da Enrico Pagano. Tra i componenti di questo ensemble sono stati scelti tre dei quattro solisti dei Vesperae (Ilaria Molinari contralto, Michele Concato tenore e Alessandro Ravasio basso) che hanno assolto bene il loro compito. La parte solista del soprano, che nei Vesperae è quella preponderante, è stata affidata a Daniela Cappiello che ha eseguito con sicurezza ed espressività la difficile parte vocale distinguendosi anche in quella dell’Exultate, jubilate, convincente nel superare le difficoltà della parte che, come accennato prima, fu scritta per la voce di castrato. Per lei un meritato successo personale che si è accoppiato anche a quello per tutti gli alti interpreti applauditi a lungo al termine del concerto dal numerosissimo pubblico che è accorso presso l’Aula Magna della Sapienza per questa piacevole serata di Grande Musica.

Il successo ha spinto tutti gli interpreti ad offrire al pubblico una gradito bis “Hallelujah” dall’oratorio il Messiah di Händel, ben augurante per il proseguo della stagione della IUC ma (speriamo) anche per la soluzione di tutti quei noti problemi che affliggono il mondo.
Il concerto di questa sera è stato il primo di una stagione intensa che la IUC ha preparato con la consueta attenzione a rivolgere uno sguardo a tutto campo verso il particolare mondo della musica che si estrinseca con la scelta di un repertorio il più vasto possibile per accontentare i gusti di un pubblico variegato come può essere quello universitario abbinando sempre scelte appropriate per gli interpreti chiamati ad eseguire, come è avvenuto anche per questa inaugurazione.
Il tutto si estrinseca in 37 proposte musicali, tutte di grande interesse e che si articoleranno fino al mese di maggio del prossimo anno.
Claudio LISTANTI Roma 19 Ottobre 2025
