di Lori FALCOLINI
Giuseppe Palermo artista originario della Costiera Amalfitana (Maiori, 1973), una terra ricca di cultura che ha fatto della libertĂ e della inclusivitĂ la sua bandiera, parla di guerra attraverso i contrasti. I suoi Soldatini, attualmente esposti in vari contesti artistici, rimandano al gioco infantile dei soldatini di plastica ma anche alla realtĂ del mondo interno e delle tante guerre e tensioni sociali che gravano il mondo.
Un piccolo esercito di Soldatini è attualmente esposto nel Museo Nazionale della Reggia di Portici insieme alle opere di Balla, Boccioni e altri esponenti di spicco del Futurismo e dell’Arte Contemporanea.

Nella Azzolino Art Gallery di Roma dove è in corso la mostra personale di Giuseppe Palermo giganteggia la scultura di un Soldatino, “monocromo” con il volto coperto da una maschera che ne cancella l’identitĂ . La scultura verde – un colore poco usato in arte che simboleggia speranza e fertilitĂ ma anche l’essere alieno – poggia su una base piatta suggerendo l’appartenenza ad una “madre terra”. Al lato della scultura è esposta l’opera pittorica Soldatini, intreccio elegante di figure fantasmatiche sbucate fuori da un nulla privo di colore, sfondo/non sfondo che non contamina il soggetto.
In contrasto con queste opere, trovano spazio il dipinto di una giovane e sensuale Anita Ekberg e i Fiori, opere in poliuretano espanso resinato, entrambi simboli di una rivoluzione pacifica – make love, not war – che coinvolse dalla metĂ degli anni Sessanta una intera generazione di giovani.
Per chi osserva dalla vetrina della Galleria, nel riflesso del vetro si compone una scena perturbante: la città assolata, con i palazzi e le macchine che transitano sulla strada, entra all’improvviso nel contesto dell’allestimento. Il Soldatino gigante sembra direzionare l’arma al cuore della città tra le nebbie di un conflitto immaginario. L’arte, scrive Paolo Aite in Risonanze tra pittura e psiche, è
“materia attorno a un vuoto impensabile, è movimento che esprime una realtà oltre l’apparenza. … L’artista sa porci a contatto col mistero presente anche in ciò che appare banale perché abituale” .
Dice Giuseppe Palermo durante l’intervista in occasione della esposizione nella Azzolino Art Gallery di Roma:
“Come sempre nella mia arte tutto parte da un ricordo, in questo caso da un ricordo forte: il gioco con i soldatini di plastica della mia infanzia.  Ho realizzato la mia prima opera sul tema dei soldatini durante il lockdown per il covid. Era un’opera pittorica; poi, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina ho sentito il bisogno di realizzare qualcosa di tridimensionale. Non pensavo alla guerra ma soltanto al soggetto estetico; mi piacevano le ombre, la plasticitĂ dei soldatini. Come diceva Klimt, nell’arte non si può creare nulla di nuovo, si può rivedere e rifare ciò che è giĂ stato fatto dopo averlo fatto tuo. Mi piaceva trasformare i soldatini in una specie di esercito di terracotta – n.d.r. l’esercito cinese in terracotta del 2secolo a.C. a guardia del re defunto – in modo da fare capire che il gioco dell’infanzia si è trasformato in realtĂ , una guerra “da grandi”, reale, contemporanea. Successivamente ho deciso di aumentare le dimensioni dei soldatini in modo enfatizzare il soggetto, così è nata la scultura in vetroresina esposta in questa mostra. Ho avuto difficoltĂ a trovare la galleria per esporre un giocattolo che parla di guerra. Mi dicevano: “GiĂ dobbiamo parlare di guerra?”. Ma perchĂ© nascondere la realtĂ ? Bisogna vederla e farla vedere. Io l’ho fatta vedere attraverso il gioco. I miei Soldatini però non significano soltanto guerra ma anche protezione. In occasione della prossima esposizione sulla Costiera Amalfitana, ho realizzato una scultura a grandezza naturale in cemento e resina che ho deciso di collocare, d’accordo con il curatore Michele Citro, di fronte al mare sul porto turistico di Maiori. Il mio Soldatino verde dovrĂ guardare il mare come una sorta di guardiano della terraferma a protezione dei pescatori.” (*)
Artista poliedrico e giocosamente irriverente, Giuseppe Palermo nel 2022 ha partecipato, nell’ambito del progetto “Ex voto. Artisti per Rosalia”, alla mostra Astratte Ri-generazioni, sponsorizzata dalla Fao e a cura di Giusy Emiliano, con una installazione di grande impatto. Un “muro” di pagnotte di pane raffermo per alludere alla guerra, alla fame, alla lotta per il pane ma anche alla necessità di tutelare le risorse del pianeta e preservarne la bellezza.

“Questo muro/non muro – dice l’artista – aveva una contraddizione interna, simboleggiava la fragilità della pace e allo stesso tempo la forza di un muro. Nelle mie opere c’è sempre la costruzione di una ambivalenza. I Soldatini, ancorati alla base che li sostiene, evocano l’innaturalità della plastica e, allo stesso tempo, la vita perché le opere scatenano forti emozioni. Mi piace giocare con l’ambivalenza, il perturbante”.
Figlio d’arte, Giuseppe Palermo ha appreso dal padre, scultore ebanista, la manualitĂ dell’artigiano e il gusto della ricerca. Le sue Stratificazioni – sculture costruite attraverso la sovrapposizione di materiali forme e cromatismi – compongono nell’armonia dell’insieme tutte le separazioni. Nelle opere Bandiere, mappe “pop” di fazioni immaginifiche, sono invece la fluorescenza del colore e il vuoto a unificare tutte le divisioni.

“La scultura – dice Giuseppe Palermo – ti aiuta a dipingere meglio. Da bambino mi affascinava il materiale di scarto del legno; la segatura mi sembrava perfetta per creare qualcosa. Ho realizzato i miei primi quadri con la colla e la sabbia scura della Costiera Amalfitana. Poi ho cominciato a lavorare la ceramica, un materiale povero che appartiene da secoli alla mia terra, morbido quando lo lavori perchĂ© gli trasmetti il tuo calore e vivo rispetto ad altri materiali freddi come il marmo. Questo materiale mi affascina, lo amo e lo odio allo stesso tempo perchĂ© lo uso troppo. Io e l’artista con cui lavoro abbiamo rivisitato la tradizione creando, per esempio, un Ciucciariello minimal che portiamo avanti da dieci anni. Negli anni Cinquanta e Sessanta arrivò a Vietri Richard Dölker e un gruppo di artisti tedeschi che rivoluzionò la ceramica non solo nella forma ma anche nel disegno ceramico. Grazie a loro, la ceramica ha cambiato connotazione. In Costiera, abbiamo sempre accolto e appreso da chi veniva, senza mai alzare muri o porre confini. Ciascuno ti porta qualcosa e se tu hai la sensibilitĂ di prendere quel qualcosa e trasformarlo hai fatto un passo avanti. Al contrario, se alzi un muro, non riuscirai ad evolverti. Io parlo della ceramica ma questo vale in tutto…. La ceramica adesso va molto di moda; infatti, l’unica italiana scelta per il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2026 è la ceramista Chiara Camoni. Negli anni Ottanta o Novanta la lavorazione era standardizzata, oggi si è tornati all’originalitĂ di un prodotto lavorato con le mani. Si tende alla naturalitĂ del materiale; io uso colori a base di acqua, la resina, lo smalto usato per le stoviglie, la polvere di silice che a 980 gradi si trasforma in vetro, l’oro …. La terra di origine è importante per un artista, la Costiera Amalfitana ti fa respirare sensazioni particolari. Mi piace giocare attraverso l’arte ma anche perdermi nel mare e nella poesia. Noi della Costiera siamo fatti di acqua di mare.” –
Lori FALCOLINIÂ Roma, 12 Aprile 2026
(*) L’opera, subito dopo la collocazione sul lungomare, è stata vandalizzata da sconosciuti cadendo a terra come un essere umano ferito svelando tutta la potenza perturbante dell’arte.

